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Pista
Velodromo Vigorelli
Testo
<blockquote data-quote="bicibikers" data-source="post: 1410448" data-attributes="member: 11069"><p>avevo già scritto delle cose... copia e incolla, poi per le foto chiedo a marco, mauro (suo padre) non credo sappia usare internet.</p><p></p><p></p><p>[FONT=Arial, Helvetica, sans-serif]<span style="font-size: 9px">La Cicli Sannino nasceva a Torino nel 1978. La società, costituita da quattro amici: Sannino, Sannicandro, Cavallito e Brusaschetto, aveva lo scopo di produrre telai per biciclette da corsa di alta gamma. Ognuno di loro aveva un compito specifico nellazienda, sia come tecnico dofficina, sia come socio finanziatore. Mauro Sannino e Sannicandro erano i tecnici dofficina, anche perché entrambi avevano avuto esperienze artigianali nelle attività precedenti. Mauro era il telaista del gruppo e sicuramente il trascinatore. Io ho incontrato Mauro Sannino e soci alla fine del 1981, avevano il laboratorio artigianale in barriera di Milano, precisamente in Via Nicola Porpora. Era un alloggio adattato alle esigenze, a quel tempo non cerano le normative della 626, allora avevo 12 anni ed ero andato da loro per cambiare la mia prima bici da corsa, una Legnano tubi Falck (orrenda) e farmi acquistare (da mio padre) una più consona per le corse. La società per la quale correvo era sponsorizzata proprio dalla Cicli Sannino, si chiamava G.S. Radio Taxi Cicli Sannino. Mi ricordo che il modello che presi era lentry level della gamma, contraddistinto dal colore rosso corsa che ha sempre caratterizzato la produzione della casa.</span>[/FONT]</p><p>[FONT=Arial, Helvetica, sans-serif]<span style="font-size: 9px">Proprio in quellanno, o forse quello successivo la ditta Sannino si trasferiva in Via Montemagno, nei pressi del Motovelodromo di Torino, nella sede di una prestigiosa casa produttrice di componentistica di Torino: la Galli. Limpianto sportivo così vicino, allora funzionante per il settore pista, segnava non poco la storia di questazienda. </span></p><p><span style="font-size: 9px"><img src="http://www.bicibikers.com/public/news/foto/sannino_01.jpg" alt="" class="fr-fic fr-dii fr-draggable " style="" /></span></p><p><span style="font-size: 9px"></span>[/FONT][FONT=Arial, Helvetica, sans-serif]<span style="font-size: 9px">Nel frattempo la Cicli Sannino forniva biciclette alle nazionali dei paesi dellest europeo dei settori giovanili, facendosi conoscere a livello internazionale ed esportando il prodotto italiano anche negli USA. Linnovazione tecnologica, lambizione dei soci dellazienda, portavano il miglioramento dei prodotti, che da artigianali e grossolani, come dellinizio della produzione, raggiungevano la perfezione. Lofficina aveva una zona espositiva, con i modelli di punta, poi una zona montaggio accessibile al pubblico passando da ripidi gradini, il sabato pomeriggio diventava zona di ritrovo per cicloamatori e ragazzi.</span>[/FONT]</p><p>[FONT=Arial, Helvetica, sans-serif]<span style="font-size: 9px">La zona più interessante, a mio modo di vedere, era il retro, ovvero lofficina vera e propria, con le maschere dei telai, le mole, le chiavi, i cannelli, la macchina per sabbiare i telai e tanti, tanti telai appesi al soffitto. Quello era il regno di Mauro Sannino. Era spesso troppo preso sul lavoro per andare nella zona di montaggio e spesso di conversazione (in maniera a volte fastidiosa per chi stava lavorando, anche se oggi, direi in fondo zona di marketing), ma quando cera da prendere le misure per un nuovo telaio per un corridore, cera lui.</span>[/FONT]</p><p>[FONT=Arial, Helvetica, sans-serif]<span style="font-size: 9px">Ricordo di aver visto nascere un telaio proprio nella sua officina, e da ragazzino quasi non riuscivo a credere che dei tubi, scaldati a cannello e collegati con delle pipe di giunzione a brasatura, sporchi di scorie riuscissero a diventare così belli, lucidi e resistenti. Ho la sua immagine impressa con gli occhialini e il cannello in mano. Quelli sono stati gli anni doro della Sannino, ma oggi direi, con un pizzico di nostalgia, non solo della Sannino, ma della nostra generazione e dellItalia. </span>[/FONT]</p><p>[FONT=Arial, Helvetica, sans-serif]<span style="font-size: 9px">Vorrei ricordare alcuni nomi di corridori legati al marchio Sannino di quegli anni, che hanno contribuito a farlo conoscere ed apprezzare: Santysiak, che proveniva dalla nazionale della Polonia, Stefano Baudino, asso del km. da fermo ed olimpico a Los Angeles. </span>[/FONT]</p><p>[FONT=Arial, Helvetica, sans-serif]<span style="font-size: 9px">Per la Sannino, conseguentemente al calo di interesse per i telai dacciaio saldati a mano, aggravato inoltre da un grave lutto famigliare, iniziò un periodo di crisi che nemmeno la realizzazione di telai di altissima gamma riuscì ad arrestare. Importare telai dalluminio prodotto da altre case e nel contempo continuare con la realizzazione di prodotti di fascia alta, diventava così lunico modo di sopravvivere in un mercato sempre più in competizione.</span>[/FONT]</p><p>[FONT=Arial, Helvetica, sans-serif]<span style="font-size: 9px">Ma le capacità alla fine premiano, così una nota casa tedesca di biciclette, riconosce il valore di un abile artigiano e lo assolda per curare una linea di prodotti al top. Così la biciclette Sannino, ormai fatte in materiali compositi, vengono cavalcate da professionisti al giro dItalia. Un unico rammarico: altro pezzo dellItalia, della cultura tecnica che per poter lavorare bene si debba trasferire allestero. Mi auguro di poter rivedere il marchio Sannino, su una bici interamente progettata e prodotta a Torino, chissà per il momento mi curo e contemplo quella che al tempo ho acquistato da lui.</span></p><p><span style="font-size: 9px"></span></p><p><span style="font-size: 9px"></span>[/FONT]</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="bicibikers, post: 1410448, member: 11069"] avevo già scritto delle cose... copia e incolla, poi per le foto chiedo a marco, mauro (suo padre) non credo sappia usare internet. [FONT=Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=1]La Cicli Sannino nasceva a Torino nel 1978. La società, costituita da quattro amici: Sannino, Sannicandro, Cavallito e Brusaschetto, aveva lo scopo di produrre telai per biciclette da corsa di alta gamma. Ognuno di loro aveva un compito specifico nellazienda, sia come tecnico dofficina, sia come socio finanziatore. Mauro Sannino e Sannicandro erano i tecnici dofficina, anche perché entrambi avevano avuto esperienze artigianali nelle attività precedenti. Mauro era il telaista del gruppo e sicuramente il trascinatore. Io ho incontrato Mauro Sannino e soci alla fine del 1981, avevano il laboratorio artigianale in barriera di Milano, precisamente in Via Nicola Porpora. Era un alloggio adattato alle esigenze, a quel tempo non cerano le normative della 626, allora avevo 12 anni ed ero andato da loro per cambiare la mia prima bici da corsa, una Legnano tubi Falck (orrenda) e farmi acquistare (da mio padre) una più consona per le corse. La società per la quale correvo era sponsorizzata proprio dalla Cicli Sannino, si chiamava G.S. Radio Taxi Cicli Sannino. Mi ricordo che il modello che presi era lentry level della gamma, contraddistinto dal colore rosso corsa che ha sempre caratterizzato la produzione della casa.[/SIZE][/FONT] [FONT=Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=1]Proprio in quellanno, o forse quello successivo la ditta Sannino si trasferiva in Via Montemagno, nei pressi del Motovelodromo di Torino, nella sede di una prestigiosa casa produttrice di componentistica di Torino: la Galli. Limpianto sportivo così vicino, allora funzionante per il settore pista, segnava non poco la storia di questazienda. [IMG]http://www.bicibikers.com/public/news/foto/sannino_01.jpg[/IMG] [/SIZE][/FONT][FONT=Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=1]Nel frattempo la Cicli Sannino forniva biciclette alle nazionali dei paesi dellest europeo dei settori giovanili, facendosi conoscere a livello internazionale ed esportando il prodotto italiano anche negli USA. Linnovazione tecnologica, lambizione dei soci dellazienda, portavano il miglioramento dei prodotti, che da artigianali e grossolani, come dellinizio della produzione, raggiungevano la perfezione. Lofficina aveva una zona espositiva, con i modelli di punta, poi una zona montaggio accessibile al pubblico passando da ripidi gradini, il sabato pomeriggio diventava zona di ritrovo per cicloamatori e ragazzi.[/SIZE][/FONT] [FONT=Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=1]La zona più interessante, a mio modo di vedere, era il retro, ovvero lofficina vera e propria, con le maschere dei telai, le mole, le chiavi, i cannelli, la macchina per sabbiare i telai e tanti, tanti telai appesi al soffitto. Quello era il regno di Mauro Sannino. Era spesso troppo preso sul lavoro per andare nella zona di montaggio e spesso di conversazione (in maniera a volte fastidiosa per chi stava lavorando, anche se oggi, direi in fondo zona di marketing), ma quando cera da prendere le misure per un nuovo telaio per un corridore, cera lui.[/SIZE][/FONT] [FONT=Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=1]Ricordo di aver visto nascere un telaio proprio nella sua officina, e da ragazzino quasi non riuscivo a credere che dei tubi, scaldati a cannello e collegati con delle pipe di giunzione a brasatura, sporchi di scorie riuscissero a diventare così belli, lucidi e resistenti. Ho la sua immagine impressa con gli occhialini e il cannello in mano. Quelli sono stati gli anni doro della Sannino, ma oggi direi, con un pizzico di nostalgia, non solo della Sannino, ma della nostra generazione e dellItalia. [/SIZE][/FONT] [FONT=Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=1]Vorrei ricordare alcuni nomi di corridori legati al marchio Sannino di quegli anni, che hanno contribuito a farlo conoscere ed apprezzare: Santysiak, che proveniva dalla nazionale della Polonia, Stefano Baudino, asso del km. da fermo ed olimpico a Los Angeles. [/SIZE][/FONT] [FONT=Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=1]Per la Sannino, conseguentemente al calo di interesse per i telai dacciaio saldati a mano, aggravato inoltre da un grave lutto famigliare, iniziò un periodo di crisi che nemmeno la realizzazione di telai di altissima gamma riuscì ad arrestare. Importare telai dalluminio prodotto da altre case e nel contempo continuare con la realizzazione di prodotti di fascia alta, diventava così lunico modo di sopravvivere in un mercato sempre più in competizione.[/SIZE][/FONT] [FONT=Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=1]Ma le capacità alla fine premiano, così una nota casa tedesca di biciclette, riconosce il valore di un abile artigiano e lo assolda per curare una linea di prodotti al top. Così la biciclette Sannino, ormai fatte in materiali compositi, vengono cavalcate da professionisti al giro dItalia. Un unico rammarico: altro pezzo dellItalia, della cultura tecnica che per poter lavorare bene si debba trasferire allestero. Mi auguro di poter rivedere il marchio Sannino, su una bici interamente progettata e prodotta a Torino, chissà per il momento mi curo e contemplo quella che al tempo ho acquistato da lui. [/SIZE][/FONT] [/QUOTE]
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