[Libro] Il ribelle -9- Il quartetto a cronometro

[Libro] Il ribelle -9- Il quartetto a cronometro

18/05/2019
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18/05/2019

 

Il quartetto a cronometro

 

Entro la fine della stagione, ero stabilmente in squadra ed ero in camera con un ragazzo che amava gli AC/DC tanto quanto me. 

Il capo della Titan, Yuri Elizarov, era un uomo alto e robusto, con un viso caratteristico, molto grande e le sopracciglia a cespuglio. Non avresti voluto contraddirlo. Mi sono scottato più di una volta cercando di fregarlo mentre cresceva la nostra, tumultuosa, relazione. Era da stupidi prenderlo in giro e mettere alla prova la sua pazienza perché ne aveva poca. In ritardo per un allenamento o la colazione e ti avrebbe rispedito a casa se di cattivo umore. Nessuna offesa era di poco conto. Fai quello che ti diciamo o vattene. Yuri Elizarov non concedeva una seconda possibilità. 

Da ex alpinista, è stato il pioniere dell’allenamento strutturato in altura nel ciclismo sovietico. Credeva che la somma dei piccoli vantaggi, per quanto dettagli minuscoli, fosse la chiave dei successi in gara. Gestiva la Titan con un pugno di ferro in stile dittatoriale e non aveva paura del potere a capo dello sport sopra di lui. Pur non avendo amici nel ciclismo mise a tacere l’establishment con i suoi metodi di allenamento. 

La Titan vinse cinque maglie iridate e una medaglia d’oro olimpica nei dieci anni prima che chiudesse nel 1992. Il progetto di Elizarov terminò con la medaglia d’oro di Viktor Rzhaksynskyi nel 1991 nella prova su strada. Un corridore della Titan fu l’ultimo a vincere la maglia iridata per l’Unione Sovietica. 

Per alcuni Yuri Elizarov era un sognatore eccentrico, per altri un pazzo. Quando mi disse che sarei stato pronto per la mia prima Cento chilometri a squadre entro la fine della stagione pensai che fosse pazzo. 

La classica cronosquadre di quattro componenti era l’apice del ciclismo. È una gara tecnica, complessa. Per fare risultato, tutti e quattro i corridori debbono avere una prestazione senza sbavature, è quello che la rende diversa dalle altre gare.  

È un errore paragonare una cronosquadre ad una crono individuale, l’unica cosa che hanno in comune è che si corre contro il tempo. Le dinamiche e il tipo di corridori adatti a queste gare non sono gli stessi. 

La corsa è uno sforzo di due ore ad un ritmo irregolare. In testa apri l’acceleratore quasi a pieno gas per mezzo minuto, quindi ti fai dare il cambio, stai a ruota e ti riposi per novanta secondi. Ripeti, avanti così per due ore. 

Gli errori, anche piccoli, ti costeranno. Impiega più tempo del dovuto per metterti a ruota dopo che hai tirato e avrai meno tempo per il recupero. Ha mancato l’ultima ruota e hai dovuto chiudere il buco per farti sotto? Lo pagherai. Continua a fare scattini e ti distruggerai. 

I corridori che potevano rialzare il passo se calava anche di pochissimo senza fare del male ai compagni erano rari. Era necessario un motore incredibile e un acuto senso della velocità per farlo. Se trovi questo tipo di corridore, lo custodisci come una reliquia. Avere o non avere un componente come quello, per una squadra di livello mondiale faceva la differenza tra l’essere competitiva o fallire. Se presente doveva essere al massimo il giorno della gara perché la squadra raggiungesse il risultato previsto. Avere quattro corridori al massimo della forma lo stesso giorno era l’aspetto della Cento chilometri che più impensieriva ogni direttore tecnico. 

Era cosa comune che almeno un ragazzo saltasse. I direttori tecnici esperti sapevano che dovevano aspettarsi che qualcuno saltasse nell’ultimo quarto di gara. Speravano che sarebbe accaduto il più vicino possibile alla fine. La linea dei novanta chilometri era una distanza sicura per non perdere terreno e salvare la gara. 

Prima della Titan non ho mai pensato a me stesso come ad uno specialista di cronosquadre. Mi piaceva quella gara e la sua durezza, ma il mio cuore era per le corse su strada. Avevo un buono spunto veloce, potevo sopravvivere alle salite a patto che fossero dolci e non lunghe. Con un motore da macchina a cronometro, le classiche di un giorno erano il mio pane.  

Alla Titan non importava cosa mi piacesse. Uscire dall’Unione Sovietica era il mio l’obiettivo ora e la crono a squadre sarebbe stato il biglietto. 

Piotr Trumheller, il mio primo allenatore, mi aveva insinuato l’idea. La cronometro a squadre offre maggiori opportunità per farsi un nome di una gara su strada. Sei tu e i tuoi compagni di squadra contro il tempo e nessuna tattica o fuga con cui fare i conti. Cadute e forature sono rare. La gara è pura prestazione e i tuoi rivali non hanno potere su di essa. 

Negli anni settanta ed ottanta essere selezionati per la squadra che correva il mondiale o l’olimpiade significava possedere il biglietto per una medaglia, spesso d’oro. Il risultato della gara era nelle mani dei corridori più che in una gara su strada. Metti sul percorso quattro specialisti di caratura mondiale e ti porteranno il risultato aspettato. Se vuoi una maglia iridata e i vantaggi che ne derivano, la cronometro a squadra è il modo giusto per ottenerla. 

Quando Elizarov mi disse che puntavamo alle due ore e quattro minuti nella mia prima cento chilometri a squadre, pensai che fosse pazzo. Questo ci avrebbe inserito al livello dei migliori nel Paese. Voleva che passassi da essere un “signor nessuno” ad un “asso della cronosquadre” in tre mesi.  

Migliaia di chilometri e parecchie corse dopo registrammo un due ore e quattro alla fine della stagione come aveva previsto. Non un pazzo. Un professionista che sapeva cosa stava facendo. 

Non credo che ci fosse un altro diciassettenne nel Paese che si avvicinasse a questo tempo. Secondo le regole dell’UCI, non mi era nemmeno permesso gareggiare in quel tipo di gare. Come per molte altre cose in URSS, recitavano il nostro esclusivo spettacolo dietro il muro. 

[Nikolai all’epoca era uno junior, categoria 17-18 anni, e la cronometro a squadre, composte da quattro elementi, per la sua categoria, secondo le regole UCI, era di settanta chilometri, ma lui si allenava, e correva oltre cortina, già sulla distanza dei dilettanti, quella delle Olimpiadi, ossia i cento chilometri, NdT] 

Nell’autunno del 1983 la Titan iniziò la stagione a Gagra, una graziosa località turistica sulla costa del Mar Nero. Il ritiro partì con una riunione di squadra in una stanza sormontata dalla gigantesca figura di Elizarov. Si sedette su una sedia di legno di fronte a una grande finestra in fondo alla stanza.  

“Siete qui per conoscere i vostri obiettivi individuali per la prossima stagione”, disse. “Non siete qui per divertirti e perdere tempo a cazzeggiare. Siamo qui per costruire campioni mondiali e olimpici. Valuteremo e rivaluteremo i vostri progressi durante la stagione. Se non avete risultati e non mostrate impegno, vi cacciamo”. 

Ci diede il tempo di digerire le sue parole e aprì un grosso blocco rilegato in pelle. Nelle successive due ore discusse degli obiettivi di ogni corridore per la stagione seguente. 

Parlò di risultati. Nessuna frase come “Dovresti fare bene in questa gara” o “Dovresti provare a fare del tuo meglio in questa gara”. Parlava per numeri e fatti concreti: primo posto in quella gara o qualifica per questo o quello. 

Definì gli obiettivi di ciascuno dall’inizio. Stabilì le gerarchie della squadra senza darne le motivazioni e impartì i gradi di ciascuno dai risultati. Dispose i meccanismi interni della Titan in ordine: ciascuno conosceva gli obiettivi e le responsabilità di tutti gli altri. 

Il mio cuore sobbalzò quando sentii il mio nome: “Nikolka”, usò il soprannome che mi aveva dato, “Medaglia d’oro in un campionato del mondo a cronometro ad agosto”. Spiegò che questo era l’obiettivo principale e quali passi per arrivarci fossero stati stabiliti. 

“Primo”, disse, “la gara di Samarcanda in aprile. È una gara di qualificazione per la squadra nazionale. Una vittoria di tappa e sei dentro. La cronometro a squadre è la tua tappa perché è la gara a cui punti. Se vinciamo, come dovremmo, almeno due corridori andranno al ritiro della nazionale maggiore in maggio”. 

“I prossimi tre mesi saranno il periodo di selezione”. Continuò ”Esamineranno ogni gara, ogni uscita di allenamento, ogni ora della tua vita. Inizieranno con almeno dieci specialisti della cronosquadre a maggio e selezioneranno gli ultimi quattro entro la fine di luglio. Sarà un periodo da taglia gole che peggiorerà con il passare delle settimane. Vogliamo quella medaglia d’oro”. 

Parlava come un uomo che aveva chiaro in mente ogni passo e non avevo motivo di non credergli. Non aveva tralasciato nessun dettaglio. La fiducia nel suo discorso mi fece cadere ogni dubbio. 

 

Continua…. 

 

www.sportintranslation.com 

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bastianella31
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bastianella31

“Credeva che la somma dei piccoli vantaggi, per quanto dettagli minuscoli, fosse la chiave dei successi in gara”…
Anni e anni prima del Team Sky!!!

L
Member
Lucio p

Oddio, quando esce la seconda puntata!??? :))))))))))

Luca38
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Curioso di vedere se accennerà al doping visto che credo là l'antidoping non sia mai esistito tanto più che essendo ormai non essendo più in attività può permettersi di parlare liberamente

P
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pilade66

Grazie!

G
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giacomoBG

Come sempre interessantissimo, grazie!

Giacomo

Littlepie
Member
Littlepie

Quando esce la nuova puntata, smetto di lavorare, spengo tutto il resto e leggo. Grazie 🙂

ios66
Member
ios66

Letto tutti gli episodi,,,,bellissimo ed intrigante….aspetto i prossimi.

C
Member

Bello! Nel racconto il fatto sportivo sembra legarsi ad una storia di spie, situazioni, personaggi e ambienti che rispecchiano il tramonto del socialismo sovietico; bravo Gamba, non conosco il testo in lingua originale,ma leggendolo in italiano resto incollato al racconto, ai personaggi e all'ambiente: si vede che sai il fatto tuo.
Ciao.

Gamba_tri
Member

Grazie a tutti! Senza spoilerare, diciamo che il meglio deve ancora venire. Vi devo confessare che ho fatto un po' di confusione nella numerazione, per cui questa puntata andrebbe letta prima di quella che è stata pubblicata come la ottava che, ovviamente, diventa la nona.

Gamba_tri
Member
Lucio p

Oddio, quando esce la seconda puntata!??? :))))))))))

di solito pubblicano le varie puntate il sabato, questa è la nona, nel magazine trovi tutte le precedenti.

Gamba_tri
Member
CRISI

Bello! Nel racconto il fatto sportivo sembra legarsi ad una storia di spie, situazioni, personaggi e ambienti che rispecchiano il tramonto del socialismo sovietico; bravo Gamba, non conosco il testo in lingua originale,ma leggendolo in italiano resto incollato al racconto, ai personaggi e all'ambiente: si vede che sai il fatto tuo.
Ciao.

grazie mille, complimento vramente gratificante!

F
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Gamba_tri

Grazie a tutti! Senza spoilerare, diciamo che il meglio deve ancora venire. Vi devo confessare che ho fatto un po' di confusione nella numerazione, per cui questa puntata andrebbe letta prima di quella che è stata pubblicata come la ottava che, ovviamente, diventa la nona.

Meglio, una scusa per rileggere tutto [emoji1]

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Luca38
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Gamba tranquillo per la confusione, solo chi non lavora non sbaglia mai 😉
Se il meglio deve ancora arrivare….meglio andare a comperare i pop corn allora 🙂