Allora, ero stato leggero e avevo glissato sulla totale insensatezza e mancanza di significatività dei dati che citi, per risparmiarti una figuraccia.Già scritto qua, con tanto di documenti tecnici a supporto (R0 salito prima a 1,1 e poi 1,13).
E quello è il risultato della riapertura, come indica chiaramente l'inversione della curva dei casi che da decrescente è tornata crescente.
Ma siccome poi (come da tuo post sottostante) mi tiri per la giacchetta ora ti faccio capire (spero) quanto la laurea in copincollismo e multilinkaggio non possa essere sufficiente per SEMBRARE competenti su una data materia.
Intanto cominciamo col dire che la tua affermazione su evidenziata "R0 salito prima a 1,1 e poi 1,13" probabilmente ripresa da qualche rotocalco o settimanale scandalistico NON HA SENSO.
R0 (si legge erre con zero) non può nè salire nè scendere perchè è un indice (di riproduzione) che per definizione si riferisce all'istante iniziale di una epidemia, in caso di popolazione totalmente suscettibile e senza alcun intervento di contenimento. E' cioè un dato che indica il potenziale di diffusione iniziale dei contagi di una epidemia. Da ciò ne consegue che parlare di R0 con un'epidemia in corso è UN'EMERITA ERESIA (anche se è vero che qualche scienziato improvvisato o qualche giornalista di gossip lo utilizza a sproposito come hai fatto tu).
Per indicare invece tale valore dopo un certo tempo dall'inizio dell'epidemia, quindi come nello stato attuale, si utilizza l'indice Rt.
Poi è bene specificare che R0 è una variabile aleatoria
Risulta infatti:
R0 = f(n,d,p)
essendo:
n = numerosità dei contatti giornalieri
d = durata dell'intervallo temporale di contagiosità
p = probabilità unitaria di infezione
che sono tutte variabili nella pratica di difficile determinazione e quindi trattasi di variabili indipendenti non deterministiche, ma aleatorie a loro volta.
Una forte criticità del modello sta anche nella pratica impossibilità di stabilire la data esatta dell'inizio dell'epidemia, cosa che sarebbe richiesta per una stima attendibile del valore così calcolato.
Questa notevole difficoltà di assegnazione di valori attendibili a tali variabili e la criticità suddetta porta spesso a stimare R0 non per via analitica, ma a posteriori, su base empirica.
L'indice Rt è ancora più complesso essendo una variabile aleatoria spazio-temporale
Rt = f(n,d,p,g,t)
dove:
n = numerosità dei contatti giornalieri
d = durata dell'intervallo temporale di contagiosità
p = probabilità unitaria di infezione
g = luogo di rilevazione
t = tempo considerato
alle difficoltà suddette, si deve aggiungere anche l'approssimazione dovuta al fatto che p è considerata costante, il che nella pratica non è. Infatti in fase non primordiale vi saranno elementi della popolazione sottoposti a misure di contenimento i quali evidentemente avranno probabilità di contagio non uniforme.
Tutte queste problematiche legate a questo indice mettono in luce la forte sensibilità del valore calcolato alle assunzioni poste alla base del modello. Ed è per questo che molti studiosi ritengono tale valore non così significativo per stimare l'evoluzione del contagio di un'epidemia in atto.
Si è visto inoltre che tali indici sono suscettibili di intervalli di approssimazione piuttosto ampi che possono arrivare anche a +/- 0,2.
Da questo ne consegue che dare valori secchi per tali indici è sempre fuorviante, ma lo è specialmente nel caso in cui tali valori sono moto vicini a 1 come quelli da te citati (1,1 e 1,13).
Infatti se introduciamo l'approssimazione suddetta ai valori indicati, si comprende benissimo che il significato che emerge nei due casi estremi è opposto.
1,1 - 0,2 = 0,9
1,1 + 0,2 = 1,3
che è come passare dalla luce (0,9) alle tenebre (1,3), che è come dire l'epidemia dall'istante attuale può regredire oppure espandersi con discreta velocità, cioè sarebbe come dire tutto e il contrario di tutto. Questi valori ci possono dire al massimo che c'è una forte incertezza su come si evolverà il fenomeno. Ma non possono necessariamente essere valori allarmistici.
Mi scuso con i lettori per la prolissità e la settorialità dell'argomentazione, ma siccome qui abbiamo chi si permette di dare delle teste vuote agli altri, mi premeva distinguere la competenza e la comprensione VERA da quella PRESUNTA.
Mi dispiace, ma questa figurina te la sei cercata.

(ora non mi fai più tenerezza, ma solo tanta pena
)Guarda che io quei numeri li capisco benissimo, e non c'è proprio niente di complicato. È poco più che matematica e statistica di base. Capisco che la massa che fatica a moltiplicare due numeri non abbia la minima idea di come si possano fare certi calcoli, ma se tu non li capisci, non è un loro problema, ma una tua mancanza. Quello che però è sicuro è che le tue limitate competenze non giustificano te a mettere in dubbio chi certi numeri li produce. Chi non capisce ciò che legge non può farsi alcuna opinione, né in un senso, né nell'altro, e dovrebbe solo restare in religioso silenzio. Se non lo fa, fa solo muovere un po' di aria o dita su una tastiera.
Ultima modifica:

