Da
www.udace1.it
Presidenza: comunicato n. 3/2012
A chiarimento di quanto ci è stato richiesto si fa presente che alle diverse gare, provinciali, regionali e ai Campionati italiani, europei e mondiali organizzati sotto legida dellUdace o Acsi di una qualsiasi attività ciclistica, possono partecipare gli associati che sono in possesso della tessera sociale Udace-Acsi e non solo Acsi.
Si precisa che la presente comunicazione è fatta ai soli fini assicurativi a garanzia della sicurezza dei partecipanti e delle società organizzatrici.
Anche se precedente a tutta la "questione" mi sembra che questo comunicato dia corpo alle perplessità della Consulta in merito alla situazione assicurativa dell'associata ACSI-UDACE.
Com'è possibile che già ad inizio anno, un tesserato "solo ACSI" non potesse partecipare alle manifestazioni ACSI-UDACE?
Detto questo, ci siamo sbizzarriti e divertiti a parlare di regole, norme, leggi e quant'altro, a volte azzeccando le interpretazioni altre meno, ma alla fine non si tratta di capire se l'UDACE abbia o non abbia "ragione", la risposta a mio avviso è molto più semplice.
UDACE può vantarsi di esssere parte fondamentale della storia del ciclismo amatoriale in Italia, e questo è un fatto. Penso che nessuno possa negare che di attività a nostro favore ne sia stata fatta tanta, quindi è vero: l'UDACE ha dato tantissimo al ciclismo amatoriale.
Ma in questi utlimi tempi ha smesso di farlo, sta solo togliendo. Sta limitando la libertà di correre, sta andando contro le regole, sta deliberatemente ostacolando un processo di modernizzazione e sviluppo che tanti vogliono invece portare avanti.
Se come "UDACE" non è possibile continuare ad esistere (e come sappiamo non lo è), l'idea giusta è proprio quella di fondersi dentro un EPS che non ha un "settore ciclismo" e portare tutto il proprio immenso bagaglio di storia ed esperienza.
Quindi, a mio modesto parere, sarebbe stato molto utile a tutti avere un "ACSI-UDACE" omologato agli altri E.P.S., con un settore ciclismo efficiente e funzionante, che continuasse ad organizzare belle gare "per tutti" alle medesime condizioni degli altri. Non lo hanno voluto fare. Hanno preferito continuare a rimanere un'entità a se stante, svincolata e scollegata dal resto del mondo sportivo; non hanno voluto adeguarsi alle Regole e continuano a non volerle riconoscere, i motivi mi sembrano poco sostenibili e decisamente stupidi, almeno con gli occhi dello sportivo praticante. Ragionando in termini di interesse privato le interpretazioni potrebbero essere differenti...
A questo punto, sarebbe ora che si svegliassero dai loro deliri e capissero che quello che stanno facendo potrà fare l'interesse immediato di quattro vegliardi ma va sicuramente contro l'interesse del ciclismo amatoriale.
Quindi basta. Le Regole sono certe, il sistema per rispettarle e chiaro; fatelo una volta per tutte e si torni a pedalare, senza chiusure, sovratasse, divieti e rotture di scatole.
Per completezza d'informazione: dal 1994 all'altro ieri sono stato tesserato UDACE, consigliere di Comitato Provinciale, giudice di gara, ho partecipato all'organizzazione di decine di gare, trofei, circuiti e due campionati italiani.
Non ho solo "mangiato nel piatto" per poi sputarci dentro, ho anche cucinato parecchie volte!
Ho creduto per anni nell'Unione e sono veramente amareggiato di vedere come stia finendo questa storia per colpa dei limiti di poche persone.
Che piaccia o no, il Mondo va avanti e le cose cambiano, e se non ci si adatta non si può pretendere che gli altri stiano a sopportarci, e la strada imboccata dalla dirigenza UDACE non ha uscita.