[Libro] Il ribelle -il momento della disillusione-

[Libro] Il ribelle -il momento della disillusione-

19/10/2019
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19/10/2019

Il momento della disillusione 

 

 

Atterriamo a Kiev.  Non ha smesso di piovere da quando siamo atterrati all’aeroporto di Borispol.  Avremmo bisogno di una pausa, quello che proponemmo a Nikolai Rogozyan.  Non dovevamo gareggiare la settimana seguente.  Non avremmo perso nulla stando a letto per due giorni.  All’asciutto e al caldo con un libro in mano e senza preoccuparsi di quattro maglie bagnate sporche che devi lavare, quattro pantaloncini e quattro t-shirt e otto manicotti e otto calzini e due paia di scarpe bagnate.  Ho capito.  Non ti hanno fatto a pezzi con un coltello e ti hanno gettato in una fossa piena di insetti.  Sei a Kiev, non a Kandahar.   Non è complicato. 

Vuoi distruggere un esercito, falciare tutti e farli annegare in un bagno di sangue.  Oppure immagina un edificio.  Non puoi rompere solo le porte e le finestre e poter dire di averlo abbattuto.  Abbatti l’intera struttura da cima a fondo.  Trasformalo in un mucchio di macerie, così nessuno potrà dire che questo gli sembra un edificio.  Sgombra tutto.  Pulito.  

Premi il grilletto.  Non fare la femminuccia.  

Siamo sull’autostrada Brest-Litovsk che è bagnata dal momento in cui abbiamo iniziato l’allenamento.  Il ragazzo con cui sto pedalando mi racconta un film scena per scena da quando abbiamo lasciato la base.  È la terza volta che mi fa vedere il film.  Non glielo dico perché so che continuerà comunque visto che lo conosco meglio di mio fratello.  Io e questo tizio mangiamo, dormiamo, ci alleniamo e corriamo insieme undici mesi all’anno.  Mio fratello, invece, lo vedo una o due volte all’anno 

Premi il grilletto.  

Mi allontano dal gruppo, rallento e mi giro.  L’auto di Rogozyan è grande quanto un accendino a benzina parcheggiato sulla banchina della strada.  Riesco a vedere attraverso la nebbia della pioggerella che sta pisciando di fronte alla macchina.  Non mi vede quando mi passa davanti in direzione opposta.  La Brest-Litovsk è un’autostrada a quattro corsie con una striscia mediana abbastanza larga da campeggiarvi.  

I ragazzi sono ancora sulla strada accumulando chilometri quando fumo una sigaretta sdraiato a letto con i vestiti bagnati e sporchi.  Lancio il mozzicone di sigaretta dalla finestra e mi faccio una doccia.   

La mia borsa è leggera dopo aver fatto i bagagli senza tutta l’attrezzatura da bici che porto con me in giro per la nazione 

Addio.  

Atterro a Nalchik.  Anton è in città per le vacanze, me lo dice mia madre.  Giochiamo a scacchi e scalfiamo un pezzo di hashish grande come una palla da golf.  Fumiamo sigarette Belomorkanal vuote, riempite con pezzi di hashish, tabacco.  Beviamo tè nero zuccherato tra bicchieri di Porto moldavo.  Il sole ora è alto e il momento dopo è tramontato.  

Mi sta dicendo che sta facendo il grano volando avanti ed indietro da una piattaforma petrolifera, o gasifera, in Siberia da qualche parte.  Per fare cosa, gli domando e dice che non lo sa.  Porta con sé una cassa di vodka.  Paga per la vodka qui a Nalchik quattro rubli a bottiglia e la rivende per venti in Siberia.   

Perchè, dico io, qualcuno pagherebbe 20 rubli per una bottiglia di vodka, mi prendi in giro? Dice che è una piattaforma petrolifera.  Hai detto gas.  Come vuoi, dice lui.  Non vendono vodka sulle piattaforme di gas, fratello.  Scommetto che non lo sapevi.  Vivi e impara.  Punta un dito fino al soffitto come se qualcosa di profondamente importante gli uscisse dalla bocca e dice che gli danno quattrocento roublevich di stipendio ogni viaggio.  Sta zitto, replicai.  Vero, lo giuro, dice lui.  Mi aggrego, dico, fammi firmare.  Firmato, dice.  

Fu “Lucky man” di Emerson, Lake & Palmer, che proviene daglia altoparlanti in legno che gli fece dire: “Ti Ricordi di Chert?”  

“Chi?”   

“Chert, ricordi?”  

“Un pazzo con cui studiavi?”  

“Sì.   Vive a Sukhumi, lo sapevi?”  

Lucky man. Uomo fortunato”.  

Eravamo alla stazione ferroviaria un’ora dopo.  Saliamo sul treno diretto a Rostov per scendere a Armavir per salire sul treno per Krasnodar per prendere un treno per Sochi.  Da Sochi a Batumi per scendere a Sukhumi per visitare Chert e nuotare nel Mar Nero.   

Ci vuole una circumnavigazione del globo per arrivare a Sukhumi in quel modo.  Se le montagne del Caucaso avessero un tunnel si potrebbe essere lì in due ore.  

Vicino ad Armavir il treno si ferma in ogni villaggio ed è quello che vogliamo.  I papaveri da oppio, che è illegale, crescono qui e nessuno può farci niente perchè non si può arrestare e rinchiudere una pianta.  

Saltiamo in un villaggio a caso immerso nel verde senza un’anima in vista e ci tuffiamo attraverso recinti e giardini alla ricerca di papaveri.  Alcuni ci arrivano al petto con corolle grandi come una mela.  Anton li taglia sul lato o alla base della corolla con una lametta da barba e tampona il succo con un pezzo di cotone idrofilo che ha tirato fuori dalla tracolla. 

Il mio lavoro è impugnare con due dita brandelli di bende imbevute di oppio e agitare le mie mani per asciugarle. Parte del lavoro è non attirare l’attenzione sul mio gesticolare.  Se ti beccano a raccogliere oppio è meglio tagliarsi i polsi con la lametta  stessa piuttosto che andare in prigione per quello.  

Tornati alla stazione, controlliamo l’orario per Armavir e optiamo per fare l’autostop.   

Un uomo con l’aspetto di un insegnante in una Lada pulita, costruita ai tempi in cui iniziai la scuola, ci prende a bordo fuori dal villaggio dove abbiamo munto l’oppio.  Il tipo non ci chiede altro che dove stiamo andando.  Gli diciamo che vogliamo prendere un treno ad Armavir e lui dice va bene, nessun problema, vi lascio ad Armavir, sto andando al lavoro. Non è un chiacchierone.  Ci addormentiamo sul sedile posteriore con quattro finestrini aperti e il sole che brucia la Lada verde insalata.  

“Sveglia.  Siamo arrivati”.  

Siamo nel parcheggio di una stazione di polizia.  Lo so perchè sto guardando il cartello dell’edificio a cui abbiamo parcheggiato accanto.  Dice in grassetto a lettere dorate su sfondo blumarina che questo edificio che sto guardando è una stazione di polizia. È tutto quello che vedo, tre parole: STAZIONE DI POLIZIA.  Sotto c’è qualcos’altro, il nome del sobborgo e altre sciocchezze, ma tutto quello che sto guardando sono le tre parole in alto.  

Questa è la fine, hai premuto il grilletto ed è così che è andata a finire.  Se sprofondi abbastanza a lungo, a un certo punto tocchi il fondo, è solo questione di tempo.  È il tuo momento.  L’hai voluto tu.  È quello che volevi, uscire di qui in un modo o nell’altro.  Questo è un modo, uno dei tanti e questo è il tuo.   

Voglio mio fratello con me in questo momento per aiutarmi su cosa dire e cosa fare.  Tre condanne penali, sa cosa dire e cosa non dire.  Cos’è questa roba marrone nelle mie tasche?  Non lo so, l’ho trovato per strada.  Brillante. 

Anche Anton è sveglio.  Le patate marroni nelle nostre tasche sono già abbastanza compromettenti.  La cosa peggiore è la siringa, ha una siringa avvolta in un asciugamano nella borsa.  

L’uomo che ci ha portati qui è sceso dall’auto.  Ha un’uniforme della polizia piegata sul braccio sinistro ed è fermo vicino alla macchina aspettando che usciamo.  Usciamo e scansiono il parcheggio con gli occhi per trovare una via di uscita.  Il parcheggio si trova dietro un muro di cemento con un cancello di ferro e una porta di ferro.  Il cancello è chiuso e la porta…non lo so.  

Il poliziotto dice: “Uscite da quella porta e girate a sinistra, poi camminate fino ad un incrocio.  Chiedete indicazioni da lì”.  

 

Continua… 

www.sportintranslation.com 

 

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golias
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golias
Mii che cagotto !!
Ha premuto il grilletto ma per sua fortuna pare che la pistola si sia inceppata.. pare, vedremo ;-)
P
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Pancio
Mah: ho seguito con grande interesse fin dall’inizio, ma ora mi pare che siamo arrivati a quello che Bottura chiama "il salto dello squalo" , definendolo (citazione molto approssimativa) come il momento in cui gli sceneggiatori confessano di non capirci più nulla: è lì che cominciano ad accavallarsi continuamente colpi di scena sempre più gratuiti…
Diciamo che stò perdendo un po’ il senso della narrazione: vago confusamente in giro per l’Urss senza capire né il prima né il dopo, né il come né il perché…;nonzo%
boh, sarà un mio limite…
L
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Littlepie
Bene, aspetto il seguito. Grazie 🙂
gentullio
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gentullio
Mi sono perso quasi la totalità dei capitoli visto che non seguo regolarmente il forum ma le poche volte che ho dato un occhio a questo libro è ambientato in posti che ho visitato in passato…..Riga, Tallin, Batumi…….Sukhumi no perchè ci vuole un visto speciale per via della disputa con Mosca!!!!!
Quasi quasi parto daccapo