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Testo
<blockquote data-quote="Ubaldo" data-source="post: 4540254" data-attributes="member: 10458"><p>la falcata e alcune dinamiche d'appoggio cambiano più in relazione alle capacità personali che non alla velocità assoluta. Se uno corre di avampiede e correttamente, con frequenza elevata, corre anche ai lenti con una buona frequenza, corre anche ai lenti sfruttando lo sbilanciamento del peso in avanti (a differenza del jogging che comporta una fase di frenata ed un uso abnorme ed errato degli ischio crurali, uso perggiorato peraltro dall'altezza del tacco) e poggia in un punto più avanzato o arretrato del mesopiede a seconda della velocità, ma non poggia di tallone.</p><p>Altrimenti non si spiegherebbe come mai nelle ultramaratone, a passi anche più lenti di 5', i vari runner che corrono di mesopiede continuino a poggiare di mesopiede.</p><p></p><p></p><p></p><p>No, a ogni superficie corrisponde una dinamica diversa: una pista di atletica (dove peraltro si usano scarpe molto più minimali, anche se strette) è un tappeto elastico, a differenza dell'asfalto. È stato osservato che le frequenze ottimali, nei top runner siano sempre simili, sia tra atleti di mezzofondo veloce che di maratona (circa 180 passi al minuto), la tecnica di corsa per alcuni atleti con background simile è simile. Quello che cambia a velocità più alte, come dicevo, è lo sbilanciamento maggiore in avanti e la maggior ampiezza della facoltà all'indietro.</p><p>Nella corsa molto lenta e soprattutto a bassa frequenza di molti amatori si vedono due caratteristiche: corsa frenata di tallone, con appoggio oltre il baricentro e frequenza talmente bassa (<160) da usare quasi solo forza per spingere e non elasticità (con peraltro maggior lavoro a carico delle articolazioni, vista la più difficile stabilizzazione del passo, il maggior lavoro della fascia lata e del gluteo medio, ecc.).</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Ubaldo, post: 4540254, member: 10458"] la falcata e alcune dinamiche d'appoggio cambiano più in relazione alle capacità personali che non alla velocità assoluta. Se uno corre di avampiede e correttamente, con frequenza elevata, corre anche ai lenti con una buona frequenza, corre anche ai lenti sfruttando lo sbilanciamento del peso in avanti (a differenza del jogging che comporta una fase di frenata ed un uso abnorme ed errato degli ischio crurali, uso perggiorato peraltro dall'altezza del tacco) e poggia in un punto più avanzato o arretrato del mesopiede a seconda della velocità, ma non poggia di tallone. Altrimenti non si spiegherebbe come mai nelle ultramaratone, a passi anche più lenti di 5', i vari runner che corrono di mesopiede continuino a poggiare di mesopiede. No, a ogni superficie corrisponde una dinamica diversa: una pista di atletica (dove peraltro si usano scarpe molto più minimali, anche se strette) è un tappeto elastico, a differenza dell'asfalto. È stato osservato che le frequenze ottimali, nei top runner siano sempre simili, sia tra atleti di mezzofondo veloce che di maratona (circa 180 passi al minuto), la tecnica di corsa per alcuni atleti con background simile è simile. Quello che cambia a velocità più alte, come dicevo, è lo sbilanciamento maggiore in avanti e la maggior ampiezza della facoltà all'indietro. Nella corsa molto lenta e soprattutto a bassa frequenza di molti amatori si vedono due caratteristiche: corsa frenata di tallone, con appoggio oltre il baricentro e frequenza talmente bassa (<160) da usare quasi solo forza per spingere e non elasticità (con peraltro maggior lavoro a carico delle articolazioni, vista la più difficile stabilizzazione del passo, il maggior lavoro della fascia lata e del gluteo medio, ecc.). [/QUOTE]
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