Non discuto le critiche su Sgarbozza ma alcune espressioni da taluni utilizzate. Si può esprimere la stessa idea con un linguaggio diverso.
Relativamente alla tappa con arrivo a L'Aquila nella sostanza, a mio parere, Sgarbozza ha ragione.
La tappa aveva un significato particolare ed è superfluo sotolinearlo ancora una volta ci si aspettava dai corridori un corrispondente impegno particolare.
Mi sembra che i 56 in fuga abbiano fatto la stessa strada dei big e, quindi, stesse condizioni di tempo e di luogo. I ciclisti in fuga hanno dato l'anima dietro forse meno. Tutto qua. Tu stesso dici che si sono dispiaciuti dell'errore commesso.
Pur con il massimo rispetto per le vittime del terremoto, è molto probabile e comprensibile che i corridori, quel giorno, abbiano pensato prima di tutto alla tappa ed alle strategie da seguire (è il loro lavoro!).
La tappa, lunghissima e durissima, è stata ampiamente onorata dal gruppone in fuga, mentre i grandi sono rimasti staccati e fregati, non per pigrizia, ma per un evidente errore di valutazione e anche per la rivalità tra le squadre.
Questo accade di frequente nelle gare ciclistiche.
E' accaduto all'Aquila dove, giustamente, ci si attendeva la vittoria dei grandi, ma il ciclismo non è come una partita di calcio, dove il più forte di solito prevale: ci sono 1000 fattori che possono condizionare una corsa.
(lo "Scarpone" di ieri è stato esilarante) ma lo ritengo oramai "personaggio".