[Libro] Il ribelle -12- Questa volta la Lada è nera

[Libro] Il ribelle -12- Questa volta la Lada è nera

08/06/2019
Whatsapp
08/06/2019

 

Questa volta la Lada è nera 

 

Panorama di Kiev 

 

Quando tornai a Kiev dopo la pausa la città era nel bel mezzo dell’autunno. Mattine gelide, nebbia ovunque, castagni che diventano giallo ruggine. La Titan era andata in Crimea per prepararsi ad una gara a tappe, la Sotsindustriya. La stagione era finita per me e non volevo correre, ma non potevo restare a Kiev e non fare niente.  Elizarov mi disse di volare a Simferopoli, unirmi alla squadra e trascorrere le settimane successive pedalando in un clima caldo. 

Andai nei nostri locali di servizio per preparare la bici così da essere trasportata in mattinata all’aeroporto. Feci un mediocre lavoro di impacchettamento della bici e passai un’ora a parlare a vanvera con il meccanico. Decisi di prendere un taxi invece di aspettare un passaggio per l’hotel e, da solo, mi incamminai per strada. 

Gli edifici gettavano lunghe ombre sull’acciottolata Krasnoarmeyskaya. L’aria fresca e umida era piacevole da respirare.  Volevo un gelato Kashtan dal negozio in Via Kreshchatik prima di prendere un taxi. Dieci minuti a piedi. 

Vidi una Volga nera parcheggiata davanti a me, con una porta posteriore aperta.  Un uomo con uno spolverino beige sbottonato stazionava in piedi vicino all’auto, guardandomi. Continuai a camminare, chiedendomi se mi stesse fissando perché non aveva nient’altro da fare o vi era qualcos’altro sotto.  

Quando mi avvicinai, si allontanò dalla macchina e tirò fuori un korochka rosso dalla tasca dello spolverino. Me lo piazzò in faccia e mi chiese: “Nikolai?” 

Guardai il documento: c’era la foto in bianco e nero del tizio a sinistra e l’intestazione del KGB a destra con grado, nome e autorizzazione al porto d’armi sotto. 

Non riuscivo a leggere il cognome, qualcosa di lungo e contorto.  Prima che chiudesse il korochka, memorizzai il suo nome: Bogdan. 

Merda, che succede, che cosa ho combinato?  Feci un rapido inventario mentale delle mie tasche: niente dollari, niente di illegale, quindi cosa vogliono?  

Bogdan fece un cenno con la testa verso il sedile posteriore della Volga e disse: “Sali, dobbiamo parlare.”   

Salii in macchina, lui chiuse la porta, camminò intorno all’auto, salì sul sedile accanto a me e disse al guidatore: “Poekhali.” Andiamo.  

Andammo verso la Kreshchatyk, per la discesa della Vladimirsky, oltre la Piazza Pochtovaya ed arrivammo alle strette strade di Podol 

All’esterno i pedoni in giacche invernali e cappotti sfrecciavano sui marciapiedi.  Non ti insegnano a scuola cosa fare quando il KGB manda un agente con un nome stra-ucraino come Bogdan, in una Volga nera, il motivo solo il cielo lo sa, a prenderti.   Non chiedere dove stai andando, stai calmo. Pazienza e rispetto, dimostraglieli.  

Sei un membro della Komsomol, Nikolai?  chiese Bogdan. 

È di questo che si tratta? Io che mi insinuo nel sistema senza mai essermi iscritto alla Komsomol? Non avete spie della CIA da catturare? 

Diventare membro della Komsomol, o lega Comunista leninista, era una formalità. La maggior parte dei quattordicenni si lasciavano trasportare dalla corrente senza pensarci troppo. Nessuno ti costringeva ad iscriverti, ma stanne fuori e ti saresti preparato per problemi in futuro che non avresti mai pensato di trovarti ad affrontare. Quando fu il mio momento non me ne preoccupai. Noiosi corsi per diventare un membro e, una volta dentro, riunioni dopo la scuola che erano solo una perdita di tempo. Il mio allenamento iniziava un’ora dopo l’ultima lezione a scuola, la Komsomol non si incastrava. 

La prima volta che la Komsomol mi ha dato problemi è stato quando ho fatto domanda all’Università dello Sport di Kiev. Il modulo di domanda chiedeva se fossi un membro. Ero un membro della Titan a quel punto, sapevo che l’Università mi voleva più di quanto io volessi l’Università e ho spuntato la casella sì.  Nessuno fa dei controlli. 

Poi è arrivato il modulo di richiesta del passaporto con decine di domande banali. Uno riguardava di nuovo la Komsomol. Questa volta era un documento importante la cui veridicità era controllata dal KGB.   

Non potevi chiedere un passaporto in URSS e andare dove volevi.  Il KGB controllava gli spostamenti e i passaporti.  Se ne vuoi uno, digli tutto di te.  Hai un motivo per andare all’estero, altrimenti nessun motivo, nessun passaporto.  

La maggior parte delle persone non se ne preoccupava, non che avessero segreti da nascondere, solo non era qualcosa che li riguardasse.  Atleti, artisti, scienziati, questi sono il volto e l’immagine del Popolo, l’Idea, e il Sistema. La minoranza privilegiata, i “golden boys and girls” del Paradiso dei lavoratori. Questi possono avere il passaporto, ma solo dopo aver controllato cosa mangiano, respirano e pensano.  

Bloccato di nuovo, chiesi a Nikolai Rogozyan cosa fare per la Komsomol e lui mi disse di spuntare la casella “Sì”. Se non sei un membro, gli ideali del Partito non ti vanno bene o non combaci con gli ideali del Partito.  In ogni caso, il KGB bloccherà la tua richiesta di passaporto se non sei un membro della Komsomol.   

Lo sistemeremo dopo, disse Rogozyan, quando torneremo a Kiev. Ho spuntato il riquadro e me ne sono dimenticato.  

Non ero un membro, lo dissi a Bogdan.  

“Quindi hai mentito sul modulo di richiesta del passaporto?”  

Gli dissi quanto ero impegnato a scuola e come avessi perso il treno Komsomol e come avrei voluto sistemare la cosa in seguito, ma il ciclismo si era messo in mezzo. 

Sorrideva e si chinava verso il sedile anteriore del passeggero. Prese una valigetta di plastica nera per il manico. Mise la valigetta in grembo e, guardandomi diretto in faccia, mi disse detto: “Dov’è tuo fratello, Nikolai?”  

Non c’entrava la Komsomol. 

“Kamchatka”, ho detto. 

“Alla fine del mondo”, disse e voltò la testa verso di me. “Perché così lontano da casa?”   

“Soldi.  Sta facendo dei bei soldi in Kamchatka.  Lunghe vacanze.  Gli piace stare lì.”   

“Capisco.  Lascia che ti chieda una cosa.  Sei un bugiardo, Nikolai?”   

Da come diceva il mio nome alla fine delle domande, avrebbe potuto essere il mio insegnante di fisica che parlava di un compito consegnato in ritardo.  Le parole uscivano dalle sue labbra con il tono pietoso di una lama della ghigliottina che ti cade sul collo. Ha teso la trappola e mi ha spinto ad entrarci.   

“Non sono un bugiardo.”   

Ha aperto la valigetta e ha tirato fuori una cartellina malridotta e scolorita.  Vi era la mia foto in bianco e nero del passaporto attaccata ad un angolo. Il mio nome scritto a mano in lettere maiuscole era sotto un numero di registro. Ha messo la cartella sopra la valigetta e ha detto: “Chi ha compilato il modulo di richiesta del passaporto?”  

“Io stesso.”  

“Molto bene. Ti ricordi una domanda sulla tua famiglia?”   

“Quale?”   

“Quella in cui ti si chiedeva se qualcuno della tua famiglia è mai stato condannato per un reato penale.”  

“Ero un bambino quando mio fratello è andato in prigione”, ho detto.  “Tanto tempo fa, ha smesso di essere qualcosa di reale per me.”  

“Lascia che ti dica io cosa è reale.  Hai mentito al governo con piena cognizione delle conseguenze. Hai firmato il modulo.  Sapevi di possibili ripercussioni per aver mentito al governo. Hai mentito per avere un passaporto, un documento che diamo a quelli di cui ci fidiamo.  Sai a quanto ammonta la reclusione per questo crimine?”   

Fece una smorfia dicendo: “No?  Penso di no.”  

“Cosa avrei dovuto fare?” Gli chiesi. “Senza passaporto, non posso correre all’estero.  Inutile per la nazionale.”  

“Pensi troppo, Nikolai, e arrivi a conclusioni affrettate. Ipotizzi false conclusioni su cose di cui non sai niente. Pensi che non ti avremmo dato un passaporto perché tuo fratello è stato dentro dieci anni fa?  Non sono affari tuoi, a pensarci bene. Il tuo compito è essere onesto e aperto con noi quando ti chiediamo di essere onesto e aperto con noi. Potremmo o non potremmo tenere conto delle informazioni stesse. Voglio dire, chi se ne frega di quello che ha fatto tuo fratello dieci anni fa, giusto?  È quanto tu sia sincero con noi che vogliamo sapere.  E finora, temo che tu non stia andando molto bene.”   

Sterzammo per Via Vladimirskaya e ci dirigemmo al quartier generale del KGB di Kiev.  È così che ti fanno fuori, un piccolo errore ed è tutto finito, nessuna seconda possibilità.  

A pochi metri dal parcheggio riservato di fronte all’edificio, gli occhi dell’autista rivolti a Bogdan spuntarono nello specchietto. “Prosegui” gli disse facendo cenno con la mano.    

La Porta D’oro era sulla nostra destra quando Bogdan disse: “Hai cercato di defezionare in Francia, vero?”    

Guardai nella sua direzione, le budella che si contorcevano, la gola secca, il cuore che pompava sangue con gettate che si potevano udire dall’esterno. Esci dalla macchina e corri, nasconditi da qualche parte, ovunque, vai sottoterra e aspetta la tempesta sia passata.  E poi?  Per quanto tempo puoi nasconderti?  Quanto lontano puoi correre?  Come diciamo in Unione Sovietica, non si può correre più lontano della Siberia.   

“Perché pensate che avrei voluto defezionare?”  

“L’abbiamo sentito alla radio della BBC.”   

“Cosa?”   

“Lascia che ti legga qualcosa.”  Fece un ghigno e aprì la cartellina che conteneva un fascicolo di fogli consunti battuti a macchina tenuti insieme da una graffetta. In cima vi era la prima pagina del mio modulo di richiesta del passaporto.  Voltò pagina e fissò la pagina successiva scritta a mano con bella grafia.  Scorse il testo impugnando la pagina con una mano. Quando ebbe trovato quello che stava cercando, puntò il suo indice e disse: “Ecco, una descrizione di quello che abbiamo trovato nel tuo borsone in Francia: “…conteneva i seguenti beni: duemilaquattrocento dollari USA; novecento marchi tedeschi; duemilaottocento franchi francesi; un passaporto; una medaglia d’oro, la maglia e l’attestato di campione del mondo; due paia di calze e mutande; uno spazzolino da denti; un quaderno; una penna a biro Bic e una Bibbia in russo stampata a Londra.” Questa, amico mio, sembra una borsa pronta per una fuga.  Che ne dici?”   

Qualcuno mi ha tradito.  Qualcuno ha frugato nella mia borsa, per caso o di proposito, e ha redatto un rapporto.  Ho escluso il mio compagno di stanza a Caen.  Entrambi dalla Titan, eravamo amici intimi, non è possibile che sia stato lui.  La grafia ordinata, il linguaggio asciutto e formale.  Merda, una Bibbia in russo stampata a Londra?  Non è lui, non è il suo stile.   

 

Continua…. 

ww.sportintranslation.com 

 

14
Rispondi

Devi fare il Login per commentare
13 Comment threads
1 Thread replies
0 Followers
 
Most reacted comment
Hottest comment thread
11 Comment authors
BgoliasGamba_triPpilade66 Recent comment authors
  Sottoscriviti  
Più nuovo più vecchio più votato
Notificami
F
Member
Fugu

Sempre una lettura piacevole

giacomoBG
Member
giacomoBG

Concordo!

G.

L
Member
Littlepie

La bici è anarchica per natura, così come i ciclisti. Per forza non vanno a genio ai controllori. Bello, grazie!

gonzacci...cattivo
Member
gonzacci...cattivo

Che suspence… Sempre più intrigante!!👍

clunker
Member
clunker

si ma sono troppo corte 🙂
vabbè la nota positiva è che saranno di più…

fabiopon
Member

Miiiii….e allora??

pilade66
Member
pilade66

Continua continua!

P
Member

Però…! L'inizio era in stile "Educazione siberiana", adesso stiamo virando sulla spy-story: sono curioso di vedere come va a finire, anche da un punto di vista letterario :sbavon:…

Gamba_tri
Member
Pancio

Però…! L'inizio era in stile "Educazione siberiana", adesso stiamo virando sulla spy-story: sono curioso di vedere come va a finire, anche da un punto di vista letterario :sbavon:…
p.s.: ma la Volga era prodotta dalla GAZ di Gorkij, non dalla Lada-Vaz (o sbaglio io?).

Probabilmente hai ragione, il titolo del paragrafo è mio, non esiste nell'originale! Grazie della precisazione! 🙂

Sent from my Moto G (5) Plus using BDC-Forum mobile app

P
Member
Gamba_tri

Probabilmente hai ragione, il titolo del paragrafo è mio, non esiste nell'originale! Grazie della precisazione! 🙂

Sent from my Moto G (5) Plus using BDC-Forum mobile app

o-o

Gamba_tri
Member

Per gli affezzionato, oggi Nikolai risiede a Brisbane, lavora per uno studio di avvocati, ma è sempre un appassionato ciclista. Qui un suo video sull'alimentazione nel ciclismo sovietico, se avete bisogno dei sottotitoli in Italiano li ho inseriti. Buona visione!

golias
Member

Che vita ragass 😯

B
Member
Gamba_tri

Per gli affezzionato, oggi Nikolai risiede a Brisbane, lavora per uno studio di avvocati, ma è sempre un appassionato ciclista. Qui un suo video sull'alimentazione nel ciclismo sovietico, se avete bisogno dei sottotitoli in Italiano li ho inseriti. Buona visione!
https://www.sportintranslation.com/…-works/il-cibo-segreto-del-ciclismo-sovietico

non so il perchè, ma io vado più forte se la sera prima mi diverto con l'altra patata.

fabiopon
Member
Gamba_tri

Per gli affezzionato, oggi Nikolai risiede a Brisbane, lavora per uno studio di avvocati, ma è sempre un appassionato ciclista. Qui un suo video sull'alimentazione nel ciclismo sovietico, se avete bisogno dei sottotitoli in Italiano li ho inseriti. Buona visione!
https://www.sportintranslation.com/…-works/il-cibo-segreto-del-ciclismo-sovietico

Se non hai di meglio può anche andare bene, bisogna tener presente però che 100gr. (non una patata sola) di patate bollite danno 86 kcal. Un gel ne da mediamente un centinaio.
Ovviamente diverso è il discorso più naturale – meno naturale…