A questo punto fallo il nome di Nibali. Non è che se non lo scrivi non rischi la querela per diffamazione.
Su certi aspetti posso essere d'accordo con te, nel senso che è bene essere cinici. Forse sarebbe meglio sostenere che, così come concepito oggi, è bene essere realisti e ammettere che lo sport professionistico tutto non si voglia esimere dall'apporto della scienza medica, farmaceutica e ora anche meccanica.
Però credo sia criminale sostenere sia un doping free sia un parziale e attenuato "doping dal volto umano": a chi spetterebbe decidere chi e quanto dovrebbe vincere? Agli organizzatori? Ai Teams? Alle federazioni? Si cadrebbe nell'inevitabile concessione di vittorie in una logica proporzionale ai budget delle squadre: top teams finanziati milioni di euro si spartirebbero gli eventi più importanti lasciando le briciole a squadre
Continental e Professional. Tutto ciò è in assoluto contrasto con i principi della lealtà sportiva e della giustizia nel senso più alto del significato.
Io sono dell'idea che se ai tempi di Coppi e Bartali i corridori potevano sciropparsi tappe di 300km a suon di anfetamine e bistecche, oggi i corridori possono benissimo correre doping free coi mezzi tecnici odierni, sulle strade ben asfaltate e a medie non esagerate. Chi non ha le qualità e le doti atletiche tali da poter affrontare determinati sforzi può benissimo cambiare mestiere: fare il corridore professionista non è obbligatorio. E non è neppure obbligatorio scalare l'Alpe d'Huez in 39 minuti.