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Allenamento
Metodologie di allenamento
allenamento in altura
Testo
<blockquote data-quote="danmark" data-source="post: 781293" data-attributes="member: 4939"><p><strong><span style="font-family: 'Verdana'">I primi giorni</span></strong><span style="font-family: 'Verdana'"></span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'">Durante una vacanza-soggiorno in montagna di alcune settimane, quella sensazione di facile affaticamento è più evidente durante la prima settimana, poi si riduce, gradualmente, nella settimane successive. In effetti, in linea generale, il sesto giorno di permanenza in montagna segna il massimo di questo progressivo peggioramento, anche se si possono verificare discrete variazioni di tipo individuale e alcuni individui non riescono mai ad acclimatarsi in quota. Successivamente, si sviluppa un miglioramento dell&#8217;efficienza fisica in modo continuo e costante, fino a ritornare a valori normali, o quasi, al termine della terza settimana circa di soggiorno in quota. In effetti, il progressivo aumento di numero di globuli rossi e altre importanti, anche se più lente, reazioni fisiologiche che si sviluppano in questo periodo, consentono all&#8217;organismo di ritornare a condizioni di consumo di ossigeno normali, o comunque sufficientemente adeguate, alle necessità dell&#8217;attività fisica e sportiva svolta in montagna. </span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'"></span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'"><strong>Vacanza in quota</strong></span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'">Durante il periodo di permanenza in quota (oltre i 1500 metri), si dovranno adottare alcune accortezze per non rinunciare drasticamente al proprio programma di allenamento e per consentire al proprio organismo di determinare condizioni di adattamento nel migliore dei modi. </span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'"></span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'"><strong>La prima settimana</strong></span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'">Non è solo l&#8217;allenamento in quota a sollecitare le reazioni di acclimatazione, quanto, piuttosto, la permanenza prolungata per più giorni a quote sufficientemente elevate. Allenarsi per poche ore a 1500-2000 metri e poi ritornare a quote molto più basse per il resto della giornata, pone l&#8217;organismo in fase di allenamento in condizione di affaticamento, dovuto all&#8217;insufficiente apporto di ossigeno, senza favorire l&#8217;adattamento. Semmai, sarà necessario fare il contrario. Quindi, soprattutto durante la prima settimana di permanenza in montagna, sarebbe opportuno allenarsi a basse quote, seguendo il proprio piano di allenamento, e soggiornare il resto della giornata a quote molto più elevate. </span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'"></span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'"><strong>La seconda settimana</strong></span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'">Durante la seconda settimana, avendo ormai superato i primi giorni, quelli più critici per l&#8217;ipossia e l&#8217;adattamento, non sarà più un grosso problema effettuare le sedute di allenamento anche in altura, ma, al fine di mantenere un buon livello di potenza muscolare, nonché il livello di competizione, è consigliabile effettuare una gara o alcuni allenamenti tipo gara, cioè ad alta intensità, a quote però più basse. </span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'"></span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'"><strong>La terza settimana</strong></span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'">Con la terza settimana, si giunge alla fase finale del periodo di adattamento e quindi sarà possibile affrontare sedute che prevedano quantitativi e ritmi di allenamento secondo un normale programma o quasi. </span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'"></span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'"><strong>Il ritorno </strong></span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'">Al termine di questo periodo di adattamento (le tre settimane), i vantaggi acquisiti per le capacità aerobiche saranno evidenti, migliorando il livello di impegno, di rendimento e di &#8220;performance&#8221;. Questi effetti saranno per un certo periodo durevoli e anche maggiormente evidenti praticando attività a quote basse. Infatti, <strong><em>la durata in vita dei globuli rossi</em></strong> è di circa centoventi giorni, quindi per tale periodo si potrà trarre vantaggio dal maggiore apporto di ossigeno ai muscoli in attività. Dopo circa due settimane dall&#8217;essere tornati a quote più basse, è il momento per cimentarsi in gare o escursioni più impegnative, con una &#8220;grinta&#8221; per certi versi sconosciuta, dovuta a questo surplus &#8220;d&#8217;aria&#8221; che si è in grado di utilizzare. </span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'"></span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'"><strong>Come risolvere alcuni problemi</strong></span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'">Non sempre, però, un soggiorno in quota può determinare gli stessi vantaggi per tutti gli individui. Non tutte le persone riescono a tollerare bene l&#8217;altitudine, anche un fisico ben allenato può soffrire di mal di montagna. A volte, per alcune situazioni soggettive, gli effetti possono essere piuttosto differenti. Il programma di allenamento, pertanto, deve essere individualizzato quanto più possibile in condizioni particolari, come quelle in alta montagna. </span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'"></span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'"><strong>Qualche consiglio</strong></span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'">Alcune precauzioni, in tal senso, debbono essere comunque prese, soprattutto da quei corridori che, per diverse ragioni, non possono effettuare un periodo di adattamento completo e quindi al minimo sufficiente, cioè i famosi ventun giorni circa. </span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'">1. Anche se si è ben allenati, non è possibile acclimatarsi più rapidamente e la quantità di lavoro effettuato dovrà essere comunque minore di quanto sarebbe stata a quote più basse o al livello del mare. </span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'">2. Se non si risente di particolari disturbi dovuti all&#8217;altitudine (mal di testa, nausea, debolezza ecc.), un allenamento di fondo di durata o distanza ridotta rispetto al normale, senza particolari variazioni di ritmo e di intensità, può essere effettuato fin dai primi giorni di permanenza in montagna. </span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'">3. Durante i primi due o tre giorni in montagna conviene effettuare sedute di allenamento ridotte, o comunque più leggere, per avere meno difficoltà, in quanto l&#8217;affaticamento sarà, ovviamente, maggiore. </span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'">4. È necessario mantenere un buon livello di idratazione, bisogna bere a sufficienza e con continuità, perché in quota le condizioni di disidratazione si verificano più facilmente. Ogni 10 o 15 minuti, sarà bene bere almeno un sorso d&#8217;acqua, anche se non se ne sente la necessità, perché se si attenderà di avere sete per farlo, sarà già troppo tardi e le prime crisi si faranno immediatamente sentire. </span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'">5. Il programma di allenamento da sostenere in quota non può avere gradi di intensità e di durata simili a quelli previsti a livello del mare, ma deve essere impostato su valori complessivamente ridotti. </span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'">6. Nelle prime fasi, soprattutto, bisognerà mantenere un&#8217;adeguata capacità di recupero. Sarà opportuno, in tal senso, ridurre l&#8217;intensità, la quantità ed eventualmente il volume complessivo delle sedute, fino a che le pause di recupero non saranno sufficienti. Eventualmente è possibile anche frazionare la seduta di allenamento, cioè inserire più pause di intervallo, riducendo, in questo modo, la densità complessiva della seduta. </span></p><p><span style="font-family: 'Verdana'">7. Inoltre, non aspettate che sia il vostro organismo ad avere &#8220;fame&#8221; di aria, ma effettuate frequentemente <strong>forti respirazioni profonde</strong> in modo da compensare, in qualche modo, il minore apporto di ossigeno ad ogni atto respiratorio e di ritardare, per quanto possibile, un incombente affaticamento. </span></p><p style="text-align: center"></p><p><em><span style="font-family: 'Arial'">Articolo pubblicato su La Bicicletta / luglio 2001 </span></em></p><p><em><a href="mailto:bicicletta@cycling.it?subject=L'allenamento%20in%20montagna%20-%20La%20Bicicletta%20-%20luglio%202001"><span style="font-family: 'Arial'"><span style="color: #3b699b">Scrivi alla redazione: </span></span><span style="color: red"><span style="font-family: 'Arial'">bicicletta@cycling.it</span></span></a></em></p><p><em></em><em><span style="font-family: 'Arial'">COPYRIGHT © La Bicicletta - Italy </span></em></p><p><em><span style="font-family: 'Arial'">2^parte</span></em></p></blockquote><p></p>
[QUOTE="danmark, post: 781293, member: 4939"] [B][FONT=Verdana]I primi giorni[/FONT][/B][FONT=Verdana] Durante una vacanza-soggiorno in montagna di alcune settimane, quella sensazione di facile affaticamento è più evidente durante la prima settimana, poi si riduce, gradualmente, nella settimane successive. In effetti, in linea generale, il sesto giorno di permanenza in montagna segna il massimo di questo progressivo peggioramento, anche se si possono verificare discrete variazioni di tipo individuale e alcuni individui non riescono mai ad acclimatarsi in quota. Successivamente, si sviluppa un miglioramento dell’efficienza fisica in modo continuo e costante, fino a ritornare a valori normali, o quasi, al termine della terza settimana circa di soggiorno in quota. In effetti, il progressivo aumento di numero di globuli rossi e altre importanti, anche se più lente, reazioni fisiologiche che si sviluppano in questo periodo, consentono all’organismo di ritornare a condizioni di consumo di ossigeno normali, o comunque sufficientemente adeguate, alle necessità dell’attività fisica e sportiva svolta in montagna. [B]Vacanza in quota[/B] Durante il periodo di permanenza in quota (oltre i 1500 metri), si dovranno adottare alcune accortezze per non rinunciare drasticamente al proprio programma di allenamento e per consentire al proprio organismo di determinare condizioni di adattamento nel migliore dei modi. [B]La prima settimana[/B] Non è solo l’allenamento in quota a sollecitare le reazioni di acclimatazione, quanto, piuttosto, la permanenza prolungata per più giorni a quote sufficientemente elevate. Allenarsi per poche ore a 1500-2000 metri e poi ritornare a quote molto più basse per il resto della giornata, pone l’organismo in fase di allenamento in condizione di affaticamento, dovuto all’insufficiente apporto di ossigeno, senza favorire l’adattamento. Semmai, sarà necessario fare il contrario. Quindi, soprattutto durante la prima settimana di permanenza in montagna, sarebbe opportuno allenarsi a basse quote, seguendo il proprio piano di allenamento, e soggiornare il resto della giornata a quote molto più elevate. [B]La seconda settimana[/B] Durante la seconda settimana, avendo ormai superato i primi giorni, quelli più critici per l’ipossia e l’adattamento, non sarà più un grosso problema effettuare le sedute di allenamento anche in altura, ma, al fine di mantenere un buon livello di potenza muscolare, nonché il livello di competizione, è consigliabile effettuare una gara o alcuni allenamenti tipo gara, cioè ad alta intensità, a quote però più basse. [B]La terza settimana[/B] Con la terza settimana, si giunge alla fase finale del periodo di adattamento e quindi sarà possibile affrontare sedute che prevedano quantitativi e ritmi di allenamento secondo un normale programma o quasi. [B]Il ritorno [/B] Al termine di questo periodo di adattamento (le tre settimane), i vantaggi acquisiti per le capacità aerobiche saranno evidenti, migliorando il livello di impegno, di rendimento e di “performance”. Questi effetti saranno per un certo periodo durevoli e anche maggiormente evidenti praticando attività a quote basse. Infatti, [B][I]la durata in vita dei globuli rossi[/I][/B] è di circa centoventi giorni, quindi per tale periodo si potrà trarre vantaggio dal maggiore apporto di ossigeno ai muscoli in attività. Dopo circa due settimane dall’essere tornati a quote più basse, è il momento per cimentarsi in gare o escursioni più impegnative, con una “grinta” per certi versi sconosciuta, dovuta a questo surplus “d’aria” che si è in grado di utilizzare. [B]Come risolvere alcuni problemi[/B] Non sempre, però, un soggiorno in quota può determinare gli stessi vantaggi per tutti gli individui. Non tutte le persone riescono a tollerare bene l’altitudine, anche un fisico ben allenato può soffrire di mal di montagna. A volte, per alcune situazioni soggettive, gli effetti possono essere piuttosto differenti. Il programma di allenamento, pertanto, deve essere individualizzato quanto più possibile in condizioni particolari, come quelle in alta montagna. [B]Qualche consiglio[/B] Alcune precauzioni, in tal senso, debbono essere comunque prese, soprattutto da quei corridori che, per diverse ragioni, non possono effettuare un periodo di adattamento completo e quindi al minimo sufficiente, cioè i famosi ventun giorni circa. 1. Anche se si è ben allenati, non è possibile acclimatarsi più rapidamente e la quantità di lavoro effettuato dovrà essere comunque minore di quanto sarebbe stata a quote più basse o al livello del mare. 2. Se non si risente di particolari disturbi dovuti all’altitudine (mal di testa, nausea, debolezza ecc.), un allenamento di fondo di durata o distanza ridotta rispetto al normale, senza particolari variazioni di ritmo e di intensità, può essere effettuato fin dai primi giorni di permanenza in montagna. 3. Durante i primi due o tre giorni in montagna conviene effettuare sedute di allenamento ridotte, o comunque più leggere, per avere meno difficoltà, in quanto l’affaticamento sarà, ovviamente, maggiore. 4. È necessario mantenere un buon livello di idratazione, bisogna bere a sufficienza e con continuità, perché in quota le condizioni di disidratazione si verificano più facilmente. Ogni 10 o 15 minuti, sarà bene bere almeno un sorso d’acqua, anche se non se ne sente la necessità, perché se si attenderà di avere sete per farlo, sarà già troppo tardi e le prime crisi si faranno immediatamente sentire. 5. Il programma di allenamento da sostenere in quota non può avere gradi di intensità e di durata simili a quelli previsti a livello del mare, ma deve essere impostato su valori complessivamente ridotti. 6. Nelle prime fasi, soprattutto, bisognerà mantenere un’adeguata capacità di recupero. Sarà opportuno, in tal senso, ridurre l’intensità, la quantità ed eventualmente il volume complessivo delle sedute, fino a che le pause di recupero non saranno sufficienti. Eventualmente è possibile anche frazionare la seduta di allenamento, cioè inserire più pause di intervallo, riducendo, in questo modo, la densità complessiva della seduta. 7. Inoltre, non aspettate che sia il vostro organismo ad avere “fame” di aria, ma effettuate frequentemente [B]forti respirazioni profonde[/B] in modo da compensare, in qualche modo, il minore apporto di ossigeno ad ogni atto respiratorio e di ritardare, per quanto possibile, un incombente affaticamento. [/FONT] [CENTER][/CENTER] [I][FONT=Arial]Articolo pubblicato su La Bicicletta / luglio 2001 [/FONT] [EMAIL="bicicletta@cycling.it?subject=L'allenamento%20in%20montagna%20-%20La%20Bicicletta%20-%20luglio%202001"][FONT=Arial][COLOR=#3b699b]Scrivi alla redazione: [/COLOR][/FONT][COLOR=red][FONT=Arial]bicicletta@cycling.it[/FONT][/COLOR][/EMAIL] [/I][I][FONT=Arial]COPYRIGHT © La Bicicletta - Italy [/FONT][/I] [I][FONT=Arial]2^parte[/FONT][/I] [/QUOTE]
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