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stefano benni troppo bravo
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<blockquote data-quote="gatto nero gatto bianco" data-source="post: 5090559" data-attributes="member: 7414"><p><img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/beer.gif" class="smilie" loading="lazy" alt="o-o" title="Beer o-o" data-shortname="o-o" /><img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/beer.gif" class="smilie" loading="lazy" alt="o-o" title="Beer o-o" data-shortname="o-o" /> </p><p></p><p></p><p>IL GRANDE VALERIO di Stefano Benni in "Una bella bici che va" Giulio Perrone editore</p><p>Valerio ha ottantasei anni. E lultimo riparatore di biciclette del centro di Bologna. Bologna è in gran parte una città di ricchi, viziati e motorizzati, quando si rompe una bicicletta se ne compra unaltra. Ma tanti non hanno i soldi per farlo, e anche se hanno delle biciclette vecchie, vanno da Valerio. Che impreca, bestemmia, dice che quella bici è un rottame, e non si può aggiustare. Ma alla fine lo fa.</p><p>E così, tanti anni fa, mentre facevo aggiustare una mia bicicletta, ho conosciuto il mago dei ripara-bici e la sua storia.</p><p>Valerio ha fatto la guerra partigiana, è stato ferito, gli hanno ammazzato un fratello. E dopo la guerra si è messo subito a lavorare in una fabbrica di biciclette da corsa. La bici, ripete sempre, è una delle più grandi invenzioni delluomo, insieme al camino e alla fisarmonica. E in effetti nel dopoguerra, tutti in Italia andavano in bicicletta, era come avere la macchina, se lavevi tutti ti invidiavano. E guai a farsela rubare!</p><p>Poi sono passati gli anni. Cè stato il boom delle auto. La fabbrica è fallita, Valerio si è sposato e con la moglie ha messo su in piccolo negozio, sotto i portici, nella città vecchia. Ed è diventato subito il più bravo. Noi ragazzi passavamo ore a vederlo lavorare, Smontava le biciclette rotte e teneva tutti i pezzi ,da una salvava il pedale, da unaltra una ruota, dallaltra la catena e poi riciclava tutto. Non si arrendeva mai, gli portavi una bicicletta distrutta e dopo una settimana laveva riparata. E poi raccoglieva le biciclette abbandonate, anche quelle arrugginite, le rimetteva insieme e le rivendeva.</p><p>Quando le aveva aggiustate, ci faceva sentire il rumore della ruota che girava bene e dei pedali. È come ascoltare lAida diceva a occhi chiusi. E aggiungeva: Anche se tutti adesso vanno coi macchinoni di lusso la bicicletta ha fatto la storia del nostro paese. Guai a dimenticarla E quando vedeva le biciclette moderne, quelle con le ruote da cross, gli optional e quaranta cambi, sorrideva. Va beh, sono belle e costose, ma non hanno niente di veramente nuovo La bicicletta è sempre quella, tu pedali e la ruota gira. E se pedali forte, gira forte .</p><p>Ogni anno, andava al giro dItalia. Prendeva venti giorni di ferie, lui e la moglie si facevano tutte le tappe, spendevano tutto quello che avevano guadagnato e si facevano una bella vacanza. Nella sua piccola bottega, appese al muro cerano le foto di Coppi, di Anquetil, di Merckx, tutte con lautografo. </p><p>Poi qualche anno fa la moglie di Valerio è morta. E lui ha cominciato a diventare muto e silenzioso. Non scherzava più. Finché un giorno davanti alla bottega ha messo un cartello. La ditta chiude. Andate a farvele riparare in Cina, che là vanno ancora in bicicletta.</p><p>Ci siamo rimasti malissimo, la voce si è sparsa. Subito è comparso un biglietto, attaccato alla serranda chiusa. No Valerio ti prego non chiudere. Poi un altro La mia bicicletta ha pianto tutta notte. E ancora Valerio sei il Mozart dei riparatori. E un altro Guarda che da lassù Coppi ti vede. Insomma in una settimana la saracinesca della bottega di Valerio era completamente sommersa da centinaia di biglietti di vecchi clienti.</p><p>Così poco tempo fa Valerio, a furor di popolo, ha riaperto. Sono andato a trovarlo. Come sempre imprecava perché non trovava i pezzi per riparare una bicicletta vecchia di trentanni. Mentre eravamo lì è entrato un immigrato, un ragazzo lungo lungo e nero nero.</p><p>Ha detto: vorrei una bicicletta usata, ho pochi soldi. Mi serve per andare al lavoro. </p><p>-Che lavoro fai?</p><p>-Lapprendista meccanico-ha detto il ragazzo.</p><p>Valerio lha guardato e poi gli ha messo in mano una bicicletta ridipinta di giallo. Stravecchia ma funzionante.</p><p>-Quanto mi dai ?-ha chiesto Valerio</p><p>-Ho solo venti euro-ha detto il ragazzo</p><p>-Allora vaffanculo, te la do gratis. Ma non dirlo a nessuno.</p><p>Il nero se ne è andato quasi senza crederci.</p><p>-Magari col tempo diventa un bravo meccanico-ha detto Valerio-e un giorno forse sarà lui che prenderà il mio posto a riparare le biciclette. Gli italiani non vogliono più fare certi lavori.</p><p>-Sarà così- ho detto io-ma bravo come te, nessuno lo diventerà mai.</p><p>Anche se abito a Roma, tutte le volte che passo a Bologna, lo vado a trovare Valerio, gli porto un giornale sportivo, e chiacchieriamo un po, lui mi racconta del giro dItalia e io gli racconto di quando sono stato in Cina e di quante biciclette ho visto. E non me ne andrei mai da quella botteguccia che odora dolio e gomma. Valerio è uno dei miei eroi.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="gatto nero gatto bianco, post: 5090559, member: 7414"] o-oo-o IL GRANDE VALERIO di Stefano Benni in "Una bella bici che va" Giulio Perrone editore Valerio ha ottantasei anni. E lultimo riparatore di biciclette del centro di Bologna. Bologna è in gran parte una città di ricchi, viziati e motorizzati, quando si rompe una bicicletta se ne compra unaltra. Ma tanti non hanno i soldi per farlo, e anche se hanno delle biciclette vecchie, vanno da Valerio. Che impreca, bestemmia, dice che quella bici è un rottame, e non si può aggiustare. Ma alla fine lo fa. E così, tanti anni fa, mentre facevo aggiustare una mia bicicletta, ho conosciuto il mago dei ripara-bici e la sua storia. Valerio ha fatto la guerra partigiana, è stato ferito, gli hanno ammazzato un fratello. E dopo la guerra si è messo subito a lavorare in una fabbrica di biciclette da corsa. La bici, ripete sempre, è una delle più grandi invenzioni delluomo, insieme al camino e alla fisarmonica. E in effetti nel dopoguerra, tutti in Italia andavano in bicicletta, era come avere la macchina, se lavevi tutti ti invidiavano. E guai a farsela rubare! Poi sono passati gli anni. Cè stato il boom delle auto. La fabbrica è fallita, Valerio si è sposato e con la moglie ha messo su in piccolo negozio, sotto i portici, nella città vecchia. Ed è diventato subito il più bravo. Noi ragazzi passavamo ore a vederlo lavorare, Smontava le biciclette rotte e teneva tutti i pezzi ,da una salvava il pedale, da unaltra una ruota, dallaltra la catena e poi riciclava tutto. Non si arrendeva mai, gli portavi una bicicletta distrutta e dopo una settimana laveva riparata. E poi raccoglieva le biciclette abbandonate, anche quelle arrugginite, le rimetteva insieme e le rivendeva. Quando le aveva aggiustate, ci faceva sentire il rumore della ruota che girava bene e dei pedali. È come ascoltare lAida diceva a occhi chiusi. E aggiungeva: Anche se tutti adesso vanno coi macchinoni di lusso la bicicletta ha fatto la storia del nostro paese. Guai a dimenticarla E quando vedeva le biciclette moderne, quelle con le ruote da cross, gli optional e quaranta cambi, sorrideva. Va beh, sono belle e costose, ma non hanno niente di veramente nuovo La bicicletta è sempre quella, tu pedali e la ruota gira. E se pedali forte, gira forte . Ogni anno, andava al giro dItalia. Prendeva venti giorni di ferie, lui e la moglie si facevano tutte le tappe, spendevano tutto quello che avevano guadagnato e si facevano una bella vacanza. Nella sua piccola bottega, appese al muro cerano le foto di Coppi, di Anquetil, di Merckx, tutte con lautografo. Poi qualche anno fa la moglie di Valerio è morta. E lui ha cominciato a diventare muto e silenzioso. Non scherzava più. Finché un giorno davanti alla bottega ha messo un cartello. La ditta chiude. Andate a farvele riparare in Cina, che là vanno ancora in bicicletta. Ci siamo rimasti malissimo, la voce si è sparsa. Subito è comparso un biglietto, attaccato alla serranda chiusa. No Valerio ti prego non chiudere. Poi un altro La mia bicicletta ha pianto tutta notte. E ancora Valerio sei il Mozart dei riparatori. E un altro Guarda che da lassù Coppi ti vede. Insomma in una settimana la saracinesca della bottega di Valerio era completamente sommersa da centinaia di biglietti di vecchi clienti. Così poco tempo fa Valerio, a furor di popolo, ha riaperto. Sono andato a trovarlo. Come sempre imprecava perché non trovava i pezzi per riparare una bicicletta vecchia di trentanni. Mentre eravamo lì è entrato un immigrato, un ragazzo lungo lungo e nero nero. Ha detto: vorrei una bicicletta usata, ho pochi soldi. Mi serve per andare al lavoro. -Che lavoro fai? -Lapprendista meccanico-ha detto il ragazzo. Valerio lha guardato e poi gli ha messo in mano una bicicletta ridipinta di giallo. Stravecchia ma funzionante. -Quanto mi dai ?-ha chiesto Valerio -Ho solo venti euro-ha detto il ragazzo -Allora vaffanculo, te la do gratis. Ma non dirlo a nessuno. Il nero se ne è andato quasi senza crederci. -Magari col tempo diventa un bravo meccanico-ha detto Valerio-e un giorno forse sarà lui che prenderà il mio posto a riparare le biciclette. Gli italiani non vogliono più fare certi lavori. -Sarà così- ho detto io-ma bravo come te, nessuno lo diventerà mai. Anche se abito a Roma, tutte le volte che passo a Bologna, lo vado a trovare Valerio, gli porto un giornale sportivo, e chiacchieriamo un po, lui mi racconta del giro dItalia e io gli racconto di quando sono stato in Cina e di quante biciclette ho visto. E non me ne andrei mai da quella botteguccia che odora dolio e gomma. Valerio è uno dei miei eroi. [/QUOTE]
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