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Allenamento
Metodologie di allenamento
Allenamento polarizzato
Testo
<blockquote data-quote="ciclettico" data-source="post: 7250748" data-attributes="member: 1915"><p>Non so se interpreto le esigenze di molti amatori, ma di sicuro la cosa vale per me.</p><p>Il concetto di polarizzazione, a livello di concetto teorico, direi che lo abbiamo più o meno compreso.</p><p></p><p>Quello che invece facciamo molta fatica a fare, è l'applicarlo al nostro schema di uscite ciclistiche:</p><p>- che non devono impattare troppo sul resto della nostra vita (che non gira tutta intorno al ciclismo);</p><p>- che però vorremmo fossero sì allenanti, ma soprattutto che fossero divertenti.</p><p>Ed è qui che casca l'asino.</p><p></p><p>C'è anche il fatto che la programmazione delle uscite, per la maggior parte delle persone che lavorano, è su base settimanale, con un picco di tempo disponibile nel fine settimana (il che non vale per chi lavora sui turni, comunque una minoranza).</p><p>Ecco appunto.</p><p></p><p>Lo schema (ad esempio il mio) di 2 allenamenti settimanali brevi sotto l'ora e mezza, e di 1 o 2 uscite settimanali nel fine settimana, di cui uno sopra le 4 ore, magari in gruppo/etto, per un totale settimanale di 3-4 uscite e 8-10 ore, malissimo si concilia con i concetti teorici di questo benedetto schema polarizzato.</p><p>Infatti, l'uscita del fine settimana è quella a cui tutto lo schema ruota attorno: un'uscita di 4-5 ore, con qualche salita (dipende dalla stagione), spesso fatta forte, talvolta in gruppo. Senza andare nei dettagli, è comunque quasi sempre una uscita classificabile come intensa, in uno schema di di polarizzazione. Ma visto che per ogni uscita intensa se ne dovrebbero poi fare 3 o 4 blande (per rispettare lo schema) sotto LT1, questo significa che fino alla settimana successiva (e quindi fino al weekend successivo, o anche oltre) si dovranno poi fare intensità limitate (massimo Z2), ma anche volumi limitati (visto che il tempo disponibile è comunque poco). E in questo modo, quando mai si migliorerà?</p><p></p><p>E allora, nella stagione in cui si vuole migliorare (fine inverno-primavera), nei due allenamenti infrasettimanali si finisce a spingere con qualche esercizio e incrementi progressivi di carico. Quindi di fatto succede che si fanno uscite intense in almeno il 50% o anche il 75% degli allenamenti. E quindi, tantissimi saluti al polarizzato....</p><p>Di fatto lo stesso Massa ci scrive che nel polarizzato l'enfasi è sul volume (tante e e tante ore sotto LT1), e che non è possibile surrogare il volume con l'intensità (sigh).</p><p>Di conseguenza, mi sembra molto difficile conciliare questa idea di polarizzazione con la maggior parte delle nostre vite da amatori e soprattutto con la sacrosante esigenza di divertirsi pedalando.</p><p></p><p>C'è poi il fatto che il concetto di polarizzazione non è il risultato di una elaborazione teorica poi confermata dai risultati sperimentali, ma proprio il contrario; è uno studio osservazionale su quello che fanno gli atleti di alto livello (con 20 o 30 ore settimanale di sport) nelle discipline di endurance. Che con noi amatori appunto c'entrano abbastanza poco...</p><p></p><p>Rimangono probabilmente validi ed applicabili anche a noi amatori alcuni concetti generali (mi scuso per le brutali semplificazioni e spero di di non dire castronate):</p><p>- privilegiare in ogni momento dell'anno ritmi Z1-2 e Z4-5, evitando la zona centrale Z3 specialmente nei periodi in cui si vuole andare o rimanere in forma. La cosa è molto meno importante in inverno e nei periodi in cui non si cerca la prestazione.</p><p>- quando è il momento o la giornata di spingere (Z5-6-7), si devono avere le energie per farlo anche e soprattutto perché siamo freschi dalle precedenti giornate di bassi carichi (Z1-2) o di riposo.</p><p>- ( non strettamente correlato alla polarizzazione) applicare stimoli variabili, in tutti i sensi, pena la stagnazione</p><p></p><p>...concetti che però alla fine mi pare che non potranno incidere più di tanto sul nostro comportamento, se vogliamo anche (echeccavolo) divertirci allenandoci, o comunque andando in bici, per tutto l'anno.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="ciclettico, post: 7250748, member: 1915"] Non so se interpreto le esigenze di molti amatori, ma di sicuro la cosa vale per me. Il concetto di polarizzazione, a livello di concetto teorico, direi che lo abbiamo più o meno compreso. Quello che invece facciamo molta fatica a fare, è l'applicarlo al nostro schema di uscite ciclistiche: - che non devono impattare troppo sul resto della nostra vita (che non gira tutta intorno al ciclismo); - che però vorremmo fossero sì allenanti, ma soprattutto che fossero divertenti. Ed è qui che casca l'asino. C'è anche il fatto che la programmazione delle uscite, per la maggior parte delle persone che lavorano, è su base settimanale, con un picco di tempo disponibile nel fine settimana (il che non vale per chi lavora sui turni, comunque una minoranza). Ecco appunto. Lo schema (ad esempio il mio) di 2 allenamenti settimanali brevi sotto l'ora e mezza, e di 1 o 2 uscite settimanali nel fine settimana, di cui uno sopra le 4 ore, magari in gruppo/etto, per un totale settimanale di 3-4 uscite e 8-10 ore, malissimo si concilia con i concetti teorici di questo benedetto schema polarizzato. Infatti, l'uscita del fine settimana è quella a cui tutto lo schema ruota attorno: un'uscita di 4-5 ore, con qualche salita (dipende dalla stagione), spesso fatta forte, talvolta in gruppo. Senza andare nei dettagli, è comunque quasi sempre una uscita classificabile come intensa, in uno schema di di polarizzazione. Ma visto che per ogni uscita intensa se ne dovrebbero poi fare 3 o 4 blande (per rispettare lo schema) sotto LT1, questo significa che fino alla settimana successiva (e quindi fino al weekend successivo, o anche oltre) si dovranno poi fare intensità limitate (massimo Z2), ma anche volumi limitati (visto che il tempo disponibile è comunque poco). E in questo modo, quando mai si migliorerà? E allora, nella stagione in cui si vuole migliorare (fine inverno-primavera), nei due allenamenti infrasettimanali si finisce a spingere con qualche esercizio e incrementi progressivi di carico. Quindi di fatto succede che si fanno uscite intense in almeno il 50% o anche il 75% degli allenamenti. E quindi, tantissimi saluti al polarizzato.... Di fatto lo stesso Massa ci scrive che nel polarizzato l'enfasi è sul volume (tante e e tante ore sotto LT1), e che non è possibile surrogare il volume con l'intensità (sigh). Di conseguenza, mi sembra molto difficile conciliare questa idea di polarizzazione con la maggior parte delle nostre vite da amatori e soprattutto con la sacrosante esigenza di divertirsi pedalando. C'è poi il fatto che il concetto di polarizzazione non è il risultato di una elaborazione teorica poi confermata dai risultati sperimentali, ma proprio il contrario; è uno studio osservazionale su quello che fanno gli atleti di alto livello (con 20 o 30 ore settimanale di sport) nelle discipline di endurance. Che con noi amatori appunto c'entrano abbastanza poco... Rimangono probabilmente validi ed applicabili anche a noi amatori alcuni concetti generali (mi scuso per le brutali semplificazioni e spero di di non dire castronate): - privilegiare in ogni momento dell'anno ritmi Z1-2 e Z4-5, evitando la zona centrale Z3 specialmente nei periodi in cui si vuole andare o rimanere in forma. La cosa è molto meno importante in inverno e nei periodi in cui non si cerca la prestazione. - quando è il momento o la giornata di spingere (Z5-6-7), si devono avere le energie per farlo anche e soprattutto perché siamo freschi dalle precedenti giornate di bassi carichi (Z1-2) o di riposo. - ( non strettamente correlato alla polarizzazione) applicare stimoli variabili, in tutti i sensi, pena la stagnazione ...concetti che però alla fine mi pare che non potranno incidere più di tanto sul nostro comportamento, se vogliamo anche (echeccavolo) divertirci allenandoci, o comunque andando in bici, per tutto l'anno. [/QUOTE]
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