purtroppo dispiace quando succedono casi simili.
innanzitutto perché ogni volta si scatena il solito vespaio senza sapere quasi nulla sull'accaduto, e magari senza conoscere la materia.
ma d'altra parte preferisco che si apra un dibattito piuttosto che un silenzio (di alcuni) che lascia spazio solo alla versioni più offensive e "ignoranti" sul tema.
dico la mia, consapevole che sarà per lo più controcorrente: lascerei a ognuno di noi la piena responsabilità dei controlli da fare e della decisione di partecipare a un dato evento.
non deve essere il nostro presidente, o l'organizzatore di una gara, o un ente a dirmi se posso o non posso correre, o se il mio fisico può farlo.
è nel mio interesse fare tutti gli esami che ritengo opportuno. per quel che mi riguarda una liberatoria da affidare a presidente e organizzatore è sufficiente a farmi correre, e soprattutto ad assumermi la piena responsabilità di quanto accade.
invece oggi si cercherà un colpevole tra chi ha rilasciato quei certificati, a chi ha predisposto i piani dei soccorsi ecc.
invece io vorrei atleti responsabili per davvero delle proprie scelte, che gestiscono in consapevolezza tutti gli esami da fare, valutano una gara non solo per il prestigio, ma anche per tutto ciò che garantiscono, da un percorso segnalato e protetto, a un sistema di intervento medico adeguato.
l'idea che un certificato medico agonistico sia sufficiente per stabilire che stiamo bene per un anno e possiamo fare gare è forse la cosa più sbagliata che possiamo pensare.
è semplicemente una visita che può rilevare solo gravi patologie, e solo al momento della visita.
so benissimo che in giro c'è tantissima gente che si crede invincibile e quindi non farebbe alcun esame firmando come niente la liberatoria... serve quindi informazione proprio su questi soggetti...
più di un nuovo obbligo di visite sempre più costose e nuove responsabilità a soggetti terzi, io proporrei un obbligo di formazione alle squadre per i propri tesserati sui rischi dell'attività che si svolge... magari in una serata tutti insieme in pizzeria...
innanzitutto perché ogni volta si scatena il solito vespaio senza sapere quasi nulla sull'accaduto, e magari senza conoscere la materia.
ma d'altra parte preferisco che si apra un dibattito piuttosto che un silenzio (di alcuni) che lascia spazio solo alla versioni più offensive e "ignoranti" sul tema.
dico la mia, consapevole che sarà per lo più controcorrente: lascerei a ognuno di noi la piena responsabilità dei controlli da fare e della decisione di partecipare a un dato evento.
non deve essere il nostro presidente, o l'organizzatore di una gara, o un ente a dirmi se posso o non posso correre, o se il mio fisico può farlo.
è nel mio interesse fare tutti gli esami che ritengo opportuno. per quel che mi riguarda una liberatoria da affidare a presidente e organizzatore è sufficiente a farmi correre, e soprattutto ad assumermi la piena responsabilità di quanto accade.
invece oggi si cercherà un colpevole tra chi ha rilasciato quei certificati, a chi ha predisposto i piani dei soccorsi ecc.
invece io vorrei atleti responsabili per davvero delle proprie scelte, che gestiscono in consapevolezza tutti gli esami da fare, valutano una gara non solo per il prestigio, ma anche per tutto ciò che garantiscono, da un percorso segnalato e protetto, a un sistema di intervento medico adeguato.
l'idea che un certificato medico agonistico sia sufficiente per stabilire che stiamo bene per un anno e possiamo fare gare è forse la cosa più sbagliata che possiamo pensare.
è semplicemente una visita che può rilevare solo gravi patologie, e solo al momento della visita.
so benissimo che in giro c'è tantissima gente che si crede invincibile e quindi non farebbe alcun esame firmando come niente la liberatoria... serve quindi informazione proprio su questi soggetti...
più di un nuovo obbligo di visite sempre più costose e nuove responsabilità a soggetti terzi, io proporrei un obbligo di formazione alle squadre per i propri tesserati sui rischi dell'attività che si svolge... magari in una serata tutti insieme in pizzeria...



