[Libro] Il ribelle -Una cronometro a coppie sulla strada per Colorado Springs –

[Libro] Il ribelle -Una cronometro a coppie sulla strada per Colorado Springs –

12/10/2019
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12/10/2019

 

Una cronometro a coppie sulla strada per Colorado Springs 

Nikolai sulla bici da cronometro Tachion  

 

Volammo a Sofia per il Giro della Bulgaria e il giorno di riposo chiedo una cartina alla reception dell’hotel dove pernottiamo.  Parliamo in russo come se fossimo in Russia e nessuno di loro fa una piega.   Quando loro parlano in bulgaro io non li capisco e non me ne capacito. 

Appena finita la gara, posso andare a Sofia e prendere un autobus verso sud e fiondarmi attraversando il confine con la Grecia, un Paese della NATO, o la Turchia.   

La Romania a nord è come la Bulgaria solo con una bandiera e una lingua diversa.   

La Jugoslavia è ad ovest e non so quanto sorveglino i confini.  Gli Yugo parlano di socialismo e Marx e noi importiamo i loro mobili che puoi comprare solo se corrompi il direttore di un negozio di mobili.  Ci vendono scarpe che non arrivano mai ai negozi di scarpe e vanno dritti al mercato nero dove si paga cinque volte il prezzo in negozio.  Gli Jugoslavi non fanno rapporto a Mosca.  

L’ultimo giorno a Sofia ci dividemmo i soldi del premio e non avevo idea di cosa fare con un mucchio di Lev bulgari.  Esco a comprare una bottiglia di Camus e un pacchetto di Marlboro 

La stanza in cui sto con il mio compagno di squadra dispone di una vasca da bagno di un bianco candido.  La riempio di acqua calda, torno in camera e verso un bicchiere per il mio compagno di squadra.  Quando abbiamo condiviso la stanza a Vilnius l’ho fatto ubriacare fino a non reggersi più sulle gambe con del brandy bulgaro.  Vomitò fuori dalla finestra dal dodicesimo piano, lo lasciai piegato sopra la finestra aperta ed andai in città da solo.   

Ora abbiamo del brandy francese in Bulgaria.  Lo lascio da solo a bere il suo bicchiere e vado a stendermi nel bagno con il mio brandy e le mie Marlboro 

Se non sei un fumatore la prima sigaretta ti fa venire voglia di vomitare.  Copri quella sensazione con il brandy e fuma un’altra sigaretta.  

Beviamo dell’altro Camus, facciamo discorsi a caso sul ciclismo e fumo un’altra sigaretta.  Gli dissi che avevo una teoria sul fumo e il ciclismo.  Gli dico che se fumi e vai in bicicletta i tuoi polmoni sviluppano resistenza al fumo e diventano più grandi.  Polmoni più grandi uguale più ossigeno.  Più ossigeno equivale a più energia.  È così che vinci le gare, gli dico.  Fuma e anche tu potrai vincere una maglia iridata un giorno. 

Come l’ultima volta a Vilnius, è sbronzo.  Vado fuori a cercare un bar per scoprire se qualcuno vuole vendermi dollari e dirmi se mi sparano attraversando il confine con la Jugoslavia.  

Atterriamo a Yerevan.  Andiamo al lago Sevan per respirare aria rarefatta in quota e vivere in isolamento fino a quando Viktor Kapitonov selezionerà la squadra per i campionati del mondo a Colorado Springs.  

Il protocollo della Titan è quello di trovare un posto dimenticato in un deserto e farlo diventare la nostra base.  Questa volta è il dormitorio di un collegio con docce condivise e un cimitero sul retro con lapidi che risalgono a quando Anselmo d’Aosta scrisse il suo Monologio o anche prima perché il villaggio dove alloggiavamo era stato costruito subito dopo la morte dell’apostolo Giovanni.  Il monte Ararat, dove Noè naufragò dopo il diluvio universale, sullo sfondo come una carta da parati sbiadita.  

Nikolai Rogozyan ci portava al ristorante tre volte al giorno in un minivan militare che aveva guidato da Kiev.  Indosso infradito e pantaloncini blu che possono fare anche da mutande.  Bevo più acqua in bici di quanta ne abbia mai bevuta in vita mia e non piove una volta sola durante il nostro soggiorno. 

La Coppa del mondo di calcio è iniziata.  Guardiamo le partite a notte fonda e a Rogozyan non importa perché le vuole guardare anche lui e c’è solo una TV nel dormitorio. 

Vediamo Maradona segnare con la mano contro l’Inghilterra e prima ancora che avessimo smesso di esultare, lui dribbla più di metà della squadra inglese per segnare di nuovo e sbatte le mammolette fuori dalla Coppa.  

L’asfalto è come il pongo con pozzanghere di catrame fuso che non vorresti calpestare quando ci disponiamo sulla linea di partenza per la prima gara in linea.  Piatto come una tavola, è un percorso a bastone di andata e ritorno con tre inversioni a U.  Non un filo d’aria.  Alcuni idioti davanti spingono sull’acceleratore appena la bandierina si abbassa come se fossero senza cervello. Non puoi correre in una sauna.  

La corsa non ha un attimo di rallentamento.  Non ti importa il motivo ed è come se ti facessero fare dietro motore.   Stare a ruota tutto il giorno, tranne dopo quattro ore quando il vento colpisce il gruppo sul lato ed è una fila singola fino alla fine con uno sprint finale di gruppo in discesa.  

È questo il tuo mestiere.  Volate suicide.  Tutti i ragazzi davanti cadono come se qualcuno avesse fatto cadere una manciata di piselli secchi sulla strada.  Salti da ruota a ruota cercando di restare a galla e la gara ti sputa fuori comunque perché hai preso la ruota sbagliata.  

Incontrai Kapitonov dopo la gara e mi disse che sono ancora in lista per il mondiale, ma devo mostrargli qualcosa.   

Mi disse: “Una medaglia nella cronometro a coppie”.  

La bici con il manubrio a corna di bue Takhions arrivano da Kiev una settimana prima e non pedalo niente altro fino al giorno della  gara. Non ho mai avuto una gamba buona come adesso dalla corsa a tappe di Tashkent.  Chiedo ad Elizarov di accoppiarmi con Oleg Galkin, che vedo anche lui in ascesa e mi dice che non può farlo.   

“Kapitonov vuole che Oleg vada con qualcun altro”.  

Mi accoppia con un ninja da corse a tappe che lo faceva di controvoglia e non aveva bisogno di torturarsi le gambe per cinquanta chilometri.  Vuole un posto nella corsa su strada in Colorado, non nella cronosquadre.  È una macchina, ma un tipo diverso di macchina.  Dategli lunghe salite e ore di corsa se volete vederlo brillare.  Una cronometro di un’ora non fa per lui.  

Dopo il primo quarto di gara abbiamo il miglior tempo per sei secondi.  Giro di boa e siamo dietro di otto con il vento a favore verso il traguardo.  Il terzo quarto contro il vento è dove si vince o si perde oggi.  Facciamo l’inversione a U ed è qui che inizia la gara.   Venticinque alla fine.  

Il primo chilometro è in salita e pedaliamo in un forno con il vento contrario che ci soffia in faccia.  Prendo come riferimento un palo della luce in cima alla salita dove voglio dare tutto e tirare.  Testa bassa, guarda la catena che gira in tondo.  Fai girare i pedali.  Il telaio si piega ad ogni colpo e vuole spingermi su per la salita.  

Questo è il posto dove guadagnare tempo dopo il giro di boa che rompe il ritmo-gara.  Svolta e pedala in salita con il vento che ti spinge indietro.  Puoi guadagnare dieci secondi qui.  Continua a guardare la tua catena.  Concentrati su questo, ignora che il tuo cervello ti sta dicendo che salterai se non rallenti.  

Ho la gola secca come la polvere sul ciglio della strada.  Dò tutto fino alla cima della collina e guardo la faccia dietro di me e vedo quello che non voglio vedere.  Il ninja ha ceduto.  Il suo viso non mostra mai emozioni quando è in bici, ma ora vedo che ha le gambe vuote ed è al limite. Procede come un orologio che tu pensi funzionante, finché la molla si scarica e non va più.    È la prima volta che lo vedo kaput da quando lo conosco.  

Lo guardo di nuovo sperando che stia bene, ma scuote la testa ed è così che so che sarà un inferno da questo momento in poi.  

Ci catapultiamo per una discesa diritta e io tiro fino alla cima della prossima collina e dò di nuovo tutto.  Ho bisogno di una pausa.  Va in testa e si scansa appena sono sulla sua ruota.  Ha finito la benzina.  

Rogozyan ci precede all’ultima inversione a U per prendere l’intertempo.  Ci giriamo e lui grida dalla strada che siamo a quattro secondi dal terzo posto.  So chi sono le prime tre coppie.  Hanno montato pesanti ruote lenticolari.  Con il vento in coda e alta velocità, la mia unica possibilità è che uno di loro fori così ci intrufoliamo sul podio come ladri.  

Senza ricevere cambi, faccio una cronometro individuale fino alla fine e arriviamo quinti.  

Dopo il tramonto, vado al cimitero con la mia Marlboro e mi siedo sull’erba.  Schiena contro un’antica lapide a fissare il dormitorio e poi il cielo e il fumo.  

Voglio qualcuno, qualcuno che mi dica perché sono qui in Armenia a inseguire un sogno che so di non poter afferrare. Un paese delle meraviglie che ero immaginato aspettarmi dietro l’angolo se mi fossi allenato di più e fossi andato più veloce.  

 Non è complicato. Vuoi un appartamento in una nazione dove gli appartamenti sono gratis, ma la lista d’attesa è più lunga di quanto tu possa stare su questa terra.  Vinci qualcosa di grosso e ti guadagni il diritto di saltare la fila del pane e vivere per conto tuo quando avrai finito di correre.  Vuoi un appartamento con mobili jugoslavi, il televisore Sony e il videoregistratore Panasonic per guardare i film di Bruce Lee.  Vuoi la tua schifosa Lada color ciliegia che hai comprato al prezzo stabilito dal governo, non al prezzo del mercato nero dove tutti gli altri pagano il doppio.  Vuoi dei privilegi.  

Ecco perchè sei in Armenia.  Questo è il sogno.  Non le medaglie, non i risultati.  Le medaglie e i risultati sono i mezzi.  

Il sogno sono quarantacinque metri quadrati di appartamento in una bara di cemento su più piani con gas, telefono, bagno privato, pavimento in parquet e vista su un altro edificio identico.  Due palazzoni, tre palazzoni.  Vicino alla metro.  Inizi quando hai dodici anni e finisci prima dei trenta.  Non è complicato e non è così difficile.  Potrebbe andare peggio.  Potresti essere in Afghanistan in questo momento con la bocca aperta e il piombo fuso che ti cola in gola. 

Questa è la mia vita, dalla A alla Z. L’appartamento che non ho ancora guadagnato, con il televisore Sony che non ho ancora comprato e la Lada color ciliegia marcia che non è ancora stata assemblata per me.  Sono io.  Il videoregistratore Panasonic e lo stereo Akai.  E niente di questo è ancora mio ed è questo che sto inseguendo.  

I beni materiali, amo i beni, ma sono qui con un pacchetto di Marlboro seduto su una lapide con il monte Ararat alle mie spalle.  Qui è dove la razza umana ha avuto il suo secondo inizio, proprio qui sono seduto.  Qui è dove Noè ha piantato la sua vigna dopo aver ormeggiato la sua arca e, dopo essersi ubriacato con il suo stesso vino, è crollato nudo nella sua tenda.  La versione 2.0 della razza umana è iniziata con Cam che spiava suo padre e invitava i suoi fratelli allo spettacolo.  Uno degli otto umani che erano rimasti in vita non aveva imparato nulla dalla distruzione che aveva visto.  “Sarai lo schiavo degli schiavi dei tuoi fratelli”, ciò che suo padre gli disse, quando seppe cosa aveva fatto Cam 

Dopo che hai distrutto il tuo stesso ambiente capisci che era dove volevi vivere 

 

Continua… 

www.sportintranslation.com 

 

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fabiopon
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fabiopon
"Dopo che hai distrutto il tuo stesso ambiente capisci che era dove volevi vivere"
Bello…e vero.
pilade66
Member
pilade66
Sempre bello, grazie
L
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Littlepie
"Le medaglie e i risultati sono i mezzi." Grazie 🙂
jacknipper
Member
jacknipper
sempre bello, grazie