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<blockquote data-quote="SoftMachine" data-source="post: 7860553" data-attributes="member: 28265"><p>Capisco il tuo ragionamento sui carboidrati ma secondo me confonde due colli di bottiglia diversi.</p><p>È vero che oggi gli atleti riescono a utilizzare e reintegrare molti più carboidrati durante lo sforzo rispetto al passato, e questo ha cambiato il modo di correre. Ma il fatto che il carburante sia diventato più disponibile non significa che il problema dell'ossigeno sia sparito.</p><p>È un po' come avere un serbatoio più grande: puoi avere più benzina, ma devi comunque avere un motore, un sistema di raffreddamento e una trasmissione capaci di sfruttarla.</p><p>Nel ciclismo di alto livello il limite resta una combinazione di fattori: VO2max, soglia, capacità di utilizzare una certa percentuale del massimo per ore, efficienza muscolare, peso, recupero e gestione energetica. I carboidrati aiutano a esprimere quel potenziale, ma non sostituiscono la capacità di trasportare e utilizzare ossigeno.</p><p>Anzi, il fatto che oggi si riescano a consumare 100-120 g/h di carboidrati potrebbe semplicemente significare che la scienza dell'alimentazione ha finalmente permesso agli atleti di avvicinarsi meglio ai propri limiti fisiologici, non che quei limiti siano stati superati.</p><p>Il tuo mi sembra un salto logico un po’ eccessivo.</p><p>Un'altra cosa: nel ciclismo moderno il concetto di “motore” è spesso un po' fuorviante. Il massimo teorico di ossigeno trasportabile è importante, ma non basta. Un corridore con un VO2max enorme può perdere contro uno con un valore leggermente inferiore se quest’ultimo pesa meno, è più efficiente, mantiene una percentuale più alta della soglia per più tempo, consuma meglio le risorse energetiche, è più aerodinamico, insomma, una serie di variabili estremamente importanti.</p><p>Quindi l’ipotesi “se ora il carburante è abbondante allora qualcuno deve aver risolto l’ossigeno” è suggestiva, ma fisiologicamente non è una deduzione obbligata.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="SoftMachine, post: 7860553, member: 28265"] Capisco il tuo ragionamento sui carboidrati ma secondo me confonde due colli di bottiglia diversi. È vero che oggi gli atleti riescono a utilizzare e reintegrare molti più carboidrati durante lo sforzo rispetto al passato, e questo ha cambiato il modo di correre. Ma il fatto che il carburante sia diventato più disponibile non significa che il problema dell'ossigeno sia sparito. È un po' come avere un serbatoio più grande: puoi avere più benzina, ma devi comunque avere un motore, un sistema di raffreddamento e una trasmissione capaci di sfruttarla. Nel ciclismo di alto livello il limite resta una combinazione di fattori: VO2max, soglia, capacità di utilizzare una certa percentuale del massimo per ore, efficienza muscolare, peso, recupero e gestione energetica. I carboidrati aiutano a esprimere quel potenziale, ma non sostituiscono la capacità di trasportare e utilizzare ossigeno. Anzi, il fatto che oggi si riescano a consumare 100-120 g/h di carboidrati potrebbe semplicemente significare che la scienza dell'alimentazione ha finalmente permesso agli atleti di avvicinarsi meglio ai propri limiti fisiologici, non che quei limiti siano stati superati. Il tuo mi sembra un salto logico un po’ eccessivo. Un'altra cosa: nel ciclismo moderno il concetto di “motore” è spesso un po' fuorviante. Il massimo teorico di ossigeno trasportabile è importante, ma non basta. Un corridore con un VO2max enorme può perdere contro uno con un valore leggermente inferiore se quest’ultimo pesa meno, è più efficiente, mantiene una percentuale più alta della soglia per più tempo, consuma meglio le risorse energetiche, è più aerodinamico, insomma, una serie di variabili estremamente importanti. Quindi l’ipotesi “se ora il carburante è abbondante allora qualcuno deve aver risolto l’ossigeno” è suggestiva, ma fisiologicamente non è una deduzione obbligata. [/QUOTE]
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