[Libro] Il ribelle -19- All’aeroporto, grazie!

[Libro] Il ribelle -19- All’aeroporto, grazie!

30/07/2019
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30/07/2019

 

 

All’aeroporto, grazie! 

 

 

Tallinn, allora parte dell’Unione Sovietica, foto Di Diego Delso, CC BY-SA 3. 

 

 

Borsa chiusa e tracolla sulla spalla, ho sbattuto la porta, sono uscito dalla mia stanza e mi sono diretto verso Via Krasnoarmeyskaya per prendere un taxi, direzione aeroporto Ne vidi uno, proveniva da piazza Lev Tolstoj, sobbalzava sul ciottolato, una corsetta e raggiunsi il marciapiede giusto in tempo per chiamarlo 

Aeroporto, la mia richiesta all’autista appena aperta la porta del passeggero.   

Quale?disse attraverso una nuvola di fumo che gli usciva dal naso.  Indossava una giacca di pelle e stava fumando una Belomorkanal senza filtro.   

Borispol, gli dissi 

Venticinque rubli, disse aspirando nei suoi polmoni  dalla Belomorkanal ancor più tossine.  

È una corsa da dieci rubli.  

Dillo a Gorbaciov 

Aprii il portellone, buttai dentro il borsone, lo chiusi e mi accomodai nel sedile anteriore 

Il fumo di sigaretta non mi dava fastidio, ma solo se non era di Belomor.   Puzza di urina stantia mischiata a muffa e gomma bruciata.   Venticinque copechi a pacchetto.  Una delle sigarette più economiche del Paese, la preferita dai fumatori incalliti e di marijuana.  

Svuota una Belomor del suo tabacco, sostituiscilo con l’erba ed ecco il tuo spinello.  E sembra una sigaretta.  Siediti su una panchina del parco con la tua Belomor in bocca e tutto sembra legale a chiunque non conosca l’odore della marijuana.  

Fumare erba era un reato in URSS.  Se volevi giocare a poker con la tua libertà bastava caricare una Belomor con l’erba e fumarla all’aperto.  

Belomor era più di una marca di sigarette in Unione Sovietica.  La sua immagine era radicata nei gulag, nell’era dell’industrializzazione, lo stalinismo e le sue vittime che sono morte nei campi di lavoro.  Mandammo migliaia di morti a costruire un canale dall’oceano Artico al Baltico e marchiammo delle sigarette per ricordarne il progetto.  

Dove vai? il tassista mi disse nel momento in cui inseriva la prima.  

Non lo so 

Scappi da qualcuno?  

Sì, KGB.  

Ah.   Sai cosa dicono sul fatto di scappare dal KGB?   

Sì.  

Lo ignorò e disse: “Non puoi correre più lontano della Siberia.”  Ridacchiò e mi guardò.  

“Certo’“, dissi.  “Tutti scappano in Siberia.  È per quello che ti prendono.  Sanno dove cercare.  Andare ad est è un vicolo cieco.”  

“Ah, sì?  E qual è l’altra opzione?”  

“Vai a ovest.”  

“Ovest dove?”  

“É quello che sto cercando di capire.” 

Il terminal di Borispol era pieno di viaggiatori, sparsi ovunque come prataioli dopo una pioggia estiva.  Mi indirizzai al più vicino pannello delle informazioni respirando un misto di speck, uova sode e crauti.  La gente mangiava su giornali sparsi sul pavimento a far da tovaglia 

Il primo volo per Mineralnye Vody, se il tabellone funzionava, sarebbe partito tra due ore.  Guardai la fila più corta davanti a una delle biglietterie, stimai non più di trenta minuti di attesa 

Per ammazzare il tempo, calcolai quanto tempo un sovok medio passasse in coda.  Almeno un’ora al giorno.  Sono trecentosessantacinque ore all’anno.  In sessant’anni, sono quasi ventiduemila ore.  Dividilo per ventiquattro.  Diciamo 24.000 diviso 24.  Sono mille giorni o trentatré mesi.  Due anni e nove mesi in fila.  Per la maggior parte delle persone sarà il doppio.   

Resta qui e passerai tre anni della tua vita in fila.  

“Un biglietto per Mineralnye Vody”, dissi ad una bionda dietro il bancone quando fu il mio turno.  Raggrinzì le sue labbra color ciliegia in una forma a bacio, mi squadrò e disse: “É pieno”. 

Gli aerei dell’Aeroflot non sono mai pieni.  Lo sapevo perché in precedenza la squadra mi aveva trovato dei voli all’ultimo minuto.  Ogni volo riserva una mezza dozzina di posti in caso qualcuno di importante si faccia vivo.  

Tutti sono in vendita e prendono mazzette: contanti, regali, favori, qualsiasi cosa.  Trova il prezzo giusto, ma fai un passo falso e sarai incriminato per aver offerto una tangente, ti spediranno a spalare neve in Siberia.  

Offrire soldi alla regina dei biglietti sarebbe stato troppo pericoloso.  Avevo in tasca il Maestro dello Sport dell’URSS, una carta d’identità nazionale per professioni.  Lo Stato dava la carta agli atleti élite che si erano distinti sulla scena internazionale.  Sembrava una korochka del KGB. Avreste potuto esibirla con un gesto rapido senza mostrare realmente cosa fosse e bleffando un poco. Sulla sua copertina rossa aveva scritto “URSS” e “Internazionale” in oro. Nascondi le prime due parole con le dita e la gente potrebbe pensare che tu abbia a che fare con il Kontora 

Tutti sapevano che i documenti del KGB erano piccoli e rossi.  Solo pochi li hanno visti nella realtà perché quando ne vedevi uno, non avevi la possibilità di dire in giro come fosse.  E anche se lo avessi fatto, non avresti potuto parlare a lungo dopo che avevi avuto una chiacchierata con loro.  

Ho tirato fuori la mia korochka rossa dalla giacca di jeans e ho guardato in viso la bionda.  

“Ho una faccenda urgente da sbrigare stasera a Nalchik”, le dissi.  “Mi serve un posto sul prossimo volo per Minvody.”  

Trattenne il respiro per un attimo e mi squadrò nuovamente.  Gli indizi sul mio status erano in bella vista per chiunque avesse una mente fresca e sobria per vederli: la mia età, una collana d’oro, un orologio giapponese, occhiali da sole Ray-Ban appollaiati in testa e abbronzatura dorata.  

Le fu necessario un solo secondo per fare due più due e ricominciare a respirare.   Per la prima volta sorrise: “Posso vederlo?  Dobbiamo assicurarci che tu sia veramente chi dici di essere.”  

Le consegnai il documento.  Lo aprì, diede un’occhiata e mi disse: “Uno sportivo.”  La sua camicetta blu-marina della Aeroflot pulsava all’altezza del cuore.  

“Che sport fai, Nikolai?”  

“Ciclismo su strada”  

Mi diede fastidio che si fosse annotata il mio nome e ora mi ero pentito della mia sbruffonata.  

 “Cerco di arrivare a Nalchik perché ho una gara domani.  La squadra è già partita. Ho perso il volo”.  

Mi trapassò con gli occhi di grafite e mi disse: “Non ho visto nessuna squadra di ciclismo volare da nessuna parte questa settimana.  Il prossimo aereo per Minvody è pieno.  A meno che tu non voglia volare altrove, devi farti da parte.  Ho altri passeggeri da servire”.  

“Allora volerò a Tallinn”.  Avevo visto un volo Tallinn sul tabellone vicino al volo per Minvody.   “Volerò fino a Tallinn”.  

Tirai fuori due biglietti da 25 rubli dal portafogli per dimostrate che non stavo scherzando.  

“Che fine ha fatto la gara a Nalchik?” 

“Ne farò un’altra a Tallinn. Chi se ne frega di dove corro finché vinco, giusto?”  

“Sei un maestro dello sport. Sai quello cosa stai facendo.  Mi serve il tuo passaporto interno.”  

 

Continua…. 

www.sportintranslation.com 

 

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pilade66
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pilade66

Stupendo.grazie

L
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Littlepie

Bella puntata olfattiva. Grazie e alla prossima 🙂

J
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Certo che a Nicolai non ne va mai una per il verso giusto…

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