Rai, il Giro degli sprechi: un uomo per corridore
di Cristiano Gatti
Milano - Sbucano da tutte le parti. Un tulipano e un inviato Rai, un tulipano e un tecnico Rai, un tulipano e un autista Rai. Amsterdam è invasa dal nostro esercito parastatale, piombato sul Giro con uno spiegamento da missione di pace a Kabul. Quattro elicotteri, un aereo, tre camion regia, tre mezzi Rvm, quattro mezzi satellitari, un mezzo di «editing», otto mezzi a supporto, tre mezzi a uso logistico, tre gruppi elettrogeni, quattro moto per riprese mobili. Ma soprattutto il numero impressionante di truppe: 160 gli uomini e le donne che fanno parte della spedizione. Piccolo rammarico: con minimo sforzo, avremmo stabilito il record mondiale: un uomo Rai per ogni corridore in gara (il gruppo dei ciclisti arriva a 198 unità). Mai visto niente di così pachidermico e imponente. Unamericanata in perfetto stile «Tempesta nel deserto».
Ovviamente i numeri sono relativi: qualcuno potrebbe persino pensare che la spedizione sia ridotta allosso e sparagnina, al confronto delle immani necessità. Voglio sgombrare subito il campo da questo dubbio legittimo: la Rai ha oggettivamente, oltre ogni ragionevole dubbio, esagerato. Il Giro resta la manifestazione popolare più popolare dItalia, forse lultima veramente popolare, ricca comè di implicazioni culturali, paesaggistiche, folkloristiche che vanno ben oltre la semplice gara sportiva, ma questo non giustifica il genere kolossal. Soprattutto, inevitabile ricordarlo, in un periodo come questo, dove chiunque è caldamente invitato alla sobrietà, alla sana gestione e magari a un buco in più nella cinghia.
Purtroppo, i venti della crisi e dellausterità non arrivano al Giro. La Rai, anzi, sembra aver scelto proprio questa congiuntura cupa per non badare a spese. Restando alla parte strettamente giornalistica, risulta esorbitante il numero di cronisti e opinionisti arruolati a vario titolo. La mossa di promuovere alla scrivania di vicedirettore sport il telecronista Auro Bulbarelli ha messo in moto un domino frenetico. La telecronaca sarà affidata alla coppia Pancani-Cassani. Tutto attorno, un firmamento di colleghi e collaboratori da fare invidia alla Cnn. Da Bartoletti a Sgarbozza, dagli ex ciclisti Martinello e Savoldelli ai mediani De Luca e Novelli, passando per la conduttrice del mattino Arianna Secondini, non hanno negato un posto a nessuno. Scritturato lavvocato Claudio Pasqualin, storico procuratore di calciatori e pedalatore a tempo perso.
Per il «Processo alla tappa», fa notizia il brutale siluramento di Andrea Fusco, sostituito nella conduzione da Alessandra De Stefano, pupilla e cocca del capo-spedizione Bulbarelli. Sempre per lo storico talk-show del dopogara - nato quando ancora il talk-show non era nato - un contratto anche per Beppe Conti, pensionato da Tuttosport, e soprattutto per Gianni Mura, grandissimo del giornalismo sportivo (il mio sospetto personale è che sia la foglia di fico reclutata per coprire le vergogne di un programma ormai bolso: ha bisogno di tanti auguri). Sinceramente, non è una battuta: difficile, molto difficile, schivare questanno un contratto Rai. Ci sono riusciti in pochissimi.
Costo delloperazione-monstre? Nessuno in sede vuole parlarne. Anche se i soldi sono pubblici, la questione sembra molto privata. Maurizio Ciarnò, che si occupa degli aspetti tecnico-logistici, accetta di rispondere, ma è gentilmente irremovibile: «I dati sono riservati, non siamo autorizzati a divulgarli». Per venire incontro alle curiosità degli italiani, li divulgo io, grazie alle confidenze che in queste faccende non mancano mai.
La spedizione della tv di Stato per seguire il Giro d'Italia conta 160 unità, i ciclisti sono 198. La corsa parte domani da Amsterdam: dopo tre tappe olandesi e un giorno di riposo si ripartirà dal Piemonte (Savigliano)
La Rai spende per questo Giro i 10 milioni di euro dei diritti televisivi, versati allorganizzazione «Gazzetta», più altri 2,5 milioni per i costi vivi della spedizione (collaborazioni, indennità di trasferte, alberghi, ristoranti, benzina). Da queste cifre restano esclusi gli stipendi dei 160 dipendenti fuori sede, che comunque sarebbero versati anche senza Giro. Ragionando sul vecchio conio, sono 25 miliardi di lire, stipendi esclusi. Ne vale la pena? È certo che larco dimpegno sia molto vasto, con varie trasmissioni in cartellone. Ma è altrettanto certo che si potrebbe fare con meno.
Il battaglione dei 160 è mastodontico, elefantiaco, opulento. Qui sono presenti personaggi chiamati per pronunciare due frasi al giorno. O per scaricare quattro valigie davanti allalbergo. Forse poteva starci allepoca doro del calderone senza fondo, quando nessuno rendeva conto a nessuno. Ma adesso che la ricreazione è finita per tutti, non si capisce perché debba continuare soltanto in Rai. Non sarà per il semplice fatto che offriamo noi?
http://www.ilgiornale.it/sport/rai_...-05-2010/articolo-id=443607-page=0-comments=1
ALLORA E' MEGLIO NON PAGARE IL CANONE PER NON VEDERE IL GIRO ?
di Cristiano Gatti
Milano - Sbucano da tutte le parti. Un tulipano e un inviato Rai, un tulipano e un tecnico Rai, un tulipano e un autista Rai. Amsterdam è invasa dal nostro esercito parastatale, piombato sul Giro con uno spiegamento da missione di pace a Kabul. Quattro elicotteri, un aereo, tre camion regia, tre mezzi Rvm, quattro mezzi satellitari, un mezzo di «editing», otto mezzi a supporto, tre mezzi a uso logistico, tre gruppi elettrogeni, quattro moto per riprese mobili. Ma soprattutto il numero impressionante di truppe: 160 gli uomini e le donne che fanno parte della spedizione. Piccolo rammarico: con minimo sforzo, avremmo stabilito il record mondiale: un uomo Rai per ogni corridore in gara (il gruppo dei ciclisti arriva a 198 unità). Mai visto niente di così pachidermico e imponente. Unamericanata in perfetto stile «Tempesta nel deserto».
Ovviamente i numeri sono relativi: qualcuno potrebbe persino pensare che la spedizione sia ridotta allosso e sparagnina, al confronto delle immani necessità. Voglio sgombrare subito il campo da questo dubbio legittimo: la Rai ha oggettivamente, oltre ogni ragionevole dubbio, esagerato. Il Giro resta la manifestazione popolare più popolare dItalia, forse lultima veramente popolare, ricca comè di implicazioni culturali, paesaggistiche, folkloristiche che vanno ben oltre la semplice gara sportiva, ma questo non giustifica il genere kolossal. Soprattutto, inevitabile ricordarlo, in un periodo come questo, dove chiunque è caldamente invitato alla sobrietà, alla sana gestione e magari a un buco in più nella cinghia.
Purtroppo, i venti della crisi e dellausterità non arrivano al Giro. La Rai, anzi, sembra aver scelto proprio questa congiuntura cupa per non badare a spese. Restando alla parte strettamente giornalistica, risulta esorbitante il numero di cronisti e opinionisti arruolati a vario titolo. La mossa di promuovere alla scrivania di vicedirettore sport il telecronista Auro Bulbarelli ha messo in moto un domino frenetico. La telecronaca sarà affidata alla coppia Pancani-Cassani. Tutto attorno, un firmamento di colleghi e collaboratori da fare invidia alla Cnn. Da Bartoletti a Sgarbozza, dagli ex ciclisti Martinello e Savoldelli ai mediani De Luca e Novelli, passando per la conduttrice del mattino Arianna Secondini, non hanno negato un posto a nessuno. Scritturato lavvocato Claudio Pasqualin, storico procuratore di calciatori e pedalatore a tempo perso.
Per il «Processo alla tappa», fa notizia il brutale siluramento di Andrea Fusco, sostituito nella conduzione da Alessandra De Stefano, pupilla e cocca del capo-spedizione Bulbarelli. Sempre per lo storico talk-show del dopogara - nato quando ancora il talk-show non era nato - un contratto anche per Beppe Conti, pensionato da Tuttosport, e soprattutto per Gianni Mura, grandissimo del giornalismo sportivo (il mio sospetto personale è che sia la foglia di fico reclutata per coprire le vergogne di un programma ormai bolso: ha bisogno di tanti auguri). Sinceramente, non è una battuta: difficile, molto difficile, schivare questanno un contratto Rai. Ci sono riusciti in pochissimi.
Costo delloperazione-monstre? Nessuno in sede vuole parlarne. Anche se i soldi sono pubblici, la questione sembra molto privata. Maurizio Ciarnò, che si occupa degli aspetti tecnico-logistici, accetta di rispondere, ma è gentilmente irremovibile: «I dati sono riservati, non siamo autorizzati a divulgarli». Per venire incontro alle curiosità degli italiani, li divulgo io, grazie alle confidenze che in queste faccende non mancano mai.
La spedizione della tv di Stato per seguire il Giro d'Italia conta 160 unità, i ciclisti sono 198. La corsa parte domani da Amsterdam: dopo tre tappe olandesi e un giorno di riposo si ripartirà dal Piemonte (Savigliano)
La Rai spende per questo Giro i 10 milioni di euro dei diritti televisivi, versati allorganizzazione «Gazzetta», più altri 2,5 milioni per i costi vivi della spedizione (collaborazioni, indennità di trasferte, alberghi, ristoranti, benzina). Da queste cifre restano esclusi gli stipendi dei 160 dipendenti fuori sede, che comunque sarebbero versati anche senza Giro. Ragionando sul vecchio conio, sono 25 miliardi di lire, stipendi esclusi. Ne vale la pena? È certo che larco dimpegno sia molto vasto, con varie trasmissioni in cartellone. Ma è altrettanto certo che si potrebbe fare con meno.
Il battaglione dei 160 è mastodontico, elefantiaco, opulento. Qui sono presenti personaggi chiamati per pronunciare due frasi al giorno. O per scaricare quattro valigie davanti allalbergo. Forse poteva starci allepoca doro del calderone senza fondo, quando nessuno rendeva conto a nessuno. Ma adesso che la ricreazione è finita per tutti, non si capisce perché debba continuare soltanto in Rai. Non sarà per il semplice fatto che offriamo noi?
http://www.ilgiornale.it/sport/rai_...-05-2010/articolo-id=443607-page=0-comments=1
ALLORA E' MEGLIO NON PAGARE IL CANONE PER NON VEDERE IL GIRO ?
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