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Testo
<blockquote data-quote="Int3nso" data-source="post: 6302652" data-attributes="member: 113942"><p>Trovo la maggior parte delle critiche al marchio sterili. Non per presunzione o cosa, ma semplicemente perché oltre all'affogarmi nei luoghi comuni, ci vedo una cecità da pregiudizio.</p><p>Ho avuto la fortuna di avvicinarmi al ciclismo da poco, meno di un anno, ho 29 anni. Quindi conosco pochissimo riguardo lo stare in gruppo, il partire in volata alla fine di una gran fondo, e men che meno conosco le differenze tra un carbonio t1000 e un t700.</p><p>Ma una cosa la so, mi sono innamorato delle sensazioni che "l'andare in bici" mi dà. Mi sono innamorato della bici da corsa.</p><p>In un mondo fatto di regole, orari da rispettare, progetti da seguire. Trovo nella regolarità di una pedalata tutta la libertà di cui ho bisogno. Senza la necessità di arrivare "davanti" o "prima", senza cercare il KOM a costo di lanciare il garmin un centinaio di metri davanti la ruota. Eppure continuando a sentirmi libero per le valli e per i monti intorno a Bologna. E non vedo l'ora di inforcare la bici per visitare posti più lontani, scalare cime più alte, lanciarmi in discese nuove.</p><p>Questa logorroica introduzione per dirvi che due mesi fa, entrando nello store rapha a new York, sedendomi a bere un thè sfogliando riviste "hipster" sul ciclismo, e chiacchierando sulla bellezza dei loro capi, ho visto entrare e uscire poche persone rispetto a quel che si possa pensare. Quelle poche persone però sembravano entrare in casa loro. E mi sono sentito a casa anch'io. Perché la percezione che ho avuto, è che tutti quei ciclisti, vivessero la bici come la vivo io, la vedessero con i miei stessi occhi, cercassero le stesse sensazioni, tossici delle stesse emozioni che cerco ogni volta che esco.</p><p>Credo il marchio puntasse a quello, a fidelizzare e radunare un determinato tipo di ciclisti. Caratterizzati più o meno tutti dallo stesso spirito filo minimal. Come i loro capi. Purtroppo però il marketing non è solo fatto di nobili idee e bellissime foto.</p><p></p><p>Io per primo trovo i prezzi altini rispetto a concorrenti di pari livello.</p><p>Ma questo discorso lo potremmo fare per tutto ciò che ci circonda, dalle nostre scarpe, ai nostri telefoni, dalle nostre automobili ad arrivare persino al cibo sulle nostre tavole.</p><p></p><p>Non tutti sono alla ricerca dell'affare della vita, e la prova è in ogni post di questo forum. Quando alle richieste dei consigli riguardo ruote migliori, o bici nuove da acquistare, puntualmente ci troviamo la risposta di chi consiglia di ascoltare il cuore.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Int3nso, post: 6302652, member: 113942"] Trovo la maggior parte delle critiche al marchio sterili. Non per presunzione o cosa, ma semplicemente perché oltre all'affogarmi nei luoghi comuni, ci vedo una cecità da pregiudizio. Ho avuto la fortuna di avvicinarmi al ciclismo da poco, meno di un anno, ho 29 anni. Quindi conosco pochissimo riguardo lo stare in gruppo, il partire in volata alla fine di una gran fondo, e men che meno conosco le differenze tra un carbonio t1000 e un t700. Ma una cosa la so, mi sono innamorato delle sensazioni che "l'andare in bici" mi dà. Mi sono innamorato della bici da corsa. In un mondo fatto di regole, orari da rispettare, progetti da seguire. Trovo nella regolarità di una pedalata tutta la libertà di cui ho bisogno. Senza la necessità di arrivare "davanti" o "prima", senza cercare il KOM a costo di lanciare il garmin un centinaio di metri davanti la ruota. Eppure continuando a sentirmi libero per le valli e per i monti intorno a Bologna. E non vedo l'ora di inforcare la bici per visitare posti più lontani, scalare cime più alte, lanciarmi in discese nuove. Questa logorroica introduzione per dirvi che due mesi fa, entrando nello store rapha a new York, sedendomi a bere un thè sfogliando riviste "hipster" sul ciclismo, e chiacchierando sulla bellezza dei loro capi, ho visto entrare e uscire poche persone rispetto a quel che si possa pensare. Quelle poche persone però sembravano entrare in casa loro. E mi sono sentito a casa anch'io. Perché la percezione che ho avuto, è che tutti quei ciclisti, vivessero la bici come la vivo io, la vedessero con i miei stessi occhi, cercassero le stesse sensazioni, tossici delle stesse emozioni che cerco ogni volta che esco. Credo il marchio puntasse a quello, a fidelizzare e radunare un determinato tipo di ciclisti. Caratterizzati più o meno tutti dallo stesso spirito filo minimal. Come i loro capi. Purtroppo però il marketing non è solo fatto di nobili idee e bellissime foto. Io per primo trovo i prezzi altini rispetto a concorrenti di pari livello. Ma questo discorso lo potremmo fare per tutto ciò che ci circonda, dalle nostre scarpe, ai nostri telefoni, dalle nostre automobili ad arrivare persino al cibo sulle nostre tavole. Non tutti sono alla ricerca dell'affare della vita, e la prova è in ogni post di questo forum. Quando alle richieste dei consigli riguardo ruote migliori, o bici nuove da acquistare, puntualmente ci troviamo la risposta di chi consiglia di ascoltare il cuore. [/QUOTE]
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