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The Program - Ben Foster e il programma di Armstrong
Testo
<blockquote data-quote="Ipercool" data-source="post: 6210575" data-attributes="member: 47688"><p>Parlando con un amico che lavora in una università Canadese dove si occupano di ricerche di fisiologia applicata ad atleti di sport svariati mi diceva che hanno rilevato delle cose interessanti.</p><p></p><p>Ove fosse ancora necessario c'è la conferma che la risposta al doping è soggettiva, quindi stessi dosaggi e molecole di farmaci somministrate ad atleti diversi danno incrementi prestazionali diversi.</p><p></p><p>Un fatto invece interessante che hanno evidenziato è che somministrando sostanze dopanti a soggetti completamente fuori forma si rilevano incrementi prestazionali costantemente inferiori a quelli riscontrabili in soggetti allenati e che la dipendenza è pressoché lineare con il livello di allenamento.</p><p>In altre parole se io che sono una sega mi dopassi nella medesima misura di un Pro otterrei benefici proporzionalmente inferiori a quelli ottenibili da quest'ultimo.</p><p>Ciò contrariamente a quanto tendenzialmente si potrebbe pensare "a naso" senza avere alcuna competenza in materia.</p><p></p><p>Riguardo ai numeri è stato invece rilevato (forse meglio "confermato") che negli sport della tipologia del nostro i soli valori fisiologici del soggetto non determinano completamente la prestazione, ossia un soggetto con VO2Max superiore ad un altro può soccombere nei confronti di quest'ultimo se questo dispone di una migliore predisposizione ed "abitudine" a sopportare i richiesti livelli di fatica (leggasi sofferenza), pare che il limite da allenare più assiduamente sia proprio quello di abituare il fisico (gestito dalla testa) a sopportare i livelli di pressione psicofisica abnormi richiesti dall'esercizio.</p><p>Parrebbe infatti che per sfruttare completamente le proprie dotazioni fisiologiche sia necessario allenare la gestione psichica dello sforzo, ciò dipende ovviamente dall'allenamento, infatti più si è abituati a lavorare al limite più l'interruttore cerebrale si attiva tardi e quindi più è possibile avvicinarsi allo sfruttamento di tutte le potenzialità di cui si dispone.</p><p>Sui livelli di allenamento si può intervenire in diverse maniere, sui livelli della gestione mentale dello sforzo è più complicato ottenere risultati significativi.</p><p>In sintesi la sola "cilindrata" non garantisce la prestazione in quanto in mancanza di adeguata "centralina" essa non può essere sfruttata pienamente.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Ipercool, post: 6210575, member: 47688"] Parlando con un amico che lavora in una università Canadese dove si occupano di ricerche di fisiologia applicata ad atleti di sport svariati mi diceva che hanno rilevato delle cose interessanti. Ove fosse ancora necessario c'è la conferma che la risposta al doping è soggettiva, quindi stessi dosaggi e molecole di farmaci somministrate ad atleti diversi danno incrementi prestazionali diversi. Un fatto invece interessante che hanno evidenziato è che somministrando sostanze dopanti a soggetti completamente fuori forma si rilevano incrementi prestazionali costantemente inferiori a quelli riscontrabili in soggetti allenati e che la dipendenza è pressoché lineare con il livello di allenamento. In altre parole se io che sono una sega mi dopassi nella medesima misura di un Pro otterrei benefici proporzionalmente inferiori a quelli ottenibili da quest'ultimo. Ciò contrariamente a quanto tendenzialmente si potrebbe pensare "a naso" senza avere alcuna competenza in materia. Riguardo ai numeri è stato invece rilevato (forse meglio "confermato") che negli sport della tipologia del nostro i soli valori fisiologici del soggetto non determinano completamente la prestazione, ossia un soggetto con VO2Max superiore ad un altro può soccombere nei confronti di quest'ultimo se questo dispone di una migliore predisposizione ed "abitudine" a sopportare i richiesti livelli di fatica (leggasi sofferenza), pare che il limite da allenare più assiduamente sia proprio quello di abituare il fisico (gestito dalla testa) a sopportare i livelli di pressione psicofisica abnormi richiesti dall'esercizio. Parrebbe infatti che per sfruttare completamente le proprie dotazioni fisiologiche sia necessario allenare la gestione psichica dello sforzo, ciò dipende ovviamente dall'allenamento, infatti più si è abituati a lavorare al limite più l'interruttore cerebrale si attiva tardi e quindi più è possibile avvicinarsi allo sfruttamento di tutte le potenzialità di cui si dispone. Sui livelli di allenamento si può intervenire in diverse maniere, sui livelli della gestione mentale dello sforzo è più complicato ottenere risultati significativi. In sintesi la sola "cilindrata" non garantisce la prestazione in quanto in mancanza di adeguata "centralina" essa non può essere sfruttata pienamente. [/QUOTE]
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