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Dove pedalare
Itinerari per la bdc
Alpi apuane n°1
Testo
<blockquote data-quote="Plata" data-source="post: 2380134" data-attributes="member: 9810"><p>Anche per me ieri giro in Lunigiana, quello che avevo scritto più su... Giornata assolutamente NO, ma ormai c'ero e mica potevo tonare indietro... Già sul lagastrello mi sono accorto di non stare bene, poi sul Ticchiano grande crisi nonostante fosse il più breve!</p><p>Poca lucidità e per sbaglio faccio un pezzo di salita per Lagdei invece che il Cirone... Cirone fra l'altro veramente bello selveggio, peccato per la discesa molto sporca.</p><p>Infine la Cisa via Molinello... pensavo fosse più ombrosa! Invece quasi sempre al sole e con buone pendenze... Gambe veramente disastrata, salivo di testa e basta... Poi in cima meritata Coca-cola e discesa verso Aulla con vento contro...</p><p>Alla fine 147 km e 6 ore di pedalata... Posti veramente belli e giro che merita davvero, magari in condizioni fisiche migliori!</p><p> </p><p>Racconto della giornata con foto: <a href="http://www.facebook.com/note.php?saved&&suggest&note_id=412717246761" target="_blank">http://www.facebook.com/note.php?saved&&suggest&note_id=412717246761</a></p><p> </p><p> </p><p>E qui senza foto, solo il testo... </p><p> </p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">Non c&#8217;è niente da fare, te ne accorgi subito. Forse sarebbe meglio non avere questo indicatore dei rapporti sul filo del cambio. Una cosa è vedere, una cosa è sperare. Provo a sperare che la meccanica sbagli, ma tutto svanisce nel 39x23 che sto facendo girare. Mi rimane ancora il 25, non ci sono problemi, anzi, inrealtà si. La strada non sale più del 6%.</span></span></p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">La firma sulla crisi è sempre ben precisa e pulita nel chiarore delle buone intenzioni. Anche i momenti sono sempre ben precisi, perchès e fossi a casa girerei alla svelta verso una più che giusta doccia, ma così non è.</span></span></p><p> </p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">Aulla è umida e nebbiosa, tipico delle valli. Mancano 5 minuti alle 8 e è piuttosto fresco, sono pronto e mi faccio un bagno di temperature accettabili partendo alla volta del mio giro. Finisco presto per farne un altro di bagno, quello di afa che fa appiccare qualsiasi cosa. Ho la sensazione che anche le ruote siano appiccicate al rugoso asfalto verso Licciana Nardi. Il falsopiano è veramente leggero, da 53, ma non riesco a spingerlo. Ahia, primo segnaccio.</span></span></p><p> </p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">Il Passo del Lagastrello è il primo ostacolo della giornata, sicuramente il più difficile, data al lunghezza e le pendenze sempre molto morbide che a me, siceramente, dopo un po&#8217; mi fanno lessare considerevolmente. La prima parte va su a falsopiani molto leggeri, poi dopo il paesino di Tavarnelle la strada si mette in proprio dall&#8217;antropizzazione e iniziano 11 km di solitudine. È la solitudine che dovrebbe far pensare, riflettere, godere di quel che passa e di quel che è passato.</span></span></p><p> </p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">La mia, invece, è la solitudine di chi sa che sarà una giornata dura. Non è giornata, la Cisa col cavolo che dopo la faccio. Cirone e poi ritorno alla macchina. Intanto però conto i km che mancano, il bello è che li conosco solo indicativamente. Il tracciato della strada non da segni si riferimento e non capisco dove sia il passo. A un certo punto tutto sia apre e vengo investito da odore di bestiame, dal sole e dalal vista sui tornanti aperti che ho appena affrontato. Bene, non dovrebbe mancare molto, la vegetazione è cambiata e i 1200 m del passo non sono sicuramente troppo lontani. </span></span></p><p> </p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">Infatti è così, rispetto ai miei calcoli arriva con un km di anticipo, e per le mie condizioni è oro colato. Maledetta salita. Però bella questa salita, se solo fossi più lucido&#8230;</span></span></p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">Mi metto lo smanicato e mi lacio in discesa verso Monchio delle Corti. O almeno così avrei voluto fare. Stò imparando che in emilia il concetto di discesa è molto relativo. Si scende, felici, ma si smette presto nella maggior parte delle volte. Stramaledettissime contropendenze in mezzo alle discese, questi ingegneri non sono sicuramente dei ciclisti.</span></span></p><p> </p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">Non mi faccio ammaliare dai richiami dei plurimi cartelli del &#8220;Passo della Colla&#8221;, un acchiappa citrulli mica da poco. 1466 m e strada che diventa sterrata. Avrebbe significato salire e poi tornare indietro, buttando via energie preziose. Tiè, gli dico, conosco il fatto mio.</span></span></p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">Il fatto mio è il Passo di Ticchiano, non indicato dai cartelli, che per essere raggiunto richiede l&#8217;apporto delle mie facoltà di orientamento. Cartine dietro non ne ho, come dice Greta &#8220;te ci godi quando non conosci la strada e ti perdi&#8221;. </span></span></p><p> </p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">Imbocco la via giusta però, ma con la gamba sbagliata. 6 km di salita che non passano mai, la crisi mi passa dentro come l&#8217;inutile crostatina biologica che mi sono mangiato. Sudo freddo, ho caldo, i pignoni sono finiti e controllo continuamente le ruote pensando di aver forato. Sono integrissime però, vecchie Ultegra del &#8217;97, rumorose come non mai, scandiscono i rintocchi delle mie difficoltà. In fondo però sono solo 6 km, e finiscono in una maniera o nell&#8217;altra. C&#8217;è soddisfazione quando vedo il cartello del passo, di più quando vedo che se l&#8217;avesis fatto dalla parte opposta mi sarebeb toccato sopportare pendenze a due cifre.</span></span></p><p> </p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">Discesa infinita. Falsipiani, risalite, e Corniglio arriva dopo un&#8217;infinità. Meglio tardi che mai, ma c&#8217;ès empre tempo per rimandare ancora l&#8217;inizio della salita vera e propria. Coem una maledizione, la strada che porta a Bosco di Corniglio è una successione interminabile di mangia e bevi. Già, meglio mangiare e bere poco ma spesso, sennò va a finire che mi devo far venire a prendere. </span></span></p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">Arrivo a Bosco, cartelli stradali poco chiari, lucidità sotto i tacchi e a sbagliare strada si fa presto. Salgo verso Lagdei, ma non lo sapevo, non lo volevo, non era nei miei piani. La strana senzazione però c&#8217;è e dopo un paio di km abbondanti di salita trovo un signore e a lui domando s eper Pontremoli va bene.</span></span></p><p> </p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">No che non va bene, deve tornare giù, primo bivio a sinistra e poi ancora a sinistra. Dietrofront, seguo le indizazioni e mi trovo sulla starda del Cirone. Antipasto di dolci pendenze suguito da un primo km di amarissima strada troppo faticosa per le mie possibilità. Ma è bene così, perlomenos u queste pendenze, nonostante la crisi, me la cavo e di testa non abbandono. E poi questo passo è veramente bello. Selvaggio, fra pascoli e roccie, sole che picchia su questa lingua di strada che forse anche lei si chiede la sua utilità. Chissà se riesce a darsi una risposta. Io ci provo, ma il non trovare nemmeno una macchina in tutta la salita mi fa arrendere.</span></span></p><p> </p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">Sono, questi, passi abbandonati alla malattia di scalatori col vizio del collezionismo.</span></span></p><p> </p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">E menomale ci siamo noi, a conquistare vette come questa, passo del Cirone, m 1255 sul livello del mare. E adesso via verso la macchina! Per oggi può bastare, per fare la Cisa altre occasioni non mancheranno.</span></span></p><p> </p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">In discesa, così come le altre di giornata, c&#8217;è poco da godere. Strade sempre sporche e più di tanto non si può azzardare. Nelle condizioni mentali attuali poi&#8230; Rimane comunque una discesa infinita, curav dopo curva, l&#8217;impressione è di scendere verso l&#8217;infinito. E questo infinito non è un mare dove affogar il pensier mio e il mio sguardo l&#8217;ultimo orizzonte inizia a includere&#8230;</span></span></p><p> </p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">In fondo sono qui, poi mi tocca tornare&#8230; no, sono cotto, non è giornata, esagerare non serve&#8230; tanti pensieri vo comparando, e la decisione, manco a dirlo, è quella che mi porta a girare a destra al bivio di Molinello. Si fa anche la Cisa, versante secondario, quello impegnativo.</span></span></p><p> </p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">Pare che sia tutta in boco, all&#8217;ombra, e visto che fa caldo mi dovrei salvare almeno da quello. Più i metri passano però, e più quest&#8217;aspettativa diventa illusione. Tornante dopo tornante mi arrendo ai raggi perpendicolari di mezzogiorno passato. Non c&#8217;è un cane, ma la colonna sonora si. Tappeto musicale dei tir in transito sulla più comoda autostrada A15 della Cisa. Con quella sicuramente avrei fatto prima, testa di rapa. La vedo scorrere fra le valli, prima in alto e poi in basso, romantica a modo suo.</span></span></p><p> </p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">Le gambe mi fanno un male assurdo, non mi era mai successo così. Il prezzo dell&#8217;esagerazione. A salvarmi nient&#8217;altro che le pendenze non facile. Controsenso assurdo, ma per me è così. Nonostante tutto, ogni volta che mi fermo (metaforicamente) a pensarci, mi ritrovo a spingere al massimo. È la testa, la motivazione che vien fuori, quella capacità di soffrire e sconfiggere le sensazioni che da tempo mancava. Sono distrutto e mi stò distruggendo ancora, ma mi piace, adesso. </span></span></p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">Così quando arriva il bivio che mi riporta sulla statale, a circa un km dal passo, sento già la mia vittoria in pugno. </span></span></p><p> </p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">La strada rossa sulla cartina diventa il mio tappeto rosso verso l&#8217;altare del sacrificio e della soddisfazione. Passo della Cisa, m 1041 slm. Mi merito una Cocacola, la compro e la bevo. E poi giù, prima 18 km di discesa dolce, larga, mai troppo veloce verso Pontremoli. E poi ultimi 22 km, falsopiano in leggera discesa verso Aulla. Manco a dirlo, vento contro veramente consistente e il falsopiano spesso si interrompe con delle dolci, più o meno lunghe, contropendenze.</span></span></p><p> </p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">Fra mettere il 39 e salvare la gamba già morta, e il continuare a infierire sui due cadaveri con il 53, scelgo la seconda opzione. Ne nasce una cronometro individuale attorno ai 40 di media. La coca cola è spaventosa. </span></span></p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">Così quando arrivo alla macchina mi rendo conto che i dolori avvertiti alle gambe durante la pedalata, non sono niente a confronto di quelli che ho a camminare. Amen.</span></span></p><p> </p><p><span style="font-family: 'Times New Roman'"><span style="font-size: 12px">Mangio, mi lavo, mi cambio, mi metto in viaggio. Mi fermo a Marina di Massa. Un bagno rigenerante e una bella dormita sulla sdraio male non ci stanno. </span></span></p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Plata, post: 2380134, member: 9810"] Anche per me ieri giro in Lunigiana, quello che avevo scritto più su... Giornata assolutamente NO, ma ormai c'ero e mica potevo tonare indietro... Già sul lagastrello mi sono accorto di non stare bene, poi sul Ticchiano grande crisi nonostante fosse il più breve! Poca lucidità e per sbaglio faccio un pezzo di salita per Lagdei invece che il Cirone... Cirone fra l'altro veramente bello selveggio, peccato per la discesa molto sporca. Infine la Cisa via Molinello... pensavo fosse più ombrosa! Invece quasi sempre al sole e con buone pendenze... Gambe veramente disastrata, salivo di testa e basta... Poi in cima meritata Coca-cola e discesa verso Aulla con vento contro... Alla fine 147 km e 6 ore di pedalata... Posti veramente belli e giro che merita davvero, magari in condizioni fisiche migliori! Racconto della giornata con foto: [URL]http://www.facebook.com/note.php?saved&&suggest¬e_id=412717246761[/URL] E qui senza foto, solo il testo... [FONT=Times New Roman][SIZE=3]Non c’è niente da fare, te ne accorgi subito. Forse sarebbe meglio non avere questo indicatore dei rapporti sul filo del cambio. Una cosa è vedere, una cosa è sperare. Provo a sperare che la meccanica sbagli, ma tutto svanisce nel 39x23 che sto facendo girare. Mi rimane ancora il 25, non ci sono problemi, anzi, inrealtà si. La strada non sale più del 6%.[/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]La firma sulla crisi è sempre ben precisa e pulita nel chiarore delle buone intenzioni. Anche i momenti sono sempre ben precisi, perchès e fossi a casa girerei alla svelta verso una più che giusta doccia, ma così non è.[/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3] [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]Aulla è umida e nebbiosa, tipico delle valli. Mancano 5 minuti alle 8 e è piuttosto fresco, sono pronto e mi faccio un bagno di temperature accettabili partendo alla volta del mio giro. Finisco presto per farne un altro di bagno, quello di afa che fa appiccare qualsiasi cosa. Ho la sensazione che anche le ruote siano appiccicate al rugoso asfalto verso Licciana Nardi. Il falsopiano è veramente leggero, da 53, ma non riesco a spingerlo. Ahia, primo segnaccio.[/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3] [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]Il Passo del Lagastrello è il primo ostacolo della giornata, sicuramente il più difficile, data al lunghezza e le pendenze sempre molto morbide che a me, siceramente, dopo un po’ mi fanno lessare considerevolmente. La prima parte va su a falsopiani molto leggeri, poi dopo il paesino di Tavarnelle la strada si mette in proprio dall’antropizzazione e iniziano 11 km di solitudine. È la solitudine che dovrebbe far pensare, riflettere, godere di quel che passa e di quel che è passato.[/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3] [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]La mia, invece, è la solitudine di chi sa che sarà una giornata dura. Non è giornata, la Cisa col cavolo che dopo la faccio. Cirone e poi ritorno alla macchina. Intanto però conto i km che mancano, il bello è che li conosco solo indicativamente. Il tracciato della strada non da segni si riferimento e non capisco dove sia il passo. A un certo punto tutto sia apre e vengo investito da odore di bestiame, dal sole e dalal vista sui tornanti aperti che ho appena affrontato. Bene, non dovrebbe mancare molto, la vegetazione è cambiata e i 1200 m del passo non sono sicuramente troppo lontani. [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3] [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]Infatti è così, rispetto ai miei calcoli arriva con un km di anticipo, e per le mie condizioni è oro colato. Maledetta salita. Però bella questa salita, se solo fossi più lucido…[/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]Mi metto lo smanicato e mi lacio in discesa verso Monchio delle Corti. O almeno così avrei voluto fare. Stò imparando che in emilia il concetto di discesa è molto relativo. Si scende, felici, ma si smette presto nella maggior parte delle volte. Stramaledettissime contropendenze in mezzo alle discese, questi ingegneri non sono sicuramente dei ciclisti.[/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3] [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]Non mi faccio ammaliare dai richiami dei plurimi cartelli del “Passo della Colla”, un acchiappa citrulli mica da poco. 1466 m e strada che diventa sterrata. Avrebbe significato salire e poi tornare indietro, buttando via energie preziose. Tiè, gli dico, conosco il fatto mio.[/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]Il fatto mio è il Passo di Ticchiano, non indicato dai cartelli, che per essere raggiunto richiede l’apporto delle mie facoltà di orientamento. Cartine dietro non ne ho, come dice Greta “te ci godi quando non conosci la strada e ti perdi”. [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3] [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]Imbocco la via giusta però, ma con la gamba sbagliata. 6 km di salita che non passano mai, la crisi mi passa dentro come l’inutile crostatina biologica che mi sono mangiato. Sudo freddo, ho caldo, i pignoni sono finiti e controllo continuamente le ruote pensando di aver forato. Sono integrissime però, vecchie Ultegra del ’97, rumorose come non mai, scandiscono i rintocchi delle mie difficoltà. In fondo però sono solo 6 km, e finiscono in una maniera o nell’altra. C’è soddisfazione quando vedo il cartello del passo, di più quando vedo che se l’avesis fatto dalla parte opposta mi sarebeb toccato sopportare pendenze a due cifre.[/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3] [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]Discesa infinita. Falsipiani, risalite, e Corniglio arriva dopo un’infinità. Meglio tardi che mai, ma c’ès empre tempo per rimandare ancora l’inizio della salita vera e propria. Coem una maledizione, la strada che porta a Bosco di Corniglio è una successione interminabile di mangia e bevi. Già, meglio mangiare e bere poco ma spesso, sennò va a finire che mi devo far venire a prendere. [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]Arrivo a Bosco, cartelli stradali poco chiari, lucidità sotto i tacchi e a sbagliare strada si fa presto. Salgo verso Lagdei, ma non lo sapevo, non lo volevo, non era nei miei piani. La strana senzazione però c’è e dopo un paio di km abbondanti di salita trovo un signore e a lui domando s eper Pontremoli va bene.[/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3] [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]No che non va bene, deve tornare giù, primo bivio a sinistra e poi ancora a sinistra. Dietrofront, seguo le indizazioni e mi trovo sulla starda del Cirone. Antipasto di dolci pendenze suguito da un primo km di amarissima strada troppo faticosa per le mie possibilità. Ma è bene così, perlomenos u queste pendenze, nonostante la crisi, me la cavo e di testa non abbandono. E poi questo passo è veramente bello. Selvaggio, fra pascoli e roccie, sole che picchia su questa lingua di strada che forse anche lei si chiede la sua utilità. Chissà se riesce a darsi una risposta. Io ci provo, ma il non trovare nemmeno una macchina in tutta la salita mi fa arrendere.[/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3] [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]Sono, questi, passi abbandonati alla malattia di scalatori col vizio del collezionismo.[/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3] [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]E menomale ci siamo noi, a conquistare vette come questa, passo del Cirone, m 1255 sul livello del mare. E adesso via verso la macchina! Per oggi può bastare, per fare la Cisa altre occasioni non mancheranno.[/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3] [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]In discesa, così come le altre di giornata, c’è poco da godere. Strade sempre sporche e più di tanto non si può azzardare. Nelle condizioni mentali attuali poi… Rimane comunque una discesa infinita, curav dopo curva, l’impressione è di scendere verso l’infinito. E questo infinito non è un mare dove affogar il pensier mio e il mio sguardo l’ultimo orizzonte inizia a includere…[/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3] [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]In fondo sono qui, poi mi tocca tornare… no, sono cotto, non è giornata, esagerare non serve… tanti pensieri vo comparando, e la decisione, manco a dirlo, è quella che mi porta a girare a destra al bivio di Molinello. Si fa anche la Cisa, versante secondario, quello impegnativo.[/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3] [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]Pare che sia tutta in boco, all’ombra, e visto che fa caldo mi dovrei salvare almeno da quello. Più i metri passano però, e più quest’aspettativa diventa illusione. Tornante dopo tornante mi arrendo ai raggi perpendicolari di mezzogiorno passato. Non c’è un cane, ma la colonna sonora si. Tappeto musicale dei tir in transito sulla più comoda autostrada A15 della Cisa. Con quella sicuramente avrei fatto prima, testa di rapa. La vedo scorrere fra le valli, prima in alto e poi in basso, romantica a modo suo.[/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3] [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]Le gambe mi fanno un male assurdo, non mi era mai successo così. Il prezzo dell’esagerazione. A salvarmi nient’altro che le pendenze non facile. Controsenso assurdo, ma per me è così. Nonostante tutto, ogni volta che mi fermo (metaforicamente) a pensarci, mi ritrovo a spingere al massimo. È la testa, la motivazione che vien fuori, quella capacità di soffrire e sconfiggere le sensazioni che da tempo mancava. Sono distrutto e mi stò distruggendo ancora, ma mi piace, adesso. [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]Così quando arriva il bivio che mi riporta sulla statale, a circa un km dal passo, sento già la mia vittoria in pugno. [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3] [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]La strada rossa sulla cartina diventa il mio tappeto rosso verso l’altare del sacrificio e della soddisfazione. Passo della Cisa, m 1041 slm. Mi merito una Cocacola, la compro e la bevo. E poi giù, prima 18 km di discesa dolce, larga, mai troppo veloce verso Pontremoli. E poi ultimi 22 km, falsopiano in leggera discesa verso Aulla. Manco a dirlo, vento contro veramente consistente e il falsopiano spesso si interrompe con delle dolci, più o meno lunghe, contropendenze.[/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3] [/SIZE][/FONT] [FONT=Times New Roman][SIZE=3]Fra mettere il 39 e salvare la gamba già morta, e il continuare a infierire sui due cadaveri con il 53, scelgo la seconda opzione. Ne nasce una cronometro individuale attorno ai 40 di media. La coca cola è spaventosa. 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