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automobilisti Vs ciclisti (ancora - parte 2)
Testo
<blockquote data-quote="green dolphin" data-source="post: 7766447" data-attributes="member: 7692"><p>No, infatti. E credo che tutti si aspettassero questi dati, anche perché è sotto gli occhi di ognuno di noi tutti i giorni: non servono statistiche o report per capire che siamo molto lontani non solo dai modelli altrui, ma anche siamo lontani da una qualsiasi fase di cambiamento: in Italia il cambiamento (che potrebbe avere cifre incoraggianti ma non definitive), non lo abbiamo mai intrapreso.</p><p></p><p>Tre cose da quell'articolo dobbiamo prendere come punti di riferimento:</p><p>- il bike sharing se fatto bene e ben organizzato, può funzionare. In Italia è stata una Caporetto, bici buttate nei fossi, nelle fontane, etc. In molte città il servizio è naufragato e le aziende hanno smesso di investirci.</p><p>- Logisticamente anche città complesse come Londra e altre capitali e città importanti stanno investendo con successo su una mobilità alternativa. Città, dobbiamo dire, in cui sicuramente già i trasporti pubblici funzionano meglio che da noi. Se ci sono riusciti loro, in realtà tutt'altro che facili, in Italia con le dovute eccezioni/limitazioni date dalle città storiche con certe caratteristiche urbanistiche, perché non riusciamo a fare anche solo il 50% di quanto fanno loro?</p><p>- le scelte delle persone. Alla base di tutto in altre nazioni, sono gli utenti stessi della strada ad aver modificato le loro scelte ed i loro comportamenti, e le bici elettriche hanno aiutato, cosicché puoi vedere il dirigente, il manager, in giacca e cravatta su ebike che arriva al lavoro senza sudare come avesse fatto una tappa del Tour. Queste persone indubbiamente hanno fatto tale scelta perché si sentono più tutelate, ci sono servizi, infrastrutture, andare in bici anche in città come Londra non è percepito come un rischio. Da noi i sondaggi dicono il contrario.</p><p></p><p>Quindi arriviamo ad un punto morto: ci sarebbero sicuramente persone disposte a cambiare e far partire un movimento, molte però sono frenate dal non sentirsi sicure, e alla fine preferiscono stare in coda in macchina in situazioni cittadine piuttosto che rischiare l'osso del collo in bici. Tralasciamo quelli che prendono la macchina anche solo per andare a compare le sigarette a 100 mt. da casa, quelli fanno parte di una categoria che non cambierà mai, ma non sono tutti così.</p><p></p><p>Se qualcuno a livello centralizzato non ci mette la buona volontà per progettare e realizzare un sistema, spingendo le bici, il bike sharing, etc., e limitando gli spazi alle auto (perché una cosa non è realizzabile senza l'altra), nessuno si metterà un caschetto e si butterà nella giungla di asfalto. E perché dovrebbe?!?</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="green dolphin, post: 7766447, member: 7692"] No, infatti. E credo che tutti si aspettassero questi dati, anche perché è sotto gli occhi di ognuno di noi tutti i giorni: non servono statistiche o report per capire che siamo molto lontani non solo dai modelli altrui, ma anche siamo lontani da una qualsiasi fase di cambiamento: in Italia il cambiamento (che potrebbe avere cifre incoraggianti ma non definitive), non lo abbiamo mai intrapreso. Tre cose da quell'articolo dobbiamo prendere come punti di riferimento: - il bike sharing se fatto bene e ben organizzato, può funzionare. In Italia è stata una Caporetto, bici buttate nei fossi, nelle fontane, etc. In molte città il servizio è naufragato e le aziende hanno smesso di investirci. - Logisticamente anche città complesse come Londra e altre capitali e città importanti stanno investendo con successo su una mobilità alternativa. Città, dobbiamo dire, in cui sicuramente già i trasporti pubblici funzionano meglio che da noi. Se ci sono riusciti loro, in realtà tutt'altro che facili, in Italia con le dovute eccezioni/limitazioni date dalle città storiche con certe caratteristiche urbanistiche, perché non riusciamo a fare anche solo il 50% di quanto fanno loro? - le scelte delle persone. Alla base di tutto in altre nazioni, sono gli utenti stessi della strada ad aver modificato le loro scelte ed i loro comportamenti, e le bici elettriche hanno aiutato, cosicché puoi vedere il dirigente, il manager, in giacca e cravatta su ebike che arriva al lavoro senza sudare come avesse fatto una tappa del Tour. Queste persone indubbiamente hanno fatto tale scelta perché si sentono più tutelate, ci sono servizi, infrastrutture, andare in bici anche in città come Londra non è percepito come un rischio. Da noi i sondaggi dicono il contrario. Quindi arriviamo ad un punto morto: ci sarebbero sicuramente persone disposte a cambiare e far partire un movimento, molte però sono frenate dal non sentirsi sicure, e alla fine preferiscono stare in coda in macchina in situazioni cittadine piuttosto che rischiare l'osso del collo in bici. Tralasciamo quelli che prendono la macchina anche solo per andare a compare le sigarette a 100 mt. da casa, quelli fanno parte di una categoria che non cambierà mai, ma non sono tutti così. Se qualcuno a livello centralizzato non ci mette la buona volontà per progettare e realizzare un sistema, spingendo le bici, il bike sharing, etc., e limitando gli spazi alle auto (perché una cosa non è realizzabile senza l'altra), nessuno si metterà un caschetto e si butterà nella giungla di asfalto. E perché dovrebbe?!? [/QUOTE]
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