1001 miglia 2010

cimebianche

Apprendista Scalatore
15 Marzo 2005
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Villa Cortese
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Bici
ROSE XLITE - CUBE LITENING HPC
Rientrato alla base anch'io.Seconda 1001m per me,lo slogan parla della più lunga e dura randonnèe d'Europa,io per questa edizione aggiungerei anche la più bella!Finisher con il valore aggiunto di aver conosciuto FemFem e CimeBianche.A presto per il racconto dello splendido viaggio,datemi il tempo per metabolizzarlo!

E' stato un piacere per me' conoscerti! o-o

Ciao a tutti
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Secondo appunto: dove era il dormitorio a Casella Ligure? Nei bagni sudici? Va be' noi uomini e donne duri sopportiamo di tutto e di più. A Casella Ligure abbiamo dormito 40 minuti sotto il telo di sopravvivenza.
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Saluti e complimenti a tutti i partecipanti.
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Hai ragione sul "dormitorio ???!!!:angrymod:" di Casella Ligure.
Per me' , che sono arrivato lì nel cuore della notte , stanco morto, e' stata in tutta la 1001 miglia, la mancanza pu' importante che ho sofferto. Anch'io ho dormito (si fa' per dire :wacko:) sulla stretta panchina dello spogliatoio delle docce, avvolto nel goretex., ma proprio non ce l'avrei fatta a raggiungere Castellania nelle condizioni in cui ero.
Nonostante tutto sono riuscito a riposare un'oretta.
Ringrazio il cielo che almeno il meteo e' stato clemente, altrimenti se fossimo arrivati lì con la pioggia , sarebbe stata molto dura ... ma come dici tu " noi uomini e donne duri sopportiamo di tutto e di più" :mrgreen:.

Ciao! o-o
 
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Guest
la mattina successiva splendeva un delizioso sole,ed iniziava la festa
Ciao Carlos, siamo in attesa del tuo resoconto, ma soprattutto sono curioso di conoscere le tecniche di antifurto adottate a salvaguardia della tua bici :mrgreen: :angrymod:
Scherzi a parte ... riposati che la tua bella Sicilia ci attende ... o-o
 

nicoau

Pignone
6 Gennaio 2007
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Morcone
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Olmo
La 1001 miglia, definita la Randonnee più lunga d'Europa è stata, per quanto mi riguarda, anche la più bella nella sua durezza. c'è stato qualche problemino ai C/R ma insignificanti per me e immediatamente dimenticati all'arrivo in via Giovanni XXIII a Nerviano. Sul dormire e mangiare ognuno ha le Sue esigenze e tempi. Per me il luogo o i luoghi dove ho dormito sono sta buoni forse perchè uso la tecnica del microsonno, in questa Randonnee utilizzata sempre, quindi dei dormitori, tranne un'ora alla Verna li ho visti di sfuggita. Certamente dobbiamo ringrazire le ottime condizioni Meteo e anche la dislocazione dei vari punti C/R/D scelti ad adeguata distanza dagli organizzatori.
 

walga

Pignone
24 Marzo 2008
166
15
San Gimignano (Siena)
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Bici
PASSONI TOP FORCE 2017
Mi è venuta in mente una cosa: ma cosa ci fanno con il GPS ?? Io ho portato a termine in piena autonomia 2 1001Miglia, diversi 600 e altre. Le 1001Miglia SENZA BagDrop. Secondo me dovrebbe essere vietato il GPS nelle rando e usato solo il roadbook degli organizzatori come ho fatto io e il mio collega di viaggio. In questa 1001 infatti ho notato molti stranieri che davano un occhio alla strada e un occhio al GPS sul manubrio; un gruppetto con due GPS li abbiamo seguiti per diversi km, ebbene questi due non davano neanche un'occhiata agli stupendi panorami che ci ha offerto questa 1001. Sono passati dal Trasimeno, deal Lago Corbara e dal Bolsena probabilmente senza nemmerno vederli tanto erano occupati con la "Traccia" !! Non lo concepisco proprio e poi è molto più avventuroso trovare la strada giusta arrangiandosi da soli. Inoltre l'organizzazione (tra parentesi molto brava quest'anno) aveva disegnato moltissime frecce in terra... quindi. Altro esempio:dopo Castelnuovo Garfagnana eravamo un grupppetto con noi due toscani, 2 danesi, 2 inglesi e 2 germanici; al bivio per Minucciano c'era ben visibile la freccia con svolta a sinistra, ebbene all'inglese e al germanico col GPS la traccia diceva di girare a destra. TUTTI LORO SONO ANDATI A DESTRA, inutilmente richiamati da noi due. Ci hanno poi raggiunto al controllo di Aulla mentre noi ripartivamo. Bella fiducia hanno dato agli italiani!! Si sono fidati di più del GPS. Boh!!
Cosa ne pensate. Naturalmente poi ognuno fa come crede ma secondo me se si eccede non sono più le vere rando. Allora mettiamo sul manubrio un navigatore satellitare con la vocina e andiamo !! Ciao a tutti.
 

femfem

Apprendista Scalatore
11 Marzo 2005
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Bici
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@ Walga rispondo che ognuno vive la sua "avventura" come meglio crede, importante è non creare disturbo agli altri. Il regolamento non vieta l'uso dei navigatori, per cui ciascuno di noi accetta di parteciparvi nell'osservanza delle regole. Detto ciò, deve essere chiaro che qualora vi sia tracciatura stradale (come nel caso in questione) questa ha la priorità su tutto, non c'è traccia che tenga, è sicuramente la direzione corretta .
personalmente non sono contrario ai GPS, è un segno dei tempi, altrimenti dovremmo tornare a pedalare con i cambi a bacchetta,... per esempio :mrgreen:
 

carlos

Apprendista Scalatore
2 Novembre 2007
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Conversano BA
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K19 Titanium
In questa 1001m l'organizzazione non ha comunicato nessuna traccia ufficiale per gps,diffidando già preventivamente ogni forma di protesta /lamentela da parte di chi avesse avuto problemi causati da segnalazioni del gps.Per la cronaca il primo giorno di viaggio io ed il mio compagno di viaggio ci siamo persi e così ho seguito una coppia di vecchi amici da Faenza verso e prime ascese,con questi intento a chiaccherare non ho badato al percorso nè all'ottima frecciatura affidandomi al loro gps e ritrovandomi fuori percorso ed a scalare controvento il passo del Muraglione,cosa che hanno fatto anche altri partecipanti a causa di una traccia non aggiornata scricata su gps.Un'occhiata al roadboock(ben fatto) ci avrebbe risparmiato una faticaccia.Non sono comunque contro il gps o altre forme di tecnologia,sono piuttosto d'accordo con FemFem e per quanta riguarda i paesaggi Walga ne ha citati alcuni, ma forse ha risparmiato la splendida SAN Gimignano per modestiao-oMa di questo referisco parlarnr nell'imminente racconto del viaggio
 

micronauta

Scalatore
31 Dicembre 2008
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Torino
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Randonneuse in titanio; Bianchi Infinito; Olmo "eroica" in costruzione
personalmente non sono contrario ai GPS, è un segno dei tempi, altrimenti dovremmo tornare a pedalare con i cambi a bacchetta,... per esempio :mrgreen:

:offtopic:Sulla "moralità" dell'uso del GPS in randonnée ne stiamo già discutendo ampiamente anche in altri thread. Probabilmente non era il caso della 1001Miglia (io non l'ho fatta), ma personalmente in molte randonnée fatte quest'anno mi sono trovata in difficoltà a causa della "pochezza" del routesheet cartaceo. Ormai gli organizzatori di brevetti tendono a privilegiare la creazione del file-traccia da scaricare poi dal sito, piuttosto che curare la stesura di un buon routesheet. Temo che col tempo l'adozione del GPS - strumento non vietato dall'Audax internazionale, semmai incoraggiato, diventerà un passaggio quasi obbligato e inevitabile, che ci piaccia o no. ;nonzo%

P.S. Io il GPS ancora non ce l'ho, ma ho seriamente intenzione di attrezzarmi per la stagione ventura. Mi sono stufata di perdere tempo prezioso sulla strada per seguire indicazioni approssimative e improbabili...
 

femfem

Apprendista Scalatore
11 Marzo 2005
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Bici
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Ecco il mio racconto di quei giorni meravigliosi in giro per mezza italia con gente speciale.
Ho diviso il racconto in più parti per problemi di spazio-limite; Spero di far cosa gradita ed in qual caso vi ringrazio per la vs pazienza nel leggerlo o-o


La vigilia, la partenza e l'euforia dei primi Km:

La vigilia di una rando, soprattutto se trattasi di eventi importanti, è lunga da trascorrere. Stavolta “gioco” in casa , la partenza della 1001 miglia dista una dozzina di chilometri da casa mia per cui niente trasferimento, nessun viaggio in auto da fare, tutto può essere preparato all’ultimo minuto o quasi, insomma meno stress eppure tutto questo in un certo senso mi manca.
Lunedì 16 agosto: dopo una veloce presenza al mattino per sbrigare le pratiche della registrazione ritorniamo, io e Graziano (Cimebianche), al ritrovo delle 17 per il briefing tenuto dal presidente dell’Ari Fermo Rigamonti. Ci si ritrova con gran parte degli amici randagi, ed ancora c’è attesa, fino alle 21, quando si apriranno i cancelli e quasi 300 randonneurs inizieranno la loro avventura per mezza italia cercando di riportare qui a Nerviano le loro esperienze e raccontare agli amici le loro emozioni. Si va a cena, poi gli ultimi controlli ai mezzi , le ultime fasi della vestizione e ci schieriamo lungo il viale in cemento del parco mentre si fa buio. Arrivano gli amici, quelli che pedalano ma non partecipano, sono venuti ad assistere la partenza a darci la “benedizione” a sostenerci con i loro sorrisi e , in alcuni, con la loro grande voglia di aver voluto tanto esserci a fianco. Ed a fianco a noi c’è Carlos, un amico randonneurs che da tempo conosco solo virtualmente tramite la rete e che finalmente posso stringergli la mano. Nutro una profonda stima per Lui, lo scorso anno riusci a portare a termine la LEL con una bici raccattata all’ultimo istante dopo che alcuni balordi gli avevano sottratto la sua già allestita per la randonnèe , quindi con tutti i cambi di vestiario compresi. Non so quanti avrebbero avuto la forza d’animo per partire ugualmente ed arrivare in fondo in quelle condizioni; da allora Carlos è per me l’esempio della volontà, del credere profondamente in se stessi.
Finalmente alle 21 precise iniziano gli scaglionamenti delle partenze, una ventina o poco più alla volta, io e Cimebianche siamo nello scaglione delle 21,25 . Si viaggia per la direzione del sud milanese e del lodigiano, formando da subito un gruppo assai folto, inevitabile. Veloci, come sempre accade; il buio della sera è rotto dalle luci del traffico , sempre intenso da queste parti, e dagli scenari che i volantini pubblicitari della manifestazione non riportano, parliamo dello spettacolo dei fuochi sparsi a lato dei lunghi stradoni e che a quest’ora vivono il loro momento di maggior afflusso di “pubblico”…
Siamo in marcia per raggiungere il primo controllo di Fombio, nel lodigiano, qui solo timbratura, all’area di una pompa di servizio, niente ristoro ovviamente , siamo solo agli inizi , le operazioni filano via velocemente, si ha fretta di ripartire per non perdere le ruote buone, quelle che ci consentono di poter risparmiare qualche grammo di fatica che verrà poi buona più avanti . Gran parte del gruppo però è già lontano, rimaniamo davvero in pochi e con questi pochi cercheremo strada facendo di recuperare qualcun altro, giusto per avere più chance nel superare quanto prima il lungo tratto di pianura padana verso la bassa Emilia, passando per i successivi controlli di Colorno e Massa Finalese.
La 1001 miglia è iniziata ma i giochi inizieranno proprio là, quando saremo a Faenza, intorno al 400° chilometro; la mia cara Faenza, che bella cittadina, accostata alle colline che salgono dolcemente verso l’appennino, pochi chilometri e da lì sei già in Toscana. Ed a Faenza ci arriviamo, quasi all’ora di pranzo, pertanto quale miglior momento per riempirci lo stomaco proprio al controllo? Alla mensa Gemos, oltre al cibo che ci spetta di diritto c’è la possibilità di avere un mondo di altre prelibatezze (essendo un esercizio adibito a vera e propria mensa dei lavoratori) : siamo in Romagna gente, ho detto tutto !!
 

femfem

Apprendista Scalatore
11 Marzo 2005
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La 1001 miglia entra nel vivo:

Con la panza piena si riparte, dolci le colline , il venticello è fresco, il cielo esageratamente azzurro, quanto adoro questa terra, si va per Predappio, si passa Premilcuore, si valica il “Tre Faggi” incontrando aria di temporale, nubi basse, scure, i tipici accumuli pomeridiani degli appennini, tira anche un vento molto forte ma questa volta va bene, ci lascia terminare la discesa a Dicomano senza prendere nemmeno una goccia di pioggia. Al controllo di Dicomano ritroviamo il gruppetto del caro amico Michele (Scalvini) sempre a pochi minuti davanti a noi, come a tutti i precedenti controlli fin qui raggiunti: ritrovarsi è bello, ci si scambia sensazioni, timori e giudizi . A questo punto tappa non c’è ristoro ma il bar accanto soddisfa le nostre esigenze, un panino con prosciutto tagliato di fresco va benissimo, patatine, gelato, coca cola, alimentarsi perché la prossima tappa è impegnativa, si deve arrivare a Chiusi della Verna con un dislivello di oltre duemila metri e l’intenzione è quella di arrivarci prima che faccia notte fonda . Là, al santuario , troveremo cibo e branda per poter riposare qualche oretta , dopo la notte ed il giorno odierno passati a pedalare . C’è da guadagnare la salita del passo Croce a Mori , che percorriamo mentre piano piano il cielo si rasserena e torna a splendere il sole regalando scenari davvero insoliti tra i boschi di cui questa zona è ricca: siamo nel parco delle foreste Casentinesi , celebri per la loro ricchezza di vegetazione : Aceri, Faggi, Ontani, una ricchissima varietà di specie , qui non si soffre mai il caldo, lungo le salite ci si trova spesso a percorrere lunghi tratti all’ombra di questi maestosi alberi . Con Cimebianche , in compagnia di qualche altro randagio (con noi anche una delle donne partecipanti, l’amica Olga) superiamo il passo e scendiamo a Poppi, brevissimo tratto di pianura ed ecco che i visi guardano ancora all’insù per salire a La Verna.
Il santuario lo raggiungiamo intorno alla mezzanotte: tira un’aria gelida nel cortile dell’ingresso al refettorio! I quasi ottocento metri di altitudine in questa notte limpida e ventosa si sentono eccome! Freddo e vento fastidioso ma all’interno si stà veramente, è il caso di dirlo, da Dio! Rifocillati, questi poveri viandanti, cercano riposo al piano superiore : comodissimi letti a castello disposti in alcuni saloni , caldi e (come gradirebbe sempre un buon randagio) silenziosi ! Non ci vuole molto per chiudere gli occhi, semmai il problema è risvegliarsi , con una sistemazione così confortevole !! Mettiamo la sveglia alle 4 del mattino e ci addormentiamo . Quando giunge il momento di ripartire il vento all’esterno si è calmato e l’aria sembra meno gelida, nel frattempo seguitano a giungere i randonneurs delle retrovie. Ci prepariamo alla discesa, per Caprese Michelangelo ed Anghiari. La luna è quasi piena, la strada chiara, quasi i nostri faretti sarebbero superflui, tanto il traffico , sia per l’ora che per il luogo, è inesistente. Le prime luci del mattino ci sorprendono che siamo già a passare il confine con l’Umbria. E’ ancora fresco, la nebbiolina è padrona di queste vallate tra le dolci colline, vediamo un bar aperto, ci infiliamo all’interno, sono le 5,30, giusto giusto il momento per la colazione che ci darà un’ottima energia per iniziare la giornata, fra l’altro le paste sono appena state consegnate dalla pasticceria per cui davvero nulla si può pretendere di più !!
Ci vuole più di un’ora ancora prima che il sole riesca a mandar via questa nebbia, salendo al valico Gosparini, ostacolo che ci divide dal prossimo punto tappa e controllo , quello a Passignano sul lago Trasimeno . Scendendo la vista si apre sul lago, e ben presto raggiungiamo il tendone allestito in riva al lago dove troviamo da mangiare e la prima delle due borse che l’organizzazione ci ha trasportato. Siamo al km 660. Fare una doccia ed indossare abiti puliti è una sensazione bellissima, sembra di cominciare ora a pedalare, le fatiche passate se ne vanno quasi del tutto. Ancora Michele, Stefano, Marco, Alberto e Luis , il “collega” catalano che Marco e Alberto avevano conosciuto lo scorso anno a Madrid.
[FONT=&quot]Anche questa volta partono pochi istanti prima di Noi, hanno la nostra stessa andatura e se dovessimo mantenere questo scarto prima o poi faremo gruppo compatto. Intanto ci prepariamo per ripartire. La tappa che raggiunge Todi è molto nervosa, un continuo saliscendi attraverso i colli Umbri ma il tempo è magnifico, la salita a Todi lo è un po’ meno: strada larga ed insignificante, caldo, traffico ma l’idea che si possa entro questa notte raggiungere il giro di boa degli 800Km ci mette coraggio e affrontiamo con più grinta la salita . Anche a Todi ci si ritrova con i nostri “battistrada”, un buffet a prezzo convenzionato proprio sotto le mura cittadine, è quello che fa al caso nostro . Mezzogiorno, caldo, la prossima tappa presenta un discreto dislivello , ormai siamo nel vivo della randonnèe , non perdiamo molto tempo ed appena terminiamo il pranzo c’è giusto il tempo per bersi un caffè e poi di nuovo in marcia; col sollievo momentaneo della discesa . Per raggiungere Bolsena c’è da fiancheggiare il bel lago artificiale di Corbara (luogo davvero splendido) che anticipa l’ascesa ad un colle di cui non ricordo il nome ma assai impegnativo. Meglio del previsto, al controllo saremo alla metà esatta del percorso e contavo di passarlo questa notte, invece ci arriveremo ancora col sole . Scollinato, il lago di Bolsena appare d’incanto ai nostri occhi. Bella discesa su strada liscia come un bigliardo, tra freschi alberi che ci conduce in riva al lago; il controllo è posto in un bar dinanzi ad una splendida spiaggetta, e splendida non è solo la spiaggetta…. Stavolta i nostri amici che ci precedono sempre di qualche minuto sono ancora intenti a mangiare alla grande. Quindi questa è l’occasione di agganciarsi e condividere insieme a loro le fatiche del resto del viaggio, siamo al giro di boa, siamo al secondo giorno di marcia, al punto più meridionale del tracciato, a 45 ore dalla partenza : ora si torna a nord ! [/FONT]
 

femfem

Apprendista Scalatore
11 Marzo 2005
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Si forma il gruppo magico:

E si torna in massa, siamo in sette, io, Graziano , Stefano, Luis, Michele, Alberto e Marco. Lasciamo un’aria fresca che accarezza le stanche membra, lasciamo i luccichii del lago nel controluce del sole che va a degradare dietro la collina, si va per Gradoli, passeremo dalla bellissima Pitigliano, la città che sorge sul tufo, ci arriviamo alle prime luci della sera, è quasi ora di coprirsi perché inizia a fare piuttosto fresco. Se riusciamo ancora a resistere è perché il percorso è un tutt’uno di salite e strappi e per le gambe non c’è mai tregua. Siamo di nuovo in Toscana, nei pressi di Saturnia, le terme di Saturnia, ma per noi non è tempo di rilassarsi coi bagni termali, c’è da raggiungere Pomonte, al centro di stupende colline ormai attorniate dalla luce della sera . Un’ostacolo, per altro ben segnalato sul road-book, ci impegna in tutte le nostre forze: una rampa lunga quasi due chilometri con fondo in cemento e nemmeno troppo liscio, si arrampica su per la collina all’interno di un folto bosco. Presenta una media del 15%, in certi tratti credo arrivi a toccare il 20 . A parte lo scomodare i santi del paradiso, tante sono le “missive” inviate seduta stante al caro presidente Rigamonti ed ai suoi collaboratori !
Finalmente Pomonte, il controllo ed il ristoro (ottimo) con pasta e affettati, formaggi e anguria . E’ ormai quasi notte e ci rechiamo al dormitorio, ma troppo è il rumore, non si riesce a chiudere occhio. Alle due decidiamo di riprendere la strada, strada che ora si snoda nel pieno delle colline senesi e chi conosce il luogo sa bene che non esiste metro di questo territorio che non abbia inclinazione. La notte però allevia le fatiche della salita, è una condizione psicologica : le salite non si vedono e il cervello non li elabora, pedali assorto nei tuoi pensieri ma ogni pendenza è simile all’altra, comunque sempre dura. Abbiamo dormito (sonnecchiato) per un paio d’ore e certo non siamo nelle condizioni ottimali ma da rodato vagabondi finchè le forze ci assistono è cosa buona e giusta proseguire, piano, ma proseguire. In questo tratto abbiamo l’unico inconveniente meccanico, la foratura, proprio sulla sterrato che precede un guado di un torrente, fortunatamente in secca.
raggiungere Montalcino è un vero calvario, da Pomonte (luogo da cui siam ripartiti nella notte) dista poco più di settanta chilometri ma ci sono 1700 metri di dislivello da superare e date le condizioni non certo brillanti ci impieghiamo quasi sei ore !!! un eternità. La stanchezza, il freddo dell’alba, la sonnolenza e le continue pendenze da superare ci svuotano; troviamo un minimo conforto morale al controllo segreto , ma quel che serve è un bar , serve un bar per fare colazione altrimenti non ci si arriva più al centro della cittadina patria del famoso Brunello.
Sono le sei quando passiamo da Santangelo Cinigiano, il paese prima dell’inizio dell’ascesa a Montalcino. Il bar è ancora chiuso, non ci resta che proseguire e cercare di digerirci questi 17 chilometri che mancano .
Km dopo Km , pedalata dopo pedalata, ognuno immerso nei suoi pensieri, ma a Montalcino ci arriviamo e ci arriviamo intorno alle otto del mattino; timbriamo ai portici della sede comunale e ci concediamo finalmente una sostanziosa colazione al bar della piazza. In ordine di consumazione: Bombolone al cioccolato, cappuccino (ottimo), focaccia salata con prosciutto crudo e formaggio, cornetto alla crema e caffè ! A raccontarlo c’è da esser presi per psicopatici !! Il nostro amico Luis, catalano, ha enormi difficoltà a farsi preparare il suo latte macchiato: ogni volta a causa della sua difficoltà nella padronanza dell’italiano, riesce a farsi servire bevande che poco hanno a che fare con quella voluta; ed ogni volta è uno scatenarsi di risate ; stavolta ha tentato con un caffèlatte con schiuma ma gli è arrivato un cappuccino (che comunque ha gradito)… ci riproverà la prossima volta !
Il prossimo obiettivo è arrivare a Castelnuovo Berarderga; sì perché nelle rando ed ancor più nelle ultra rando occorre ragionare per obiettivi intermedi. Sapere come meglio gestirsi per raggiungere il successivo controllo, tenendo conto delle caratteristiche del tratto, del momento in cui lo si percorre e di cosa troveremo là al punto di arrivo. Aggiungere , tappa dopo tappa, un insieme di piccoli traguardi da godere ogni volta che si staccano i pedali dinanzi al banchetto dei timbri di ogni tappa . Per arrivare a Castelnuovo Berardenga occorre molta concentrazione e forza d’animo. Le crete senesi sono tanto belle quanto faticose da attraversare in sella ad una bici, specie se si hanno nelle gambe quasi mille chilometri percorsi. E’ giorno, il caldo si fa sentire ma riconosco bene questi posti, queste strade, le ho percorse più e più volte in precedenti rando toscane, proprio quelle organizzate dagli amici della Bulletta Bike, gli stessi personaggi che oggi gestiscono il punto di controllo e ristoro (e che ristoro!) di Castelnuovo. Rivedere queste strade mi fa sentire più rilassato, quasi riconosco ogni curva, ogni dosso, intuisco quando la strada stà per ammorbidirsi, quando scorgeremo le case del paese dietro la cresta della collina: infatti ci siamo: ecco Castelnuovo Berardenga. Giusto il tempo per raggiungere il centro sportivo e poi finalmente possiamo rilassarci per qualche mezzoretta; dopo la timbratura ci concediamo il meritato pasto e finalmente sotto una bella doccia rigenerante; qui infatti possiamo usufruire della seconda borsa al seguito dove abbiamo posto gli indumenti puliti con i quali affronteremo gli ultimi 600Km di questa 1001 miglia.
Superare i mille chilometri ha uno strano effetto, da molta sicurezza, si sente aria di avvicinamento a casa; siamo un gruppo perfetto, sempre d’accordo nelle decisioni, una cosa insolita avere un gruppo così numeroso in rando così lunghe, solitamente si finisce col disgregarsi ed invece stavolta tutto sembra filare liscio, abbiamo comunque un segreto: il nostro “collega” Spagnolo che tiene tutti uniti con la sua loquacità e la sua simpatia, accetta e contraccambia battute assai spiritose; tutto ciò consente di far passare il tempo ed i chilometri con più disinvoltura. Per Montaione 93 sono i chilometri e 1700 metri il dislivello; intanto la calura si è fatta soffocante e percorrere le colline diventa un impegno serio; soprattutto la salita a San Gimignano, la famosa città delle cento torri, si presenta come un forno : vampate di caldo assalgono i nostri corpi, accentuate dall’intenso traffico automobilistico dei turisti. Alla porta d’ingresso della cittadella sostiamo qualche minuto per rinfrescarci alla fontana ma dobbiamo attendere , da bravi, che una mamma col bimbo finiscano di dissetarsi . Il bimbo gioca e scherza con l’acqua , lo strozzeremmo volentieri se non chè le fattezze della bella fanciulla, costretta in una posa particolare per sostenere la sua creatura, calmano i nostri nervosi sentimenti e ne accendono i bollenti spiriti in questo già infuocato pomeriggio d’agosto! Faccia pure signora, lasci pure che il bimbo giochi, non abbiamo fretta… invece fretta ne abbiamo eccome, dobbiamo essere a Montaione che dista ad una ventina di chilometri da qui e prima che faccia notte sarebbe meglio arrivare a Montecatini dove troveremo ( si spera) posto per rilassarci un po’ sulle brande. A Montaione ci arriviamo presto ed anche presto ripartiamo , alla volta di Montecatini: tappa breve ma caratterizzata da strade pessime, un disastro, buche, anzi voragini, e traffico che snerva. Riusciamo comunque ad essere al controllo prima che sia buio totale . Questo ci conforta perché pedalare quest’ultimo tratto di sera sarebbe stato poco igienico !
Mangiamo, ci concediamo un’oretta di riposo nel palazzetto dello sport, ma i tappetini sono carenti e ci tocca trovare delle sistemazioni di fortuna: io mi accontento del , pur pregevole ma non certo adatto al sonno, linoleum del campo di basket . Ci restiamo poco, nemmeno un’ora e poi ci rimettiamo in sella: è notte, dobbiamo arrivare ad Aulla domattina e ci attende una tappa noiosissima nella prima parte, quella che risale la lunga Valle della Garfagnana. Montecatini è alle spalle, passiamo la fiabesca “Collodi” , sfioriamo Lucca, iniziamo la lunga e lenta risalita verso Castelnuovo Garfagnana. Un attimo di incertezza circa il percorso, l’unica in tutto il viaggio, ma subito ritroviamo la cartellonistica esatta per la direzione voluta. E’ una lunga e lenta marcia che ci vede avanzare per ampi rettilinei immersi in una notte nerissima, rotta solo dalle luci e dai fumi delle fabbriche, per alcune decine di chilometri, poi il nulla. Siamo piuttosto provati, il sonno ci attanaglia, questo è uno dei rarissimi momenti in cui nel gruppo non si pronuncia parola alcuna. Pure io , che solitamente ho una buona resistenza al sonno, sento gli occhi chiudersi e la testa vagare nel vuoto cosmico, perdo ogni contatto col reale, le gambe vanno solo per abitudine al gesto. Propongo una sosta di un quarto d’ora al dehore di un bar lungo la statale. Ci sistemiamo, diciamo che la nostra sistemazione ha piuttosto l’aria di un’occupazione studentesca; saranno circa le tre di notte e qualche rumore nello smuovere le sedie e le panche lo provochiamo: qui finisce che ci sbattono al fresco !! Cinque minuti, nemmeno forse, e piombiamo nel silenzio tutti quanti. Ci rimaniamo circa una mezzoretta, quando con mooolta forza di volontà decidiamo di riprendere il cammino, per raggiungere Aulla in prima mattinata.
Al passaggio per Castelnuovo Garfagnana ci sentiamo vuoti, la notte piuttosto fredda ci ha fatto consumare parecchie energie e ci attende la salita alla Foce dei Carpinelli . Una focacceria già aperta ci sembra un miraggio! In realtà la bottega stà , anzi , per chiudere ; una bottega che svolge servizio notturno per i discotecari e infatti troviamo ben poco da mangiare, è praticamente tutto finito. Ci prepara però dei cappuccini e dei latte macchiati, stavolta a Luis va a meraviglia perché attardatosi l’ordinazione gliel’abbiamo fatta noi .
Si riparte, salita alla Foce dei Carpinelli, lunga, alle prime luci del mattino, c’è nebbia nella valle, il luogo è splendido, soprattutto nei pressi di Agliano dove si trova un piccolo lago artificiale: quì i primi raggi del sole regalano un po’ di tepore ai nostri visi tirati per gli sforzi dell’ascesa . Scolliniamo il passo e scendiamo diretti ad Aulla, la discesa è molto lunga, circa trenta chilometri , e serve pedalare parecchio perché la pendenza è davvero irrisoria in certi tratti. Arriviamo finalmente ad Aulla, con il traffico già insistente e fastidioso . Il controllo è presso un distributore di benzina, ma accanto c’è un bar – tavola fredda in cui soddisfiamo finalmente i nostri appetiti, con gran gioia dell’esercente !
Le tappe volano via a poco a poco , e mettere la successiva scheda sul borsino della bici è sempre una bella soddisfazione. Tocca ora alle Cinque Terre, prossimo traguardo : Deiva Marina.
E’ una tappa impegnativa, il chilometraggio è intorno ai 75 chilometri ma il dislivello tocca i duemila metri. Lasciamo Aulla che il cielo si fa scuro, proprio nella nostra direzione non lascia grosse speranze, temo proprio che ci toccherà arrivare umidi ! Affrontiamo gli strappi, sempre piuttosto duri, di questo levante ligure: Soviore, luogo davvero suggestivo, percorso più e più volte in passato nella GF delle cinque terre appunto, poi discesa a Levanto, col mare che appare d’incanto e dona un senso di rilassatezza. Le strade sono umide ma finora niente pioggia, la successiva salita , quella di Bonassola, presenta addirittura il sole. Non ricordo di aver mai fatto questa salita con il brutto tempo, nemmeno quando nella gran fondo c’era tempo piovoso… dev’essere un’angolo particolare caratterizzato da insolite correnti d’aria. Cimebianche stà lottando con i suoi problemi al ginocchio, da qualche giorno stringe i denti, ma sa che adesso è il momento di usare tutta la forza d’animo per arrivare in fondo . La Castagnola, è l’ultimo dentello prima di scendere a Deiva Marina dove troviamo il controllo. Siamo affamati, ad Aulla avevamo mangiato alcune focacce al prosciutto ed i soliti, immancabili, bomboloni alla crema ed al cioccolato, ma le energie spese per questa altra tappa sono state ragguardevoli. In effetti ci attendavamo qualcosa di più del solito piatto di pasta , qui al controllo di Deiva, vabbeh! Per il momento ci accontentiamo e prima di riprendere le bici ci andiamo a stendere per una mezzoretta , quando l’orologio segna l’una del pomeriggio .
Terz’ultima tappa, la Deiva-Casella ligure : c’è da salire da subito il Bracco e successivamente dovremo affrontare la salita a Ferriere da dove valicheremo verso il Piemonte attraverso la Scoffera. Il Bracco mette a dura prova il nostro organismo, avanziamo molto lentamente, sfiancati dal caldo della salita tutta esposta al sole del pomeriggio ; per fortuna i quattordici chilometri di salita sono abbastanza docili . La sosta in cima al passo, alla locanda è doverosa: una birra gelata ed un panino ci ridanno morale più ancora di energia. Anche stavolta non si lascia il tavolo senza essere passati per il dolce, un gelato è quel che ci vuole per riempire ancora quel buchino nello stomaco . Bella la discesa verso Sestri Levante, liscia, tecnica, col sole che qui non crea alcun fastidio, anzi è piacevole, l’aria è appena tiepida e per fortuna non c’è gran vento.
L’ostacolo ora è il traffico caotico tra Sestri Levante e Lavagna, caos totale, slalom tra le auto e le moto dei turisti, semafori, rotatorie, strisce pedonali affollatissime, ne usciamo stressati, avremmo meglio sopportato un’altra salita ad essere sinceri. Finalmente imbocchiamo la Val Fontanabuona, verso Cicagna, che ci porterà poi a Ferriere. Salita fresca, ormai si fa sera , mi diverto a fare l’andatura, stò bene, stò davvero bene, sento le gambe leggere e il pensiero che dopo questa mancano due sole tappe, poco più di 170 Km (che compieremo di filata nella notte) mi rallegra e mi da stimolo.
Arrivare a valicare la Scoffera è però cosa assai lunga, una salita interminabile, dobbiamo accendere le luci prima ancora di arrivare in cima. Tornano i ricordi di una rando effettuata proprio su queste strade lo scorso anno, con partenza da Arquata Scrivia, luogo che tra poco raggiungeremo in discesa , in avvicinamento a Casella Ligure. Anche la discesa è lunga, fredda e molto molto umida, inoltre ho lo svantaggio di non poter tenere gli occhiali, in cima infatti ho scordato di sosttuire le lenti con quelle chiare per la notte, ed ora l’aria fredda mi penetra gli occhi con gran fastidio . Oggi ha piovuto abbondantemente da queste parti ma per fortuna noi non abbiamo mai incrociato l’istante in cui la pioggia per versava, abbiamo solo toccato le strade ancora bagnate dopo i temporali… questa si che è gran c@£o !
[FONT=&quot]Quando vediamo il cartello di Casella Ligure tiriamo un sospiro di sollievo anche se per arrivare al centro sportivo dove si trova il controllo c’è ancora qualche chilometro da fare. Ci avventiamo sul tavolo del ristoro, anche qui i volontari sono solerti nel servirci , e finalmente iniziano a tornare le forze, ci sentiamo riprendere e l’aria fredda che imperversa qui non ci tocca: siamo al riparo del gazebo e siamo ben coperti nei nostri indumenti antipioggia. Decidiamo che prima di ripartire per la penultima tappa, verso Castellania (tappa corta e facile) ci stenderemo per una mezzoretta .[/FONT]
 

femfem

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11 Marzo 2005
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Ultima alba e ultimi Km:

E’ mezzanotte quando lasciamo Casella e ci avviamo per Castellania, il paese del Campionissimo ; una tappa che non ci pesa minimamente, se non per la salita al paese ma che è ormai poca cosa in confronto a ciò che abbiamo percorso. Siamo bardati di tutto punto, la notte è fredda ed umida, anche nei sei chilometri della salita tengo addosso il goretex che pure mi fa sudare, ma non vedo l’ora di raggiungere il controllo per staccare anche questo “tagliando”; la salita è contorniata dalle lucciole nel bosco, la notte è stellata e attorno a noi solo il canto delle cicale . Laggiù in fondo le luci delle città all’inizio della pianura padana, nostra meta finale.
Ci siamo, a Castellania ci attende un nostro caro amico randagio, il mitico capitan Fakiro Fulvio (Gambaro) reduce dalla Amburgo-Berlino-Colonia-Berlino in cui ha dato l’ennesima prova della sua grandezza, 1550 Km sotto la pioggia ed il freddo, un autentico fakiro, non per niente il capitano dei Fakiri . Che gioia rivederlo, e che gioia sapere che tra pochi minuti si riparte per l’ultimo tratto.
Via, via , non c’è tempo da perdere, sono le 2,40 e ci tuffiamo nella discesa per dirigerci verso Castelnuovo Scrivia. Con noi c’è anche Olga, la prima donna che giungerà al traguardo. Un attimo di indecisione nei pressi di Castelnuovo Scrivia, circa la direzione, ma è perché siamo assonnati e non riusciamo a concentrarci bene sulle indicazioni, questo provoca il mettere il piede a terra proprio vicino ad una rotatoria con tanto di arco monumentale… e se è vero che l’occasione fa l’uomo ladro, ecco che i nostri sette vagabondi si lasciano tentare dal sederti per qualche attimo: da lì a chiudere gli occhi non passa nemmeno un minuto. Ci risvegliamo dopo una mezzoretta, invasi dalle zanzare che mai avevano avuto, credo, occasione così ghiotta da queste parti per fare un festino. E’ ancora buio , il primo bar sarà terra di conquista, i rettilinei ora ci mettono a dura prova ma tra poco arriverà la luce del giorno e ci aiuterà a riprenderci dal torpore.
Ed il primo bar arriva… la scena ha dell’incredibile, credo che se ci fosse stata una candid-camera nel locale avremmo sicuramente fatto morire dalle risate il pubblico spettatore.
Troviamo questo bar, nel centro di San Nazzaro dei Burgondi, è aperto , credo da pochi minuti. Al bancone fa bella mostra di sé una vetrinetta colma di paste. I nostri indumenti non lasciano dubbi sul fatto che veniamo dalla notte (fosse solo questa….), la signora ci guarda piuttosto incuriosita; iniziamo ad ordinare , chi un caffè doppio, chi un latte macchiato (Luis ci riprova, quasi fosse un esame finale ), chi un cappuccino ed intanto si da il via alla danza della vetrinetta: lo sportello si apre e si chiude a ritmo incessante sotto gli occhi allibiti ed il pensiero un po’ preoccupato della signora barista. Ad un certo punto, visto le evidenti ansie della poveretta, la rassicuro : “stia tranquilla , terremo bene a mente ciò che consumiamo e pagheremo tutto, non si preoccupi”. Questo apre un breve dialogo tra me e lei nel quale le diamo conoscenza della nostra, alquanto insolita, presenza. Rimane meravigliata al sentire della nostra avventura e ci fa i complimenti. Ci rimaniamo circa venti minuti, Luis fallito anche questo tentativo di ottenere il suo latte macchiato, tenta un ultimo disperato gesto e , avvicinandosi con sguardo un po’ timoroso, ordina un.. “latte .. macchiato.. con spuma” ! … (?!) Credo che la barista una cosa del genere non se la immagini nemmeno e che sia la richiesta più naif che abbia mai ricevuto nei suoi , ad occhio numerosi, anni di servizio dietro il bancone. Per farla breve, gli viene servito un ennesimo caffè macchiato con una leggera schiumatura, una sorta di minicappuccino insomma, contornato dalle nostre fragorose risate !! Ehh caro Luis, non ce la farai mai, Ti serve proprio un’altra 1001 miglia , forse allora ne uscirai imparato !
Nel frattempo si è fatto chiaro, riprendiamo la marcia, verso Bereguardo, nella pianura avvolta in una consistente nebbia. Poco prima del ponte di barche ci vengono incontro gli amici di Stefano che gli hanno organizzato una festa all’arrivo e che ci accompagneranno fino a Nerviano pedalandoci a fianco .
La strada per Nerviano è breve , ma passa per stradine di campagna , che sembrano non terminare mai, o forse siamo noi che non vediamo l’ora di varcare il cancello del centro cinofilo da cui siamo partiti 4 giorni e mezzo fà. Andatura quasi cicloturistica per goderci finalmente la conclusione delle nostre fatiche , del nostro appassionante viaggio. La curva sul ponte dell’Olona , in località Lazzaretto, ci permette di vedere le bandiere dell’arrivo, ci siamo, ecco l’ingresso del centro cinofilo, la gente applaude questi sette randagi in sella alle loro “compagne” di viaggio. Sono le 10 e qualche minuto, si staccano definitivamente i pedali, uno sguardo tra noi, prima ancora che una stretta di mano, chiude quest’avventura fatta di tanti km ed altrettante risate !! Sono passate 108 ore e spiccioli (47 minuti dicono gli addetti) ma per noi sono state tutte bellissime e sono volate via in un baleno !
Grazie a tutti i compagni, al mio fratellone Cimebianche, a Stefano, a Michele, Marco, Alberto e Luis ! C’è la voglia di ricominciare al più presto un’altra avventura e questo è il più grande successo al termine di una randonnèe.
 

cimebianche

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C’è la voglia di ricominciare al più presto un’altra avventura e questo è il più grande successo al termine di una randonnèe.
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Bel racconto che mi ha fatto ripensare ai luoghi attraversati e sopratutto alla bellissima compagnia degli altri randagi.
E' bello rivivere le emozioni provate e speriamo appunto di riviverle al piu' presto sulla strada! o-o
:ola:
 

diego73

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Si forma il gruppo magico:

E In effetti ci attendavamo qualcosa di più del solito piatto di pasta , qui al controllo di Deiva, vabbeh! Per il momento ci accontentiamo e prima di riprendere le bici ci andiamo a stendere per una mezzoretta , quando l’orologio segna l’una del pomeriggio .[FONT=&quot].[/FONT]

ciao femfem....a dire il vero pensa che ci avevano detto di dare qlk merendina e un po di acqua...e noi senza pensarci due volte ci siamo sbattuti e abbiamo cotto 26 kg di pasta, pane, focaccia (sino a che non è finita) merendine....l unico ristoro caldo di tutta la 1001 miglia (detto dai ciclisti che sono passati) e a molti abbiamo servito pure il doppio piatto....

a pensar di fare una cosa bella capendo che chi va in bici spende e quando trova un ristoro vuole giustamente mangiare........;nonzo%
 

micronauta

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C’è la voglia di ricominciare al più presto un’altra avventura e questo è il più grande successo al termine di una randonnèe.

Clap clap clap!! o-o

Osservazione: è incredibile comunque come voi uomini riusciate a pensare alla patata anche in situazioni estreme come queste... :mrgreen: :-x