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Allenamento
Metodologie di allenamento
Allenamento polarizzato
Testo
<blockquote data-quote="Roberto Massa" data-source="post: 5822180" data-attributes="member: 20890"><p>Infatti atleti più "performanti", nel "micropolarizzato" (assieme a macro e megapolarizzato li uso, da un paio d'anni, per non sovrapporre i termini, micro= microciclo ossia allenamento gara, macro = polarizzazione nel mesociclo, mega=blocchi temporali > singolo mesociclo) RARAMENTE rimangono in questa intensità "di mezzo", IN UNA GARA SU STRADA (ovviamente il discorso è diverso se parliamo di un evento CX, dove la polarizzazione di intensità è estrema o... all'estremo opposto di una piatta frazione bici in un triathlon di lunga distanza dove l'output potenza è pressoché unimodale).</p><p>Questo per due motivi, uno ovvio e l'altro forse meno</p><p>1) un atleta con maggiori capacità aerobiche (CP, FTP ecc ecc) ha un maggior dominio in cui poter gestire l'output potenza= quando pedala ad intensità medio-blande può portare atleti meno performanti -se vogliono rimanere a quel ritmo e velocità imposta, che sia correto o meno dipende dalle circostanze di gara!- ad essere già nella loro intensità/dominio "medio". Questo mi pare abbastanza ovvio</p><p>2) strategie e gestione di corsa. Atleti più performanti spendono a livello energetico, nervoso, concentrazione MENO rispetto ad atleti meno performanti. Strategia, tecnica, esperienza. Non hanno il naso incollato al Garmin sanno correre così perché, nel 99% dei casi lo fanno da anni e perché hanno acquisito una tecnica e tattica migliore (anche rispetto ad atleti con pari o leggermente superiori capacità condizionali).</p><p>Entrambe le differenze sono ovviamente più marcate in una "popolazione" atleti come quella amatoriale in cui le differenze di prestazione sono su uno spettro di performance decisamente ampio.</p><p>Alcuni esempi veloci:</p><p><a href="http://bikeraceinfo.com/training-fitness/pedal-less-win-more.html" target="_blank">http://bikeraceinfo.com/training-fitness/pedal-less-win-more.html</a></p><p><a href="http://www.bdc-mag.com/analisi-incrociata-differenti-performance-in-una-medesima-granfondo/" target="_blank">http://www.bdc-mag.com/analisi-incrociata-differenti-performance-in-una-medesima-granfondo/</a></p><p><a href="http://www.bdc-forum.it/showthread.php?t=134138" target="_blank">http://www.bdc-forum.it/showthread.php?t=134138</a></p><p></p><p></p><p></p><p></p><p>Il dominio di sostenibilità CP è ~25-35' (vd de Lucas <a href="http://www.racepace.com.br/uploads/artigos/time-to-exhaustion-at-and-above-critical-power-in-trained-cyclists-the-relationship-between-heavy-and-severe-intensity-domains.pdf" target="_blank">http://www.racepace.com.br/uploads/artigos/time-to-exhaustion-at-and-above-critical-power-in-trained-cyclists-the-relationship-between-heavy-and-severe-intensity-domains.pdf</a>). Considerando la natura curvilinea della relazione potenza tempo e ovviamente noti W' e CP è possibile avere una previsione della medesima curvatura anche oltre CP fino a domini tipici di FTP (45-60'). Oltre tali intensità è FUNZIONALE (= utile, pratico) adottare riferimenti % e/o statistici, appunto le zone che sono pure convenzioni per rendere quanto più semplice e funzionale, in molti casi, una descrizione di carico allenante</p><p>Inoltre come applico da ormai 2 anni e come recentemente discusso anche qui (è tutto interessante ma nello specifico faccio riferimento dal minuto 30° in poi: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=8Xb-4GJHoMo&t=1830s" target="_blank">https://www.youtube.com/watch?v=8Xb-4GJHoMo&t=1830s</a> ) è possibile scalare e prevedere con un margine di errore ridotto le intensità sostenibili sia superiori a CP (partendo da lassi temporali in cui la componente alattacida è abbondantemente esaurita) che "sotto" CP anche in funzione della quota/altitudine di esercizio (e quindi della pressione di ossigeno e quindi della saturazione di ossigeno [1,2]).</p><p></p><p>Chiudo con un concetto generale già espresso qualche giorno fa sulla specificità. Ciò che "insegna" o può indicare di rilevante e maggiormente interessante (e utile) il paradigma polarizzato (l'esempio più lampante e evidente è sull'allenamento dei maratoneti) è che questo non coincide con IL volume ad intensità x di gara. Polarizzare significa portare all'estremo, i<u>n funzione uno dell'altro</u> a) un carico metabolico/di stress centrale (rimando al link video sopra) ad intensità medio blande che NON comportino uno stress aggiuntivo (<em>black hole</em>) che generali impossibilità di b) inserire adattamenti massimali nel dominio "soglia" e superiore (carico periferico) con un NECESSARIO elevato tasso qualitativo.</p><p>Ipotizzare quindi: le mie gare hanno x ore di salita in SST= DEVO allenare PREVALENTEMENTE SST comporta una possibile perdita (in termini generali poi ogni caso è specifico) sugli adattamenti possibili con un carico più polarizzato agli estremi. Anche un triatleta in cui l'intensità di gara nella parte bici è quasi esclusivamente "unimodale" se si "martella" di sola SST incorre in un rischio di stagnazione di carico e nel non poter beneficiare della varietà di carico e richiami sempre necessaria (anche se non diventa strettamente "polarizzata").</p><p></p><p></p><p> 1. Bassett, D.R. Jr., C.R. Kyle, L. Passfield, J.P. Broker, and E.R. Burke. Comparing cycling world hour records, 1967-1996: modeling with empirical data. Medicine and Science in Sports and Exercise 31:1665-76, 1999.</p><p></p><p>2. Peronnet, F., G. Thibault, and D.L. Cousineau. A theoretical analysis of the effect of altitude on running performance. Journal of Applied Physiology 70(1): 399-404, 1991.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Roberto Massa, post: 5822180, member: 20890"] Infatti atleti più "performanti", nel "micropolarizzato" (assieme a macro e megapolarizzato li uso, da un paio d'anni, per non sovrapporre i termini, micro= microciclo ossia allenamento gara, macro = polarizzazione nel mesociclo, mega=blocchi temporali > singolo mesociclo) RARAMENTE rimangono in questa intensità "di mezzo", IN UNA GARA SU STRADA (ovviamente il discorso è diverso se parliamo di un evento CX, dove la polarizzazione di intensità è estrema o... all'estremo opposto di una piatta frazione bici in un triathlon di lunga distanza dove l'output potenza è pressoché unimodale). Questo per due motivi, uno ovvio e l'altro forse meno 1) un atleta con maggiori capacità aerobiche (CP, FTP ecc ecc) ha un maggior dominio in cui poter gestire l'output potenza= quando pedala ad intensità medio-blande può portare atleti meno performanti -se vogliono rimanere a quel ritmo e velocità imposta, che sia correto o meno dipende dalle circostanze di gara!- ad essere già nella loro intensità/dominio "medio". Questo mi pare abbastanza ovvio 2) strategie e gestione di corsa. Atleti più performanti spendono a livello energetico, nervoso, concentrazione MENO rispetto ad atleti meno performanti. Strategia, tecnica, esperienza. Non hanno il naso incollato al Garmin sanno correre così perché, nel 99% dei casi lo fanno da anni e perché hanno acquisito una tecnica e tattica migliore (anche rispetto ad atleti con pari o leggermente superiori capacità condizionali). Entrambe le differenze sono ovviamente più marcate in una "popolazione" atleti come quella amatoriale in cui le differenze di prestazione sono su uno spettro di performance decisamente ampio. Alcuni esempi veloci: [url]http://bikeraceinfo.com/training-fitness/pedal-less-win-more.html[/url] [url]http://www.bdc-mag.com/analisi-incrociata-differenti-performance-in-una-medesima-granfondo/[/url] [url]http://www.bdc-forum.it/showthread.php?t=134138[/url] Il dominio di sostenibilità CP è ~25-35' (vd de Lucas [url]http://www.racepace.com.br/uploads/artigos/time-to-exhaustion-at-and-above-critical-power-in-trained-cyclists-the-relationship-between-heavy-and-severe-intensity-domains.pdf[/url]). Considerando la natura curvilinea della relazione potenza tempo e ovviamente noti W' e CP è possibile avere una previsione della medesima curvatura anche oltre CP fino a domini tipici di FTP (45-60'). Oltre tali intensità è FUNZIONALE (= utile, pratico) adottare riferimenti % e/o statistici, appunto le zone che sono pure convenzioni per rendere quanto più semplice e funzionale, in molti casi, una descrizione di carico allenante Inoltre come applico da ormai 2 anni e come recentemente discusso anche qui (è tutto interessante ma nello specifico faccio riferimento dal minuto 30° in poi: [url]https://www.youtube.com/watch?v=8Xb-4GJHoMo&t=1830s[/url] ) è possibile scalare e prevedere con un margine di errore ridotto le intensità sostenibili sia superiori a CP (partendo da lassi temporali in cui la componente alattacida è abbondantemente esaurita) che "sotto" CP anche in funzione della quota/altitudine di esercizio (e quindi della pressione di ossigeno e quindi della saturazione di ossigeno [1,2]). Chiudo con un concetto generale già espresso qualche giorno fa sulla specificità. Ciò che "insegna" o può indicare di rilevante e maggiormente interessante (e utile) il paradigma polarizzato (l'esempio più lampante e evidente è sull'allenamento dei maratoneti) è che questo non coincide con IL volume ad intensità x di gara. Polarizzare significa portare all'estremo, i[U]n funzione uno dell'altro[/U] a) un carico metabolico/di stress centrale (rimando al link video sopra) ad intensità medio blande che NON comportino uno stress aggiuntivo ([I]black hole[/I]) che generali impossibilità di b) inserire adattamenti massimali nel dominio "soglia" e superiore (carico periferico) con un NECESSARIO elevato tasso qualitativo. Ipotizzare quindi: le mie gare hanno x ore di salita in SST= DEVO allenare PREVALENTEMENTE SST comporta una possibile perdita (in termini generali poi ogni caso è specifico) sugli adattamenti possibili con un carico più polarizzato agli estremi. Anche un triatleta in cui l'intensità di gara nella parte bici è quasi esclusivamente "unimodale" se si "martella" di sola SST incorre in un rischio di stagnazione di carico e nel non poter beneficiare della varietà di carico e richiami sempre necessaria (anche se non diventa strettamente "polarizzata"). 1. Bassett, D.R. Jr., C.R. Kyle, L. Passfield, J.P. Broker, and E.R. Burke. Comparing cycling world hour records, 1967-1996: modeling with empirical data. Medicine and Science in Sports and Exercise 31:1665-76, 1999. 2. Peronnet, F., G. Thibault, and D.L. Cousineau. A theoretical analysis of the effect of altitude on running performance. Journal of Applied Physiology 70(1): 399-404, 1991. [/QUOTE]
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