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<blockquote data-quote="Airone del Chianti" data-source="post: 5468197" data-attributes="member: 2350"><p>Mi sfugge davvero che una cosa che ha sempre maggiore successo (le Granfondo) possa essere causa di un problema di qualcun altro.</p><p></p><p>Questi sponsor che ora investono sul mondo amatoriale lo fanno perché c'è un ritorno e non ci vedo niente di male. Almeno qualcosa nel ciclismo rimane, altrimenti andrebbero altrove.</p><p></p><p>Gli under23 e i "professionisti" che smettono con l'agonismo vero e vengono tra gli amatori lo fanno perché non sono buoni abbastanza per il ciclismo che conta. Negli ultimi 20 anni sono passati in troppi tra i professionisti (molti pagando o autopagandosi lo stipendio con gli sponsor personali) senza averne le qualità. Così come sono proliferate tante corse, senza che ci fosse qualità e capacità nel gestirle, non solo in Italia. Il problema del ciclismo nel nostro paese è che si è restati troppo attaccati alle tradizioni senza innovare: c'è crisi soprattutto nel movimento di base, manca la gente capace che insegna il ciclismo ai ragazzi, siamo ancora al "piatto di pasta tre ore prima". Il mondo anglosassone, dove prima il ciclismo era marginale, adesso a forza di innovazioni sta diventando il fulcro del ciclismo mondiale. Facciamoci domande e diamoci delle risposte...</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Airone del Chianti, post: 5468197, member: 2350"] Mi sfugge davvero che una cosa che ha sempre maggiore successo (le Granfondo) possa essere causa di un problema di qualcun altro. Questi sponsor che ora investono sul mondo amatoriale lo fanno perché c'è un ritorno e non ci vedo niente di male. Almeno qualcosa nel ciclismo rimane, altrimenti andrebbero altrove. Gli under23 e i "professionisti" che smettono con l'agonismo vero e vengono tra gli amatori lo fanno perché non sono buoni abbastanza per il ciclismo che conta. Negli ultimi 20 anni sono passati in troppi tra i professionisti (molti pagando o autopagandosi lo stipendio con gli sponsor personali) senza averne le qualità. Così come sono proliferate tante corse, senza che ci fosse qualità e capacità nel gestirle, non solo in Italia. Il problema del ciclismo nel nostro paese è che si è restati troppo attaccati alle tradizioni senza innovare: c'è crisi soprattutto nel movimento di base, manca la gente capace che insegna il ciclismo ai ragazzi, siamo ancora al "piatto di pasta tre ore prima". Il mondo anglosassone, dove prima il ciclismo era marginale, adesso a forza di innovazioni sta diventando il fulcro del ciclismo mondiale. Facciamoci domande e diamoci delle risposte... [/QUOTE]
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