[Libro] Il ribelle -15- Hinault e Lemond, il sogno sta per avverarsi…

[Libro] Il ribelle -15- Hinault e Lemond, il sogno sta per avverarsi…

01/07/2019
Whatsapp
01/07/2019

 

Hinault e Lemond, il sogno sta per avverarsi… 

 

 

Nel 1985 cadde il quarantesimo anniversario della vittoria nella seconda guerra mondiale sulla Germania nazista.  Per la prima e l’unica volta della sua storia la Corsa della Pace sarebbe partita da Mosca.  Simbolicamente, e di proposito, la gara sarebbe finita a Berlino.   Era una sceneggiatura scritta per la squadra sovietica che avrebbe distrutto i tedeschi. Maggio 1945, la versione ciclistica.    

Sulla carta eravamo amici dei tedeschi.  Alleati del Patto di Varsavia, compagni comunisti e tutto quello che ne consegue.  In pratica, nessun nemico era più odiato da noi dei fascisti.  L’odio per i tedeschi era, ed è ancora, profondo nella psiche russa.  Quello che ci hanno fatto in guerra, nessuno lo dimenticherà mai.    Cresci imparando che vi sono dei mostri ad ovest del nostro confine.  Bestie che ci hanno attaccato senza preavviso nel 1941 e ucciso trenta milioni dei nostri uomini e donne.  Sorridiamo e ci diamo pacche sulle spalle a vicenda ora, senza rancore, a parte ordinarci di inseguirli.  Ci ordinano di dare loro un’altra lezione e di ricordargli di non venire qui se non in pace.  Chiamala Corsa della Pace.  Lascia che ci credano.  

Kapitonov, per quella occasione, dovette costruire una squadra di ferro. Inserirono anche una crono-squadre a Mosca per assicurare la classifica a squadre all’URSS fin dalla prima tappa.  All’inizio della stagione mi dissero di tenermi fuori dalla lotta tra cani per la Corsa della Pace. Troppo giovane ed inesperto, non avrei avuto alcuna possibilità di essere selezionato. Mi concentrai, invece, ancora una volta, sulla crono-squadre.   

Chi era in lizza per la Corsa della Pace sarebbe andato a una serie di gare in Germania e Olanda.  Ho visto il mio nome sulla lista di chi sarebbe andato in Germania.  Tre giorni prima della partenza mi dissero che non sarei rimasto a casa.  Andarono in Germania e quindi in Inghilterra per la Milk Race senza di me.  Le prime due le ho mancate, ho pensato: va bene, non sono al mio massimo.  Il protocollo standard era di far maturare i giovani attraverso un programma di corse a tappe.  Nessuno mi spiegò perché ero stato escluso, quindi mi dissero di non preoccuparmi per i mondiali. Calmati, è solo la tua prima stagione ai massimi livelli, quello che mi dissero.  

A metà estate arrivò un invito dalla Coors Classic, America.  I pezzi grossi erano impegnati a prepararsi per i mondiali in Italia e rimasero in Lituania ad allenarsi.  “Fai bagagli e preparati a gareggiare contro Bernard Hinault e Greg Lemond”, mi dissero, “che andrai negli Stati Uniti”.  

La sera prima di partire, il presidente della Titan mi disse che mi avevano scambiato con un altro all’ultimo minuto.  Qualcosa non andava.  Chiamai Zyama, il nostro collegamento militare tra la Titan e l’esercito, per scoprire cosa stesse succedendo.   

“Il tuo passaporto è sospeso”, mi disse.  “Non lo hai saputo da me, capito?  Ma ho fatto delle ricerche, ho chiesto a dei contatti al dipartimento dei servizi segreti e ho saputo, beh… sei fottuto.  Hanno qualcosa su di te, non so cosa, ma sei fottuto.”  

Non andare alla Coors Classic mi ha fatto perdere la voglia di correre.  Tutta questa storia del ciclismo, falla finita e vattene sbattendo la porta.  È iniziato tutto andando in giro per Kiev con Bodgan e ora questo.  

Tutto bloccato. In gabbia.  

Se vuoi uscirne, continua a bussare alle pareti.   Potresti trovare un buco dove passare. 

In aprile, dopo la corsa a tappe di Sochi, volammo a Mosca per le prove della Corsa della Pace.  Le autorità avevano chiuso parti della città come se si trattasse della vera Corsa della Pace e noi ne avremmo corso in anteprima tutte le tappe. 

Viktor Kapitonov aveva già scelto la squadra a Sochi, ma si era riservato di apportare modifiche. Uno o due candidati che speravano ancora di farcela ebbero un’ultima possibilità di dimostrare che meritavano un posto nella squadra per la Corsa della Pace.  

Ad eccezione dei corridori selezionati, tutti i membri della squadra nazionale gareggiavano per le loro squadre societarie. Per me era la Titan.  Uno dei nostri ragazzi, Sergei Gavrilko, una eterna promessa per la Corsa della Pace, aveva la possibilità di essere selezionato in extremis. 

Sergei Gavrilko era uno dei migliori del Paese per le corse  a tappe, ma aveva fallito anno dopo anno di far parte della squadra per la Corsa della Pace. Gli piaceva correre la sua corsa e non si preoccupava degli ordini di squadra.  Il suo atteggiamento da attaccante, e il suo carattere che non sia arrendeva mai, gli fecero guadagnare rispetto, ma il solo rispetto non poteva comprargli un biglietto per la Corsa della Pace. Ne avrebbe avuto per tutti, se solo qualcuno si fosse lamentato delle sue intemperanze in gara. La sua tattica non permetteva a Kapitonov di fidarsi di lui, uno che ballava da solo, per vincere la Corsa della Pace: un buon corridore con probabilità di farcela prossime allo zero.  

Non che fosse egoista o avido.  A volte, la voglia di fare la sua gara era più forte del piano di gara di squadra.  Nessuno sapeva quando avrebbe avuto uno di questi giorni.  

A Mosca il mio lavoro sarebbe stato tenere d’occhio le fughe e tamponare tutte quelle dove non c’era dentro Sergei Gavrilko. Chiamai Anton dall’Hotel Krylatskoye non appena feci il check-in.  Dopo aver conseguito la laurea in scienze due mesi prima era in città.  È ora di beccarci dopo il nostro viaggio a Sochi di otto mesi fa.  

Il telefono squillò in una marea di drin prima che il Pronto familiare borbottasse all’altro capo della linea.  Raffigurandomi Leonid Brezhnev, il fu dittatore sovietico sotto cui siamo cresciuti, gli dissi: È una flotta di torpediniere?   

Forse, rispose stando al gioco.  Non ne ho idea.   

Voglio parlare con il Maresciallo Ustinov, proseguii. Ustinov, ministro della difesa e amico di Brezhnev erano morti.  Abbiamo riso.  Ridevamo sempre dei nostri stupidi scherzi.    

Non sei a Mosca, vero? disse.  

Gli dissi che ero in città e avremmo potuto vederci questo pomeriggio, dopo aver completato alcuni giri di perlustrazione del circuito di Krylatskoye. 

Cinque anni prima, allora eravamo due ragazzini di quattordici e sedici anni, avevano guardato la gara su strada delle Olimpiadi di Mosca a casa di mia sorella. Era l’unica persona che conoscevamo che possedesse un televisore a colori. Ci avrebbe lasciato guardare la diretta, se avessimo promesso di non svegliare il figlio appena nato.  

Quello che è successo quel giorno sulla strada fa ora parte della leggenda del ciclismo su strada dell’era sovietica: Sergei Soukhoruchenkov distrusse il gruppo e conseguì una vittoria epica.  

Ho sentito commenti su quanto fosse senza senso il circuito.  Costruito da un’ingegnera femminista, il suo scopo era quello di affliggere gli uomini il più possibile. Nel corso degli anni ha assunto uno status mitico perché nessun ciclista di alto livello vi ha più corso dalla fine dei Giochi.  Tutti avevano sentito che il circuito fosse senza senso, ma quanto male facesse, nessuno lo sapeva.  

Ho messo le ruote da gara e sono andato a farci un giro.  Avevano tenuto il circuito chiuso al traffico per anni.  Un sottile strato di polvere e sabbia copriva la sua superficie.  Sono scivolato in una curva, ma sono rimasto in piedi.  Mi sono fermato e ho sgonfiato un po’ le gomme e ho continuato la mia ricognizione.  

Hanno costruito questa strada con in mente una rissa.  Tu contro tutti gli altri.  Tu contro la strada. Se avesse piovuto, come poi effettivamente accade, sarebbe diventata una pista di pattinaggio.  Sarebbe stato un buon risultato anche solo arrivare al traguardo tutto intero. 

 

 

2
Rispondi

Devi fare il Login per commentare
2 Comment threads
0 Thread replies
0 Followers
 
Most reacted comment
Hottest comment thread
2 Comment authors
LA Recent comment authors
  Sottoscriviti  
Più nuovo più vecchio più votato
Notificami
aetius
Member
aetius

suspense…

Littlepie
Member
Littlepie

Dai, ci prepariamo per la corsa. Grazie 🙂