13 ottobre 2013 - GF di Roma

Alecip

Novellino
15 Giugno 2012
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De Rosa Protos
Sei il secondo che scrive una roba del genere. Mi sorge un dubbio....ma da quando in qua, Polizia Municipale, Carabinieri, Polizia, GdF, Forestale ecc.ecc. per il lavoro che fanno ai vari eventi vengono retribuiti dai CO? ;nonzo%


Te lo dico io. Da sempre! Le manifestazioni che hanno il patrocinio del comune abbattono i costi del 60%, ma pagano. Certo che se parliamo di 2 vigili forse non ti fanno pagare niente. Se come a Firenze 2013 parliamo di 46 PATTUGLIE DELLA POLIZIA MUNICIPALE che su 2 TURNI FANNO 184 VIGILI, SCOMMETTI CHE TI TOCCA PAGARE E ANCHE PARECCHIO? Posso allegare fattura e fotocopia dell'assegno circolare anticipato.
Poi qualcuno mi dice che mi pongo in maniera arrogante. Forse ha ragione, ma credetemi, molti di voi parlano per sentito dire e non conoscono i reali termini della questione. SAPETE QUANTO ABBIAMO PAGATO ALLA SOCiETA' COMUNALE DI FIRENZE PER LA SEGNALETICA STRADALE CHE INDICAVA AGLI AUTOMOBILISTI LE DEVIAZIONI CAUSA MANIFESTAZIONE CICLISTICA? no? Ve lo dico io. 22MILA EURO, SULL'UNGHIA. BEFORE RACE!
Prosit o-o
 

Airone del Chianti

Uisp Italian Champion
9 Dicembre 2004
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Barberino Val d'Elsa (FI)
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Scott Addict R2
Più che altro pensare che bastino alcuni sacchi di bitume a sistemare 110km di strade mi fa sorridere... Assai.
Per i mondiali di ciclismo Firenze abbiamo speso 8 milioni per circa 40km di strade del territorio comunale... Però è venuto un lavoro bellissimo!!

Certo che Santilli potrebbe anche metterceli quei 22 milioni (calcolati in proporzione) per rifare tutto il percorso della granfondo!! :mrgreen: D'altronde basta maggiorare l'iscrizione di 4.400 € e portarla a 4.475 € e il gioco è fatto... :-x
 
D

Deleted member 2182

Guest
Vengono retribuiti dai loro datori di lavoro (Comune o Ministero che sia).
Poi quel datore di lavoro, come è noto e giusto, rimette il conto all'organizzatore per il rimborso spese.

Non so se negli ultimi anni sia cambiato qualcosa, ma negli anni tra il 2003 e il 2007 delle manifestazioni sportive le ho organizzate, e per la presenza di vigili e altre forze dell'ordine ho sempre fatto una semplice domanda alle autorità competenti senza che venisse richiesta alcuna contropartita... semplicemente bisognava avere un certo "peso" per aver garantita un'adeguata presenza per il presidio degli incroci.
Al contrario in slovenia (unico paese straniero per cui ho una simile esperienza) dovevo mandare come associazione una richiesta direttamente al ministero (a Lubjana in quel caso) e pagare di tasca gli emolumenti agli eventuali agenti assegnati x la manifestazione, cosa che ritengo obbiettivamente più giusta anche se ovviamente onerosa per un organizzatore.
 

Alecip

Novellino
15 Giugno 2012
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De Rosa Protos
OT (ma mica troppo)

non ho preso parte alla prima edizione ma prenderò sicuramente parte alla seconda (se la farete) e sai perchè ?

voglio dare il mio fattivo contributo alla nascita del movimento GF ludico/ricreativo con il vizietto del chip all'interno delle grandi città italiane


Grz

o-o

Prego! Ma come se la farete? www.granfondofirenze.it 30 marzo 2014
o-o
 

cezar23

Apprendista Passista
30 Giugno 2009
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Te lo dico io. Da sempre! Le manifestazioni che hanno il patrocinio del comune abbattono i costi del 60%, ma pagano. Certo che se parliamo di 2 vigili forse non ti fanno pagare niente. Se come a Firenze 2013 parliamo di 46 PATTUGLIE DELLA POLIZIA MUNICIPALE che su 2 TURNI FANNO 184 VIGILI, SCOMMETTI CHE TI TOCCA PAGARE E ANCHE PARECCHIO? Posso allegare fattura e fotocopia dell'assegno circolare anticipato.
Poi qualcuno mi dice che mi pongo in maniera arrogante. Forse ha ragione, ma credetemi, molti di voi parlano per sentito dire e non conoscono i reali termini della questione. SAPETE QUANTO ABBIAMO PAGATO ALLA SOCiETA' COMUNALE DI FIRENZE PER LA SEGNALETICA STRADALE CHE INDICAVA AGLI AUTOMOBILISTI LE DEVIAZIONI CAUSA MANIFESTAZIONE CICLISTICA? no? Ve lo dico io. 22MILA EURO, SULL'UNGHIA. BEFORE RACE!
Prosit o-o

Non si parla di gara ma di un evento extra che capitò a Roma in cui l'azienda ha pagato gli straordinari al Comune (Vigili)
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_novembre_7/trony-risarcisce-roma-1902081140728.shtml

A prescindere dalla conferma di [MENTION=45898]Alecip[/MENTION] (che invito a non gridare :mrgreen: per netiquette :mrgreen:) penso anche io che in casi del genere i comitati sostengono parte dei costi extra.
 

samuelgol

Flughafenwächter
24 Settembre 2007
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Canyon Ultimate SLX. Nome: Andrea
Vengono retribuiti dai loro datori di lavoro (Comune o Ministero che sia).
Poi quel datore di lavoro, come è noto e giusto, rimette il conto all'organizzatore per il rimborso spese.
Non credo sia così.
Ovvero: nel caso della Polizia Municipale e quindi dei Comuni, non so se sia così, sull'argomento sei meglio informato di me......ma che i vari Ministeri (Interno, Economia ecc.), chiedano il conto ai vari CO, non mi risulta proprio.
 
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Airone del Chianti

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Non so se negli ultimi anni sia cambiato qualcosa, ma negli anni tra il 2003 e il 2007 delle manifestazioni sportive le ho organizzate, e per la presenza di vigili e altre forze dell'ordine ho sempre fatto una semplice domanda alle autorità competenti senza che venisse richiesta alcuna contropartita... semplicemente bisognava avere un certo "peso" per aver garantita un'adeguata presenza per il presidio degli incroci.
Al contrario in slovenia (unico paese straniero per cui ho una simile esperienza) dovevo mandare come associazione una richiesta direttamente al ministero (a Lubjana in quel caso) e pagare di tasca gli emolumenti agli eventuali agenti assegnati x la manifestazione, cosa che ritengo obbiettivamente più giusta anche se ovviamente onerosa per un organizzatore.
Concordo. 60 pattuglie di Polizia Municipale per svariate ore non credo che debbano essere a carico dell'ente pubblico. Comunque a Firenze funziona come in Slovenia. E credo anche a Roma.
 

samuelgol

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1) perchè parli urlando?
2) io parlo anche delle altre Forze dell'ordine.....che il Comune si faccia rimborsare ho chiesto giusto a Airone come stanno le cose.
 

Airone del Chianti

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Scott Addict R2
Non credo sia così.
Ovvero: nel caso della Polizia Municipale e quindi dei Comuni, non so se sia così, sull'argomento sarai forse meglio informato di me......ma che i vari Ministeri (Interno, Economia ecc.), chiedano il conto ai vari CO, non mi risulta proprio.
Sui Ministeri non so, ma per la parte grassettata credici, c'ho le prove!! E anche la cifra ma non la dico se no fate i conti in tasca anche ad Alecip dopo averli fatti a Santilli!! :mrgreen:
 

Ciclolabile

Novellino
18 Settembre 2013
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Roma
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Bianchi Infinito 2010
Ciao a tutti. Il mio piccolo contributo sulla Granfondo di Roma 2013. Gli occhi e le emozioni (e i pedali) sono quelli di un debuttante in questo tipo di eventi, quindi i più avvezzi non potranno che sorridere smaliziati e probabilmente si annoieranno pure. Per gli altri, invece, spero trovino qualche spunto interessante. Io mi sono divertito a scriverlo.

Domenica 13 ottobre. Apro gli occhi due ore prima della sveglia. Sono troppo eccitato. Parto da casa alle ore 7,30. La colazione è stata robusta ma non molto differente dai soliti giorni e probabilmente, lo ammetto, non proprio da atleta: tazzona di latte e caffè, una crêpe alla nutella con tanto di zucchero a velo, un plumcake al cioccolato e un bicchiere d’acqua con sciolta una pasticca di vitamina C grande come due euro. Fa un freddo becco, almeno per me che lo soffro molto e opto per un tristrato che neanche sul Mortirolo a gennaio: maglia intima termica, maglia della gara, maglia a maniche lunghe (mancavano solo le mutande di pelo e la botticella di cognac appesa al collo e sarei stato pronto per il fronte russo). Scelta apprezzata fino a 10 minuti esatti dopo la partenza, cioè fino a quando sono riuscito a superare i 7 chilometri orari e la massa ingolfata di corridori ha cominciato a sfilacciarsi sul basalto dell’Appia Antica, dopodiché ho avuto l’accortezza di togliere almeno l’intimo. Una parola…

Infatti quando rientro in gara dopo la sosta forzata in pratica quelli della Granfondo, ciclopedalata compresa, sono spariti. Su mezzi a due ruote c’è solo qualche signorotto senza numero, un tipo rasta in mountain bike e un gruppo di turisti americani con le Nikon a tracolla e le bici a noleggio. Ma dove sono tutti? Possibile che sono rimasto così indietro? In realtà basta una curva e rivedo la coda dello sciame colorato e vociante: per lo più sono maledizioni per le vibrazioni inconsulte che regala il sampietrino romano al telaio. L’accoppiata carbonio-kevlar della mia Bianchi di solito è generosa quanto a comfort, ma stavolta è messa veramente in crisi. Alla capsula del secondo molare rinuncio, ma mi chiedo se è il caso di reggere con una mano almeno il ciclocomputer per non farlo cadere, purtroppo però le due che ho sono troppo impegnate ad aggrapparsi alla curva del manubrio e tenere dritta la ruota anteriore.

Appia Nuova: ricomincia l’asfalto, una delizia per il sottosella, leggero falsopiano e un unico obiettivo nella mia testa: superare il gruppone della ciclopedalata turistica, tra cui gente con lo zaino, biammortizzate da downhill e bici pieghevoli (una in particolare con la targa alzata a 70 gradi come quelle antimulta degli Honda Cbr). Loro giustamente se la prendono comoda, chiacchierano, si lanciano battute, alcuni invocano già il ristoro, io però devo onorare la specialissima e anche se la mia di Granfondo sarà una passeggiata esattamente come la loro, la mia media oraria deve essere dignitosa. Voglio infatti stare almeno con quelli del mio livello, anzi anche con qualcuno sgamato, così magari imparo qualcosa.

Mi metto ai 35 all’ora, fisso sulla corsia di sinistra (macchine permettendo) e ne supero parecchi; sfrutto anche la ruota di altri che come me risalgono il gruppo, finchè arriviamo alla svolta per il lago di Albano. La strada diventa leggermente più ripida, ma vado su fluido sempre con il 50. Il sole ormai scalda bene, la giornata è oltre le aspettative e ripaga della settimana umidiccia. Chiacchiero un po’ con un tipo che ha una ciclocross. Mi piace questo genere di bici versatile. Mi racconta che la settimana scorsa su un tracciato off road è caduto, disarcionato da una buca e si è preso un bello spavento. Ci scambiamo qualche idea su percorsi interessanti intorno a Roma poi piano piano si stacca. Vado su bene, la strada è alberata, fresca e tranquilla, solo noi a squarciare la sua quiete in queste prime ore del mattino. In realtà le borracce e soprattutto le buste vuote di sali ed energizzanti in terra ci dicono che qui, molto prima di noi, c’è chi andava a tutta. Io comunque mi sento tonico e felice tra tutte queste maglie multicolori che pedalano solo per il gusto di andare.

Entriamo nella galleria prima del lago. Ricordandomi di quanto è buia di solito, a casa avevo per attimo pensato di portarmi una torcia. Ho fatto bene a lasciarla dov’era: è tutta illuminata e si procede sfruttando il leggero declivio. Svoltiamo a sinistra e dopo un po’ cominciamo a salire sulla panoramica che regala scorci mozzafiato. Questa è la prima vera rampa del percorso. È un continuo “clack, stack, stratrack” degli Shimano e dei Campagnolo che aggiungono denti ai pignoni posteriori. Chi sbuffa, chi si lamenta, ma per lo più si guarda l’asfalto davanti alla ruota e si pedala concentrati, in silenzio per non sprecare fiato. A un certo punto qualcuno dice: “Guardate che bella la residenza del papa che si specchia nel lago. Sembra un dipinto a olio!”. Mi volto anch’io e ha proprio ragione.

Per tutta la rampa di Rocca di Papa salgo su al mio ritmo, fluido; i miei allenamenti in salita mi stanno ripagando. Guardo chi resta indietro, strizzo l’occhio come a incitare chi è in affanno. Alcuni invece sono immersi nello sforzo ma stoici, impassibili, i volti tirati e gli occhi contratti, hanno qualche decade in più di me e certamente tante di salite come questa alle spalle. Vanno su lenti ma inesorabili, il gesto plastico: sono istantanee straordinarie per me e mi rievocano le pagine eroiche di questo sport.

L’ultimo tratto è una specie di “muro” che costringe qualcuno a mettere il piede a terra e spingere a mano la bici. Io resisto, mi appendo a chi ci strilla che è quasi finita, abbasso la schiena e brucio nei muscoli roventi quegli ultimi metri. È andata.

Si va che è un piacere fino al primo postoristoro. Mi fermo, poso la bici, mangio una mezza banana, un dolcetto, un panino con la marmellata e rabbocco la borraccia per la seconda busta di sali minerali. Riparto con calma gustandomi la discesa piena di castagne, attento a evitare i loro ricci spinosi (visto che già qualcuno è sul ciglio della strada a cambiare camere d’aria). Mentre si avvicina la statale rimango solo e mi si affianca un tipo di mezz’età dal polpaccio scolpito. Mi fa una sorta di anteprima ragionata di come evolverà il percorso. Mi ha visto solo e si è sentito di suggerirmi di accodami a qualcuno per svangare la statale verso Rocca Priora e soprattutto mi mette in guardia dalla rampa che porta al paese. Lo ringrazio e lo vedo sfilare via col suo gruppetto ai 40 all’ora. Eseguo come un soldatino le sue pertinenti raccomandazioni e come passa un gruppo, mi metto a ruota. Si viaggia una meraviglia, nonostante il leggero traffico che ormai ha invaso il percorso di gara. Lungo la strada si vedono i camioncini che vendono dei porcini dalle dimensioni smisurate, immagino piatti fumanti di risotti e fettuccine.

Arriva l’incrocio per Rocca Priora. È ben segnalato ma la svolta è secca e la strada sale subito ripida. Sento le bestemmie di chi non è riuscito a scalare marcia ed è rimasto piantato. Ion non so comen riesco a inserire il 34 e in piedi sui pedali cerco disperato l’equilibrio. Inizia la salita. Il segnale di 5 chilometri mi mette ansia. Ce la farò? Mi metto a ruota di una coppia di inglesi che salgono regolari. Uno mi chiede se ripasseremo sulla stessa strada al ritorno e gli spiego che solo nell’ultimo tratto il percorso si sovrappone per un po’ a quello dell’andata. Mi metto nei panni di questi britannici venuti a godere su queste strade ancora piene di sole. La pendenza è più forte e secca della salita di Rocca di Papa che lasciava rifiatare a brevi intervalli. Qui no, si sale concentrati. Per fortuna non ci sono macchine e la strada è tutta nostra. Passa solo qualche meccanico con lo scooter o quelli del servizio medico. Mi ritrovo spesso a pedalare con uno straniero. Si chiama Goran, non ci diciamo nulla se non con lo sguardo, la nostra non è una sfida, ma diventiamo una sorta di riferimento uno per l’altro per salire con un ritmo decente, che comunque non va oltre i 10 orari.

Goran a un certo punto si pianta e trovo un altro tipo con la stessa cadenza mia; mentre superiamo un signore con la handybike che va su a forza di braccia ci mettiamo a chiacchierare di gruppi muscolari, ciclismo e disabilità, le straordinarie performance di Zanardi e dell’impossibilità oggettiva di paragonare il ciclismo moderno con quello epico del dopoguerra. Lui è originario delle Dolomiti ed è abituato alle lunghe salite. Mi porta fino al paese continuando a chiacchierare. La gente si affaccia alle finestre per incitarci a superare gli ultimi metri di questa salita che ora sento tutta nelle gambe. Mi ricordo di quando io bambino incitavo i ciclisti che passavano nel paese di mia nonna. Mi fermo per riprendere fiato e ne approfitto per fare un po’ di stretching. Qualcuno si scatta la classica foto ricordo. Saluto il ciclista trentino e scendo al secondo postoristoro di Monte Compatri. Ho esaurito le riserve di energia e mi butto sulla frutta. Mangio anche un panino col prosciutto e bevo una coca cola.

La signora che mi riempie il bicchiere mi chiede se conosco il paese e quando gli rispondo di no pur essendo io romano ci rimane un po’ male. La provoco bonariamente dicendo che anche lei probabilmente non è mai stata in tanti angoli di Roma e lei mi spiega che probabilmente è vero, perché nella metropoli lei ci va tutti i giorni, ma solo a lavorare. Mentre l’ascolto mi viene da pensare al fatto che questa donna in fondo sta rinunciando al suo riposo del fine settimana, per stare qui in piazza a lavorare come volontaria e dare supporto a noi ciclisti. Questa gente va veramente applaudita.

Devo ripartire. Sfila Monteporzio Catone. La salita del Tuscolo mi aspetta e se non fosse che arriva dopo 60 chilometri e altre due rampe non sarebbe così dura. Ritrovo i due inglesi, poi mi accodo a un gruppetto di romagnoli con diverse presenze femminili. Nella discesa verso Roma mi accorgo di quanto sono stanco. A tratti ho freddo sotto alla maglia bagnata. Mi ritrovo da solo e lo scooter con i paramedici mi scorta per diversi chilometri. Mi da un po’ di conforto soprattutto negli incroci con qualche automobilista che fa fatica a rispettare il blocco imposto dal percorso di gara. La parte di Ciampino è quella più pericolosa.

Rincrociamo l’Appia e passiamo l’Appia Antica. Ripenso a tutte le volte che sono andato a Castelgandolfo con la mountain bike su questa meravigliosa strada secolare. Arriva l’Ardeatina. Non ne ho più. Mangio l’ultima mezza banana, ma mi fa male tutto e ho finito anche l’acqua. Devo assolutamente fermarmi a sgranchirmi, ma sento il traguardo vicino e stringo i denti cercando qualcuno da affiancare. Purtroppo i pochi gruppetti che mi raggiungono vanno al doppio di me e mi rassegno a faticare in soltudine. La bellezza della campagna romana mi allevia solo in parte i dolori. Mi riprometto comunque di tornare su queste strade.

La mazzata finale sono i sampietrini dell’ultima parte dell’Appia Antica. Mi fanno venire quasi i crampi alle mani. La sosta a un semaforo rosso mi sembra il paradiso. Un gruppo sempre romagnolo serra le fila mentre passiamo sulla Colombo e imbocchiamo il viale di arrivo. La strada ha un’impercettibile pendenza ma per me è come se fosse salita. Butto giù un dente e mi alzo sui pedali. Guardo la fotografa che mi immortala sul traguardo e mi esce un ghigno o forse una smorfia. Ho finito. Il ciclocomputer segna 110 chilometri, sono le ore 13. Ho goduto, ho sofferto, ho dato quello che potevo per passare un’altra giornata in sella come piace a me: aria aperta, sangue in circolo, senso di libertà e voglia di avventura. Ho scoperto nuove strade e assaporato le gioie e i dolori di un percorso per me impegnativo. La bici in compenso non mi ha tradito, ripagandomi delle cure che le ho dedicato.

Sono talmente stanco che dopo l’arrivo non vedo il pasta party e non perdo tempo a cercarlo. Mi infilo con tutta la bici al mercato rionale di via di San Teodoro e chiedo un panino con prosciutto e mozzarella. Lo divoro osservando seduto accanto a un albero la folla di ciclisti con le famiglie che va e viene dal villaggio Campagnolo. Un bambino mi viene vicino e si mette a mimare le curve con una bici da corsa, swischsss… swischsss…. swischsss…
 
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