[Libro] Il ribelle -13- Il KGB ti osserva

[Libro] Il ribelle -13- Il KGB ti osserva

17/06/2019
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17/06/2019

 

Il KGB ti osserva 

 

 

 

“Poi c’è questo.”  Bodgan aggiunse e girò pagina.    “Sì, qui: La sera prima della gara su strada, durante la riunione di squadra, Nikolai ha chiesto di essere cancellato dalla lista dei partenti adducendo stanchezza.   Il giorno dopo, mentre la squadra partecipava all’ultimo evento previsto del campionato, all’incirca all’una, Nikolai ha lasciato l’hotel in bicicletta.  Non indossava la divisa da ciclista.  Chiaramente, non era un’uscita di allenamento.  Indossava la tuta della nazionale e  scarpe da ginnastica della Adidas.  Trasportava il suddetto borsone sulla schiena.? Interessante.  Dai una scusa del cazzo per saltare la corsa, porti con te una mazzetta di contanti e un passaporto, salti su una bici e pedali sotto il sole cocente.  Se non era una fuga, allora voglio sapere cos’era.”   

“Shopping”, ho detto.  

“Lo immaginavo.  Con circa tremila dollari in valuta americana.  Cos’hai comprato, un orologio svizzero?”   

“Non ho comprato niente.  Ho cambiato idea e sono tornato in albergo.”   

“Hai cambiato idea.  Perché?”   

“Non mi andava più di fare shopping una volta arrivato in città.”   

“Non sto parlando dello shopping.  Perché hai cambiato idea?”   

Mi ammutolii e proseguimmo in silenzio per mezzo minuto.  

“Lasciate che ti ricordi quanto profondo è la fossa dove ti sei cacciato”, disse Bogdan.  “Primo, sei accusato di avere rilasciato doppia falsa testimonianza quando hai richiesto il passaporto.  Secondo, abbiamo le prove che hai cercato di defezionare in Francia.   Un atto di alto tradimento, in altre parole.  Terzo, sei stato trovato in possesso di una valuta estera, un ammontare notevole devo aggiungere, il che è illegale e reato da perseguirsi penalmente.  Quest’ultimo comporta un’altra accusa.  Guardando in prospettiva, un crimine porta ad un altro poiché, in ogni caso, con i soldi che avevi nella borsa hai passato il confine.  Probabilmente più di una volta.  Sai come si chiama, vero?”   

Sì, dimmi.   

“Contrabbando. Hai mai sentito parlare di Yan Rokotov?”   

“No.”  

“È stato condannato a morte per possesso illegale di valuta estera.  Articolo 25 del Codice Penale.  Dovresti familiarizzare con quel libro invece di sprecare il tuo tempo a leggere la Bibbia. Dove tu abbia preso la Bibbia sarà argomento di un’altra conversazione.  Per ora, se fossi in te, parlerei di cosa ti ha fatto decidere per la tua defezione, dove hai preso la valuta e come l’hai contrabbandata dentro e fuori dal paese.  Ti ascolto.”   

Guardai fuori dal finestrino e dissi: “Non volevo disertare.  Sono andato a fare shopping.  Il mio passaporto rimaneva sempre in quella borsa perché avrebbe potuto andare perso nella stanza d’albergo.  La maglia e la medaglia erano nella borsa dal giorno della gara.  Ho afferrato la borsa, sono saltato sulla bici e sono andato a fare shopping.”   

“Plausibile”, disse Bogdan,” ma non mi convince.  Continua.  Non vedo l’ora di sentire di come hai trovato un pacchetto di contanti, in tre diverse denominazioni, sul lato della strada.”   

Ignorai la battuta e mi presi una pausa di due secondi per trovare qualcosa di credibile da dire sui soldi: un misto di verità e finzione.   

“I franchi e i marchi tedeschi sono miei.  Ho venduto alcuni pezzi di ricambio che non mi servivano più.   Alcuni hanno pagato in franchi, e uno o due, i tedeschi, hanno pagato in marchi tedeschi.  I dollari, ho vinto una scommessa.”   

“Hai vinto cosa?”   

“Una scommessa.  Il giorno prima della gara, Borysewicz si è seduto accanto a me nell’atrio…”   

“Stop”, Bogdan alzò la mano sinistra come se lo stessi aggredendo.  “Chi è Borysewicz?”   

“Il direttore sportivo degli Americani.  È polacco, parla bene il russo. Ho sentito che è rimasto negli Stati Uniti dopo le Olimpiadi di Montreal.  Allena la squadra degli Stati Uniti.  Detto questo, si è seduto vicino a me nell’atrio.  Stavo sfogliando delle riviste su un divano e abbiamo iniziato a parlare, a fare domande…”   

“Che tipo di domande?”   

“Sull’allenamento. Cosa facciamo o non facciamo per il quartetto a cronometro ai mondiali”   

“Cosa gli hai detto?”  

“Gli ho detto come ci alleniamo.  È un segreto?”   

“Continua.”   

“Ha detto che la sua squadra ci avrebbe presi a calci in culo, non importa quanto fossimo preparati.  Era sicuro che avremmo perso.  L’ho apostrofato dandogli dell’idiota e dilettante.  Gli dissi che gli Americani non hanno talento e dovrebbero limitarsi al baseball, non praticare ciclismo.  In quel momento ha scommesso cinquemila dollari che i suoi ci avrebbero distrutto nella cronosquadre.”   

Smisi di parlare per verificare l’effetto della storia.  Mi fu d’aiuto che alcune cose fossero vere.  Ho parlato con Borysewicz quel pomeriggio, ma non ha mai fatto una scommessa.   Dopo avere  sentito la mia opinione su di lui e la sua squadra, si è alzato e se ne è andato.   

“Quindi avete vinto la gara e lui ti ha pagato cinquemila dollari?”   

“No, ha pagato solo 2400 e ha detto che pagherà il resto quando mi vedrà la prossima volta ad una gara da qualche parte.”   

“Cosa ne hai fatto dei soldi?”   

Niente.  Erano nella mia stanza d’hotel avvolti in un vecchio impermeabile e nascosti in un armadio.  Diglielo e confessi il contrabbando e il possesso illegale di valuta estera.  Se non è abbastanza per affrontare il plotone d’esecuzione, è abbastanza per passare anni in un campo di lavoro.   

Andiamo oltre.  “Ho aperto un conto in banca a Caen”, dissi.  “I soldi sono in banca.”   

“Quale?” chiese.   

Ho guardato e studiato decine di foto del Tour de France su L’Équipe perchè si poteva comprare in URSS.  Conoscevo gli sponsor dei professionisti e il Crédit Lyonnais era uno di loro.   

“Crédit Lyonnais”, risposi.   

Eravamo di nuovo a un isolato dal quartier generale.  Eravamo seduti in silenzio, il rumore delle gomme che sfregavano sui ciottoli della strada.   

Bogdan buttò la cartella nella valigetta, la chiuse e disse: “Adesso hai un conto in una banca francese.  Nel momento in cui metterai piede sul suolo occidentale avrai accesso a una considerevole quantità di denaro, se sceglierai di disertare.  Oppure, continuerai ad andare avanti così per un po’ e lo rimpinguerai ogni volta che viaggerai all’estero finché non avrai più nulla da guadagnare dal nostro Paese.  E poi defezionerai. Mungerai la tua madrepatria il più a lungo possibile e quindi correrai via.  È il tuo piano.”   

Accostammo all’entrata del quartier generale.  Bogdan aprì la porta, uscì sul marciapiede e richiuse la porta dietro di lui.   

“Scendi dalla macchina, ragazzo.”, disse l’autista.   

Una folata di vento fresco e gelido mi colpì al petto appena uscito.  La camicia, sotto la giacca di pelle, sulla schiena si era attaccata alla pelle.  Di tutte le parole russe, una che non volevo sentire in questo momento era la temuta poshli, andiamo.  Migliaia di uomini e donne in questo paese hanno sentito questa parola uscire dalla bocca degli agenti del KGB.  L’epigrafe per l’inferno sulla terra: il gulag.   

L’autista della Volga si accese una sigaretta e abbassò il finestrino.   

“Vieni qui”, disse Bogdan.   

Come un alunno di quarta elementare sorpreso dal preside sul punto di rompere una finestra della scuola, mi avvicinai a passi brevi.   

Ora,“ mi disse e ripose le mani nelle tasche dei pantaloni, “sono incline a lasciarti perdere per un po’. Non che io abbia creduto molto a quello che mi hai detto, ma lascerò che tutto questo si sedimenti.  Ci faremo sentire.”   

Si girò, aprì la porta anteriore della Volga e si sedette.  Prima di richiudere la porta, mi guardò dall’interno della macchina e disse: “Non fare menzione di questa conversazione con nessuno.”   

Rimasi fermo su un marciapiede finché la Volga nera sparì dalla mia vista.  L’aria era satura di pioggerellina, la luce del giorno attenuata ad una tonalità grigio-cemento.  Con il quartier generale del Komitet alle mie spalle, attraversai la strada senza volgere lo sguardo all’edificio.  Appena fui sull’altro lato, girai l’angolo in Via Reitarskaya.  Un taxi procedeva nella mia direzione con la luce verde accesa, era libero, mi rizzai su di un piede per fargli cenno di accostare. La macchina sterzò e si fermò vicino a me.   

“Il centro sportivo di Lesnoye”, dissi al tassista aprendo la porta.   

“È fuori città”, mi disse.   

“Sì, lo so.”    

“Quanto?” disse, le sue dita battevano sul volante.   

“Venticinque”, risposi.  Anche la metà sarebbe stato un buon affare per lui.   

“Andata.”  

 

Continua…. 

 

www.sportintranslation.com 

 

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maci68
Member
maci68

Finalmente!

O
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okrim01

Ci hai fatto penare questo w.e.!!!!!

Pancio
Member
Pancio

Scommesse per scommesse… apriamo anche noi: perché lo ha lasciato andare?
a) è un buono per natura: lo perdona (quoto 1/100)
b) è un sadico: voleva solo divertirsi a spaventarlo (1/95)
c) è un diabolico: vuole seguirlo per scoprire un giro di pesci più grossi (1/2)
d) è un furbo: vuole una partecipazione agli utili (1/0,001)
…vediamo chi vince…

A
Member
aetius

pubblicare lo devi pubblicare!!

A
Member
aetius

come libro intendo!

lucamox
Member
lucamox

scusate ma non ce l’ho fatta, me lo sono letto in inglese…

fabiopon
Member

Io mi sarei buttato a terra subito implorando perdono [emoji1]

D
Member
Daniele010370

Lancio una PETIZIONE per una PUNTATA DOPPIA !!!….si può ???

L
Member
Littlepie

Bello!!! Grazie 🙂

Scaldamozzi ogni tanto
Member

Continuavo a guardare il sito per leggere la nuova puntata.
Pubblicalo il prima possibile.

Maxfire
Member

L idea di vivere in uno stato di polizia e angosciante e nello stesso tempo ci deve dare soll

clunker
Member
clunker

mi ero ripromesso di non scrivere per non dire sempre le stesse cose… ma alla quarta o quinta lettura non ci sono riuscito: bellissimo, come sempre.

pierluigi
Member

L'avevo un po snobbata all'inizio, poi ho iniziato a leggerla.
Dal primo al tredicesimo d'un fiato!!!!!
Bellissimo, Grazie