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Parigi-Roubaix 2011
Testo
<blockquote data-quote="ROMBA" data-source="post: 2849050" data-attributes="member: 6569"><p><em>Bel racconto della roubaix visto da dentro dal diario di Alan Marangoni su spaziociclismo.it che trasmette ( almeno per me ) la sofferenza e la soddisfazione di questa corsa:</em></p><p> </p><p>"</p><p>Finalmente Parigi-Roubaix! Quante volte ho sentito parlare di questa corsa, quante volte lho vista, quante volte mi sono chiesto cosa vuol dire correrla, quante volte mi sono chiesto: "Riuscirò mai a partecipare?".</p><p>Ecco.. oggi è arrivato il giorno di esserci e di scoprire che cosa vuol dire stare nella mischia.</p><p>La prima fase della gara non presenta tratti di pavè, le strade sono belle larghe e vallonate, ovviamente partenza sparata, non si molla un attimo, ho come la sensazione che oggi non ci saranno pause e infatti..</p><p>Al km 98 inizia la corsa vera con il primo dei 27 tratti di pavè, io riesco a prenderlo abbastanza avanti senza rischiare troppo la vita, pronto a mangiare la prima dose di polvere. Le sensazioni sono buone, vuoi vedere che oggi faccio una super gara? Neanche il tempo di farmi un piccolo viaggio mentale ed ecco che siamo già sul secondo tratto, poi sul terzo, sul quarto.. insomma, una serie ravvicinata di settori che portano al 150° km e che rifila un discreto gancio alle mie illusioni.</p><p>Ma nonostante ciò si procede.. Nubi di polvere dense tanto da non vedere niente, moto (da cross) della corsa che ti sfiorano passando dai fossi, cadute a raffica.. che inferno!</p><p>A pochi chilometri dalla famigerata e temuta Foresta di Aremberg, mi faccio un rapido check-up psico-fisico: le gambe e la schiena iniziano ad essere tritate, i bronchi, dopo tutto questo aerosol, hanno di sicuro avuto tempi migliori.. Però mi guardo intorno e mi accorgo che la corsa ha già fatto parecchie vittime, il gruppo si è sfoltito parecchio ed io ci sono ancora. Questo è quanto basta per darmi grinta.</p><p>Ed eccola, la celeberrima foresta. Siamo tutti lanciati per prenderla davanti, nella foga qualcuno non capisce che la strada non può tenere tutti e infatti in cinque mi si accartocciano davanti, costringendomi a mettere il piede a terra.</p><p>Riparto a tutta, non cè tempo da perdere, questo pavè però è più bastardo di tutti gli altri superati fino ad ora. Salto sulla sella come una molla, perdo velocità, mi butto sul ciglio dove cè terra ma uno mi cade davanti e sono costretto a tornare sul pavè, subendo sollecitazioni che fanno sempre più male. I 2,4 km di questo settore sembrano non finire più, ma finalmente ne vengo fuori.. un chilometro dopo essere uscito da quello che definirei "il tritacarne" mi accorgo che ancora una volta la sfortuna si è presentata e che ho forato la ruota davanti. Aspetto lammiraglia, cambio e riparto.</p><p>Se prima ero soltanto indietro, adesso sono ad anni luce di distanza.</p><p>Dopo un inseguimento disperato, sfruttando le scie delle ammiraglie in coda e rischiando di ammazzarmi in un paio di occasioni, riesco a rientrare su un gruppetto di una decina di uomini.</p><p>Nessuno ha intenzione di arrendersi, così prendiamo i settori sempre a tutta. A un certo punto notiamo un corridore accasciato per terra immobile con attorno i soccorsi, ma non voglio distrarmi.. devo restare concentrato o rischio di fare la stessa fine. Nel frattempo la situazione inizia a farsi sempre più critica, la schiena è sempre più a pezzi, le mani (con tanto di vesciche) mi fanno un male atroce, le gambe invece stanno diventando sempre più un purè di muscoli. Per di più, non so se a causa della polvere che ho mangiato o per le vibrazioni continue, ho sensazioni di nausea e vomito. Avrei voglia di ritirarmi.</p><p>Inizio a maledire questa corsa, a sentirmi stupido per aver così tanto e a lungo desiderato farla.. mi sembra tutto assurdo, solo un inutile massacro.</p><p>La gente urla al nostro passaggio come se fossimo i primi, ce n'è davvero tanta, su ogni settore, è incredibile la passione che spinge queste persone a star li sotto al sole a respirare polvere solo per vedere un veloce passaggio di ciclisti.</p><p>Ad un certo punto, non so come, ma mi si riaccende la luce, di gambe mi sento meglio, sento più forza. La grinta che stava sparendo un po alla volta è tornata e voglio finire a tutti i costi questa maledetta gara.. così inizio ad affrontare ogni tratto come un pugile che dopo averne prese tante vuole iniziare a picchiare. In certi momenti però ho la sensazione che il manubrio possa scapparmi dalle mani da quanto sono al limite. Ormai mancano pochi settori alla fine. Ancora un po di sofferenza e ci siamo, si entra nel mitico velodromo di Roubaix, gli spalti sono ancora gremiti, tutti attendono la premiazione ufficiale.</p><p>Taglio il traguardo felice e arrabbiato, soddisfatto ed esausto. Adesso so che cosè una Parigi-Roubaix, cosa si prova veramente. Chissà quanti avranno provato odio come lho provato io, chissà quanti una volta tagliato il traguardo però se ne sono innamorati. Come me.</p><p>E una corsa spietata che non guarda in faccia a nessuno, ti costringe ad alzare la soglia del dolore, può colpirti a tradimento, che tu sia un campione (vedi Pozzato e Boonen) o un corridore qualunque, ma anche regalarti sensazioni ed emozioni che nessunaltra corsa al mondo può darti.</p><p>Io però non mi sento un eroe ad averla conclusa, in fin dei conti farla era uno dei miei sogni nel cassetto.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="ROMBA, post: 2849050, member: 6569"] [I]Bel racconto della roubaix visto da dentro dal diario di Alan Marangoni su spaziociclismo.it che trasmette ( almeno per me ) la sofferenza e la soddisfazione di questa corsa:[/I] " Finalmente Parigi-Roubaix! Quante volte ho sentito parlare di questa corsa, quante volte lho vista, quante volte mi sono chiesto cosa vuol dire correrla, quante volte mi sono chiesto: "Riuscirò mai a partecipare?". Ecco.. oggi è arrivato il giorno di esserci e di scoprire che cosa vuol dire stare nella mischia. La prima fase della gara non presenta tratti di pavè, le strade sono belle larghe e vallonate, ovviamente partenza sparata, non si molla un attimo, ho come la sensazione che oggi non ci saranno pause e infatti.. Al km 98 inizia la corsa vera con il primo dei 27 tratti di pavè, io riesco a prenderlo abbastanza avanti senza rischiare troppo la vita, pronto a mangiare la prima dose di polvere. Le sensazioni sono buone, vuoi vedere che oggi faccio una super gara? Neanche il tempo di farmi un piccolo viaggio mentale ed ecco che siamo già sul secondo tratto, poi sul terzo, sul quarto.. insomma, una serie ravvicinata di settori che portano al 150° km e che rifila un discreto gancio alle mie illusioni. Ma nonostante ciò si procede.. Nubi di polvere dense tanto da non vedere niente, moto (da cross) della corsa che ti sfiorano passando dai fossi, cadute a raffica.. che inferno! A pochi chilometri dalla famigerata e temuta Foresta di Aremberg, mi faccio un rapido check-up psico-fisico: le gambe e la schiena iniziano ad essere tritate, i bronchi, dopo tutto questo aerosol, hanno di sicuro avuto tempi migliori.. Però mi guardo intorno e mi accorgo che la corsa ha già fatto parecchie vittime, il gruppo si è sfoltito parecchio ed io ci sono ancora. Questo è quanto basta per darmi grinta. Ed eccola, la celeberrima foresta. Siamo tutti lanciati per prenderla davanti, nella foga qualcuno non capisce che la strada non può tenere tutti e infatti in cinque mi si accartocciano davanti, costringendomi a mettere il piede a terra. Riparto a tutta, non cè tempo da perdere, questo pavè però è più bastardo di tutti gli altri superati fino ad ora. Salto sulla sella come una molla, perdo velocità, mi butto sul ciglio dove cè terra ma uno mi cade davanti e sono costretto a tornare sul pavè, subendo sollecitazioni che fanno sempre più male. I 2,4 km di questo settore sembrano non finire più, ma finalmente ne vengo fuori.. un chilometro dopo essere uscito da quello che definirei "il tritacarne" mi accorgo che ancora una volta la sfortuna si è presentata e che ho forato la ruota davanti. Aspetto lammiraglia, cambio e riparto. Se prima ero soltanto indietro, adesso sono ad anni luce di distanza. Dopo un inseguimento disperato, sfruttando le scie delle ammiraglie in coda e rischiando di ammazzarmi in un paio di occasioni, riesco a rientrare su un gruppetto di una decina di uomini. Nessuno ha intenzione di arrendersi, così prendiamo i settori sempre a tutta. A un certo punto notiamo un corridore accasciato per terra immobile con attorno i soccorsi, ma non voglio distrarmi.. devo restare concentrato o rischio di fare la stessa fine. Nel frattempo la situazione inizia a farsi sempre più critica, la schiena è sempre più a pezzi, le mani (con tanto di vesciche) mi fanno un male atroce, le gambe invece stanno diventando sempre più un purè di muscoli. Per di più, non so se a causa della polvere che ho mangiato o per le vibrazioni continue, ho sensazioni di nausea e vomito. Avrei voglia di ritirarmi. Inizio a maledire questa corsa, a sentirmi stupido per aver così tanto e a lungo desiderato farla.. mi sembra tutto assurdo, solo un inutile massacro. La gente urla al nostro passaggio come se fossimo i primi, ce n'è davvero tanta, su ogni settore, è incredibile la passione che spinge queste persone a star li sotto al sole a respirare polvere solo per vedere un veloce passaggio di ciclisti. Ad un certo punto, non so come, ma mi si riaccende la luce, di gambe mi sento meglio, sento più forza. La grinta che stava sparendo un po alla volta è tornata e voglio finire a tutti i costi questa maledetta gara.. così inizio ad affrontare ogni tratto come un pugile che dopo averne prese tante vuole iniziare a picchiare. In certi momenti però ho la sensazione che il manubrio possa scapparmi dalle mani da quanto sono al limite. Ormai mancano pochi settori alla fine. Ancora un po di sofferenza e ci siamo, si entra nel mitico velodromo di Roubaix, gli spalti sono ancora gremiti, tutti attendono la premiazione ufficiale. Taglio il traguardo felice e arrabbiato, soddisfatto ed esausto. Adesso so che cosè una Parigi-Roubaix, cosa si prova veramente. Chissà quanti avranno provato odio come lho provato io, chissà quanti una volta tagliato il traguardo però se ne sono innamorati. Come me. E una corsa spietata che non guarda in faccia a nessuno, ti costringe ad alzare la soglia del dolore, può colpirti a tradimento, che tu sia un campione (vedi Pozzato e Boonen) o un corridore qualunque, ma anche regalarti sensazioni ed emozioni che nessunaltra corsa al mondo può darti. Io però non mi sento un eroe ad averla conclusa, in fin dei conti farla era uno dei miei sogni nel cassetto. [/QUOTE]
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