Non l'avrei mai detto, solo un anno fa, che sarei tornato ai "3 Comuni" riuscendo quasi a entrare nelle prime posizioni della classifica.
Allora mi aveva convinto Giancarla a partecipare; avevamo scelto la non competitiva per tastare un po' il mondo dei trail. Io, molto titubante, mi ero lasciato convincere dalla promessa che ci sarebbe stato anche Skipper: una giornata di cammino con un cagnone così dev'essere un'esperienza bellissima (e che ancora devo provare)!!
Poi la notizia che Skipper si era fatto male ad una zampa. Poi, gli ultimissimi giorni, la stessa padrona non sembrava per nulla motivata..... E io mi ero detto: che cavolo ci vado a fare?
Invece la partenza solitaria al buio, i rumori del bosco di notte, le stelle limpide scacciate pian piano dall'alba e, più tardi, i corridori della competitiva che ci avevano raggiunto, la facilità con cui riuscivo a seguirli in salita... insomma: un colpo di fulmine!
Ed eccomi un anno dopo, mescolato ad un centinaio di persone, al freddo, ad aspettare il via. Nessun annuncio, lo danno all'improvviso. Mi ritrovo a correre senza pensare, mi intrufolo avanti, so che la prima salita inizia immediatamente ed è stretta: meglio non restare imbottigliati.
La percorro assieme ai primi; mi rendo conto con estremo piacere che in certi tratti ripidi neppure i "fenomeni" riescono a correre.
Discesa tecnica, poi inizia un lungo tratto che alterna strada sterrata e asfaltata con tratti su sentiero, ma senza grandi salite. Dovrei essere più meno decimo quando iniziano a superarmi diversi corridori: in ogni tratto veloce spunta qualcuno e mi passa avanti. Così per tutte le prime due ore. In quel momento spero di arrivare nei 20: so che oggi non ci saranno grandi salite, quindi sarò svantaggiato. Nel frattempo è passato il primo ristoro, inizia ad albeggiare, mi supera anche Gianluca ("Granpasso" del Forum Quotazero), mi piacerebbe percorrere un tratto in sua compagnia, ma in pianura non riesco ad andar così veloce.
E' la volta della salita al Beigua: circa 1000 metri di dislivello su sentiero, con pendenze sempre molto accettabili. Ricordo la (banalissima) tattica di gara che avevo pensato: "si attacca su per il Beigua, si limitano i danni fino a 10 km dal traguardo e si da tutto sulle ultime e ripidissime rampe prima del traguardo".
Salgo verso il Beigua a velocità un poco oltre i miei limiti, sbuffando e ansimando come un asmatico, ma non mi preoccupo: so che lallenamento della bici mi fa digerire bene questi fuorisoglia. Supero varie persone, arrivo quasi in cima e... per poco mi perdo. Al ristoro dico ai volontari di segnare meglio un tratto di sentiero, in effetti spunta gente in vetta e ognuno arriva da una strada diversa...
Discesa verso il giovo, tutta di corsa, senza esagerare, poi qualche saliscendi in cui guadagno ancora un paio di posizioni. Mi dicono che sono 12esimo. Poco dopo raggiungo Gianluca, capisco che ha dei problemi, mi conferma che gli fa molto male un ginocchio. Cerco di fargli coraggio, gli do una pastiglia di antiinfiammatorio che avevo portato per il mal di denti (e che ovviamente non avevo intenzione di prendere, però non avrei mai voluto che il mal di denti mi impedisse di cibarmi ai ristori).
Ancora un paio di sorpassi, anche se ho le idee un po' confuse sulla posizione perché ormai si viaggia in compagnia di quelli della 45 km ed è antipatico, ogni volta che si passa accanto ad una persona, squadrarla e cercare di leggergli il pettorale...
Arrivo a Ellera, ultimo ristoro e poi via, sulle rampe del Bric Genova. Si parte su asfalto ripido, mi impongo di correre anche se inizio ad essere stanco, poi un sentiero a gradoni dove, per la pendenza, si rischia di viaggiare con il naso appoggiato per terra... Manca meno di un'ora, decido di telefonare a mia mamma, che stava facendo la 11 km non competitiva, per sapere se aveva concluso e come era andata: sinceramente ero più preoccupato per lei che per me. Telefono nel punto più ripido, perché dopo, correndo, non ci sarei riuscito. Mentre parlo mi trovo davanti un gruppetto della 45 km che sale lentamente, li supero mentre mi guardano come fossi un marziano: avranno pensato che la dipendenza da cellulare fa brutti scherzi!
Ancora qualche sorpasso, poi la vetta, la pianura, infinita, tutta di corsa, girandomi indietro per paura che qualcuno possa raggiungermi. Scollino, scendo gli ultimi tornanti, e chiudo poco sotto le 8 ore. Mi dicono che sono settimo. Non ci credo, sono felicissimo!