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automobilisti Vs ciclisti (ancora - parte 2)
Testo
<blockquote data-quote="iban" data-source="post: 7759552" data-attributes="member: 34281"><p>Come ho già detto molte pagine fa, la differenza principale è che il ciclista medio è un guidatore migliore dell’automobilista medio. E lo è sia quando sta in bici che quando è in macchina. Per esperienza posso dire che chi va in bici ha una percezione quasi a 360° di quello che succede intorno, mentre l’automobilista medio vede poco più di quello che ha davanti: dalla linea di mezzeria alla riga del margine e una cinquantina di metri oltre il cofano. Poi il buio. </p><p>L’esperienza in bici, o meglio l’istinto di sopravvivenza, ti abitua a controllare tutto, anche quello che normalmente non guarderesti. Se uno sta per bucare uno stop o negare una precedenza, chi pedala se ne accorge almeno cinque metri prima, l’automobilista invece lo realizza solo quando ormai ha l’ostacolo davanti, e lì è già tardi. Stesso discorso per un pedone che attraversa all’improvviso. </p><p>A conferma di questo, negli incidenti si sentono sempre le solite frasi tipo “non l’avevo visto” o “è sbucato all’improvviso”, ma sono quasi sempre dette da chi guida un’auto, mai da un ciclista. </p><p>Ecco perché il non rispettare un rosso o non usare una ciclopedonale non nasce da incoscienza o menefreghismo, ma da valutazioni completamente diverse che tengono conto di fattori che l'automobilista medio ignora completamente. </p><p>Per dire: piuttosto che restare fermo a un semaforo nella zona cieca di un camion, preferisco passare col rosso. In quel momento vedo tutto quello che mi circonda e mi tolgo da un rischio molto più grosso. </p><p>Le scelte fatte in bici sono sempre in funzione del minor rischio possibile, anche se a volte possono sembrare strane o sbagliate a chi in bici non ci va e non ci è mai andato. </p><p>Ed è proprio per questo che mi stupisce leggere qua sopra certe affermazioni. </p><p>Perché alla fine, diciamocelo, stiamo giocando a un gioco con regole scritte da altri, per altri. E questi altri spesso manco le rispettano, ma pretendono che lo facciamo noi. Solo che se le rispetti alla lettera, a volte ci rimetti la pelle. </p><p>E in questo gioco, noi abbiamo tutto da perdere, mentre loro rischiano poco o niente. </p><p>Quindi ben venga la disobbedienza urbana, se serve a far percepire la nostra esistenza. </p><p>E se poi qualcuno si incazza e sbraita, tanto meglio: vuol dire che finalmente ci ha notato. </p><p>Perché alla fine, è meglio un vaffa preso da un idiota, che lo stesso idiota che dice “non l’avevo visto” quando è già successo l’irreparabile.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="iban, post: 7759552, member: 34281"] Come ho già detto molte pagine fa, la differenza principale è che il ciclista medio è un guidatore migliore dell’automobilista medio. E lo è sia quando sta in bici che quando è in macchina. Per esperienza posso dire che chi va in bici ha una percezione quasi a 360° di quello che succede intorno, mentre l’automobilista medio vede poco più di quello che ha davanti: dalla linea di mezzeria alla riga del margine e una cinquantina di metri oltre il cofano. Poi il buio. L’esperienza in bici, o meglio l’istinto di sopravvivenza, ti abitua a controllare tutto, anche quello che normalmente non guarderesti. Se uno sta per bucare uno stop o negare una precedenza, chi pedala se ne accorge almeno cinque metri prima, l’automobilista invece lo realizza solo quando ormai ha l’ostacolo davanti, e lì è già tardi. Stesso discorso per un pedone che attraversa all’improvviso. A conferma di questo, negli incidenti si sentono sempre le solite frasi tipo “non l’avevo visto” o “è sbucato all’improvviso”, ma sono quasi sempre dette da chi guida un’auto, mai da un ciclista. Ecco perché il non rispettare un rosso o non usare una ciclopedonale non nasce da incoscienza o menefreghismo, ma da valutazioni completamente diverse che tengono conto di fattori che l'automobilista medio ignora completamente. Per dire: piuttosto che restare fermo a un semaforo nella zona cieca di un camion, preferisco passare col rosso. In quel momento vedo tutto quello che mi circonda e mi tolgo da un rischio molto più grosso. Le scelte fatte in bici sono sempre in funzione del minor rischio possibile, anche se a volte possono sembrare strane o sbagliate a chi in bici non ci va e non ci è mai andato. Ed è proprio per questo che mi stupisce leggere qua sopra certe affermazioni. Perché alla fine, diciamocelo, stiamo giocando a un gioco con regole scritte da altri, per altri. E questi altri spesso manco le rispettano, ma pretendono che lo facciamo noi. Solo che se le rispetti alla lettera, a volte ci rimetti la pelle. E in questo gioco, noi abbiamo tutto da perdere, mentre loro rischiano poco o niente. Quindi ben venga la disobbedienza urbana, se serve a far percepire la nostra esistenza. E se poi qualcuno si incazza e sbraita, tanto meglio: vuol dire che finalmente ci ha notato. Perché alla fine, è meglio un vaffa preso da un idiota, che lo stesso idiota che dice “non l’avevo visto” quando è già successo l’irreparabile. [/QUOTE]
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