Capisco, ma con questa logica il ciclismo è destinato a restare in balia o di "ricchi scemi" (cit.) o di autocrazie in cerca di legittimazione mediatica oppure vivacchiare con i venditori di wc. Nel frattempo qualsiasi altro sport, per dire la pallavolo italiana, ottiene una (piccola) fetta di diritti da distribuire alle società che producono effettivamente lo spettacolo da vendere anche alle tv.
Squadre di pallavolo che si chiamano "virtus" (credo) e roba cosi. Si giocano in strutture fisse, magari di proprietà della squadra (della pallavolo so niente, ma nel calcio mi pare sia cosi ad es.) con un pubblico, poco o tanto pagante, che compra un merchandising, etc... Quindi la piccola parte dei diritti tv va ad
integrare altre entrate.
Pensiamo invece al caso se la "virtus" si chiamasse un anno "FrancoGomme" e l'anno dopo "SalvalavitaBeghelli", con ntutto il merchandising che cambia ogni volta, e giocasse una partita a Milano, poi una a Grenoble, poi un'altra Valencia....ma mai nello stesso posto.
Anche la logica della pallavolo si complicherebbe.
Bisognerebbe cambiare la logica completamente, dando una struttura più stabile alle squadre, ma senza un attaccamento geografico la vedo molto molto difficile. Anche perché si, l'ente locale potrebbe metterci dei soldi per avere, che ne so, il "Milano Cycling Team", ma se poi questo a Milano (che già è location super-privilegiata come calendario corse) ci passa 4 volte l'anno...qual'è il ritorno?
Basti vedere il clamoroso flop della squadra parigina di Pineau: si, ok l'anno delle olimpiadi, ma poi?
ps
al netto che poi per il grande pubblico "la squadra" nel ciclismo conta quel che conta. Avendo il ciclismo un'altra peculiarità, quello di essere sport di squadra in cui vince 1 solo.