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<blockquote data-quote="sembola" data-source="post: 7479237" data-attributes="member: 1912"><p>La questione che solleva [USER=17187]@pastronef[/USER] è l'elefante nella stanza... attualmente il ciclismo pro è l'ASO e, più marginalmente RCS e Flanders classic. Qualsiasi cambiamento non può prescindere dagli interessi anche di questi attori. </p><p></p><p>[USER=45143]@trecow[/USER] certamente l'espansione geografica è una strategia che non va trascurata. Per dire, l'NFL da alcuni anni gioca alcune partite in UK e Germania e l'NBA recluta moltussimi giocatori europei, così come la F1 è andata a correre in paesi senza alcuna tradizione sportiva ma che commercialmente sono molto interessanti per l'industria del motore. Detto questo bisogna vedere non solo le opportunità ma anche le difficoltà, è tutto da vedere che ci sia la possibilità di sviluppare lo sport in aree come India o Cina che fanno da sole quasi la metà delle popolazione mondiale, sono estremamente diverse sia le dimensioni economiche dell' indotto che le situazioni sociali e culturali. Per dire, è vero come si è letto in questi giorni che l'Africa ha una classe media più numerosa di quella degli USA, ma chi garantisce che voglia le stesse cose?</p><p></p><p>[USER=146428]@mashiro2004_ao[/USER] in Cina i rubinetti si son chiusi non tanto per la mancata popolarità dello sport in sè quanto per motivi di ordine economico/finanziario e sociale: il partito ha ordinato alle aziende di terminare/ridurre le partecipazioni non produttive perchè temeva (e teme tuttora) che la deriva finanziaria metta a rischio il modello di sviluppo. Per cui se vuoi trasferire 500 milioni all'estero per comprarti una fabbrica ok, se servono a mantenere il controllo di una squadra di calcio no. Fermo restando che in Cina come a maggior ragione in Arabia Saudita l'operazione era soprattutto di immagine.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="sembola, post: 7479237, member: 1912"] La questione che solleva [USER=17187]@pastronef[/USER] è l'elefante nella stanza... attualmente il ciclismo pro è l'ASO e, più marginalmente RCS e Flanders classic. Qualsiasi cambiamento non può prescindere dagli interessi anche di questi attori. [USER=45143]@trecow[/USER] certamente l'espansione geografica è una strategia che non va trascurata. Per dire, l'NFL da alcuni anni gioca alcune partite in UK e Germania e l'NBA recluta moltussimi giocatori europei, così come la F1 è andata a correre in paesi senza alcuna tradizione sportiva ma che commercialmente sono molto interessanti per l'industria del motore. Detto questo bisogna vedere non solo le opportunità ma anche le difficoltà, è tutto da vedere che ci sia la possibilità di sviluppare lo sport in aree come India o Cina che fanno da sole quasi la metà delle popolazione mondiale, sono estremamente diverse sia le dimensioni economiche dell' indotto che le situazioni sociali e culturali. Per dire, è vero come si è letto in questi giorni che l'Africa ha una classe media più numerosa di quella degli USA, ma chi garantisce che voglia le stesse cose? [USER=146428]@mashiro2004_ao[/USER] in Cina i rubinetti si son chiusi non tanto per la mancata popolarità dello sport in sè quanto per motivi di ordine economico/finanziario e sociale: il partito ha ordinato alle aziende di terminare/ridurre le partecipazioni non produttive perchè temeva (e teme tuttora) che la deriva finanziaria metta a rischio il modello di sviluppo. Per cui se vuoi trasferire 500 milioni all'estero per comprarti una fabbrica ok, se servono a mantenere il controllo di una squadra di calcio no. Fermo restando che in Cina come a maggior ragione in Arabia Saudita l'operazione era soprattutto di immagine. [/QUOTE]
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