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automobilisti Vs ciclisti (ancora - parte 2)
Testo
<blockquote data-quote="green dolphin" data-source="post: 7758963" data-attributes="member: 7692"><p>Anche se dentro ad un abitacolo con visuale più ridotta che in bici, conosco incroci semaforici (alcuni a T) che in certi orari sono praticamente deserti e con visuale molto molto ampia. Tanto che potrebbe passare con il rosso non soltanto un’auto, ma più di una prima di vedere una macchina in lontananza, e farlo con margini notevoli di sicurezza per tutti. Non ci sono abitazioni o altre intersezioni, nulla, solo le strade e le macchine possono arrivare da due sole direzioni. Tale incrocio di notte ha il semaforo giallo lampeggiante e le macchine si regolano seguendo il diritto di precedenza. Non è mai capitato un incidente in queste condizioni.</p><p></p><p>E nonostante questo non ho mai visto macchine “bucare” l’incrocio con il rosso ma soltanto ciclisti. Ciclisti che quasi certamente in macchina non passano con il rosso in quel punto. Quindi la variabile a far cambiare comportamento all’utente della strada è il mezzo di locomozione che guida, in questo caso.</p><p></p><p>Sul perché si possono avanzare e cercare di trovare teorie più o meno generali ma non generiche. L’unica cosa che l’utente della strada che fa questo dimentica è: </p><p>Il codice della strada è come un linguaggio: è quell'insieme di regole che permette di stare tutti insieme senza questioni e incidenti per usufruire di un bene comune. E capirsi. Al netto dell’Olanda o altri che concedono alcune cose, perché renderlo discrezionale?</p><p></p><p>Il motivo per cui un ciclista non dovrebbe non è né nelle presunte responsabilità che si prende credendo di far danno solo a sé, né nel fatto che il danno comunque causato ad un veicolo sarebbe minore, in caso di incidente. La vera responsabilità è capire che per stare in quella cosa che si chiama strada bisogna parlare lo stesso linguaggio. Se tutti fossero discrezionali, convinti anche in buona fede (e non c’è cosa peggiore) di non far male a nessuno con le loro “licenze”, sarebbe il caos.</p><p></p><p>È una gran cosa poter disporre del libero arbitrio, ma per favore non dove qualcuno ha cercato di mettere ordine con regole, che sono a volte astruse, ingiuste, ingiustificate, etc., ma non vanno annullate dai comportamenti del singolo, che le fa diventare inutili o utili solo per giustificare le proprie scelte.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="green dolphin, post: 7758963, member: 7692"] Anche se dentro ad un abitacolo con visuale più ridotta che in bici, conosco incroci semaforici (alcuni a T) che in certi orari sono praticamente deserti e con visuale molto molto ampia. Tanto che potrebbe passare con il rosso non soltanto un’auto, ma più di una prima di vedere una macchina in lontananza, e farlo con margini notevoli di sicurezza per tutti. Non ci sono abitazioni o altre intersezioni, nulla, solo le strade e le macchine possono arrivare da due sole direzioni. Tale incrocio di notte ha il semaforo giallo lampeggiante e le macchine si regolano seguendo il diritto di precedenza. Non è mai capitato un incidente in queste condizioni. E nonostante questo non ho mai visto macchine “bucare” l’incrocio con il rosso ma soltanto ciclisti. Ciclisti che quasi certamente in macchina non passano con il rosso in quel punto. Quindi la variabile a far cambiare comportamento all’utente della strada è il mezzo di locomozione che guida, in questo caso. Sul perché si possono avanzare e cercare di trovare teorie più o meno generali ma non generiche. L’unica cosa che l’utente della strada che fa questo dimentica è: Il codice della strada è come un linguaggio: è quell'insieme di regole che permette di stare tutti insieme senza questioni e incidenti per usufruire di un bene comune. E capirsi. Al netto dell’Olanda o altri che concedono alcune cose, perché renderlo discrezionale? Il motivo per cui un ciclista non dovrebbe non è né nelle presunte responsabilità che si prende credendo di far danno solo a sé, né nel fatto che il danno comunque causato ad un veicolo sarebbe minore, in caso di incidente. La vera responsabilità è capire che per stare in quella cosa che si chiama strada bisogna parlare lo stesso linguaggio. Se tutti fossero discrezionali, convinti anche in buona fede (e non c’è cosa peggiore) di non far male a nessuno con le loro “licenze”, sarebbe il caos. È una gran cosa poter disporre del libero arbitrio, ma per favore non dove qualcuno ha cercato di mettere ordine con regole, che sono a volte astruse, ingiuste, ingiustificate, etc., ma non vanno annullate dai comportamenti del singolo, che le fa diventare inutili o utili solo per giustificare le proprie scelte. [/QUOTE]
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