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Torino e dintorni... parte 16
Testo
<blockquote data-quote="mimmo_dr" data-source="post: 5295367" data-attributes="member: 76218"><p>grazie riki. è sempre bello leggere i tuoi racconti <img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/beer.gif" class="smilie" loading="lazy" alt="o-o" title="Beer o-o" data-shortname="o-o" /></p><p></p><p></p><p>sull'argomento il mio parere è sicuramente diverso da quello della gran parte dei ciclisti. per me la bici è nata come strumento divertente per rientrare nel peso ideale e per mantenermi in forma anzi, per dirla correttamente, per mettermi in forma. quindi vivo la bici come attività sportiva non agonistica. logicamente anche nello sport, come in mille altre cose, se si vuole migliorare bisogna fare sempre un pochino di più... terminare una salita per me impossibile significa farmi un mazzo enorme, per fare qualcosa che per me potrebbe sembrare epico, ma che per il 90% dei ciclisti circolanti è ordinario o poco più. pertanto le "salite impossibili" cerco proprio di evitarle.</p><p>nella mia breve vita ciclistica ovviamente un paio di volte mi è capitato si trovarmi in salite in cui mi son detto "ma chi me lo fa fare... ora mi giro e me ne vado". poi nonostante i limiti fisici, per volontà ho continuato. ma cosa ho vinto? cosa ci ho guadagnato? il piacere di essere riuscito ad arrivare su quella cima... di fare tot metri di dislivello... e il dispiacere di avere male ai muscoli per diversi giorni a seguire... </p><p>spesso quando pedalo mi riaffiorano alcuni concetti appresi proprio qui, tipo "bisogna vedere come si sale"... o "salire attivamente"...</p><p>salire trascinandomi ansimante sulla bici non rientra tra i miei desideri e lo ritengo poco sicuro per la mia salute da cinquantenne maltenuto...</p><p>poi se capita, amen. bisogna tirare fuori gli artigli e venirne fuori in qualche modo. e anche aver letto i consigli di riki servirà di sicuro :)</p><p>ma si sa che la maggior parte delle volte in maniera più o meno conscia in certi casini ci andiamo a mettere volutamente <img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/icon_mrgreen.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=":mrgreen:" title="Icon Mrgreen :mrgreen:" data-shortname=":mrgreen:" /></p></blockquote><p></p>
[QUOTE="mimmo_dr, post: 5295367, member: 76218"] grazie riki. è sempre bello leggere i tuoi racconti o-o sull'argomento il mio parere è sicuramente diverso da quello della gran parte dei ciclisti. per me la bici è nata come strumento divertente per rientrare nel peso ideale e per mantenermi in forma anzi, per dirla correttamente, per mettermi in forma. quindi vivo la bici come attività sportiva non agonistica. logicamente anche nello sport, come in mille altre cose, se si vuole migliorare bisogna fare sempre un pochino di più... terminare una salita per me impossibile significa farmi un mazzo enorme, per fare qualcosa che per me potrebbe sembrare epico, ma che per il 90% dei ciclisti circolanti è ordinario o poco più. pertanto le "salite impossibili" cerco proprio di evitarle. nella mia breve vita ciclistica ovviamente un paio di volte mi è capitato si trovarmi in salite in cui mi son detto "ma chi me lo fa fare... ora mi giro e me ne vado". poi nonostante i limiti fisici, per volontà ho continuato. ma cosa ho vinto? cosa ci ho guadagnato? il piacere di essere riuscito ad arrivare su quella cima... di fare tot metri di dislivello... e il dispiacere di avere male ai muscoli per diversi giorni a seguire... spesso quando pedalo mi riaffiorano alcuni concetti appresi proprio qui, tipo "bisogna vedere come si sale"... o "salire attivamente"... salire trascinandomi ansimante sulla bici non rientra tra i miei desideri e lo ritengo poco sicuro per la mia salute da cinquantenne maltenuto... poi se capita, amen. bisogna tirare fuori gli artigli e venirne fuori in qualche modo. e anche aver letto i consigli di riki servirà di sicuro :) ma si sa che la maggior parte delle volte in maniera più o meno conscia in certi casini ci andiamo a mettere volutamente :mrgreen: [/QUOTE]
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