News 15enne morta in allenamento in Trentino

CONTE MAX

Pignone
17 Giugno 2024
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PIACENZA
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Bianchi Infinito Pro 2026
Davanti alla tragedia di Adele (mi fa malissimo solo a pensarci), ho letto dei commenti in giro che fanno venire i brividi.
Secondo me il vero problema qui è l'ipocrisia totale della gente e di come i media gestiscono la percezione delle cose.
Facciamo un gioco e ribaltiamo lo scenario: immaginate che la dinamica fosse stata esattamente la stessa, stesso posto, stessa macchina che invade la corsia, stesse persone e stesso tragico esito, ma che dietro ci fosse stata la premeditazione di un fidanzatino o di un pretendente che ha usato l'auto apposta, camuffando l'omicidio da incidente stradale.
Cosa sarebbe successo? Oggi Lavis sarebbe invasa dalle telecamere, avremmo i plastici in tv, talk show h24 e i politici a cavalcare l'emergenza nazionale per settimane.
Invece, siccome alla guida c'era "solo" un automobilista che correva troppo, la notizia passa in sordina sulla cronaca locale e specialistica come una 'tragica fatalità'. Alla fine della fiera, della vittima in sé non importa niente a nessuno; quello che fa la differenza è la strumentalizzazione politica e mediatica che si può fare del corpo di una donna. Lì c'è un ritorno ideologico, qui invece c'è solo un problema scomodo da insabbiare. E sia chiaro, il punto non è sminuire una tragedia sacrosanta come quella dei femminicidi, ma smascherare il cinismo dei media e dei politicanti che cos' indirizzano l'opinione pubblica secondo i loro bisogni. Le conseguenze reali sono le stesse, ma l'impatto pubblico si ribalta completamente
L'osservatorio ASAPS dice che da inizio anno siamo a 101 ciclisti morti in Italia. Di questi, ben 24 sono solo in Lombardia. Parliamo di una sola regione e di una nicchia ristretta di persone che va in bici, eppure i morti quasi si pareggiano con i femminicidi (27 secondo Non una di meno) di tutta Italia.
Matematicamente è una strage strutturale, ma per l'opinione pubblica non è un'emergenza. Perché per fermare la strage stradale la politica dovrebbe prendere decisioni scomode: toccare i voti, abbassare i limiti, togliere spazio alle auto e fare controlli veri.
La cosa che mi fa più imbestialire è la scusa del rischio dell'andare in bici. Ho letto commenti del tipo: "Eh, la strada è un posto intrinsecamente pericoloso, lo sai quando esci in bici". Questa è una balla colossale che usiamo per lavarci la coscienza. La strada non è una giungla amazzonica o un evento atmosferico inevitabile; è uno spazio pubblico antropizzato, regolato da leggi e progettato dall'uomo. Se è pericolosa, è solo perché abbiamo deciso deliberatamente di tollerare la distrazione, la velocità e l'impunità di chi guida una tonnellata di ferro.
Usiamo il concetto di "rischio intrinseco" come un'arma di colpevolizzazione della vittima. Ancora una volta vi ripropongo il gioco mentale, provate mentalmente a fare lo stesso identico discorso a una donna dicendo: "Il mondo là fuori è un posto intrinsecamente pericoloso per una donna, lo sai quando esci di casa, fa parte del rischio esterno". Scoppierebbe il putiferio giustamente, perché significherebbe giustificare l'aggressore e dire alla vittima che se l'è cercata. Invece se muore un ciclista questo cinismo diventa la norma accettata da tutti, come se pedalare fosse una colpa o una roulette russa che ti cerchi da solo.
Finché continuiamo a chiamarli "incidenti", a parlare di sfortuna e a considerare la strada come proprietà privata delle auto, non cambierà mai nulla.
Un pensiero ad Adele e alla sua famiglia.
Da applausi
 

charlietrotter

Apprendista Velocista
8 Febbraio 2011
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Davanti alla tragedia di Adele (mi fa malissimo solo a pensarci), ho letto dei commenti in giro che fanno venire i brividi.
Secondo me il vero problema qui è l'ipocrisia totale della gente e di come i media gestiscono la percezione delle cose.
Facciamo un gioco e ribaltiamo lo scenario: immaginate che la dinamica fosse stata esattamente la stessa, stesso posto, stessa macchina che invade la corsia, stesse persone e stesso tragico esito, ma che dietro ci fosse stata la premeditazione di un fidanzatino o di un pretendente che ha usato l'auto apposta, camuffando l'omicidio da incidente stradale.
Cosa sarebbe successo? Oggi Lavis sarebbe invasa dalle telecamere, avremmo i plastici in tv, talk show h24 e i politici a cavalcare l'emergenza nazionale per settimane.
Invece, siccome alla guida c'era "solo" un automobilista che correva troppo, la notizia passa in sordina sulla cronaca locale e specialistica come una 'tragica fatalità'. Alla fine della fiera, della vittima in sé non importa niente a nessuno; quello che fa la differenza è la strumentalizzazione politica e mediatica che si può fare del corpo di una donna. Lì c'è un ritorno ideologico, qui invece c'è solo un problema scomodo da insabbiare. E sia chiaro, il punto non è sminuire una tragedia sacrosanta come quella dei femminicidi, ma smascherare il cinismo dei media e dei politicanti che cos' indirizzano l'opinione pubblica secondo i loro bisogni. Le conseguenze reali sono le stesse, ma l'impatto pubblico si ribalta completamente
L'osservatorio ASAPS dice che da inizio anno siamo a 101 ciclisti morti in Italia. Di questi, ben 24 sono solo in Lombardia. Parliamo di una sola regione e di una nicchia ristretta di persone che va in bici, eppure i morti quasi si pareggiano con i femminicidi (27 secondo Non una di meno) di tutta Italia.
Matematicamente è una strage strutturale, ma per l'opinione pubblica non è un'emergenza. Perché per fermare la strage stradale la politica dovrebbe prendere decisioni scomode: toccare i voti, abbassare i limiti, togliere spazio alle auto e fare controlli veri.
La cosa che mi fa più imbestialire è la scusa del rischio dell'andare in bici. Ho letto commenti del tipo: "Eh, la strada è un posto intrinsecamente pericoloso, lo sai quando esci in bici". Questa è una balla colossale che usiamo per lavarci la coscienza. La strada non è una giungla amazzonica o un evento atmosferico inevitabile; è uno spazio pubblico antropizzato, regolato da leggi e progettato dall'uomo. Se è pericolosa, è solo perché abbiamo deciso deliberatamente di tollerare la distrazione, la velocità e l'impunità di chi guida una tonnellata di ferro.
Usiamo il concetto di "rischio intrinseco" come un'arma di colpevolizzazione della vittima. Ancora una volta vi ripropongo il gioco mentale, provate mentalmente a fare lo stesso identico discorso a una donna dicendo: "Il mondo là fuori è un posto intrinsecamente pericoloso per una donna, lo sai quando esci di casa, fa parte del rischio esterno". Scoppierebbe il putiferio giustamente, perché significherebbe giustificare l'aggressore e dire alla vittima che se l'è cercata. Invece se muore un ciclista questo cinismo diventa la norma accettata da tutti, come se pedalare fosse una colpa o una roulette russa che ti cerchi da solo.
Finché continuiamo a chiamarli "incidenti", a parlare di sfortuna e a considerare la strada come proprietà privata delle auto, non cambierà mai nulla.
Un pensiero ad Adele e alla sua famiglia.
Bravissimo, hai colto perfettamente nel segno (avrei voluto scriverlo io un post cosi' e anche cosi' bene).
Da fotocopiare e distribuire in tutti i consigli comunali d'Italia.
 

sartormassimo

Apprendista Cronoman
27 Aprile 2013
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bella è bella...
Davanti alla tragedia di Adele (mi fa malissimo solo a pensarci), ho letto dei commenti in giro che fanno venire i brividi.
Secondo me il vero problema qui è l'ipocrisia totale della gente e di come i media gestiscono la percezione delle cose.
Facciamo un gioco e ribaltiamo lo scenario: immaginate che la dinamica fosse stata esattamente la stessa, stesso posto, stessa macchina che invade la corsia, stesse persone e stesso tragico esito, ma che dietro ci fosse stata la premeditazione di un fidanzatino o di un pretendente che ha usato l'auto apposta, camuffando l'omicidio da incidente stradale.
Cosa sarebbe successo? Oggi Lavis sarebbe invasa dalle telecamere, avremmo i plastici in tv, talk show h24 e i politici a cavalcare l'emergenza nazionale per settimane.
Invece, siccome alla guida c'era "solo" un automobilista che correva troppo, la notizia passa in sordina sulla cronaca locale e specialistica come una 'tragica fatalità'. Alla fine della fiera, della vittima in sé non importa niente a nessuno; quello che fa la differenza è la strumentalizzazione politica e mediatica che si può fare del corpo di una donna. Lì c'è un ritorno ideologico, qui invece c'è solo un problema scomodo da insabbiare. E sia chiaro, il punto non è sminuire una tragedia sacrosanta come quella dei femminicidi, ma smascherare il cinismo dei media e dei politicanti che cos' indirizzano l'opinione pubblica secondo i loro bisogni. Le conseguenze reali sono le stesse, ma l'impatto pubblico si ribalta completamente
L'osservatorio ASAPS dice che da inizio anno siamo a 101 ciclisti morti in Italia. Di questi, ben 24 sono solo in Lombardia. Parliamo di una sola regione e di una nicchia ristretta di persone che va in bici, eppure i morti quasi si pareggiano con i femminicidi (27 secondo Non una di meno) di tutta Italia.
Matematicamente è una strage strutturale, ma per l'opinione pubblica non è un'emergenza. Perché per fermare la strage stradale la politica dovrebbe prendere decisioni scomode: toccare i voti, abbassare i limiti, togliere spazio alle auto e fare controlli veri.
La cosa che mi fa più imbestialire è la scusa del rischio dell'andare in bici. Ho letto commenti del tipo: "Eh, la strada è un posto intrinsecamente pericoloso, lo sai quando esci in bici". Questa è una balla colossale che usiamo per lavarci la coscienza. La strada non è una giungla amazzonica o un evento atmosferico inevitabile; è uno spazio pubblico antropizzato, regolato da leggi e progettato dall'uomo. Se è pericolosa, è solo perché abbiamo deciso deliberatamente di tollerare la distrazione, la velocità e l'impunità di chi guida una tonnellata di ferro.
Usiamo il concetto di "rischio intrinseco" come un'arma di colpevolizzazione della vittima. Ancora una volta vi ripropongo il gioco mentale, provate mentalmente a fare lo stesso identico discorso a una donna dicendo: "Il mondo là fuori è un posto intrinsecamente pericoloso per una donna, lo sai quando esci di casa, fa parte del rischio esterno". Scoppierebbe il putiferio giustamente, perché significherebbe giustificare l'aggressore e dire alla vittima che se l'è cercata. Invece se muore un ciclista questo cinismo diventa la norma accettata da tutti, come se pedalare fosse una colpa o una roulette russa che ti cerchi da solo.
Finché continuiamo a chiamarli "incidenti", a parlare di sfortuna e a considerare la strada come proprietà privata delle auto, non cambierà mai nulla.
Un pensiero ad Adele e alla sua famiglia.
Non ti conosco ma ti ringrazio per questo tuo intervento.
Se io fossi un giornalista che si trovasse a commentare la notizia vorrei terminare il mio articolo proprio così.

Altro che clickbait!!
 

Wolf Marco

Apprendista Scalatore
14 Ottobre 2013
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bicilook

Ammiraglia
15 Giugno 2008
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ORBEA Orca Omx -Colnago C60
concordo, tra l'altro pensare di trovare un'unica soluzione al traffico è alquanto ingenuo, semplicemente perchè anche se la si trovasse, essendo la popolazione in aumento esponenziale non faremmo in tempo a stare dietro con nessuna tecnologia
l'unica è trovare più soluzioni, tra cui sicuramente il trasporto pubblico, il car sharing, il remote\smart working e tanto altro, compreso la guida autonoma quando arriverà ma che non deve essere motivo per continuare a produrre e usare auto come unica soluzione
In Italia che è un paese di vecchi,se non venisse rinnovata la patente a quelli che non sono più palesemente in grado di guidare ,elimineremmo già buona parte del traffico,ma a quanto pare i medici che fanno le visite per il rinnovo basta che tu abbia gli occhiali ti rinnovano la patente.
Poi nel 2026 ci sono ancora aziende che se hanno dipendenti con la stessa mansione, e molte sedi sul territorio nazionale,non si capisce come mai ,mandano a 50 km da casa se non molti di più , quello che sarebbe a 2 passi dal posto di lavoro.
Queste sono assurdità...sembrano fatte apposta per aumentare il traffico.
L'utilizzo dello smart work è ancora troppo limitato rispetto a quello che si potrebbe fare e non si capisce il perché.
Avrebbe dovuto andare tutto bene,invece abbiamo traffico quadruplicato e la gente sempre più impazzita che passa le giornate in auto con sempre più stress rabbia e incidenti mortali.
Trasporto pubblico,sicuramente migliorabile e di molto,ma in molti casi anche laddove c'è e si potrebbe usare ,molti continuano a posare il c.lo sull'auto.,anche per spostamenti in molti casi ridicoli.
 

bach7

Velocista
10 Gennaio 2011
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Pinifarina
Ma perché "brucia"? Sono soldi usati per permettere alle persone di spostarsi, non sono "bruciati". E le "infrastrutture" di cui ha bisogno il trasporto pubblico secondo me sono solo in parte quelle classiche di asfalto e cemento, ma in modo maggiore autisti, mezzi, studi per ottimizzare tempi e percorsi, riduzione dei costi di abbonamento, ammodernamento dell'esistente...
Io credo che un secolo di dominio dei gruppi auto abbia fatto un ottimo lavoro nel farlo sembrare inutilizzabile, inefficiente e costoso. Ma è come con l'auto privata, se lo Stato non avesse investito risorse pubbliche incalcolabili nel creare autostrade e nel costante ampliamento, ammodernamento e manutenzione della rete viaria sarebbe chiaro che è inutilizzabile. Bisognerebbe iniziare a considerare il trasporto collettivo allo stesso modo.

EDIT: il succo del mio discorso è che "i soldi non ci sono" è in buona parte sbagliato. Sono stati e sono usati molto più per le auto (e camion ecc.) che per il trasporto pubblico, quello collettivo, la rotaia. Ma sono scelte che si possono cambiare, non postulati immutabili.

è proprio il "succo del discorso" che è sbagliato. quanto investito e realizzato dagli anni 50 in poi, oggi non è realizzabile, sia tecnicamente che economicamente.
il trasporto pubblico, come detto prima, è un servizio che brucia soldi perché costa ai cittadini circa 12 miliardi ogni anno...
è purtroppo dimostrato per una marea di motivi che è un servizio che non può auto sostenersi (nei casi più virtuosi non si arriva al 30%)...

migliorare il servizio (acquisire competenze, aumentare il numero delle corse, rinnovare il parco mezzi ecc.) poi richiederebbe investimenti enormi, che uno stato come l'Italia, col debito pubblico altissimo (siamo al settimo posto nel mondo per rapporto debito pil) e crescita pari a 0, difficilmente riesce a permettersi, perché vorrebbe dire reperire quelle risorse da altre parti.

bisogna essere realisti: paghiamo delle scelte fatte in passato e oggi dobbiamo adeguarci ad esse. nel lunghissimo periodo (50 100 anni) si può immaginare qualsiasi cosa. ma rimanendo concreti è già complicato spingerci a 10 15 anni....

è come la nostra costa: ci sono aree che negli anni 50 60 70 hanno visto la realizzazione di edifici sulla spiaggia... oggi non si può realizzare un lungomare, una ciclabile ecc. perché si dovrebbe procedere con l'esproprio di questi fabbricati. costi e limiti tecnici e amministrativi insostenibili per qualsiasi ente...

si fa già tanta fatica (economicamente) a tenere in piedi le infrastrutture esistenti...

e in europa sono ben consapevoli di questi problemi...
 
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ConteIgor

Pedivella
29 Agosto 2021
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Triban RC 520
è proprio il "succo del discorso" che è sbagliato. quanto investito e realizzato dagli anni 50 in poi, oggi non è realizzabile, sia tecnicamente che economicamente.
il trasporto pubblico, come detto prima, è un servizio che brucia soldi perché costa ai cittadini circa 12 miliardi ogni anno...
è purtroppo dimostrato per una marea di motivi che è un servizio che non può auto sostenersi (nei casi più virtuosi non si arriva al 30%)...

migliorare il servizio (acquisire competenze, aumentare il numero delle corse, rinnovare il parco mezzi ecc.) poi richiederebbe investimenti enormi, che uno stato come l'Italia, col debito pubblico altissimo (siamo al settimo posto nel mondo per rapporto debito pil) e crescita pari a 0, difficilmente riesce a permettersi, perché vorrebbe dire reperire quelle risorse da altre parti.

bisogna essere realisti: paghiamo delle scelte fatte in passato e oggi dobbiamo adeguarci ad esse. nel lunghissimo periodo (50 100 anni) si può immaginare qualsiasi cosa. ma rimanendo concreti è già complicato spingerci a 10 15 anni....

è come la nostra costa: ci sono aree che negli anni 50 60 70 hanno visto la realizzazione di edifici sulla spiaggia... oggi non si può realizzare un lungomare, una ciclabile ecc. perché si dovrebbe procedere con l'esproprio di questi fabbricati. costi e limiti tecnici e amministrativi insostenibili per qualsiasi ente...

si fa già tanta fatica (economicamente) a tenere in piedi le infrastrutture esistenti...

e in europa sono ben consapevoli di questi problemi...
Chiarissimo, non sono d'accordo sull'impossibilità di reperire risorse da altre parti perché come ho scritto e riscritto, sono scelte. Quello che non capisco è perché nel caso del trasporto pubblico collettivo è tutto impossibile, investimenti troppo grandi, è solo immaginazione tra 100 anni; e invece le macchine autonome che vengono sotto casa, che richiederebbero investimenti molto maggiori e tecnologie che al momento non esistono, invece non ricevono le stesse critiche...
 

bach7

Velocista
10 Gennaio 2011
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Chiarissimo, non sono d'accordo sull'impossibilità di reperire risorse da altre parti perché come ho scritto e riscritto, sono scelte. Quello che non capisco è perché nel caso del trasporto pubblico collettivo è tutto impossibile, investimenti troppo grandi, è solo immaginazione tra 100 anni; e invece le macchine autonome che vengono sotto casa, che richiederebbero investimenti molto maggiori e tecnologie che al momento non esistono, invece non ricevono le stesse critiche...

le macchine autonome sono già tra noi, sono già in commercio, l'europa è come sempre in ritardo per la scelta di voler regolamentare in maniera rigida il settore.

già dal prossimo anno (ma molto più probabilmente dal 2029 conoscendo le nostre amministrazioni) sarà possibile prendere un aerotaxi da malpensa al centro di milano...

quindi le tecnologie esistono e sono intorno a noi (in pratica tutte le macchine attualmente in commercio sono già "pronte" ma "bloccate" perché mancano le norme che ne autorizzino l'uso).

le infrastrutture sono in corso di realizzazione (non si parla di parcheggi ma di colonnine di ricarica ultrarapida). gli appalti son già stati affidati, i lavori sono in esecuzione, e tanti altri appalti sono in procinto di essere eseguiti.

è questo il presente. il futuro prossimo è già scritto (non da noi italiani) ma da chi ci rappresenta in europa.
 

ConteIgor

Pedivella
29 Agosto 2021
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Triban RC 520
le macchine autonome sono già tra noi, sono già in commercio, l'europa è come sempre in ritardo per la scelta di voler regolamentare in maniera rigida il settore.

già dal prossimo anno (ma molto più probabilmente dal 2029 conoscendo le nostre amministrazioni) sarà possibile prendere un aerotaxi da malpensa al centro di milano...

quindi le tecnologie esistono e sono intorno a noi (in pratica tutte le macchine attualmente in commercio sono già "pronte" ma "bloccate" perché mancano le norme che ne autorizzino l'uso).

le infrastrutture sono in corso di realizzazione (non si parla di parcheggi ma di colonnine di ricarica ultrarapida). gli appalti son già stati affidati, i lavori sono in esecuzione, e tanti altri appalti sono in procinto di essere eseguiti.

è questo il presente. il futuro prossimo è già scritto (non da noi italiani) ma da chi ci rappresenta in europa.
Io non parlo di quello, ma di un trasporto di massa con auto on demand. Si tratta di centinaia di migliaia di veicoli autonomi dislocati in tutto il Paese, in grado di muoversi in sicurezza (soprattutto per gli altri) in ogni possibile frangente che si incontra per strada; a cui aggiungere centri di parcheggio, manutenzione e pulizia, decine di migliaia di stazioni di rifornimento a disposizione ecc.
La tua riduzione di tutto a "è pronto ma è colpa della burocrazia" è una semplificazione disarmante e assurda, che bilancia il fatto che invece per il trasporto pubblico tutto sembra essere complicatissimo. Comunque va bene così, meno autobus e meno leggi per le autonome e vediamo se le cose miglioreranno.
 

bach7

Velocista
10 Gennaio 2011
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Io non parlo di quello, ma di un trasporto di massa con auto on demand. Si tratta di centinaia di migliaia di veicoli autonomi dislocati in tutto il Paese, in grado di muoversi in sicurezza (soprattutto per gli altri) in ogni possibile frangente che si incontra per strada; a cui aggiungere centri di parcheggio, manutenzione e pulizia, decine di migliaia di stazioni di rifornimento a disposizione ecc.
La tua riduzione di tutto a "è pronto ma è colpa della burocrazia" è una semplificazione disarmante e assurda, che bilancia il fatto che invece per il trasporto pubblico tutto sembra essere complicatissimo. Comunque va bene così, meno autobus e meno leggi per le autonome e vediamo se le cose miglioreranno.

il tasso di rinnovamento del parco circolante è di circa 20 anni (le stime più ottimistiche scendono a 15 anni).

una volta che ci saranno le norme (e queste arriverannoa breve), partirà il cronometro per l'adozione del nuovo modello.

oggi le aziende trovano più conveniente (è questo il fattore determinante) siglare contratti di noleggio a lungo termine (5 anni) piuttosto che acquistare direttamente i mezzi. al momento le società più attive sono le case stesse che utilizzano la rete di concessionarie già esistenti. il car sharing è il passo successivo.

si stima che questa transizione potrebbe addirittura portare a una riduzione del 50% del parco auto circolante in 30 anni.

non servono nuovi parcheggi (o meglio ne servono sempre ma non pensiamo a opere futuristiche... in città basterà un semplice posto auto), non servono nuove officine. servono solo auto nuove e aggiornate (i contratti di noleggio a lungo termine prevedono la sostituzione del mezzo a un certo kilometraggio e/o già dopo 2 anni con un mezzo nuovo).

tengo a precisare che questo è quello che stanno facendo. non è però qualcosa che mi piace o che farei io... da uomo di paesello della provincia italiana sono abituato ad avere ed usare le mie cose...

cerco però di vedere i possihili lati positivi: meno individui in giro alla guida, sistemi più rispettosi delle norme e conseguentemente della vita altrui (e invito tutti a ragionare su quest'ultima frase... un vero controsenso)

l'unico limite, su cui come ho già illustrato prima si sta lavorando, è l'infrastruttura che permetterà la ricarica di tutti questi mezzi elettrici.
 

bad

Velocista
22 Novembre 2006
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immaginate che la dinamica fosse stata esattamente la stessa, stesso posto, stessa macchina che invade la corsia, stesse persone e stesso tragico esito, ma che dietro ci fosse stata la premeditazione di un fidanzatino o di un pretendente che ha usato l'auto apposta, camuffando l'omicidio da incidente stradale.
Cosa sarebbe successo? Oggi Lavis sarebbe invasa dalle telecamere, avremmo i plastici in tv, talk show h24 e i politici a cavalcare l'emergenza nazionale per settimane.
sicuro? vicino casa mia è successo quello che hai ipotizzato (con processo chiuso pochi giorni fa, non lo sapevo) ma niente tv o altro


ps: tolto questo, sicuramente il tuo messaggio è condivisibilissimo o-o
 
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iban

Apprendista Velocista
26 Maggio 2011
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Merida Scultura 6000\Giant tcr composite 1\Giant tcx slr 2
sicuro? vicino casa mia è successo quello che hai ipotizzato (con processo chiuso pochi giorni fa, non lo sapevo) ma niente tv o altro


ps: tolto questo, sicuramente il tuo messaggio è condivisibilissimo o-o
In sociologia del giornalismo c'è proprio un filone che studia come i media si avventino sulle storie in base a quanto la vittima sia "fotogenica", empatizzabile o utile a sollevare un certo tipo di indignazione collettiva. Una una Fabiola che viene uccisa per motivi passionali garantisce settimane di share assicurato e indignazione unanime. Un Fabio di mezza età ucciso per questioni di eredità o faide patrimoniali (come nel caso di Parabiago) suscita curiosità morbosa sulla "mente criminale" (infatti i media si sono concentrati tutti sulla figura della "Mantide"), ma non genera quella mobilitazione emotiva e politica di massa.

E comunque, a dire il vero, riguardo al caso che hai citato, i media nazionali e i talk show in TV ci si sono fiondati eccome. Ti basta fare un giro su Raiplay o su Youtube per trovare puntate intere di trasmissioni generaliste e addirittira puntate intere di podcast di True Crime dedicati alla vicenda, come ad esempio:



Ma hai citato l'esempio perfetto, perché c'è un cortocircuito temporale gigantesco che dimostra la mia tesi al 100%.

Quando è diventato un caso nazionale? Finché la morte di Fabio Ravasio è stata considerata un "semplice" investimento stradale causato da un pirata della strada, la notizia è rimasta confinata in un trafiletto della cronaca locale milanese. Per i media nazionali non esisteva, era l'ennesima "triste fatalità" invisibile.

Nel momento esatto in cui le indagini hanno svelato che dietro non c'era una distrazione ma la premeditazione, l'amante e la trama di sangue, la rilevanza pubblica è schizzata alle stelle ed è diventato un caso da prima pagina.

L'evento fisico iniziale è lo stesso: un uomo in bicicletta ucciso da un auto su una strada pubblica. Ma finché è "solo" un problema strutturale di sicurezza stradale e di violenza motorizzata, non frega niente a nessuno e si insabbia sotto la voce del rischio intrinseco. Diventa un'emergenza solo se si trasforma in un romanzo criminale spendibile per l'audience e per lo scontro ideologico.
 
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Pignone
14 Marzo 2021
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Olmo Zero 1
DA TGCOM. Dai primi rilievi della polizia locale Adele Cobelli stava scendendo verso valle lungo la strada provinciale 131 in sella alla sua bicicletta quando è stata investita da un'auto che proveniva dalla direzione opposta. Secondo quanto ricostruito l'auto avrebbe invaso l'altra corsia investendo la 14enne e sbalzandola poi oltre il guardrail a lato della carreggiata. La Procura di Trento ha aperto un fascicolo per omicidio stradale e, al vaglio degli inquirenti, ci sono, anche, la velocità del veicolo e la sua traiettoria. Il pre test alcolemico sul giovane guidatore, sconvolto per quanto accaduto, ha dato esito negativo.
A me piace scendere forte, ma cerco di stare molto attento a fare le curve strette, perché come noi ciclisti spesse volte allarghiamo o tagliamo le curve, stessa cosa spesso la fanno le autovetture e sempre le moto, e si sa chi finisce male tra mezzi a motore e bicicletta.
Due anni fa scendendo dal Maloja nei tornanti molto stretti all'inizio della discesa mi sono trovato un camion completamente nella mia corsia che aveva tagliato del tutto la curva lasciandomi sono 30 cm sul bordo strada, mi sono appoggiato con la spalla alla ruota, ho ancora la scritta MICHELIN impressa sulla maglietta.
Posso solo dire grazie ai Continental GP5000 da 28, ai freni a disco ed all'asfalto perfetto svizzero se sono riuscito a rallentare abbastanza per fare la curva al limite e non finire sotto al camion.
 

bicilook

Ammiraglia
15 Giugno 2008
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il tasso di rinnovamento del parco circolante è di circa 20 anni (le stime più ottimistiche scendono a 15 anni).

una volta che ci saranno le norme (e queste arriverannoa breve), partirà il cronometro per l'adozione del nuovo modello.

oggi le aziende trovano più conveniente (è questo il fattore determinante) siglare contratti di noleggio a lungo termine (5 anni) piuttosto che acquistare direttamente i mezzi. al momento le società più attive sono le case stesse che utilizzano la rete di concessionarie già esistenti. il car sharing è il passo successivo.

si stima che questa transizione potrebbe addirittura portare a una riduzione del 50% del parco auto circolante in 30 anni.

non servono nuovi parcheggi (o meglio ne servono sempre ma non pensiamo a opere futuristiche... in città basterà un semplice posto auto), non servono nuove officine. servono solo auto nuove e aggiornate (i contratti di noleggio a lungo termine prevedono la sostituzione del mezzo a un certo kilometraggio e/o già dopo 2 anni con un mezzo nuovo).

tengo a precisare che questo è quello che stanno facendo. non è però qualcosa che mi piace o che farei io... da uomo di paesello della provincia italiana sono abituato ad avere ed usare le mie cose...

cerco però di vedere i possihili lati positivi: meno individui in giro alla guida, sistemi più rispettosi delle norme e conseguentemente della vita altrui (e invito tutti a ragionare su quest'ultima frase... un vero controsenso)

l'unico limite, su cui come ho già illustrato prima si sta lavorando, è l'infrastruttura che permetterà la ricarica di tutti questi mezzi elettrici.
Nel frattempo in Italia stanno cercando di ridurre il parco auto circolante con i salari più bassi d'Europa,di cui una fetta della popolazione non si può permettere un'auto nemmeno se gliela regalano, perché con gli stipendi attuali non riescono nemmeno a sostenere i costi di mantenimento di un'auto.
 

bicilook

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Queste invasioni di corsia sono sempre di più...anche ieri al TG parlavano di vari incidenti automobilistici e morti in giro per l'Italia e in vari casi c'era l'invasione di corsia opposta. A me viene in mente la distrazione per occhi su cellulare, non si guarda davanti per qualche secondo e si invade l'altra corsia
Ma se le automobili avessero solo il contachilometri sul cruscotto e non il televisore con le app?...ricordiamoci che ormai su uno schermo di un auto puoi connetterti alla qualunque.
Altro che auto sempre connesse...ci vuole un dispositivo che appena si accende il motore,disconnetta il guidatore da telefono app e qualsiasi altra distrazione.
 

jacknipper

Diversamente scalatore
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Colnago per la strada & Kona per il fango
Ma se le automobili avessero solo il contachilometri sul cruscotto e non il televisore con le app?...ricordiamoci che ormai su uno schermo di un auto puoi connetterti alla qualunque.
Altro che auto sempre connesse...ci vuole un dispositivo che appena si accende il motore,disconnetta il guidatore da telefono app e qualsiasi altra distrazione.
in itaglia serve qualcosa per disconnettere il culo dell'itagliota dall'auto
 

pedalone della bassa

Otztaler inside
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modena, ma col cuore, ed originario, di Reggio Emi
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(advanced pro nox, argon 18 gallium), ora Cervèlo S3
Nel frattempo in Italia stanno cercando di ridurre il parco auto circolante con i salari più bassi d'Europa,di cui una fetta della popolazione non si può permettere un'auto nemmeno se gliela regalano, perché con gli stipendi attuali non riescono nemmeno a sostenere i costi di mantenimento di un'auto.

o.t.
io, ovviamente, non faccio statistica, ma credo che, tra i modi di risparmiare, l'auto rientri tra gli ultimi.
Da quel che vedo, è un proliferare di auto nuove ogni 2-3 anni, tanto......finanziamento a tasso agevolato, prima anno zero rate, poi dopo il 3°-4° anni poi rinegoziare il tutto, o meglio, ripartire da capo con un altra auto nuova. E via così, come in un gioco dell'oca dove il compratore è sempre alla prima casella (ed indebitato vita natural durante)
 
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