Questo è vero, ma non ha nulla a che fare con l'interesse del pubblico e quindi il gettito da esso derivante. La gente andava a vedere Totti nonostante che l'Olimpico fosse (e sia tuttora) di proprietà del CONI e non della AS Roma. Semmai giocare "al chiuso" consente di staccare dei biglietti, ma -di nuovo- la cosa non ha influenza nei confronti dell'interesse mediatico.Squadre di pallavolo che si chiamano "virtus"... (credo) e roba cosi. Si giocano in strutture fisse, magari di proprietà della squadra
Quanto agli altri asset più "interessanti" mediaticamente, neanche la Roma o la Virtus Bologna o la Lube Macerata "posseggono" nulla al di là del titolo sportivo: che però deve essere confermato di anno in anno, altrimenti retrocedi e non ce l'hai più (come nel WT).
con un pubblico, poco o tanto pagante, che compra un merchandising, etc... Quindi la piccola parte dei diritti tv va ad integrare altre entrate.
E' vero, i cosiddetti redditi da gameday (biglietti e magliette) esistono e sono importanti , tanto più quando più piccolo è l'interesse del pubblico generalista. Tanto è vero che Roma e Lazio sono entrambe senza main sponsor e vanno avanti comunque.
Il basket è così. Gli sponsor cambiano, le squadre restano, le V nere di Bologna restano "la Virtus".Pensiamo invece al caso se la "virtus" si chiamasse un anno "FrancoGomme" e l'anno dopo "SalvalavitaBeghelli", con ntutto il merchandising che cambia ogni volta, e giocasse una partita a Milano, poi una a Grenoble, poi un'altra Valencia....ma mai nello stesso posto.
Tra il ciclismo e gli altri sport pro ci sono due differenze, e questa è una, la mancanza di "attaccamento geografico" che rende tutto oggettivamente meno facile.Bisognerebbe cambiare la logica completamente, dando una struttura più stabile alle squadre, ma senza un attaccamento geografico la vedo molto molto difficile.
L'altra è il fatto che i diritti televisivi non sono raccolti nè dall'associazione delle squadre, come accade nel calcio, pallavolo, basket, etc, nè da una società commerciale che organizza l'attività sportiva e poi redistribuisce una parte dei proventi (F1, MotoGp, sport USA).
Con tutto questo non dico che vadano "espropriati" i diritti televisivi a RCS o ASO, nè che Tinkoff sia un fine ed abile businessman. Dico che iniziare pensare ad un modello che, non solo con i diritti TV, consenta la sopravvivenza di tutti gli attori (come dice sopra @Scaldamozzi ogni tanto , non mi pare un'eresia.




