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<blockquote data-quote="Ser pecora" data-source="post: 7160706" data-attributes="member: 1850"><p>Il ciclismo è uno sport molto conservatore, metodi di allenamento compresi. Basti vedere quanta gente consideri ancora i powermeter come una specie di demonio che "uccide lo spettacolo"...e tanti amatori lo comprano solo per avere una sveglia da 1000eu sul manubrio.</p><p></p><p>Per me un problema che c'è nel ciclismo italiano oggi è che non c'è un movimento coeso e ben organizzato. E' tutto lasciato alla buona volontà (e tradizione) delle società giovanili, che quasi sempre sono micro-realtà in competizione le une con le altre.</p><p></p><p>Gli inglesi come hanno fatto a diventare una nazione dominante per anni dopo secoli di nulla? Con un progetto ben definito, gente capace a dirigere il progetto ed ovviamente uno sponsor. Ma uno sponsor convinto su un progetto a medio-lungo termine. Non con dietro il solito fanatico di ciclismo che mette soldi in perdita.</p><p></p><p>Piu' che non la Slovenia, che mi pare abbastanza estemporanea come realtà (alla fine hanno 3 corridori buoni per un allineamento astrale mai verificatosi prima), pensiamo alla Svizzera in Mtb: sfornano ottimi corridori da anni. Sia uomini che donne. E pure in bdc il livello è buono (Kung, Hirschi, Schmid, Mader, etc..), <strong>su una nazione che ha meno abitanti della Lombardia</strong>. Il tutto semplicemente perché sono ben organizzati in quel settore con una federazione che ha programmi ben definiti.</p><p></p><p>In Italia va tutto un po' a momenti, con una federazione molto politicizzata i cui dirigenti prima pensano al loro tornaconto e poi al resto. E spesso il tornaconto passa per la mitizzazione del campione del momento, senza nemmeno chiedersi perché sia tale e da dove sia venuto fuori (magari in squadre estere ben gestite). Gli altri si attaccano.</p><p></p><p>Ma la cosa a mio parere si vede riflessa anche nell'atteggiamento del grande pubblico (trad: cultura di quello sport), che vuole il campione vincente (e subito) da idolatrare. E se poi non vince piu' via nel cassonetto....gli esempi li conosciamo tutti.</p><p></p><p>Per me dire che in Italia ci sia "il vuoto" semplicemente non è vero. I corridori ci sono e ce ne sono tanti, basta farli fiorire nei tempi giusti.</p><p></p><p>Quello che si vorrebbe è il concorrente del Pogacar di turno. Quando in realtà proprio dietro Pogacar c'è il nulla in Slovenia. E corridori come lui ne nascono uno ogni 50 anni (non importa dove).</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Ser pecora, post: 7160706, member: 1850"] Il ciclismo è uno sport molto conservatore, metodi di allenamento compresi. Basti vedere quanta gente consideri ancora i powermeter come una specie di demonio che "uccide lo spettacolo"...e tanti amatori lo comprano solo per avere una sveglia da 1000eu sul manubrio. Per me un problema che c'è nel ciclismo italiano oggi è che non c'è un movimento coeso e ben organizzato. E' tutto lasciato alla buona volontà (e tradizione) delle società giovanili, che quasi sempre sono micro-realtà in competizione le une con le altre. Gli inglesi come hanno fatto a diventare una nazione dominante per anni dopo secoli di nulla? Con un progetto ben definito, gente capace a dirigere il progetto ed ovviamente uno sponsor. Ma uno sponsor convinto su un progetto a medio-lungo termine. Non con dietro il solito fanatico di ciclismo che mette soldi in perdita. Piu' che non la Slovenia, che mi pare abbastanza estemporanea come realtà (alla fine hanno 3 corridori buoni per un allineamento astrale mai verificatosi prima), pensiamo alla Svizzera in Mtb: sfornano ottimi corridori da anni. Sia uomini che donne. E pure in bdc il livello è buono (Kung, Hirschi, Schmid, Mader, etc..), [B]su una nazione che ha meno abitanti della Lombardia[/B]. Il tutto semplicemente perché sono ben organizzati in quel settore con una federazione che ha programmi ben definiti. In Italia va tutto un po' a momenti, con una federazione molto politicizzata i cui dirigenti prima pensano al loro tornaconto e poi al resto. E spesso il tornaconto passa per la mitizzazione del campione del momento, senza nemmeno chiedersi perché sia tale e da dove sia venuto fuori (magari in squadre estere ben gestite). Gli altri si attaccano. Ma la cosa a mio parere si vede riflessa anche nell'atteggiamento del grande pubblico (trad: cultura di quello sport), che vuole il campione vincente (e subito) da idolatrare. E se poi non vince piu' via nel cassonetto....gli esempi li conosciamo tutti. Per me dire che in Italia ci sia "il vuoto" semplicemente non è vero. I corridori ci sono e ce ne sono tanti, basta farli fiorire nei tempi giusti. Quello che si vorrebbe è il concorrente del Pogacar di turno. Quando in realtà proprio dietro Pogacar c'è il nulla in Slovenia. E corridori come lui ne nascono uno ogni 50 anni (non importa dove). [/QUOTE]
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