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Metodologie di allenamento
Allenamento in palestra
Testo
<blockquote data-quote="rotor" data-source="post: 6037664" data-attributes="member: 91697"><p>molte delle cose dette sono a mio avviso corrette. La palestra possiede almeno tante ipotesi di allenamento, quanti sono gli atleti a frequentarla.</p><p>Sul fatto che gli istruttori poi non siano del tutto preparati ad affrontare una programmazione per ciclisti, questo è un altro aspetto.</p><p>E' di questi ultimi giorni un articolo della Gazzetta dello Sport proprio sull'allenamento in palestra eseguito da Sagan, nulla di nuovo: core, stability ecc ecc.</p><p>Quanto sappiamo e vediamo oggi grazie agli ausili mediatici, può essere sufficiente per garantirci una preparazione autonoma? questa è un pò la domanda che ci si pone tutti. E la risposta non può che essere: in parte si, in parte no.</p><p>Si se abbiamo un certo background di pratica degli esercizi, si se abbiamo studiato alcuni aspetti della "fisiologia del ciclista"; si se quando nelle nostre uscite svolgendo un programma di allenamento, abbiamo la consapevolezza di quanto stiamo facendo e dell'obbiettivo finalizzato. No, ovviamente se il contrario.</p><p>Come "leggere" quindi le sedute in palestra?</p><p>fino a pochi anni or sono, e in parte anche oggi, molti "amatori" seguono la logica della "corrispondenza anatomica", ovvero si recano in palestra per potenziare il motore, ovvero le gambe. Ma non solo, selezionano serie/reps/carichi sulla base delle loro "potenzialità", questo significa che chi è convinto di valere sul passo e probabilmente detiene uno spettro di fibre veloci, cercherà di sviluppare dell'equazione della Forza, proprio quella parte relativa al "carico" all'intensità di questo, prediligendo quindi carichi elevati e da un numero di medie reps sino a poche reps, alternandoli poi a serie più veloci con una potenza di lavoro (media) ad un livello piuttosto elevato per un tempo prolungato. L'opposto lo scalatore o comunque chi non teme di tenere lo sguardo all'insù, in genere soggetti dal peso corporeo ridotto, i quali hanno una spiccata resistenza sugli arti inferiori. Questi in genere prediligono lavori prolungati nel tempo, con carichi medio bassi e potenza media. Aldilà di tutto, sarebbe opportuno suddividere i lavori proprio in "forza-potenza-resistenza". Ma non solo.</p><p>Ognuna di questi fattori di allenamento possono essere allenanti in modo individuale con programmi a blocchi di lavoro, oppure con tabelle complesse in cui compaiono alternati, e spesso uno nell'altro, proprio come una bambolina russa. </p><p>Quanto ci si deve domandare quindi è a che cosa serve un esercizio per quello che è utile alla causa, chiedersi o chiedere all'istruttore anche il valore del costo di un certo esercizio rispetto ad un altro simile, quindi domandarsi l'efficacia del modello esecutivo ovvero del timing di azione(ritmo esecutivo), infine ma molto importante quale indice di correlazione detiene un esercizio composto di serie-ripetizioni-pause-ritmo esecutivo con quanto andremo poi a fare nel nostro sport.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="rotor, post: 6037664, member: 91697"] molte delle cose dette sono a mio avviso corrette. La palestra possiede almeno tante ipotesi di allenamento, quanti sono gli atleti a frequentarla. Sul fatto che gli istruttori poi non siano del tutto preparati ad affrontare una programmazione per ciclisti, questo è un altro aspetto. E' di questi ultimi giorni un articolo della Gazzetta dello Sport proprio sull'allenamento in palestra eseguito da Sagan, nulla di nuovo: core, stability ecc ecc. Quanto sappiamo e vediamo oggi grazie agli ausili mediatici, può essere sufficiente per garantirci una preparazione autonoma? questa è un pò la domanda che ci si pone tutti. E la risposta non può che essere: in parte si, in parte no. Si se abbiamo un certo background di pratica degli esercizi, si se abbiamo studiato alcuni aspetti della "fisiologia del ciclista"; si se quando nelle nostre uscite svolgendo un programma di allenamento, abbiamo la consapevolezza di quanto stiamo facendo e dell'obbiettivo finalizzato. No, ovviamente se il contrario. Come "leggere" quindi le sedute in palestra? fino a pochi anni or sono, e in parte anche oggi, molti "amatori" seguono la logica della "corrispondenza anatomica", ovvero si recano in palestra per potenziare il motore, ovvero le gambe. Ma non solo, selezionano serie/reps/carichi sulla base delle loro "potenzialità", questo significa che chi è convinto di valere sul passo e probabilmente detiene uno spettro di fibre veloci, cercherà di sviluppare dell'equazione della Forza, proprio quella parte relativa al "carico" all'intensità di questo, prediligendo quindi carichi elevati e da un numero di medie reps sino a poche reps, alternandoli poi a serie più veloci con una potenza di lavoro (media) ad un livello piuttosto elevato per un tempo prolungato. L'opposto lo scalatore o comunque chi non teme di tenere lo sguardo all'insù, in genere soggetti dal peso corporeo ridotto, i quali hanno una spiccata resistenza sugli arti inferiori. Questi in genere prediligono lavori prolungati nel tempo, con carichi medio bassi e potenza media. Aldilà di tutto, sarebbe opportuno suddividere i lavori proprio in "forza-potenza-resistenza". Ma non solo. Ognuna di questi fattori di allenamento possono essere allenanti in modo individuale con programmi a blocchi di lavoro, oppure con tabelle complesse in cui compaiono alternati, e spesso uno nell'altro, proprio come una bambolina russa. Quanto ci si deve domandare quindi è a che cosa serve un esercizio per quello che è utile alla causa, chiedersi o chiedere all'istruttore anche il valore del costo di un certo esercizio rispetto ad un altro simile, quindi domandarsi l'efficacia del modello esecutivo ovvero del timing di azione(ritmo esecutivo), infine ma molto importante quale indice di correlazione detiene un esercizio composto di serie-ripetizioni-pause-ritmo esecutivo con quanto andremo poi a fare nel nostro sport. [/QUOTE]
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