Penso che il thread abbia preso una piega distorta da quello che era il senso della polemica e che credo abbia un fondamento per la specificità femminile che le ultime pagine hanno perso di vista.
Se capisco l'obiezione delle atlete che rosicano, e che sono atlete mature, e che conoscono abbastanza bene gli effetti di allenamento, carico, magrezza ecc sul corpo e sulla routine femminile in età fertile (nel mio piccolo qualcosa so anche io avendo una moglie che fa ciclismo in casa), loro si stanno lamentando che il protocollo "prevot" (chiamolo cosi), pur non essendo doping, pur essendo lecito, lascia dei segni e crea alterazione dei livelli ormonali femminili. Un protocollo che per semplificazione definerei maschile . La stessa prevot ha detto che il protocollo è stata una challenge "temporanea" e ha fatto pure intendere che il protocollo non sarebbe sostenibile alla lunga. Questo lo ha detto lei. Probabilmente una scelta determinata dalla voglia di arrivare, sicuramente concordata coi medici, sicuramente consapevole dei possibili effetti, effetti che avrà pure costatato per fare simili affermazioni.
Da qui la polemica delle colleghe, su cui non mi sento di esprimere opinioni, e che non leggerei come un tentativo di sminuire la vincitrice di un evento eleggendosi a vincitrici morali, ma di porre la questione del balance tra l'essere una donna fertile e una atleta che lotta per il tour de france.
D'ora in poi il protocollo "prevot" sarà la regola per vincere il tdf? Bisognera scendere a compromessi sugli effetti sul corpo femminile per essere ad alti livelli su corse a tappe? Queste sono le domande che io capisco come questione poste da quelle che "sucano".
L'anoressia è un altra cosa, chi ha avuto a che fare da vicino con questa malattia, sa che la prevot non è anoressica. Caso mai certi protocolli portati tra i giovani, meno seguiti, meno consapevoli, possono provocare disturbi alimentari che possono portare anche a quell'epilogo.