Non riesco a leggere l'articolo a causa del "adblock"...ma immagino il contenuto.
Giusto o no, provo a cambiare punto di vista e cercare vederla da un'altra angolazione, prendendo spunto da ciò cui ho assistito stamattina:
"a Bolzano è in corso il Giro delle Dolomiti, corsa a tappe di una settimana, con partenza dalla zona industriale di Bolzano. Vi partecipano 500/600 ciclisti provenienti da diverse Nazioni, e che alloggiano negli alberghi nei dintorni della città. Stamattina alle 7:10 stavo recandomi al lavoro in scooter, e poco prima di entrare in città, raggiungo un gruppone di ca. 20 ciclisti teutonici (dalle scritte sulle maglie) che si recavano alla partenza (ovviamente NON in fila indiana). Rimango dietro di loro, finchè un semaforo diventa rosso, confidando di poter osservare meglio una bici di uno di loro che mi interessava. Ma tutto il gruppo ha "bucato" il semaforo, costringendo gli altri utenti della strada che avevano il verde, a frenare, non senza rischi, e a fermarsi. Ovviamente sono partire imprecazioni e claxonate.
Mi è venuto da pensare che l'indisciplina ciclistica non ha confini, visto che questi provengono dalla "civile" Germania. Ho guardato l'ora e non erano in ritardo per il ritrovo della partenza, quindi questa fretta non era giustificata; era semplicemente la -loro- consuetudine.
Magari tra gli automobilisti c'era anche un redattore di "RollingStone"....
Torno nel mio torpore.
Giusto o no, provo a cambiare punto di vista e cercare vederla da un'altra angolazione, prendendo spunto da ciò cui ho assistito stamattina:
"a Bolzano è in corso il Giro delle Dolomiti, corsa a tappe di una settimana, con partenza dalla zona industriale di Bolzano. Vi partecipano 500/600 ciclisti provenienti da diverse Nazioni, e che alloggiano negli alberghi nei dintorni della città. Stamattina alle 7:10 stavo recandomi al lavoro in scooter, e poco prima di entrare in città, raggiungo un gruppone di ca. 20 ciclisti teutonici (dalle scritte sulle maglie) che si recavano alla partenza (ovviamente NON in fila indiana). Rimango dietro di loro, finchè un semaforo diventa rosso, confidando di poter osservare meglio una bici di uno di loro che mi interessava. Ma tutto il gruppo ha "bucato" il semaforo, costringendo gli altri utenti della strada che avevano il verde, a frenare, non senza rischi, e a fermarsi. Ovviamente sono partire imprecazioni e claxonate.
Mi è venuto da pensare che l'indisciplina ciclistica non ha confini, visto che questi provengono dalla "civile" Germania. Ho guardato l'ora e non erano in ritardo per il ritrovo della partenza, quindi questa fretta non era giustificata; era semplicemente la -loro- consuetudine.
Magari tra gli automobilisti c'era anche un redattore di "RollingStone"....
Torno nel mio torpore.