Scusate, ma chi è invece che ci ha capito qualcosa della la vita?
Il ciclista che fa il giretto la domenica?
Il ciclista che si allena durante la settimana per fare il giro con il gruppo la domenica?
Il ciclista che si allena durante la settimana per scalmanarsi nelle gare durante il week-end?
Il ciclista ex dilettante che ti distrugge nelle gare della domenica?
Il ciclista ex professionista plurivittorioso che urla e insulta tutti in gara?
Ognuno capisce della vita ciò che lui vuole capire, e la sua opinione vale quanto la mia, cioè tanto, poco o niente.
Alla fine le corse sono queste, prendere o lasciare.
Che una volta si andasse più forte o più piano, che ci si divertisse di più o di meno non cambia la realtà.
La corsa di dopodomani è la realtà, le trenate di Bottaro sono la realtà, i rientri monster di Pagnin sono la realtà, le volate allucinanti di Ago sono la realtà, gli allunghi killer di Trolese sono la realtà, il resto sono parole a volte belle a volte no.
Personalmente quando mi va via la fuga mi rode dentro, ma se mi da fastidio il "rododentro" non è per colpa dei vari ex, ma per il mio modo di vivere la gara.
Le gare sono una metafora della vita, per questo ci attirano, a ogni gara possiamo rivivere in un' ora tutta una vita con i suoi successi e fallimenti e, alla fine, riazzerare tutto per la gara successiva.
Come nella vita anche nelle gare ci sono cose che ci piacciono e non, la bravura dell' uomo ciclista è nel riconoscere i propri limiti e nel sapere trarre il massimo profitto da quello che la gara/vita gli offre. Magari senza tante recriminazioni tipo:
Nella vita ho avuto sfortuna altrimenti...
che in gara si traduce:
potevo vincere ma mi hanno chiuso...(ma

Ago lo chiude mai qualcuno?)
Se avessi avuto i suoi mezzi anch' io a quest' ora sarei ricco sfondato.
che in gara si traduce:
se prendessi tutto quello che

mangia lui, farei due vittorie la settimana.
Così parlò
cadavare 
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