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Alimentazione e biomeccanica
Quanto conta la genetica nella prestazione di un amatore?
Testo
<blockquote data-quote="Ipercool" data-source="post: 6058526" data-attributes="member: 47688"><p>Dico la mia, lunghetta, se non la leggete non mi offendo <img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/icon_mrgreen.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=":mrgreen:" title="Icon Mrgreen :mrgreen:" data-shortname=":mrgreen:" />.</p><p></p><p>Vado in bicicletta dal 1990, un poco più seriamente da 10-12 anni.</p><p>Da bambino non ho praticato sport tranne quello dell'arrampicarsi sugli alberi e/o correre a piedi per cercare di rientrare a casa prima di essere messo in isolamento oltre che malmenato.</p><p>Attività di mantenimento rappresentata da alcuni km in andata ed alcuni in ritorno, a piedi, per raggiungere la scuola.</p><p>Più avanti (18-22 anni) ho fatto alcune stagioni di motocross, ma ero in sovrappeso, mi allenavo poco ed ero anche maggiormente deficiente rispetto a quanto non lo sia adesso.</p><p>L'unico risultato ottenuto è stato rompermi a più riprese un sacco di ossa e legamenti (mi sono divertito un sacco però <img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/icon_mrgreen.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=":mrgreen:" title="Icon Mrgreen :mrgreen:" data-shortname=":mrgreen:" />).</p><p></p><p>Dopo l'ultimo incidente, obbligato da un ortopedico, ho iniziato ad andare in bicicletta in attesa di intervento chirurgico per mantenere il tono muscolare di una gamba con un ginocchio da ricostruire.</p><p></p><p>Da allora non ho più smesso, ora ho 55 anni. Da quando registro le uscite ho fatto circa 100.000km.</p><p></p><p>Per tanti anni ho fatto 3-4,000km all'anno: Passeggiavo.</p><p>Da quando ho iniziato a farne 7-8.000: E' diventato un altro sport.</p><p>Da quando ne faccio 11-12.000: Sono migliorato decisamente.</p><p>Penso però che questo sia il mio limite per poter fare come mi pare, sia per non avere obblighi nella tipologia e quantità di allenamenti, sia per conciliare il ciclismo con il mio stile di vita e con le altre attività che popolano le mie giornate.</p><p>Ho moglie e tre figli ed un'attività di libero professionista da mandare (indegnamente) avanti.</p><p></p><p>Mi sono reso conto che se faccio più di quello che faccio, fatto come lo faccio, magari se lo facessi diversamente sarebbe diverso... oltre a stancarmi senza migliorare sostanzialmente mi sento facilmente anche male, nel senso di fiacco e demotivato.</p><p>Anche per il peso, se scendo sotto i 74kg (sono 1,87) nonostante alimentazione senza limitazioni, ma non mirata, non mi reggo in piedi e mi resta difficile condurre una giornata di lavoro senza problemi.</p><p></p><p>Circa il motore, sono microcitemico, ho l'ematocrito costantemente sotto il valore 30, la VO2max circa 60, FTP 260W (3,5 W/kg), una sega insomma.</p><p>Da un punto di vista dello scorrere del tempo, con il passare degli anni vedo calare l'esplosività ma aumentano tenuta e determinazione.</p><p>L'essere una sega a questo livello non mi impedisce però di fare ciò che mi piace, nel 2017 ad esempio, Siena, Cesenatico, Corvara, Soelden, Roma più altre.</p><p></p><p>In conclusione (Scusatemi per la lunga premessa):</p><p><u>Per quello che è il mio percorso tutte le variabili hanno rilevanza</u></p><p>Sulla genetica non si può influire ma la si può valorizzare o mortificare, molto più facile riuscire nella seconda impresa.</p><p>Tutto il resto è plasmabile e dipende in massima parte dalla nostra determinazione ed in misura minore da quello che è il nostro punto di equilibrio tra il ciclismo ed il resto della nostra vita.</p><p></p><p>Certo in gara, a parità di allenamento e di ogni altra condizione, ci saranno dei miei pari età che arriveranno un poco prima di me e ce ne saranno (meno) che arriveranno dopo di me, la genetica a questo livello sta tutta qui.</p><p></p><p>Ad ogni maggiore attenzione che profondiamo nel non sacrificare tutto il resto aumenta, anche di molto, il sacrificio nel gestire il ciclismo.</p><p></p><p>Per mantenere questo equilibrio o spostare più in alto l'asticella, ripeto, ritengo sia fondamentale la determinazione (che alla fine è genetica anche quella), andare oltre lo sforzo fisico può determinare un affaticamento, andare oltre i nostri limiti mentali può determinare un abbandono.</p><p></p><p>In ultima analisi:</p><p>Oltre un certo livello di prestazione la genetica è condizione necessaria ma da sola non è sufficiente occorrono anche specifiche attitudini mentali.</p><p>Per divertirsi e mantenersi in forma il supporto della genetica non è necessario ma della attitudine mentale non si può fare comunque a meno.</p><p></p><p>Saluti e buone feste a tutti. <img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/beer.gif" class="smilie" loading="lazy" alt="o-o" title="Beer o-o" data-shortname="o-o" /></p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Ipercool, post: 6058526, member: 47688"] Dico la mia, lunghetta, se non la leggete non mi offendo :mrgreen:. Vado in bicicletta dal 1990, un poco più seriamente da 10-12 anni. Da bambino non ho praticato sport tranne quello dell'arrampicarsi sugli alberi e/o correre a piedi per cercare di rientrare a casa prima di essere messo in isolamento oltre che malmenato. Attività di mantenimento rappresentata da alcuni km in andata ed alcuni in ritorno, a piedi, per raggiungere la scuola. Più avanti (18-22 anni) ho fatto alcune stagioni di motocross, ma ero in sovrappeso, mi allenavo poco ed ero anche maggiormente deficiente rispetto a quanto non lo sia adesso. L'unico risultato ottenuto è stato rompermi a più riprese un sacco di ossa e legamenti (mi sono divertito un sacco però :mrgreen:). Dopo l'ultimo incidente, obbligato da un ortopedico, ho iniziato ad andare in bicicletta in attesa di intervento chirurgico per mantenere il tono muscolare di una gamba con un ginocchio da ricostruire. Da allora non ho più smesso, ora ho 55 anni. Da quando registro le uscite ho fatto circa 100.000km. Per tanti anni ho fatto 3-4,000km all'anno: Passeggiavo. Da quando ho iniziato a farne 7-8.000: E' diventato un altro sport. Da quando ne faccio 11-12.000: Sono migliorato decisamente. Penso però che questo sia il mio limite per poter fare come mi pare, sia per non avere obblighi nella tipologia e quantità di allenamenti, sia per conciliare il ciclismo con il mio stile di vita e con le altre attività che popolano le mie giornate. Ho moglie e tre figli ed un'attività di libero professionista da mandare (indegnamente) avanti. Mi sono reso conto che se faccio più di quello che faccio, fatto come lo faccio, magari se lo facessi diversamente sarebbe diverso... oltre a stancarmi senza migliorare sostanzialmente mi sento facilmente anche male, nel senso di fiacco e demotivato. Anche per il peso, se scendo sotto i 74kg (sono 1,87) nonostante alimentazione senza limitazioni, ma non mirata, non mi reggo in piedi e mi resta difficile condurre una giornata di lavoro senza problemi. Circa il motore, sono microcitemico, ho l'ematocrito costantemente sotto il valore 30, la VO2max circa 60, FTP 260W (3,5 W/kg), una sega insomma. Da un punto di vista dello scorrere del tempo, con il passare degli anni vedo calare l'esplosività ma aumentano tenuta e determinazione. L'essere una sega a questo livello non mi impedisce però di fare ciò che mi piace, nel 2017 ad esempio, Siena, Cesenatico, Corvara, Soelden, Roma più altre. In conclusione (Scusatemi per la lunga premessa): [U]Per quello che è il mio percorso tutte le variabili hanno rilevanza[/U] Sulla genetica non si può influire ma la si può valorizzare o mortificare, molto più facile riuscire nella seconda impresa. Tutto il resto è plasmabile e dipende in massima parte dalla nostra determinazione ed in misura minore da quello che è il nostro punto di equilibrio tra il ciclismo ed il resto della nostra vita. Certo in gara, a parità di allenamento e di ogni altra condizione, ci saranno dei miei pari età che arriveranno un poco prima di me e ce ne saranno (meno) che arriveranno dopo di me, la genetica a questo livello sta tutta qui. Ad ogni maggiore attenzione che profondiamo nel non sacrificare tutto il resto aumenta, anche di molto, il sacrificio nel gestire il ciclismo. Per mantenere questo equilibrio o spostare più in alto l'asticella, ripeto, ritengo sia fondamentale la determinazione (che alla fine è genetica anche quella), andare oltre lo sforzo fisico può determinare un affaticamento, andare oltre i nostri limiti mentali può determinare un abbandono. In ultima analisi: Oltre un certo livello di prestazione la genetica è condizione necessaria ma da sola non è sufficiente occorrono anche specifiche attitudini mentali. Per divertirsi e mantenersi in forma il supporto della genetica non è necessario ma della attitudine mentale non si può fare comunque a meno. Saluti e buone feste a tutti. o-o [/QUOTE]
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