News Bianchi chiede la composizione negoziata della crisi

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Passista
18 Febbraio 2014
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Bianchi, il più antico marchio di biciclette ancora attivo, ha avviato la composizione negoziata della crisi d'impresa. È la procedura prevista dal codice della crisi per le aziende in difficoltà che vogliono trovare un accordo con i creditori. L'istanza di F.I.V. Edoardo Bianchi S.p.A., la società italiana del gruppo, è...
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pietrogrip

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E' l'ennesima conferma della crisi del mercato della bici, non vale solo per bianchi ma e' generalizzato, si ritorna al discorso iniziale prezzi elevati e mancanza di liquidità della clientela ovvero tolti i veri appassionati chi si affaccia al mondo delle bici guarda anche e soprattutto nelle proprie tasche e comprare una bici di medio livello (carbonio, cambio elettro-assistito, ruote in carbonio ect) costa dalle 5k a salire che pesano non poco sull'economia familiare.
 
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bicilook

Ammiraglia
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E' l'ennesima conferma della crisi del mercato della bici, non vale solo per bianchi ma e' generalizzato, si ritorna al discorso iniziale prezzi elevati e mancanza di liquidità della clientela ovvero tolti i veri appassionati chi si affaccia al mondo delle bici guarda anche e soprattutto nelle proprie tasche e comprare una bici di medio livello (carbonio, cambio elettro-assistito, ruote in carbonio ect) costa dalle 5k a salire che pesano non poco sull'economia familiare.
Se mancano i soldi...con l'aumento esponenziale e generalizzato del costo dei beni essenziali, è ovvio che si và a tagliare sul superfluo.
E poi dopo il boom del passaggio rim/disc che praticamente ha fatto cambiare il parco bici da corsa a tutto il mondo...uno la bici se la tiene per un bel po' di anni,e se mancano i soldi,l'acquisto di una bici nuova va in fondo alla lista.
 

trecow

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Mi spiace per Bianchi, è stata la prima bdc acquistata una quindicina d'anni fa, era una bici in alluminio, nera, con le ruote vento e gruppo Campagnolo record. Usata 800 euro, l'ho venduta perchè era di una taglia più grande.

Io credo che il problema sia, per il settore sportivo, soprattutto di prezzo come ha anche detto @pierogrip, tuttavia il mercato bici comprende anche bici da bambino, da passeggio, bmx, da trasporto cargo eccetera. Credo che questi settori siano, soprattutto dai marchi tradizionali, ampiamente sottosviluppati, o meglio, non presidiati. Non svolgono azioni di lobby, magari europee, e di marketing per ampliare davvero quest'uso e questi mercati. Vero che quella fetta di mercato è formata principalmente da chi si compra una bici nella vita e la tiene fino alla tomba, ma è un mercato da ricreare e sviluppare. In Italia, soprattutto nelle città, premendo sulle amministrazioni pubbliche per creare non delle piste ciclabili ad cazzum ma vere e proprie reti ciclabili con servizi annessi (parcheggi.. panchine.. fontane...) quartieri residenziali collegati alle scuole, agli ospedali, ai supermercati, agli uffici comunali eccetera. Fintanto che vendi all'amatore, non solo italiano ma oramai anche mondiale, una ultegra di2 12v a 7.000 euro non è che puoi fare chissà che volumi, margini sì, ma bastano? l'articolo di oggi sembra suggerire che non sia così.

Questo è il mio parere, poi Bianchi ed altri si sono sviluppati in un mondo che oramai non esiste più: erano pochi player, il mercato era prima domestico poi europeo, non esisteva concorrenza americana e cinese, ora in effetti i produttori sono tanti, e la concorrenza è forte. XDS e Pardus nel world Tour ne sono un esempio.
 
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Ser pecora

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Qui interessa poco, ma nel mentre Ghost bike è fallita definitivamente. Parte del gruppo Accell, hanno deciso di chiuderle i battenti e basta. Winora e Haibike (cyclette e ebike) le hanno vendute a dei taiwanesi. Ora restano da piazzare vari altri marchi, tra cui Lapierre.
 

derrick

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Nulla di nuovo purtroppo, non pensavo fosse così la situazione visto che su un giornale locale leggevo che volevano investire per fare un park all'interno dell'azienda stile Vittoria
 

pietrogrip

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Se mancano i soldi...con l'aumento esponenziale e generalizzato del costo dei beni essenziali, è ovvio che si và a tagliare sul superfluo.
E poi dopo il boom del passaggio rim/disc che praticamente ha fatto cambiare il parco bici da corsa a tutto il mondo...uno la bici se la tiene per un bel po' di anni,e se mancano i soldi,l'acquisto di una bici nuova va in fondo alla lista.
esatto e' quello che esponevo precedentemente, sono sincero la mia ultima bici l'ho presa sul mercato dell'usato ho trovato una FOIL come la volevo io, in quel di Torino praticamente nuova pagata un terzo che da nuova (e' vero ho speso 85 euro di Eurostar tra anda e rianda ma ne e' valsa la pena), sinceramente andare a spendere 6/7/8 k x una nuova bici scintillante non me la posso permettere.
 

marco

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Nulla di nuovo purtroppo, non pensavo fosse così la situazione visto che su un giornale locale leggevo che volevano investire per fare un park all'interno dell'azienda stile Vittoria

beh dai, almeno non sarebbe stato sulla A4 a respirare gas di scarico. Vuoi mettere un bike park nella perfetta pianura di Treviglio?
 
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gibo2007

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Mi spiace per Bianchi, è stata la prima bdc acquistata una quindicina d'anni fa, era una bici in alluminio, nera, con le ruote vento e gruppo Campagnolo record. Usata 800 euro, l'ho venduta perchè era di una taglia più grande.

Io credo che il problema sia, per il settore sportivo, soprattutto di prezzo come ha anche detto @pierogrip, tuttavia il mercato bici comprende anche bici da bambino, da passeggio, bmx, da trasporto cargo eccetera. Credo che questi settori siano, soprattutto dai marchi tradizionali, ampiamente sottosviluppati, o meglio, non presidiati. Non svolgono azioni di lobby, magari europee, e di marketing per ampliare davvero quest'uso e questi mercati. Vero che quella fetta di mercato è formata principalmente da chi si compra una bici nella vita e la tiene fino alla tomba, ma è un mercato da ricreare e sviluppare. In Italia, soprattutto nelle città, premendo sulle amministrazioni pubbliche per creare non delle piste ciclabili ad cazzum ma vere e proprie reti ciclabili con servizi annessi (parcheggi.. panchine.. fontane...) quartieri residenziali collegati alle scuole, agli ospedali, ai supermercati, agli uffici comunali eccetera.
È da tutto da fare da 0, e nessuna amministrazione investirà 1 cent a meno che non sia obbligata.
Poi non esiste solo l'Italia in altri paesi queste realtà esistono ma non ci entrano i marchi di bici da corsa penso perché sono mercati a bassissimo valore aggiunto.
 

Ser pecora

Diretur
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Altri che se spariscono non piange nessuno...

In Francia è un marchio a cui tanti sono affezionati (anche se da sempre paga la nomea di bici "da panettiere" perché avevano iniziato con quelle). Tant'è che stanno cercando di fare una cordata di imprenditori per rilevarla.

...che secondo me è la classica cattiva idea, perché al momento il mercato ha proprio bisogno invece di un repulisti. Tanto non vanno da nessuna parte lo stesso.
 

3andrea

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Nulla di nuovo purtroppo, non pensavo fosse così la situazione visto che su un giornale locale leggevo che volevano investire per fare un park all'interno dell'azienda stile Vittoria

tecnicamente la cnc è ben diversa dalla liquidazione giudiziale (o fallimento che dir si voglia)
in teoria, dietro, dovrebbe esserci un progetto di rilancio ben definito e, sempre in teoria, sono convinti di potersi rilanciare...
quindi questa non esclude quello
staremo a vedere
ciao
a
 

danieletesta79

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Che il settore sia in crisi è fuori discussione, credo però che Bianchi stia pagando a caro prezzo una scelta coraggiosa che seppur onorevole ha presentato il conto. Alla faccia di tutti grandi brand che vendono a migliaia di euro i telai prodotti in Cina a 200$ dollari scarsi, aveva riportato la produzione a Treviglio; ovviamente i costi lievitano ma non puoi aumentare più di tanto i prezzi di vendita, anche perché la concorrenza degli altri è forte. Il resto è cosa nota, sono in forte crisi e credo che il prossimo passo sarà la cessione del brand a qualche fondo straniero interessato più al marchio che a Treviglio.
Questa storia non dovrebbe fermarsi ad un blog di ciclismo, dovrebbe rimbalzare su tutti gli organi di informazione per dimostrare a quei cialtroni che in tv raccontano il contrario che gli imprenditori vanno a produrre in oriente per risparmiare! Come italia possiamo investire in tutti i servizi che vuoi, ma se al prezzo di un dipendente in Italia ne pago 4 o 5 in Cina non ci sarà mai competizione.
 

marco

Diretur
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Che il settore sia in crisi è fuori discussione, credo però che Bianchi stia pagando a caro prezzo una scelta coraggiosa che seppur onorevole ha presentato il conto. Alla faccia di tutti grandi brand che vendono a migliaia di euro i telai prodotti in Cina a 200$ dollari scarsi, aveva riportato la produzione a Treviglio; ovviamente i costi lievitano ma non puoi aumentare più di tanto i prezzi di vendita, anche perché la concorrenza degli altri è forte. Il resto è cosa nota, sono in forte crisi e credo che il prossimo passo sarà la cessione del brand a qualche fondo straniero interessato più al marchio che a Treviglio.
Questa storia non dovrebbe fermarsi ad un blog di ciclismo, dovrebbe rimbalzare su tutti gli organi di informazione per dimostrare a quei cialtroni che in tv raccontano il contrario che gli imprenditori vanno a produrre in oriente per risparmiare! Come italia possiamo investire in tutti i servizi che vuoi, ma se al prezzo di un dipendente in Italia ne pago 4 o 5 in Cina non ci sarà mai competizione.

io però non ho mai capito se la "produzione" comprendesse anche l'effettiva produzione del telaio in carbonio o fosse la classica verniciatura + montaggio che permette di apporre l'adesivo "made in italy" (vedere Pinarello).
Dalle foto le uniche cose che si vedono sono catene di montaggio. Felice di essere contraddetto.
 

trecow

Apprendista Passista
25 Maggio 2012
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Trek Domane 5.2
È da tutto da fare da 0, e nessuna amministrazione investirà 1 cent a meno che non sia obbligata.
Poi non esiste solo l'Italia in altri paesi queste realtà esistono ma non ci entrano i marchi di bici da corsa penso perché sono mercati a bassissimo valore aggiunto.

Ti rispondo con una citazione di un articolo di bike italia, e sotto riporto tutto il link se vuoi dare un occhiata; fa delle osservazioni che trovo molo "centrate"

Una via d’uscita esiste​

Servono investimenti costanti nel trasporto pubblico, ciclabili continue, parcheggi per le bici nelle stazioni, incentivi seri per chi va al lavoro pedalando, un trasporto pubblico che si integri con la bici invece di escluderla e un mercato dei taxi aperto alla concorrenza.

Qui potete trovare un piano in 5 punti per alleggerire la pressione dalle tasche dei cittadini italiani quando il prezzo della benzina aumenta: 5 mosse per ridurre il peso della benzina sulle tasche degli italiani.

Non sono soluzioni nuove: altri paesi le hanno costruite in vent’anni, e oggi ne vedono i risultati ogni volta che il prezzo del petrolio sale.

La prossima crisi energetica arriverà, come sono arrivate quelle passate.

La questione è se ci troverà ancora con un’unica opzione, cioè continuare fare il pieno e pagarlo sempre di più.

https://www.bikeitalia.it/2026/10/14/italia-sta-pagando-le-politiche-sbagliate-sulla-mobilita/
 

danieletesta79

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io però non ho mai capito se la "produzione" comprendesse anche l'effettiva produzione del telaio in carbonio o fosse la classica verniciatura + montaggio che permette di apporre l'adesivo "made in italy" (vedere Pinarello).
Dalle foto le uniche cose che si vedono sono catene di montaggio. Felice di essere contraddetto.
Io non sono mai andato a Treviglio, ma googolando la notizia sembrerebbe proprio di si.
 

Alberto1973

Apprendista Velocista
7 Novembre 2023
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Dispiace x Bianchi.
Ma piu' in generale: io ho 53 anni e ricordo che praticamente tutta la vita ho sentito dire "adesso c'e' crisi". Magari non era sempre vero pero' era cio' che si diceva sempre. Eccezione forse gli anni 80 del Craxismo rampante.....?

O sbaglio?
 

gibo2007

Velocista
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Ti rispondo con una citazione di un articolo di bike italia, e sotto riporto tutto il link se vuoi dare un occhiata; fa delle osservazioni che trovo molo "centrate"

Una via d’uscita esiste​

Servono investimenti costanti nel trasporto pubblico, ciclabili continue, parcheggi per le bici nelle stazioni, incentivi seri per chi va al lavoro pedalando, un trasporto pubblico che si integri con la bici invece di escluderla e un mercato dei taxi aperto alla concorrenza.

Qui potete trovare un piano in 5 punti per alleggerire la pressione dalle tasche dei cittadini italiani quando il prezzo della benzina aumenta: 5 mosse per ridurre il peso della benzina sulle tasche degli italiani.

Non sono soluzioni nuove: altri paesi le hanno costruite in vent’anni, e oggi ne vedono i risultati ogni volta che il prezzo del petrolio sale.

La prossima crisi energetica arriverà, come sono arrivate quelle passate.

La questione è se ci troverà ancora con un’unica opzione, cioè continuare fare il pieno e pagarlo sempre di più.

https://www.bikeitalia.it/2026/10/14/italia-sta-pagando-le-politiche-sbagliate-sulla-mobilita/
Quello che viene postato rinforza solo quanto dico.
Se dall'alto non vengono fatti gli investimenti la gente si muoverà solo in auto anche se la benzina costerà 10 euro al litro.