Cerca
Cerca solo tra i titoli
Da:
Cerca solo tra i titoli
Da:
Menu
Home
Forum
Nuovi Messaggi
Cerca...
Iscritti
Visitatori online
Novità
Nuovi Messaggi
Nuovi media
Nuovi commenti media
Ultime Attività
Nuove inserzioni nel mercatino
Nuovi commenti nel mercatino
Mercatino
Nuove inserzioni
Nuovi commenti
Latest reviews
Cerca nel mercatino
Feedback
Guarda le statistiche
Training Camp
Pianificazione
MTB
Media
Nuovi media
Nuovi commenti
Cerca media
EBIKE
Accedi
Registrati
Cerca
Cerca solo tra i titoli
Da:
Cerca solo tra i titoli
Da:
Nuovi Messaggi
Cerca...
Iscritti
Visitatori online
Menu
Install the app
Installa
Rispondi alla discussione
JavaScript è disabilitato. Per una migliore esperienza di navigazione attivalo nel tuo programma o nella tua app per navigare prima di procedere.
Stai usando un browser molto obsoleto. Puoi incorrere in problemi di visualizzazione di questo e altri siti oltre che in problemi di sicurezza. .
Dovresti aggiornarlo oppure
usarne uno alternativo, moderno e sicuro
.
Home
Forum
Altri temi
Altri sport - running & sport invernali
Torino e dintorni - bici/corsa
Testo
<blockquote data-quote="Predator" data-source="post: 3841322" data-attributes="member: 8878"><p><strong>ho letto questo: </strong></p><p>Gli scienziati si interessano da anni alle prestazioni superiori degli africani, in particolare al miracolo del podismo keniano. Se consideriamo i migliori venti di tutti i tempi nelle distanze dagli 800 metri alla maratona, più della metà viene dal Kenya. Dipende dagli elevati altopiani del loro paese, dalla loro alimentazione, oppure dal fatto che molti bambini ogni giorno corrono letteralmente a scuola per chilometri? Tutte queste spiegazioni sembrano insufficienti. Bengt Saltin e i suoi colleghi del Centro di ricerca muscolare di Copenhagen hanno scoperto che nel sangue dei keniani si accumula meno acido lattico che negli atleti bianchi nel corso di uno sforzo prolungato. La concentrazione di acido lattico è un parametro critico: se è troppo alta cala la prestazione. Questo risultato può spiegare perché i keniani riescano a resistere meglio allo sfinimento, ma non è chiaro se dipenda dallallenamento o dal patrimonio genetico. Saltin al riguardo ha dichiarato alla rivista Science: «Credo che siano i geni.». I podisti keniani di punta, inoltre, bruciano meno ossigeno degli europei per compiere lo stesso sforzo. Sono più efficienti nella corsa. La ragione non risiede nella loro struttura muscolare, ma in quella corporea, secondo Henrik Larsen del Centro di ricerca muscolare di Copenhagen. In effetti i keniani sono più leggeri dei bianchi, e le loro gambe sono più lunghe e sottili. Il movimento delle gambe consuma molta energia, e se sono più leggere sono anche più economiche. Gli esperti sono convinti che la dominazione dei keniani sia dovuta a una combinazione di struttura corporea con una grande capacità di resistenza e di prestazione. Mentre gli africani dellest spadroneggiano nelle distanze lunghe, gli atleti con radici nellAfrica occidentale - come la maggior parte dei neri statunitensi - dominano lo sprint. Gli africani dellovest pesano in media 30 kg in più di quelli dellest, grazie a una massa muscolare più imponente. Inoltre, possiedono una proporzione maggiore di fibre veloci di tipo II nei confronti dei keniani. Ci sono diversi tipi di fibre muscolari: quelle di tipo I sono lente e resistenti e sono aerobiche, ossia hanno bisogno dellossigeno. Quelle di tipo II si contraggono più velocemente e possono ricavare energia anche da processi non aerobici. Le fibre di tipo IIa sono mediamente veloci, mentre le IIb sono superveloci. Prevedibilmente, negli sprinter predominano le fibre di tipo II e negli sportivi di resistenza quelle di tipo I. Ma la struttura delle fibre muscolari non riesce a spiegare le vittorie africane. Nonostante il dominio incontrastato degli sprinter neri, i loro muscoli non si differenziano di molto da quelli dei bianchi, salvo per un lieve aumento delle fibre di tipo IIa. La proporzione delle fibre IIb, quelle superveloci, è identica nei due gruppi. E mentre prima si riteneva che i maratoneti avessero una percentuale di fibre lente vicina all80 per cento, nuovi studi dimostrano che le cose non stanno così. Secondo Kathryn Myburgh dellUniversità di Stellenbosch in Sudafrica, il motivo di tale contraddizione potrebbe essere che «anche la maratona richiede una velocità elevata, se si vuole ottenere una prestazione di alto livello». Il keniano Paul Tergat, nella sua maratona da record mondiale, ha corso ogni chilometro dei 42,195 previsti in meno di tre minuti. Ultimamente i ricercatori si sono buttati nellanalisi del genoma per scoprire il vantaggio decisivo, quello che distingue il campione dal resto del gruppo. Attualmente non si conoscono ancora veri geni atletici, ma scienziati australiani hanno identificato un gene, dellalfa-actinina-3, particolarmente attivo nelle fibre muscolari veloci. Una variante di questo gene si riscontra spesso negli sprinter.</p><p><a href="http://okramantropos.myblog.it/archive/2007/07/13/gli-atleti-neri-sono-geneticamente-piu-forti.html" target="_blank">[URL="http://okramantropos.myblog.it/archive/2007/07/13/gli-atleti-neri-sono-geneticamente-piu-forti.html"][url]http://okramantropos.myblog.it/archive/2007/07/13/gli-atleti-neri-sono-geneticamente-piu-forti.html</a>[/URL][/URL]</p><p> </p><p></p><p>ahhhh già dimenticavo...<img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/hail.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=":hail:" title="Hail :hail:" data-shortname=":hail:" /></p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Predator, post: 3841322, member: 8878"] [B]ho letto questo: [/B] Gli scienziati si interessano da anni alle prestazioni superiori degli africani, in particolare al miracolo del podismo keniano. Se consideriamo i migliori venti di tutti i tempi nelle distanze dagli 800 metri alla maratona, più della metà viene dal Kenya. Dipende dagli elevati altopiani del loro paese, dalla loro alimentazione, oppure dal fatto che molti bambini ogni giorno corrono letteralmente a scuola per chilometri? Tutte queste spiegazioni sembrano insufficienti. Bengt Saltin e i suoi colleghi del Centro di ricerca muscolare di Copenhagen hanno scoperto che nel sangue dei keniani si accumula meno acido lattico che negli atleti bianchi nel corso di uno sforzo prolungato. La concentrazione di acido lattico è un parametro critico: se è troppo alta cala la prestazione. Questo risultato può spiegare perché i keniani riescano a resistere meglio allo sfinimento, ma non è chiaro se dipenda dallallenamento o dal patrimonio genetico. Saltin al riguardo ha dichiarato alla rivista Science: «Credo che siano i geni.». I podisti keniani di punta, inoltre, bruciano meno ossigeno degli europei per compiere lo stesso sforzo. Sono più efficienti nella corsa. La ragione non risiede nella loro struttura muscolare, ma in quella corporea, secondo Henrik Larsen del Centro di ricerca muscolare di Copenhagen. In effetti i keniani sono più leggeri dei bianchi, e le loro gambe sono più lunghe e sottili. Il movimento delle gambe consuma molta energia, e se sono più leggere sono anche più economiche. Gli esperti sono convinti che la dominazione dei keniani sia dovuta a una combinazione di struttura corporea con una grande capacità di resistenza e di prestazione. Mentre gli africani dellest spadroneggiano nelle distanze lunghe, gli atleti con radici nellAfrica occidentale - come la maggior parte dei neri statunitensi - dominano lo sprint. Gli africani dellovest pesano in media 30 kg in più di quelli dellest, grazie a una massa muscolare più imponente. Inoltre, possiedono una proporzione maggiore di fibre veloci di tipo II nei confronti dei keniani. Ci sono diversi tipi di fibre muscolari: quelle di tipo I sono lente e resistenti e sono aerobiche, ossia hanno bisogno dellossigeno. Quelle di tipo II si contraggono più velocemente e possono ricavare energia anche da processi non aerobici. Le fibre di tipo IIa sono mediamente veloci, mentre le IIb sono superveloci. Prevedibilmente, negli sprinter predominano le fibre di tipo II e negli sportivi di resistenza quelle di tipo I. Ma la struttura delle fibre muscolari non riesce a spiegare le vittorie africane. Nonostante il dominio incontrastato degli sprinter neri, i loro muscoli non si differenziano di molto da quelli dei bianchi, salvo per un lieve aumento delle fibre di tipo IIa. La proporzione delle fibre IIb, quelle superveloci, è identica nei due gruppi. E mentre prima si riteneva che i maratoneti avessero una percentuale di fibre lente vicina all80 per cento, nuovi studi dimostrano che le cose non stanno così. Secondo Kathryn Myburgh dellUniversità di Stellenbosch in Sudafrica, il motivo di tale contraddizione potrebbe essere che «anche la maratona richiede una velocità elevata, se si vuole ottenere una prestazione di alto livello». Il keniano Paul Tergat, nella sua maratona da record mondiale, ha corso ogni chilometro dei 42,195 previsti in meno di tre minuti. Ultimamente i ricercatori si sono buttati nellanalisi del genoma per scoprire il vantaggio decisivo, quello che distingue il campione dal resto del gruppo. Attualmente non si conoscono ancora veri geni atletici, ma scienziati australiani hanno identificato un gene, dellalfa-actinina-3, particolarmente attivo nelle fibre muscolari veloci. Una variante di questo gene si riscontra spesso negli sprinter. [URL="http://okramantropos.myblog.it/archive/2007/07/13/gli-atleti-neri-sono-geneticamente-piu-forti.html"][URL="http://okramantropos.myblog.it/archive/2007/07/13/gli-atleti-neri-sono-geneticamente-piu-forti.html"][url]http://okramantropos.myblog.it/archive/2007/07/13/gli-atleti-neri-sono-geneticamente-piu-forti.html[/url][/URL][/URL] ahhhh già dimenticavo...:hail: [/QUOTE]
Riporta citazioni...
Verifica Anti SPAM
Invia risposta
Home
Forum
Altri temi
Altri sport - running & sport invernali
Torino e dintorni - bici/corsa
Alto
Basso