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Metodologie di allenamento
Allenamento polarizzato
Testo
<blockquote data-quote="all_i_need_is_bike" data-source="post: 7252434" data-attributes="member: 5183"><p>Qui "steady" era "85% effort" (leggere sempre tutte le risposte <img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/icon_mrgreen.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=":mrgreen:" title="Icon Mrgreen :mrgreen:" data-shortname=":mrgreen:" />): ovviamente dipende primariamente da cosa rappresenta quel livello di sforzo per quell'atleta (ed entriamo nel capitolo della definizione di riferimenti di intensità adeguatamente rappresentativi per il singolo), ma ragionevolmente per lui era una intensità che permette di accumulare volume (pur essendo una intensità metabolicamente non trascurabile, ma cosa diversa rispetto a soggetti con fattori limitanti distribuiti in modo differente).</p><p></p><p>I dubbi sono più sulla difficoltà di avere una definizione rigorosa di polarizzato, siccome dipende dalla distribuzione degli obiettivi della sessioni, ma anche dalla distribuzione dei tempi accumulati in zona assicurando una successione/ciclicità di applicazione degli stimoli, e deve tenere conto delle non corrispondenze fra zone cardiache e di potenza (compreso l'effetto della durata che influenza cumulativamente il TID). <strong>*</strong> In più entrambe le transizioni teoriche fra ambiti di potenza si modificano a seguito di esercizio prolungato e/o intenso e quindi ANCHE nel corso di una sessione a "carico" rilevante, quindi la TID valutata con riferimenti costanti per la singola sessione in generale non è una informazione perfetta (quanto buona dipenderà da sensibilità alla durata del singolo -capacità, livello di fitness- e come viene applicato il carico allenante).</p><p>Questi aspetti però tolgono relativamente poco alla generalizzabilità delle idee alla base dell'approccio, che però non sono così strettamente rigorose da non ammettere margini sufficienti a una personalizzazione e variazione in base alle esigenze particolari.</p><p>Volendo si potrebbe by-passare del tutto il discorso e ragionare direttamente sui fenomeni alle basi del processo stimolo -> perturbazione -> segnalazione -> risposta -> adattamento funzionale, ma non essendo ancora del tutto note e non potendo accedere a tutte le informazioni che sarebbero necessarie, nella pratica una impalcatura generale di idee ragionevoli e coerenti è di aiuto per programmare/gestire. Ma è solo il punto di partenza, non la soluzione :)</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="all_i_need_is_bike, post: 7252434, member: 5183"] Qui "steady" era "85% effort" (leggere sempre tutte le risposte :mrgreen:): ovviamente dipende primariamente da cosa rappresenta quel livello di sforzo per quell'atleta (ed entriamo nel capitolo della definizione di riferimenti di intensità adeguatamente rappresentativi per il singolo), ma ragionevolmente per lui era una intensità che permette di accumulare volume (pur essendo una intensità metabolicamente non trascurabile, ma cosa diversa rispetto a soggetti con fattori limitanti distribuiti in modo differente). I dubbi sono più sulla difficoltà di avere una definizione rigorosa di polarizzato, siccome dipende dalla distribuzione degli obiettivi della sessioni, ma anche dalla distribuzione dei tempi accumulati in zona assicurando una successione/ciclicità di applicazione degli stimoli, e deve tenere conto delle non corrispondenze fra zone cardiache e di potenza (compreso l'effetto della durata che influenza cumulativamente il TID). [B]*[/B] In più entrambe le transizioni teoriche fra ambiti di potenza si modificano a seguito di esercizio prolungato e/o intenso e quindi ANCHE nel corso di una sessione a "carico" rilevante, quindi la TID valutata con riferimenti costanti per la singola sessione in generale non è una informazione perfetta (quanto buona dipenderà da sensibilità alla durata del singolo -capacità, livello di fitness- e come viene applicato il carico allenante). Questi aspetti però tolgono relativamente poco alla generalizzabilità delle idee alla base dell'approccio, che però non sono così strettamente rigorose da non ammettere margini sufficienti a una personalizzazione e variazione in base alle esigenze particolari. Volendo si potrebbe by-passare del tutto il discorso e ragionare direttamente sui fenomeni alle basi del processo stimolo -> perturbazione -> segnalazione -> risposta -> adattamento funzionale, ma non essendo ancora del tutto note e non potendo accedere a tutte le informazioni che sarebbero necessarie, nella pratica una impalcatura generale di idee ragionevoli e coerenti è di aiuto per programmare/gestire. Ma è solo il punto di partenza, non la soluzione :) [/QUOTE]
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