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Quanto conta la genetica nella prestazione di un amatore?
Testo
<blockquote data-quote="andre.road" data-source="post: 6058497" data-attributes="member: 49838"><p>Certamente nel ciclismo si parte in tanti e si vince in pochi. Dunque non è da escludere che tra le prestazioni top incidano anche predisposizioni innate o variabili ambientali che in una certa misura prescindono dalla volontà individuale.</p><p></p><p>E tuttavia come abbiamo detto più volte tra professionisti ed amatori ci sono differenze abissali. Se infatti tra i primi vi è, a monte, una selezione oggettiva, sulla base del tipo ideale che maggiormente si addice e poi, successivamente, una preparazione che controlla tutte le variabili al top delle metodologie disponibili, tra gli amatori è il criterio della scelta personale nel praticare/partecipare e la possibilità/capacità di controllare tutte le variabili a fare maggiormente la differenza.</p><p></p><p>Dunque se tra i professionisti vi può essere una selezione che riduce il differenziale biologico tra soggetti, è comunque ragionevole pensare che quel differenziale faccia la differenza più che tra gli amatori. Viceversa tra gli amatori ci può anche essere una maggiore varianza, ma in entrambi gli aspetti, sia quelli biologici/fisiologici (che cmq mediamente tendono ad essere uniformi) che quelli ambientali/comportamentali. Resta fermo quindi che sugli aspetti che scaturiscono dalla scelta e dalla volontà (fortunatamente non siamo giraffe) si possa agire molto più di quanto si pensi.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="andre.road, post: 6058497, member: 49838"] Certamente nel ciclismo si parte in tanti e si vince in pochi. Dunque non è da escludere che tra le prestazioni top incidano anche predisposizioni innate o variabili ambientali che in una certa misura prescindono dalla volontà individuale. E tuttavia come abbiamo detto più volte tra professionisti ed amatori ci sono differenze abissali. Se infatti tra i primi vi è, a monte, una selezione oggettiva, sulla base del tipo ideale che maggiormente si addice e poi, successivamente, una preparazione che controlla tutte le variabili al top delle metodologie disponibili, tra gli amatori è il criterio della scelta personale nel praticare/partecipare e la possibilità/capacità di controllare tutte le variabili a fare maggiormente la differenza. Dunque se tra i professionisti vi può essere una selezione che riduce il differenziale biologico tra soggetti, è comunque ragionevole pensare che quel differenziale faccia la differenza più che tra gli amatori. Viceversa tra gli amatori ci può anche essere una maggiore varianza, ma in entrambi gli aspetti, sia quelli biologici/fisiologici (che cmq mediamente tendono ad essere uniformi) che quelli ambientali/comportamentali. Resta fermo quindi che sugli aspetti che scaturiscono dalla scelta e dalla volontà (fortunatamente non siamo giraffe) si possa agire molto più di quanto si pensi. [/QUOTE]
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