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<blockquote data-quote="Sobber" data-source="post: 2641671" data-attributes="member: 13531"><p>Ciao Fausto, la presenza di uno strato di vernice posticcio (e di tono diverso) era palese già dalle foto che avevi postato, il tubo orizzontale sembrava addirittura ritoccato una terza volta vista la presenza di fumi di vernice che avevano imbarattato anche la guaina del freno posteriore (ritocco veloce, a bici montata).</p><p></p><p>Ho molta documentazione cartacea sulla storia della produzione Bianchi e i modelli battezzati con questo nome "Record" sono di produzione ben più remota rispetto all'esemplare in oggetto, si potrebbe quindi affermare (fermo restando il beneficio del dubbio) che la Bianchi "Re<u>C</u>ord 745" dev' essere stato il brevetto di qualche serigrafico da bottega abbastanza distratto. Il sostantivo Re<u>K</u>ord venne scelto per indicare una serie di modelli (in continua evoluzione) proprio in un periodo dove la C velare lasciava prendere il sopravvento alla lettera K; alla fine degli anni '60 una via via più agevole possibilità di comunicazione con paesi sempre meno lontani permise a una serie di anglicismi di trovare posto nella lingua italiana. Il fascino e il desiderio di usi costumi e di conseguenza anche delle "parole degli altri" ne permise una rapida diffusione. L'alfabeto inglese è composto da ben 26 lettere e la presenza ricorrente di lettere nuove come la K davano quella certificazione del "fuori dai canoni". Nello stesso periodo alcuni nomi capaci di produrre emozioni forti (come le prime moto Kawasaki e Ktm, i generi musicali nascenti come il Punk, gli stessi nomi dei gruppi musicali stranieri e i titoli delle loro canzoni) posero in essere un processo di induzione così potente che già nei primi striscioni dei movimenti politici del paese, passando dai fumetti 'forti', (ma anche il Diabolik e il Mandrake), ai gruppi musicali nostrani (Skiantos, Dik Dik) ai nomi di liquori e di sigarette di larga diffusione e molto altro ancora, portarono sempre la lettera K quasi come valore di attributo. Non è il luogo nè sono la persona più adatta per questo tipo di analisi, mi fermo quì. Tornando al nome scelto, c'è da dire che Re<u>k</u>ord non era solo una affascinante deformazione "Ab assuetis non fit passio" ma un vero e proprio sostantivo nel gruppo di lingue germaniche e ovviamente questo valido sussidio semantico ebbe rilevanza nella scelta finale del nome. Si potrebbe arrivare a ipotizzare che Bianchi abbia voluto riservare proprio per quei mercati di lingua tedesca il primo nome di battesimo "Record" appunto di ceppo linguistico diverso, per sottolineare la italianità di un prodotto al quale un nome tedesco sarebbe potuto risultare troppo servizievole ma, anche forte del fatto che i vari modelli di provenienza tedesca offerti e scambiati sul mercato che ho potuto osservare portavano sempre il nuovo(*) nome 'Rekord' alla destra del tubo orizzontale, mi porta a crederci veramente poco.</p><p></p><p>(*) Nuovo inteso a partire dal 1972.</p><p></p><p>Passiamo alla bici iniziando dalle incongruenze: il reggi-catena sul pendente posteriore destro non è tipico della Rekord 745 ma con sicurezza assoluta appartiene ai modelli della gamma più alta. La Rekord 745 in versione priva delle guide passacavi sulla parte superiore del movimento centrale (già previste sui primi modelli del 1975) è il più 'povero' tra quelli prodotti negli anni con questa sigla, versione che però non ha mai potuto avere una ruota libera sestupla per il semplice fatto che con soli 120mm di distanza tra i forcellini del carro posteriore non poteva ospitarla. Possiamo accettare che ci si è arrangiati con le maniere forti. La stessa guida avvitata sotto la scatola a questo punto è una forzatura successiva con foro e filettatura realizzati in modo artigianale. Ma queste cose intanto puoi controllarle solo tu. Una ultima incongruenza: la posizione delle decals venuta fuori sui tubi così come la descrivi è tipica dei modelli più economici, che però non hanno le apprezzabili congiunzioni e forcellini della tua bici ma altri di fattura ben più banale, mutuati dai coevi modelli da città dotate di cambio.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Sobber, post: 2641671, member: 13531"] Ciao Fausto, la presenza di uno strato di vernice posticcio (e di tono diverso) era palese già dalle foto che avevi postato, il tubo orizzontale sembrava addirittura ritoccato una terza volta vista la presenza di fumi di vernice che avevano imbarattato anche la guaina del freno posteriore (ritocco veloce, a bici montata). Ho molta documentazione cartacea sulla storia della produzione Bianchi e i modelli battezzati con questo nome "Record" sono di produzione ben più remota rispetto all'esemplare in oggetto, si potrebbe quindi affermare (fermo restando il beneficio del dubbio) che la Bianchi "Re[U]C[/U]ord 745" dev' essere stato il brevetto di qualche serigrafico da bottega abbastanza distratto. Il sostantivo Re[U]K[/U]ord venne scelto per indicare una serie di modelli (in continua evoluzione) proprio in un periodo dove la C velare lasciava prendere il sopravvento alla lettera K; alla fine degli anni '60 una via via più agevole possibilità di comunicazione con paesi sempre meno lontani permise a una serie di anglicismi di trovare posto nella lingua italiana. Il fascino e il desiderio di usi costumi e di conseguenza anche delle "parole degli altri" ne permise una rapida diffusione. L'alfabeto inglese è composto da ben 26 lettere e la presenza ricorrente di lettere nuove come la K davano quella certificazione del "fuori dai canoni". Nello stesso periodo alcuni nomi capaci di produrre emozioni forti (come le prime moto Kawasaki e Ktm, i generi musicali nascenti come il Punk, gli stessi nomi dei gruppi musicali stranieri e i titoli delle loro canzoni) posero in essere un processo di induzione così potente che già nei primi striscioni dei movimenti politici del paese, passando dai fumetti 'forti', (ma anche il Diabolik e il Mandrake), ai gruppi musicali nostrani (Skiantos, Dik Dik) ai nomi di liquori e di sigarette di larga diffusione e molto altro ancora, portarono sempre la lettera K quasi come valore di attributo. Non è il luogo nè sono la persona più adatta per questo tipo di analisi, mi fermo quì. Tornando al nome scelto, c'è da dire che Re[U]k[/U]ord non era solo una affascinante deformazione "Ab assuetis non fit passio" ma un vero e proprio sostantivo nel gruppo di lingue germaniche e ovviamente questo valido sussidio semantico ebbe rilevanza nella scelta finale del nome. Si potrebbe arrivare a ipotizzare che Bianchi abbia voluto riservare proprio per quei mercati di lingua tedesca il primo nome di battesimo "Record" appunto di ceppo linguistico diverso, per sottolineare la italianità di un prodotto al quale un nome tedesco sarebbe potuto risultare troppo servizievole ma, anche forte del fatto che i vari modelli di provenienza tedesca offerti e scambiati sul mercato che ho potuto osservare portavano sempre il nuovo(*) nome 'Rekord' alla destra del tubo orizzontale, mi porta a crederci veramente poco. (*) Nuovo inteso a partire dal 1972. Passiamo alla bici iniziando dalle incongruenze: il reggi-catena sul pendente posteriore destro non è tipico della Rekord 745 ma con sicurezza assoluta appartiene ai modelli della gamma più alta. La Rekord 745 in versione priva delle guide passacavi sulla parte superiore del movimento centrale (già previste sui primi modelli del 1975) è il più 'povero' tra quelli prodotti negli anni con questa sigla, versione che però non ha mai potuto avere una ruota libera sestupla per il semplice fatto che con soli 120mm di distanza tra i forcellini del carro posteriore non poteva ospitarla. Possiamo accettare che ci si è arrangiati con le maniere forti. La stessa guida avvitata sotto la scatola a questo punto è una forzatura successiva con foro e filettatura realizzati in modo artigianale. Ma queste cose intanto puoi controllarle solo tu. Una ultima incongruenza: la posizione delle decals venuta fuori sui tubi così come la descrivi è tipica dei modelli più economici, che però non hanno le apprezzabili congiunzioni e forcellini della tua bici ma altri di fattura ben più banale, mutuati dai coevi modelli da città dotate di cambio. [/QUOTE]
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