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<blockquote data-quote="Megalon AKA biciticino" data-source="post: 955381" data-attributes="member: 2132"><p><a href="http://www.sportpro.it/doping/news/2007/12.htm#SANTUCCIONE" target="_blank">http://www.sportpro.it/doping/news/2007/12.htm#SANTUCCIONE</a> </p><p></p><p>17 dicembre - <strong>INIBIZIONE A VITA PER SANTUCCIONE</strong></p><p></p><p>ROMA - Inibito a vita. L'ergastolo sportivo. La massima pena per il mondo dello sport. Carlo Santuccione, il medico al centro della mega-inchiesta dei Nas "Oil for drug" che dal 2004 ha sconvolto gli ambienti dello sport nostrano, non potrà più esercitare come medico sportivo e gli sarà inibita per sempre la frequentazione di tutti gli ambiti sportivi. Questa la decisione del Gui, il Giudice di ultima istanza del Coni Francesco Plotino, che ha confermato in pieno le richieste della Procura antidoping dell'ente del Foro Italico. Una decisione che ha come immediata conseguenza il divieto assoluto di frequentazione del medico di Cepagatti da parte di atleti tesserati per le varie federazioni sportive. Pena la squalifica anche per loro, come già accaduto per l'abruzzese Danilo Di Luca, fermato per tre mesi proprio per essere stato pizzicato fra i "pazienti" del dottore. Una condanna secca, vista la mole di indizi emersi a carico del sanitario dall'inchiesta dei Nas e inevitabile tenuto conto del fatto che Santuccione non si è presentato a discutere il suo caso davanti agli organi sportivi. Nè si è fatto rappresentare dagli avvocati. Una sentenza che conferma - finalmente - la linea dura del Coni in tema di lotta al doping. E che permette al presidente Petrucci di vestire i panni del severo "pater familias": "La lotta al doping fa parte della storia dello sport italiano. Se qualcuno sbaglia, deve pagare. Io non sono certo contento per le disgrazie altrui". Petrucci ha espresso anche un giudizio molto lusinghiero sulla Procura: "Ha svolto un lavoro serio". Una sottolineatura che vale ancora di più se si pensa ai pochi mezzi a disposizione della struttura a fronte di un problema che ormai fa parlare gli esperti di autentico dramma per la salute pubblica. Fa paura la diffusione del fenomeno doping sopratutto in ambito giovanile, il futuro dello sport. E bene fa il Coni a farsi carico del problema. L'ente sembra aver imboccato la strada giusta nella scelta degli uomini e dei mezzi (ancora piuttosto scarsi, però). Ora tutto sta a vedere per quanto intenderà percorrerla. Se non sarà la solita primavera di Praga, oppure diventerà un indirizzo fondante dello sport italiano: rispetto delle regole e dei valori accettati da tutti; guerra ai "furbetti" di ogni tipo; la salute degli atleti prima dei risultati. Il cerchio si chiude sul medico più chiacchierato della Penisola. Un nome che le cronache giudiziarie hanno reso tristemente famoso anche fra gli amatori, per molti dei quali per anni è stato il consigliere più apprezzato, come provano le numerose intercettazioni dei Nas, dove non si parla di aspirine e di allenamenti, ma molto frequentemente di Andriol, Gonasi, Profasi, anabolizzanti e stimolanti vari. Per la giustizia sportiva basta e avanza; quella stessa giustizia che Santuccione diceva di riconoscere tesserandosi per una federazione sportiva, e che ora sbeffeggia. "Mi hanno tolto la licenza di pesca: ma se a me pescare non piacesse e non la avessi mai chiesta? ... però è una giustizia medioevale", ha detto, preannunciando di non essere interessato ala ricorso al Tar. Un atteggiamento che la dice lunga sulla sua visione del mondo e dello sport in particolare. </p><p>Uno sport che se oggi può rifarsi la plastica facciale con questa sentenza, non può dimenticare le contraddizioni di un passato ancora troppo recente per essere del tutto dimenticato. A Santuccione per anni si rivolgevano atleti di vertice della nazionale della pista. Atleti vincenti; portatori di quelle medaglie che per anni il Coni ha usato come unico vessillo del proprio buon governo. Con lui avevano rapporti strettissimi dirigenti e tecnici federali (ora non più in organico) a sottolineare la realtà di un "sistema" connivente che per anni non ha affrontato con la serietà che richiedeva, il problema doping. Oggi le cose sembrano cambiate. Si è capito, probabilmente, che lo sport ha come unico vero patrimonio da vendere la sua immagine. Che attorno ad essa ruotano quegli stessi interessi economici che "pagano" e che hanno trasformato radicalmente quasi tutte le discipline. E un'immagine sporcata dal doping oggi non fa gola a nessuno. Purtroppo, nel frattempo, sono passati inutilmente più di dieci anni. </p><p>Santuccione, 60 anni, abruzzese, di Cepagatti (Pescara), medico di base, era già finito sotto accusa in passato sempre per vicende legate al doping. Era tornato alla ribalta con l'inchiesta che ha coinvolto atleti di spicco come Danilo Di Luca, vincitore del Giro, Eddy Mazzoleni e l'ex campione del mondo dell'asta Giuseppe Gibilisco. E proprio la frequentazione con il medico di Pescara, riscontrata dalle intercettazioni fatte dai Nas di Firenze, è costata sanzioni disciplinari per i due atleti di punta: tre mesi di stop al ciclista, reo di aver avuto rapporti con il dottore, due anni (sanzione comminata in primo grado, poi annullata in appello, e infine riapplicata dal Gui) per l'astista. Ora la radiazione del medico conferma che alla base di quelle sentenze c'erano indizi più che sufficienti per la giustizia sportiva. Nell'inchiesta è coinvolto anche un altro medico Simone Giustarini: anche per lui la Procura ha chiesto lo stop a vita.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Megalon AKA biciticino, post: 955381, member: 2132"] [url]http://www.sportpro.it/doping/news/2007/12.htm#SANTUCCIONE[/url] 17 dicembre - [b]INIBIZIONE A VITA PER SANTUCCIONE[/b] ROMA - Inibito a vita. L'ergastolo sportivo. La massima pena per il mondo dello sport. Carlo Santuccione, il medico al centro della mega-inchiesta dei Nas "Oil for drug" che dal 2004 ha sconvolto gli ambienti dello sport nostrano, non potrà più esercitare come medico sportivo e gli sarà inibita per sempre la frequentazione di tutti gli ambiti sportivi. Questa la decisione del Gui, il Giudice di ultima istanza del Coni Francesco Plotino, che ha confermato in pieno le richieste della Procura antidoping dell'ente del Foro Italico. Una decisione che ha come immediata conseguenza il divieto assoluto di frequentazione del medico di Cepagatti da parte di atleti tesserati per le varie federazioni sportive. Pena la squalifica anche per loro, come già accaduto per l'abruzzese Danilo Di Luca, fermato per tre mesi proprio per essere stato pizzicato fra i "pazienti" del dottore. Una condanna secca, vista la mole di indizi emersi a carico del sanitario dall'inchiesta dei Nas e inevitabile tenuto conto del fatto che Santuccione non si è presentato a discutere il suo caso davanti agli organi sportivi. Nè si è fatto rappresentare dagli avvocati. Una sentenza che conferma - finalmente - la linea dura del Coni in tema di lotta al doping. E che permette al presidente Petrucci di vestire i panni del severo "pater familias": "La lotta al doping fa parte della storia dello sport italiano. Se qualcuno sbaglia, deve pagare. Io non sono certo contento per le disgrazie altrui". Petrucci ha espresso anche un giudizio molto lusinghiero sulla Procura: "Ha svolto un lavoro serio". Una sottolineatura che vale ancora di più se si pensa ai pochi mezzi a disposizione della struttura a fronte di un problema che ormai fa parlare gli esperti di autentico dramma per la salute pubblica. Fa paura la diffusione del fenomeno doping sopratutto in ambito giovanile, il futuro dello sport. E bene fa il Coni a farsi carico del problema. L'ente sembra aver imboccato la strada giusta nella scelta degli uomini e dei mezzi (ancora piuttosto scarsi, però). Ora tutto sta a vedere per quanto intenderà percorrerla. Se non sarà la solita primavera di Praga, oppure diventerà un indirizzo fondante dello sport italiano: rispetto delle regole e dei valori accettati da tutti; guerra ai "furbetti" di ogni tipo; la salute degli atleti prima dei risultati. Il cerchio si chiude sul medico più chiacchierato della Penisola. Un nome che le cronache giudiziarie hanno reso tristemente famoso anche fra gli amatori, per molti dei quali per anni è stato il consigliere più apprezzato, come provano le numerose intercettazioni dei Nas, dove non si parla di aspirine e di allenamenti, ma molto frequentemente di Andriol, Gonasi, Profasi, anabolizzanti e stimolanti vari. Per la giustizia sportiva basta e avanza; quella stessa giustizia che Santuccione diceva di riconoscere tesserandosi per una federazione sportiva, e che ora sbeffeggia. "Mi hanno tolto la licenza di pesca: ma se a me pescare non piacesse e non la avessi mai chiesta? ... però è una giustizia medioevale", ha detto, preannunciando di non essere interessato ala ricorso al Tar. Un atteggiamento che la dice lunga sulla sua visione del mondo e dello sport in particolare. Uno sport che se oggi può rifarsi la plastica facciale con questa sentenza, non può dimenticare le contraddizioni di un passato ancora troppo recente per essere del tutto dimenticato. A Santuccione per anni si rivolgevano atleti di vertice della nazionale della pista. Atleti vincenti; portatori di quelle medaglie che per anni il Coni ha usato come unico vessillo del proprio buon governo. Con lui avevano rapporti strettissimi dirigenti e tecnici federali (ora non più in organico) a sottolineare la realtà di un "sistema" connivente che per anni non ha affrontato con la serietà che richiedeva, il problema doping. Oggi le cose sembrano cambiate. Si è capito, probabilmente, che lo sport ha come unico vero patrimonio da vendere la sua immagine. Che attorno ad essa ruotano quegli stessi interessi economici che "pagano" e che hanno trasformato radicalmente quasi tutte le discipline. E un'immagine sporcata dal doping oggi non fa gola a nessuno. Purtroppo, nel frattempo, sono passati inutilmente più di dieci anni. Santuccione, 60 anni, abruzzese, di Cepagatti (Pescara), medico di base, era già finito sotto accusa in passato sempre per vicende legate al doping. Era tornato alla ribalta con l'inchiesta che ha coinvolto atleti di spicco come Danilo Di Luca, vincitore del Giro, Eddy Mazzoleni e l'ex campione del mondo dell'asta Giuseppe Gibilisco. E proprio la frequentazione con il medico di Pescara, riscontrata dalle intercettazioni fatte dai Nas di Firenze, è costata sanzioni disciplinari per i due atleti di punta: tre mesi di stop al ciclista, reo di aver avuto rapporti con il dottore, due anni (sanzione comminata in primo grado, poi annullata in appello, e infine riapplicata dal Gui) per l'astista. Ora la radiazione del medico conferma che alla base di quelle sentenze c'erano indizi più che sufficienti per la giustizia sportiva. Nell'inchiesta è coinvolto anche un altro medico Simone Giustarini: anche per lui la Procura ha chiesto lo stop a vita. [/QUOTE]
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