Il ciclismo su strada è uno sport a catena cinetica chiusa, dove il corpo compie gesti ritmici e identici per molto tempo. L’efficienza della pedalata è data dalla giusta tecnica (la famosa “pedalata rotonda”) e da un corretto posizionamento biomeccanico sulla bici. E’ infatti grazie all’ottimizzazione della posizione in sella che il ciclista può sprigionare il massimo potenziale senza incappare in traumi da sovraccarico (i cosiddetti “overuse injuries”, molto diffusi tra gli amatori).

Biomeccanica_1

Ma qual è il metodo corretto per ottenere un posizionamento in sella che sia davvero funzionale e consenta di migliore la performance sui pedali?

Il primo (e più importante) aspetto di un bike fit deve essere la definizione degli obiettivi e del livello di partenza del ciclista. Ciò è possibile solo attraverso un’attenta intervista, dalla quale si può capire chi è il ciclista, cosa fa, cosa desidera e dove vuole arrivare (“non esiste vento a favore per il marinaio che non sa dove andare”, recitava Seneca). In seguito si dovrà effettuare una visita posturale e dei test di flessibilità e forza muscolare (meglio se eseguiti da un fisioterapista), in modo da valutare eventuali scompensi, dismetrie e debolezze che si possono ripresentare sulla bici.

Biomeccanica_2

Il passo successivo è la regolazione delle tacchette: il più importante punto di contatto tra ciclista e bici, poiché è l’unico realmente fisso. Molto spesso i ciclisti posizionano le tacchette “a sentimento” oppure si rivolgono a meccanici che le fissano in base all’esperienza o a dei parametri matematici. La posizione delle tacchette influenza la libertà della caviglia e il comportamento del ginocchio. Delle tacchette troppo avanzate andranno a lavorare sulle dita, diminuendone la flessione e rendendo così meno efficiente il gesto della pedalata mentre troppo arretrate bloccheranno la mobilità della caviglia, comportando delle rotazioni anomale del ginocchio. Le tacchette devono essere posizionate in modo che il perno del pedale si trovi tra la prima e la quinta testa metatarsale del piede, ovvero nel plateau osseo più resistente e che consente di scaricare la maggior forza possibile. E’ inoltre fondamentale valutare anche lo spostamento laterale delle tacchette: in fase di spinta la rotula deve essere allineata al secondo dito del piede. Eventuali disallineamenti provocherebbero una perdita di potenza espressa sui pedali. Infine va controllata anche la rotazione delle tacchette: il piede deve essere posizionato in modo da seguire la sua naturale inclinazione (definita in podologia come “angolo di Fick”). Obbligare il ciclista a pedalare con i piedi dritti è un errore che comporta sovraccarichi al ginocchio.

Biomeccanica_3

Una volta regolate le tacchette si passa alla sella. Per prima cosa si dovrà controllare l’altezza, che è direttamente responsabile di eventuali sovraccarichi al ginocchio. Infatti una sella troppo alta provoca un’estensione elevata dell’articolazione, con possibilità di sviluppo di dolori sulla parte posteriore. Una sella troppo basse provova invece un eccessiva flessione, con schiacciamento delle parti molli della capsula articolare e conseguenti infiammazioni. Per questo si deve controllare l’altezza di sella in due punti: nel momento di massima estensione dell’articolazione (Punto Morto Inferiore) e di massima flessione (Punto Morto Superiore). Gli angoli descritti tra tibia e femore devono ricadere all’interno di precisi angoli definiti scientificamente come sicuri per il lavoro dell’articolazione. Si passa poi all’avanzamento di sella, che ha un’influenza sulla posizione del ginocchio rispetto al perno del pedale. Un ginocchio avanzato permette una leva migliore e quindi consente di esprimere più potenza ma allo stesso tempo sovraccarica l’articolazione. Una sella arretrata riduce la forza di spinta ma scarica il peso che grava su menischi e legamenti. In questo caso la decisione deve essere presa in base alla valutazione fisica del ciclista e ai suoi obiettivi.

Biomeccanica_4

Infine si valuta la posizione del manubrio. In primis l’altezza: questa ha un’influenza sulla distensione della colonna. Infatti un manubrio troppo alto verticalizza la colonna ed è la prima causa di dolori lombari. Un manubrio troppo basso invece crea una compressione del diaframma, con riduzione dell’ossigenazione dei tessuti e quindi diminuzione della prestazione. La distanza sella manubrio invece sposta il peso del ciclista: un manubrio vicino porta a caricare troppo preso sulle mani, con possibilità d’intorpidimento mentre uno troppo lontano distende troppo le braccia e incassa il collo, con conseguente affaticamento e contrattura dei muscoli del collo e delle spalle (il famoso dolore cervicale).

E’ fondamentale anche controllare l’altezza e la posizione delle leve freno, poiché comportano una rotazione anomala del polso. Gli schiacciamenti dei nervi che irradiano la mano possono portare a perdita di sensibilità o a sviluppare vere e proprie nevralgie.

Biomeccanica_5

Viene da sé quindi che il focus primario del biomeccanico non è il rilievo delle misure antopometriche e l’utilizzo di software matematici per il calcolo delle regolazioni, bensì deve essere la valutazione dei range di movimenti delle articolazioni e degli angoli assunti dal corpo durante la pedalata. Il centro di un bike fit è il ciclista e non la sua bici.

Per esperienza personale posso dire che spesso i ciclisti su strada si rivolgono al biomeccanico solo in caso di problemi o dolori. Ogni 10 ciclisti che ho l’opportunità di posizionare in sella, 8 arrivano con problematiche già avviate. E’ in realtà importante sapere che un corretto posizionamento in sella è fondamentale anche quando non ci sono problemi, poiché consente di ottimizzare la posizione, migliorare l’efficienza del gesto atletico e ridurre i sovraccarichi, con conseguente diminuzione delle possibilità d’incappare in dolori e problemi muscolari.

Autore

Omar Gatti: Bike Fit Specialist, responsabile della sezione tecnica del sito Bikeitalia.it e team manager dei corsi di formazione in biomeccanica e bike fit.