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UCI World Championship "Firenze 2013" , Team Time Trial
Testo
<blockquote data-quote="Dogmafpx" data-source="post: 4423355" data-attributes="member: 4239"><p>Ottima disamina di Enzo Vicennati sullo stato attuale della specialita a crono in Italia:</p><p>"Al netto della foto che è brutta, mi si impone una riflessione a mezzo "social" sulle cronometro di questi due giorni.</p><p>Odio sentirmi vecchio e parlare come tale, ma per mia fortuna ho vissuto gli anni di Giosuè Zenoni e di Antonio Fusi e ricordo bene come lavoravano sulla cronometro. Amavano la specialità. Studiavano. Si applicavano. Ragionavano sui corridori. Andavano a cercarli in base ai percorsi. Avevano sulle spalle una somma di esperienze che gli permettevano di gestire il settore con una padronanza assoluta.</p><p>Quando cambiò il vento politico alla fine del 2005, si disse che Fusi si tagliò le gambe da solo, adottando atteggiamenti strafottenti: di fatto Antonio provò ad opporsi a una linea che vedeva lo schiacciamento totale delle competenze e della specializzazione, di cui oggi raccogliamo mestamente i frutti.</p><p>Ho sentito dire che siamo andati ai mondiali con dei ragazzi giovani, come se questo possa essere un alibi. Che da noi non si organizzano cronometro troppo corte. Che non ci sono soldi e squadre che credano nella specialità.</p><p>La foto viene dai mondiali U23 di Valkenburg del 1998 e ritrae Marco Pinotti (22 anni, ai tempi) con due meccanici: Oppici e il grandissimo Aldo Fossa, genovese. </p><p>Ebbene, Pinotti non è nato cronoman, ma si piazzò 12° nella gara vinta da Hushovd, con Ortenzi di bronzo a 10" dal vincitore. Perché era ai mondiali? Perché Fusi lo vide in fuga, non ricordo dove. Capì che nello sforzo solitario si trovava bene e gli propose di investire sulla crono. Gli aprì il cervello per insegnargli quel che serviva (trovò il terreno fertile di un atleta molto curioso) e il 13 agosto del 1998, ai campionati europei di Uppsala (Svezia), Marco centrò il secondo posto a 16 secondi da Joukov (se non ricordo male, cadde e perse l'oro per il quale era ancora in lotta). Quarto arrivò invece Mirko Lauria, un grandissimo talento (scomparso tragicamente nel 2003), già argento nella crono ai mondiali juniores del 1995 a San Marino.</p><p>E' vero, c'erano soldi da spendere e i cronoman erano spesso in ritiro con il cittì. Ma io mi chiedo: visto che la crono è specialità olimpica, non varrebbe la pena investirci, cercando un tecnico vero per la specialità? Non varrebbe la pena organizzare qualche crono più lunga, avendo per giunta i mondiali in Italia? Vado oltre: il Pinotti schierato ora a 37 anni non avrebbe fatto più comodo a Firenze come osservatore e consulente, per dare i consigli dell'ultima ora ai ragazzini digiuni di (quasi) ogni esperienza e agli stessi Adriano Malori e Dario Cataldo (primo nome che mi viene in mente), piuttosto che come atleta? Rio è dietro l'angolo. Oppure siamo già pronti ad accampare nuove scuse?"</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Dogmafpx, post: 4423355, member: 4239"] Ottima disamina di Enzo Vicennati sullo stato attuale della specialita a crono in Italia: "Al netto della foto che è brutta, mi si impone una riflessione a mezzo "social" sulle cronometro di questi due giorni. Odio sentirmi vecchio e parlare come tale, ma per mia fortuna ho vissuto gli anni di Giosuè Zenoni e di Antonio Fusi e ricordo bene come lavoravano sulla cronometro. Amavano la specialità. Studiavano. Si applicavano. Ragionavano sui corridori. Andavano a cercarli in base ai percorsi. Avevano sulle spalle una somma di esperienze che gli permettevano di gestire il settore con una padronanza assoluta. Quando cambiò il vento politico alla fine del 2005, si disse che Fusi si tagliò le gambe da solo, adottando atteggiamenti strafottenti: di fatto Antonio provò ad opporsi a una linea che vedeva lo schiacciamento totale delle competenze e della specializzazione, di cui oggi raccogliamo mestamente i frutti. Ho sentito dire che siamo andati ai mondiali con dei ragazzi giovani, come se questo possa essere un alibi. Che da noi non si organizzano cronometro troppo corte. Che non ci sono soldi e squadre che credano nella specialità. La foto viene dai mondiali U23 di Valkenburg del 1998 e ritrae Marco Pinotti (22 anni, ai tempi) con due meccanici: Oppici e il grandissimo Aldo Fossa, genovese. Ebbene, Pinotti non è nato cronoman, ma si piazzò 12° nella gara vinta da Hushovd, con Ortenzi di bronzo a 10" dal vincitore. Perché era ai mondiali? Perché Fusi lo vide in fuga, non ricordo dove. Capì che nello sforzo solitario si trovava bene e gli propose di investire sulla crono. Gli aprì il cervello per insegnargli quel che serviva (trovò il terreno fertile di un atleta molto curioso) e il 13 agosto del 1998, ai campionati europei di Uppsala (Svezia), Marco centrò il secondo posto a 16 secondi da Joukov (se non ricordo male, cadde e perse l'oro per il quale era ancora in lotta). Quarto arrivò invece Mirko Lauria, un grandissimo talento (scomparso tragicamente nel 2003), già argento nella crono ai mondiali juniores del 1995 a San Marino. E' vero, c'erano soldi da spendere e i cronoman erano spesso in ritiro con il cittì. Ma io mi chiedo: visto che la crono è specialità olimpica, non varrebbe la pena investirci, cercando un tecnico vero per la specialità? Non varrebbe la pena organizzare qualche crono più lunga, avendo per giunta i mondiali in Italia? Vado oltre: il Pinotti schierato ora a 37 anni non avrebbe fatto più comodo a Firenze come osservatore e consulente, per dare i consigli dell'ultima ora ai ragazzini digiuni di (quasi) ogni esperienza e agli stessi Adriano Malori e Dario Cataldo (primo nome che mi viene in mente), piuttosto che come atleta? Rio è dietro l'angolo. Oppure siamo già pronti ad accampare nuove scuse?" [/QUOTE]
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